I cinque film che hanno sconvolto il mondo – Parte III

Fonte: RIA Novosti     Traduzione di Chiara Pavan

In occasione dell’anno del cinema russo (il 2016 è stato decretato l’anno del cinema russo, grazie al quale sono stati finanziati numerosi progetti di autori esordienti NdA), vi presentiamo un progetto speciale, “I cinque film che hanno sconvolto il mondo”, che vi racconta quelle pellicole che hanno lasciato un’impronta indelebile nella storia mondiale e che sono entrate a far parte delle pietre miliari della cinematografia e che hanno ottenuto prestigiosi premi ai più importanti festival del pianeta.

PARTE TERZA:

Andrej Rublёv

Premio FIPRESCI al Festival Cinematografico di Cannes, anno 1969

Casa cinematografica MOSFIL’M

Regista Andrej Tarkovskij

Operatore Vadim Jusov

Sceneggiatura Andrej Končalovskij, Andrej Tarkovskij

Protagonisti Anatolij Solonitsyn, Ivan Lapikov, Nikolaj Grin’ko

Genere drammatico

Anno 1966

“Una rivelazione”

Sulla tomba in pietra di Andrej Tarkovskij a Sainte-Geneviève-de-Bois sono scolpiti sette gradini, metafora del percorso creativo e di vita del regista, dove ogni gradino rappresenta un suo lungometraggio, nonché un passo verso la comprensione della sua anima. Non esiste un lavoro di Tarkovskij più importante di altri. Ma se proprio bisogna fare una selezione, la pellicola più caratteristica in relazione alla sua patria è senza dubbio “Andrej Rublev” o, come la chiamava il regista, “La passione secondo Andrej”, l’opera poetico-filosofica più profonda della cinematografia russa.

“La sua insolita sensibilità è sorprendente. A tratti è quasi patologica. In questo certamente non ha eguali”. – Akira Kurosawa, regista

Il cinema per Tarkovskij è in primo luogo un modo per trasmettere un messaggio e raggiungere una profondità di comprensione insieme allo spettatore delle verità più importanti. “Andrej Rublev” è il dramma sacrale di un’artista e della religione stessa. È un racconto della ricerca e della scoperta delle verità. Sembra quasi che non sia soltanto il protagonista, ma il regista stesso ad entrare in dialogo con Dio.

Questo schietto film sovietico sul cristianesimo, nonostante le diverse imperfezioni teologiche, è una vera rivelazione per lo spettatore occidentale, che fino ad allora aveva percepito l’URSS come un bastione di ateismo ed empietà.  A Parigi la gente accende delle candele accanto ai manifesti del film. La potenza e la forza d’impatto di Andrej Rublev sul pubblico stravolge l’idea sul cinema sovietico all’estero.

In patria la pellicola fu accolta con reazioni contrastanti. “Antirussa, antipatriottica, astorica”, queste furono le etichette che anche i più stimati registi attribuirono alla pellicola, che naturalmente venne subito ritirata dal mercato. Solo tre anni dopo il businessman francese Alex Moscovich, grazie a complessi intrighi con “Sovexportfilm”, acquistò insieme ad altri sei film i diritti sulla pellicola, riuscendo a piazzarlo sul mercato del Festival Cinematografico di Cannes. La Goskino tentò di ritirare il film, ma l’impresa minacciò di far pagare una salata multa alla casa cinematografica.

Tarkovskij è il più grande di sempre. “Rublev” è uno dei migliori film che abbia mai visto nella mia vita. – Ingmar Bergman, regista

A causa di alcuni problemi con la parte sovietica la proiezione fu possibile soltanto fuori concorso. Il dramma suscitò un furore generale. “Andrej Rublev” ottenne al Festival il prestigioso premio dell’associazione internazionale di critica cinematografica FIPRESCI. La stampa scrisse: “Andrej Tarkovskij fa onore alla cinematografia sovietica. Se Tarkovskij è riuscito a girare un film del genere, significa che Dovženko ed Ejzenštejn hanno trovato un degno successore”. Il Ministro della cultura francese e il famoso scrittore André Malraux furono entusiasti di “Andrej Rublev”. Dopo Cannes alla pellicola fu assegnato il Premio Leon Moussinac per il miglior film straniero e venne proiettato sugli schermi francesi nel 1969.

 

Secondo un’indagine sul cinema mondiale del 1978, il film si piazzò tra i 100 migliori film di sempre. Nel 1995 l’Accademia Europea del cinema inserì “Andrej Rublev” tra i dieci migliori film che hanno scritto la storia del cinema.

“Per me Tarkovskij è come un Dio”. – Lars von Trier, regista

Tarkovskij analizza i tormenti più intimi, i pensieri e le esperienze di vita più profonde e riesce a trasferirle sul grande schermo con una grande genuinità. Ed è per questo che anche le immagini risultano cariche di confessioni profonde e sofferenza.

Nei momenti più difficili è proprio l’artista il primo a concretizzare la necessità e l’irreversibilità del cambiamento. Con le sue opere ispira ad avere fede nel trionfo finale della bontà e della ragione: Tarkovskij descrisse proprio così il senso di questo film, ma era come se quelle stesse parole si riferissero ai postulati del regista stesso.

Chiara Pavan

Nata a Lecco, classe 1991. Laureata in Traduzione specialistica, traduco per il tedesco e il russo. I viaggi, il cinema e la cucina sono tra le mie più grandi passioni.