La Top 10 degli eventi dell’anno

Fonte: Pravda.ru 15/12/2016, tradotto da Simona Fonti, articolo di  Ljubov’ Stepušova

Pravda. Ru propone una top 10 degli eventi più importanti del 2016 ormai alla fine.  È trascorso sotto il segno di due tendenze: il fallimento della politica di “isolazionismo della Russia” da parte dei globalisti e l’avanzata a livello internazionale dei nazionalisti, nel senso buono del termine, cioè di coloro che difendono la nazione dalla degenerazione e dalla perdita dell’autoidentificazione. Persino la morte di Fidel Castro appare in questo contesto come:  “Il Moro ha fatto il suo dovere, il Moro può andarsene”.

  1.  Al primo posto abbiamo messo le elezioni presidenziali negli Stati Uniti e la vittoria di Donald Trump. Il repubblicano, come una macchina asfaltatrice, ha schiacciato sotto di sé tutti i rivali: la maggior parte dell’élite oligarchica, l’élite dei mass media, tutta l’autoritaria élite politica e persino l’élite del suo stesso partito. Perché? Perché Donald Trump ha compreso ciò che vuole il popolo, cioè i cambiamenti di una politica che ha portato la nazione alla degenerazione e alla perdita dell’autoidentificazione. La globalizzazione ha subito una disfatta cocente negli Stati Uniti, poiché Trump aveva promesso di fermare “le guerre contro i dittatori” e di occuparsi del ritorno dell’industria e dei posti di lavoro negli Stati Uniti. È riuscito a convincere le persone che la tradizionale politica russofobica è un vicolo cieco. E a giudicare dalle prime nomine, è intenzionato a non tirarsi indietro rispetto alle promesse preelettorali.
  2. La Russia ha approfittato dello shock di Obama e della sua amministrazione e insieme all’esercito siriano ha effettuato una svolta nella campagna siriana, liberando Aleppo dai terroristi. La Siria ha la possibilità di diventare uno stato unito, mentre la Russia si rafforza in Medio Oriente. “La crisi dei ribelli ad Aleppo è la crisi di quei paesi che sono responsabili di questo, tra cui gli Stati Uniti, la Francia e il Regno Unito. Aleppo è diventata per noi l’ultima grande carta che loro potrebbero sorteggiare sul campo di battaglia siriano”, ha affermato il presidente Bashar Assad a un’intervista della RT. Il nostro successo è stato possibile grazie anche alla crisi dei globalisti in Turchia.
  3. Il non riuscito colpo di stato militare in Turchia è stato inaspettato, visto che gli americani di rado falliscono il bersaglio nell’attuazione delle “rivoluzioni colorate”. Ma Erdogan è rimasto in piedi e ha effettuato delle elezioni situazionali a favore della Russia. La conseguente riconciliazione con Putin ha permesso di trovare un compromesso per la Siria, possibilmente, l’ultimo: Ankara ha estromesso i ribelli da Aleppo e le province di Idlib, mentre la Russia non collabora con i curdi siriani. In realtà, una Siria unita è nell’interesse di Erdogan. La messa a punto delle relazioni con la Turchia è sfociata nella ratificazione dell’accordo sulla costruzione del “Flusso Turco”. Questo è un evento importante anche per la Russia in relazione al mancato funzionamento per il 2020 della GTS ucraina, già annunciato.
  4. Indubbiamente il nostro successo in Siria ha contribuito anche alla conclusione di affari tra l’OPEC e la Russia. Se ad aprile Washington era riuscita a fermare i Sauditi, poi con la vittoria di Trump, nessuno ha più osato, soprattutto perché l’affare in campo petrolifero era vantaggioso per l’America visto che sponsorizzava i Repubblicani. I monarchi persiani sono giunti all’accordo con la Russia per il diminuzione dell’estrazione del petrolio, in quanto è apparso chiaro che presto ci si doveva accordare anche su altre questioni, come la costruzione del gasdotto verso l’Europa. Come è rilevato da Reuters, Putin ha giocato il ruolo del mediatore tra le autorità saudite e quelle iraniane. L’abilità della Russia nel raggiungimento dell’accordo, nonostante l’opposizione nell’OPEC, ha dato prova della sua crescente influenza sul vicino Oriente, scrive l’agenzia.
  5. Nonostante le sanzioni, con la partecipazione di grandi investitori stranieri e le banche svizzere è stata effettuata la privatizzazione della più grande società di proprietà dello stato russo, la Rosneft. È possibile definire quest’affare come politico visto che ha visibilmente rafforzato la posizione internazionale della Russia, garantendole ulteriori comparse nell’arena internazionale. Questo vuol dire che il mondo degli affari inizia debolmente a reagire alla pressione dei politici occidentali, per i quali iniziano tempi difficili. Proprio questo affare ha indignato Angela Merkel, la quale più di tutti agisce contro la Russia, accusando la Federazione Russa di tutti i possibili crimini, tra cui gli attacchi cibernetici.
  6. Proprio al sesto posto abbiamo messo la saga degli attacchi cibernetici. Mosca ha ricevuto accuse da parte di Washington a proposito del fatto che gli hacker controllati dai russi hanno violato i server del partito democratico e hanno divulgato informazioni negative su Hillary Clinton, influenzando l’esito delle elezioni negli Stati Uniti a favore di Trump. Per questa storia i servizi segreti statunitensi hanno avuto delle rotture al proprio interno ma non hanno trovato la prova della “traccia russa”. Di conseguenza i dati, come comunica WikiLeaks, erano palesemente affari interni provenienti da una fonte al vertice del partito democratico. E infatti Obama ha persino minacciato Putin di ulteriori sanzioni e di attacchi cibernetici di risposta, ma qui non è uscito un “bel nulla”. Lo scopo di questa campagna era del tutto evidente, ovvero  sviare l’attenzione dell’elettorato dai crimini dei funzionari o dalle loro squallide attività verso una domanda:   chi ha procurato queste informazioni?
  7. Al settimo posto tutto ciò che abbiamo visto a proposito delle Olimpiadi di Rio, l’utilizzo diretto di metodi da Guerra Fredda per l’isolamento della Russia. Questo fa riferimento anche all’attuale rifiuto degli atleti di skeleton di prender parte al campionato mondiale a Soči. Gli esami del doping con il capo della WADA Richard McLaren non inducono a niente, se non al disgusto, verso questo funzionario. È evidente che non si tratta di imparzialità, se l’accusa si basa sulle testimonianze di una sola persona, Rodčenkov. La seconda parte del rapporto, di cui ha parlato molto McLaren, non ha portato alcuna prova a favore della versione del sostegno statale al doping in Russia.
  8. Non abbiamo dimenticato il referendum del Regno Unito e la sua uscita dall’Unione Europea, anche se bisogna riconoscere che il suo risultato è un presagio diretto della distruzione della piramide dei globalisti. La Brexit ha dato all’euroscetticismo una forza reale. Dopo questo il trionfo del gaullista (sostenitore della sovranità dello stato) François Fillon in Francia alle primarie repubblicane non pare sensazionale, proprio come la sconfitta del globalista Matteo Renzi al Referendum in Italia. Certo per la Russia sarebbe più vantaggioso accordarsi con l’Europa sulla base di un’amicizia reciproca, invece che con un’unione consolidata nell’odio nei suoi confronti.
  9. Si deve ricordare la conclusione dell’accordo di pace tra lo stato della Colombia e i partigiani delle Forze armate rivoluzionarie della Colombia (FARC). Questo conflitto era diventato il più lungo della storia dell’emisfero occidentale: l’opposizione si è prolungata per 52 anni. È interessante come il referendum non abbia approvato l’accordo e sia stato necessario farlo passare per la seconda volta attraverso il parlamento. Si dice che l’incomprensione fra élite e popolo sia in aumento dappertutto e che il parlamento non sempre esprima gli interessi del popolo. È interessante che come mediatore delle negoziazioni è entrato in scena Fidel Castro e proprio il suo presidente Miguel Santos aveva dichiarato il capo “colpevole” di quanto accaduto.
  10. Abbiamo messo la morte del leader cubano Fidel Castro alla fine della top 10 degli eventi dell’anno al termine. Fidel era un uomo che il mondo amava per la sua capacità di rimanere fedele alle proprie idee in qualunque situazione senza via d’uscita. È stato l’ultimo rivoluzionario del pianeta, nel senso più alto del termine, un rappresentante del popolo, che ha osato contrastare da solo l’imperialismo americano, ricevendo il pieno supporto della maggior parte dei cubani. Guardando all’impero americano in rovina, si può dire: “Il Moro ha fatto il suo dovere, il Moro può andarsene”.

 

 

 

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Simona Fonti

Simona Fonti, 24 anni, studentessa UNINT del corso di laurea magistrale in traduzione e interpretazione. Membro di Russia in Translation dal 2015. simona.fonti09@gmail.com