Il Papa può

Fonte: Gazeta.ru 02/11/2016 Traduttori:  Andrea Briselli, Chiara Mascioli , Cristina Granata e Benedetta Brissagi. 

Su HBO e sul canale italiano Sky Atlantic è iniziata la messa in onda della serie The Young Pope, scritto e diretto da Paolo Sorrentino, regista de La Grande Bellezza e Youth.

Nel conclave vaticano hanno fatto male i conti. Il risultato delle elezioni del prossimo Papa poteva essere presumibilmente scontato, i cardinali si sono rilassati, ed il vincitore è stato colui che meno si sarebbero aspettati: il 47enne americano Lenny Belardo. Non è solo originario di un altro continente, oltre che un cucciolo inesperto rispetto ai macchinatori in tonaca dai capelli grigi, è anche un personaggio con molti aspetti nascosti da cui nessuno inizialmente si aspetta della bontà. E non senza ragione. Lenny come prima cosa decide di farsi chiamare Pio XIII, poi fa venire dall’America la sua istitutrice che è anche la direttrice dell’orfanotrofio nel quale è cresciuto, un’importante alleata e consigliera Suor Mary (Diane Keaton). Generalmente si comporta in modo provocatorio, è tormentato dagli incubi, fuma tanto, sembra che non creda molto in Dio, e nella sua prima uscita come Papa si presenta in un modo che la Santa Sede non ha mai visto da quando esiste. Quando due anni fa si è saputo che il premio Oscar,e uno dei migliori registi viventi, Paolo Sorrentino stava girando per il canale HBO una serie su un Papa fittizio, già questo era sembrato molto interessante. Si deve ricordare che la grande notorietà iniziale è arrivata al regista dopo Il Divo su Giulio Andreotti, un thriller politico davvero molto avvincente, in cui sostanzialmente si vedono persone andare avanti e indietro.

Inoltre, mentre iniziavano le riprese della prima stagione di The Young Pope, sugli schermi andava in onda Youth, considerato da molti critici come il miglior film dell’anno, una chiara conferma del fatto che Sorrentino stia attraversando un momento di ottima forma. Adesso la serie ha iniziato ad essere trasmessa su internet, ed è ovvio che sia il regista che i produttori abbiano scelto con astuzia l’unico momento possibile in cui The Young Pope poteva essere pubblicato. L’attuale Papa Francesco non solo è amico del patriarca russo, ma è anche un eminente liberale nel contesto della tradizione vaticana, che ha esortato al battesimo per le persone nate da relazioni extraconiugali ed ha semplificato la procedura del divorzio. Tra le qualità di Francesco è compreso il curioso fatto di non guardare la televisione da più di vent’anni, in seguito ad una promessa fatta nei confronti della Madonna.

Dio sa quanta tolleranza sia stata necessaria dato che già nella prima serie nella Santa Sede appaiono alcolizzati, pedofili, omosessuali o persone semplicemente non molto dedite a seguire la parola di Cristo.

D’altro canto, Sorrentino tutto sommato non è Fincher ed ovviamente non aveva intenzione di portare una sua House of Cards in Vaticano. Come ogni eroe che si rispetti, egli non bada ai vantaggi portati dal proprio fascino. Per quanto riguarda il personaggio del titolo, non tutti i riflettori sono puntati su di lui. Alla prima del Festival di Venezia, come tradizione Sorrentino ha mescolato un po’ le carte in gioco, raccontando come avesse deciso di fantasticare sui conservatori radicali a capo della chiesa cattolica. Da qui è apparso il nome di Pio XIII, dando inizio ad una nuova ipotetica “Età dei Pii”, un periodo di quasi duecento anni in cui nei nomi dei Papi cambiava solo il numero, e gli stessi pontefici si distinguevano per il loro impegno nell’adesione al canone.

Ma sembra che tutti questi dettagli ci stiano facendo divagare. Lenny (uno dei ruoli migliori nella carriera di Jude Law) è impenetrabile e imprevedibile. Lui stesso non comprende appieno come comportarsi ma si rifiuta di seguire consigli. Confessa una crisi di fede, ma prega costantemente ogni mattina (talvolta dimentica pure di spegnere la sigaretta). Caccia dalle alte cariche gli omosessuali, ma sogna di rendere possibile il matrimonio gay. E proprio a causa di questa incoerenza tutte i personaggi principali cominciano a vedere in lui segni del prescelto da Dio, del santo.

Oltretutto è anche più interessante osservare il fatto che in televisione Sorrentino non rinuncia alla tecnica unica per la quale gli spettatori amano i suoi film.

La fotografia in The Young Pope è spettacolare. Cominciando dai migliori titoli di coda dai tempi di True Detective e concludendo con inquadrature e prospettive, che rivelano i protagonisti non meno brillantemente dei dialoghi. Sulla scia di Steven Soderbergh (The Knick) Sorrentino crea un nuovo tipo di serie dalle fondamenta, mette davanti ai protagonisti varie domande e sembra che lui racchiuda forzatamente in poco tempo il tema della religione nel mondo cattolico. In tutta serietà il regista ha fiducia in sé e non perde il suo spirito, tanto per dire, c’è la mano de Dios di Maradona, una citazione di Brodskij e così via. Allo stesso tempo la scena non è solo recitazione di una mente raffinata. Al contrario in tutte le inventive del regista si sente solo un respiro leggero, che risulta chiaro sulla distanza.

È straordinario (anche se gli ammiratori del regista vi sono abituati), come The Young Pope riesca continuamente a sorprendere, ne parleremo senza spoiler. Questo crea un’impressione non banale. Sfuggendo ai generi passati, questa serie tv tiene accesa la suspense in maniera alquanto forte, costringe gli spettatori a mantenere un equilibrio tra la suspense e la risata sincera. Anche prima della presentazione HBO aveva comunicato che avrebbero prolungato The Young Pope fino alla seconda stagione e adesso a maggior ragione ci resta solo provare ad immaginare dove il regista e il suo eroe ci porteranno.

Per il momento si possono fare solo congetture, ed eccone una.

Sorrentino nel corso della sua carriera è stato continuamente paragonato a Fellini. In effetti hanno qualcosa in comune e, La grande bellezza è stata in parte girata come un omaggio al classico. Adesso le contestazioni e i confronti dovranno fermarsi: Fellini non ha diretto serie a puntate e qui Sorrentino richiama formalmente in modo chiaro la propria opera Il Divo. Ma la quantità di personaggi e la necessità di avvenimenti congiunti rendono necessaria una analogia se da lui ci si aspettava un 8 ½, Sorrentino è andato oltre con una Prova D’Orchestra.

 

 

SSML Carlo Bo Firenze

L’idea di una collaborazione tra Russia in Translation e la SSML Istituto Universitario Carlo Bo sede di Firenze nasce dal desiderio di mettere alla prova le capacità traduttive degli studenti già durante il loro percorso di studi e permette al gruppo classe non solo di mette in pratica in modo costante le tecniche acquisite quotidianamente in aula, ma altresì di avvicinarsi al mondo ed alla cultura russa. Sotto la supervisione delle Prof.sse Alessandra Gennaioli e Natalia Zhukova, gli studenti del secondo anno propongono così articoli che spaziano dalla letteratura alla politica, dalla musica allo sport, dall’economia al cinema. La classe lavora in gruppi ed i membri di ogni gruppo operano un’attività di brainstorming e una revisione reciproca fino ad arrivare alla versione finale che viene pubblicata di comune accordo. Ovviamente, la suddivisione in gruppi avviene non seguendo l’alfabeto, bensì sulla base degli interessi personali degli studenti perché oltre che un lavoro, la traduzione deve essere un piacere!