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L’omicidio dell’ambasciatore e la questione siriana: a cosa porterà la tragedia di Ankara

La sera di lunedì 18 dicembre nella capitale turca è avvenuto l’omicidio dell’ambasciatore russo Andrej Karlov. Il diplomatico stava tenendo un discorso durante l’inaugurazione di una mostra fotografica quando un ragazzo, in piedi dietro di lui, ha improvvisamente estratto la pistola e aperto il fuoco prima in aria e poi, proiettile dopo proiettile, contro Karlov gridando “Allah Akbar”, “Ricordate Aleppo”, “Ricordate la Siria!”.

Le forze speciali turche hanno poi ucciso l’aggressore. Andrej Karlov è stato trasportato in ospedale dove è morto a causa delle ferite riportate.

Il nome dell’assassino è Mevlut Mert Altintas. All’inizio era girata la voce che fosse un ex poliziotto licenziato dalle forze di polizia dopo il golpe di luglio in Turchia. Successivamente è stato riferito come egli fosse ancora un dipendente della polizia turca ma attualmente “senza incarico”. E’ grazie al tesserino di polizia che si è introdotto nella mostra.
Tutta una serie di paesi, inclusi Russia e Turchia, hanno riconosciuto l’assassinio del diplomatico russo come un atto terroristico. Stessa valutazione è stata data dal Consiglio di Sicurezza ONU.

Alcune ore dopo la tragedia, un uomo armato ha iniziato una sparatoria presso l’edificio dell’ambasciata USA ad Ankara. L’aggressore è stato bloccato.

L’eco di Aleppo

“Questo attacco terroristico ha mostrato ancora una volta come la presa di Aleppo non rappresenti ancora la fine della storia in Siria. La minaccia terroristica adesso potrà soltanto crescere in quanto i radicali stanno subendo una pressione ancora più forte”, ha detto a RIA Novosti Elena Suponina, consigliera del direttore dell’Istituto russo per le ricerche strategiche ed esperta del Consiglio russo per gli affari esteri.

A condividere l’opinione della Suponina è Semen Bagdasarov – direttore del Centro studi dei paesi del Vicino Oriente e dell’Asia Centrale – il quale è convinto che lo stesso atto terroristico sia una conseguenza delle operazioni delle forze governative siriane e dell’aviazione russa ad Aleppo.

“Una parte significativa dei guerriglieri con i quali abbiamo combattuto ad Aleppo è strettamente legata alla Turchia, hanno delle proprie basi sul suo territorio e tra di loro vi sono non pochi cittadini turchi. Non meraviglia il fatto che in una determinata parte di popolazione turca il sentimento antirusso sia significativamente aumentato” afferma Semen Bagdasarov.

Secondo Bagdasarov fino ad ora in Russia è stato sottovalutato il livello di minaccia terroristica in Turchia, livello che è considerevolmente aumentato in misura degli sviluppi della situazione in Siria. Dopo il fallimento del golpe di luglio le relazioni tra i due paesi, incrinate dall’abbattimento del caccia russo su territorio siriano vicino al confine con la Turchia, si erano nuovamente riattivate. A Mosca si era iniziato a parlare di un nuovo sviluppo della collaborazione economica con Ankara ed era ripreso il flusso di turisti russi verso la Turchia.

Il caos turco

Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan si trova oggi in una situazione di rivoluzione interna afferma il Vice presidente del Fondo pubblico internazionale “Centro creativo sperimentale” Jurij Bjalyj. Nel paese si sono sviluppati e formati accampamenti politici numerosi e molto contrastanti  i quali hanno concezioni diverse dell’essenza del patriottismo turco.

“Alcuni professano un neo-ottomanesimo, altri un pan-turchismo, altri ancora un califfato religioso ed imperiale. La lotta tra tutte queste forze a luglio ha portato al tentativo di un rovesciamento che è stato sedato; tuttavia tutte queste forze non si sono affatto esaurite e rimangono in tutti i livelli della vita, della politica, dell’economia e delle autorità. Ognuna di queste si sforza di determinare in qualche modo la politica interna ed esterna del leader turco senza spesso disdegnare di ricorrere a qualsiasi mezzo” – afferma Jurij Bjalyj.

“La politica turca degli ultimi anni ha destabillizato abbastanza pesantemente il paese e lo stato. Al posto della diffusione dell’influenza della Turchia nel Vicino Oriente, cosa che Erdogan ha provato a fare immischiandosi molto, in particolare, negli affari siriani, è avvenuto il contrario: il caos del Vicino Oriente e l’instabilità si sono diffusi in Turchia” – è l’opinione di Fedor Luk’janov Presidente del Presidium del Consiglio per la politica estera e difensiva.

I politici e le agenzie di informazione turche sospettano che dietro l’organizzazione dell’assassinio di Andrej Karlov vi sia il predicatore e oppositore turco Fethullah Gulen il quale si nasconde negli USA. Lo stesso Gulen ha pubblicamente condannato questo crimine definendolo un “terribile atto di terrore”. Tuttavia Anatolij Cyganok responsabile del Centro di previsione militare si è detto convinto che con molta probabilità vi sia lo zampino di Gulen.

“Il fallimento del golpe di luglio ha portato ad un miglioramento delle relazioni con la Russia e pertanto il rovinare queste relazioni sarebbe una ritorsione molto importante. L’organizzazione di Gulen ha delle proprie strutture diramate in Turchia le quali erano assolutamente in grado di organizzare questo assassinio”, afferma l’analista militare evidenziando come lo stesso Gulen non sia affatto libero nel suo agire e sia sempre obbediente nell’adempiere la volontà del paese che gli sta offrendo rifugio ovvero gli USA.

L’obbiettivo è di far litigare Mosca e Ankara

“L’omicidio dell’ambasciatore russo è un atto terroristico attentamente pianificato e congeniato e che doveva provocare delle precise conseguenze. Probabilmente secondo l’idea degli organizzatori la conseguenza doveva essere quella di rovinare di nuovo i rapporti tra Russia e Turchia, distruggere la loro cooperazione per aiutare le organizzazioni terroristiche quali ISIS e Jabhat al-Nusra (entrambe illegali in Russia) a continuare a tormentare la Siria” – ha detto in una conferenza stampa a Mosca Aleksej Muchin direttore generale del Centro di informazione politica.

Questo atto terroristico mostra per l’ennesima volta ed in modo marcato come vi siano delle forze che portano avanti un gioco per struggere le relazioni tra Russia e Turchia – ritiene Aleksej Fenenko esperto del Consiglio russo per gli affari internazionali ed eminente ricercatore dell’Istituto per i problemi di sicurezza internazionale della RAN. Secondo Fenenko le forze esterne che traggono beneficio da questo gioco possono essere i gruppi islamisti del Golfo Persico interessati ad un indebolimento, principalmente, della Turchia, così come “diversi circoli in Occidente”.

“Questo è il quarto tentativo nel corso degli ultimi due anni di far scontrare la Russia e la Turchia. La prima variante è quella di un gioco su una ulteriore destabilizzazione interna della Turchia mentre la seconda variante è quella di far scontrare l’un con l’altra Russia e Turchia e privare la Russia di uno sbocco sul Mar Mediterraneo” ha detto l’esperto durante una conversazione con Sputnik.

Juryj Bjalyj pone attenzione sulla serie di atti terroristici che sono avvenuti negli ultimi giorni: la sparatoria a Zurigo, l’uccisione dell’ambasciatore russo, la sparatoria presso l’ambasciata americana, l’attacco contro una folla di persone da parte di un camion nella fiera di natale a Berlino.

“Fa riflettere la densità di questi atti terroristici. Non è escluso che siano tutti legati con un avvenimento: un paio di giorni fa le agenzie di stampa arabe avevano comunicato come in un tunnel sotterraneo ad Aleppo fosse stato trovato un gruppo di diverse decine di mercenari stranieri e consiglieri di terroristi provenienti da diversi paesi. Io suppongo che gli atti terroristici che sono avvenuti dopo hanno avuto lo scopo di distogliere l’attenzione del mondo da tale fatto” afferma Juryj Njalyj.

Mosca e Ankara uniranno gli sforzi

Secondo Elena Suponina l’unico modo per contrastare l’aumento della minaccia terroristica è quello di superare le divergenze di vedute e unire gli sforzi nella lotta contro il terrorismo. Turchia e Russia sono riusciti a fare questo e il loro riavvicinamento sta avvenendo nonostante tutta una serie di divergenze, ha affermato l’esperta.

” E’ difficile che la cooperazione tra Russia e Turchia si indebolisca: sarebbe un regalo troppo bello per i promotori dell’atto terroristico. Anche la cooperazione militare non si arresterà. Oltre a questo, Russia e Turchia devono unirsi in modo ancora più efficace nel progetto di eliminazione delle organizzazioni terroristiche sul territorio siriano” – dice Aleksej Muchin secondo il quale l’omicidio del diplomatico russo produrrà un effetto contrario a quello sperato dai terroristi.

In Siria sta fondamentalmente iniziando un nuovo periodo. La lotta per Aleppo è stata vinta e ancora non è completamente chiaro cosa succederà nel futuro, quali forze si occuperanno della ricostruzione del paese. E in questa fase la cooperazione tra Russia e Turchia in Siria potrebbe essere utile, si dice convinto Fedor Luk’janov.

“Come minimo la Russia avrà la possibilità di insistere affinché la Turchia non assuma più il ruolo di suo sistematico oppositore nel processo della risoluzione politica in Siria. Questo non sarà affatto semplice, la Turchia è un partner molto difficile ed ha una posizione particolare che rivendica in modo ostinato. Tuttavia il luttuoso avvenimento accaduto ad Ankara comporterà una qualche possibilità che Erdogan, sotto il peso della colpa e della responsabilità per quanto avvenuto, possa diventare un più accomodante”, dice il politologo.

Sul fatto che il leader turco si sia trovato in una posizione per lui critica ha scritto anche il giornale americano The Washington Post secondo il quale l’atto terroristico ad Ankara non “fa sbattere le fronti” di Mosca e Ankara ma al contrario darà loro una spinta verso la collaborazione contro il terrorismo.

“Rimane la questione di quale sia il prezzo che Erdogan sia disposto a pagare” – scrive il giornale.

Fonte: RIA Novosti 20/12/2016 Articolo di Vladimir Ardaev Traduzione di Antonino Santoro

Antonino Santoro

Traduttore, Collaboratore. Mi sono unito al progetto di RIT per la mia passione verso la traduzione e la lingua russa. antosha87sr@gmail.com

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