I cinque film che hanno sconvolto il mondo – Parte IV

Fonte: RIA Novosti     Traduzione di Chiara Pavan

In occasione dell’anno del cinema russo (il 2016 è stato decretato l’anno del cinema russo, grazie al quale sono stati finanziati numerosi progetti di autori esordienti NdA), vi presentiamo un progetto speciale, “I cinque film che hanno sconvolto il mondo”, che vi racconta quelle pellicole che hanno lasciato un’impronta indelebile nella storia mondiale e che sono entrate a far parte delle pietre miliari della cinematografia e che hanno ottenuto prestigiosi premi ai più importanti festival del pianeta.


PARTE QUARTA:

Guerra e pace (Vojna i mir)

Premio Oscar dell’Academy of Motion Picture Arts and Sciences per miglior film straniero nel 1969

Studio cinematografico MOSFIL’M

Regista Sergej Bondarčuk

Operatore Anatolij Petritskij

Sceneggiatura Sergej Bondarčuk, Vasilij Solov’ev

Protagonisti Ljudmila Savel’eva, Sergej Bondarčuk, Vjačeslav Tichonov

Genere epico

Anno 1966-1967


“UN MATTONE”

Trasporre cinematograficamente la letteratura classica, soprattutto quella russa, è un lavoro ingrato. Molti registi si sono addentrati per queste vie tortuose e ne sono usciti molto spesso dei clamorosi fiaschi. E nonostante tutto ci sono stati degli esempi audaci nella storia della cinematografia mondiale, dove da grandi opere sono state create altrettanto grandiose pellicole al livello degli standard internazionali del cinema di massa. Il più evidente fra tutti è senz’altro l’epopea divisa in quattro capitoli di Sergej Bondarčuk “Guerra e pace”, vincitrice del premio Oscar.

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Tutto iniziò nel 1959 quando in URSS venne proiettata con successo la trasposizione italo-americana di “Guerra e pace”. “Dobbiamo rispondere in modo dignitoso!”, fu questo il compito che il governo sovietico assegnò ai cineasti. Come regista fu scelto il giovane Sergej Bondarčuk, che fino ad allora aveva realizzato soltanto un film.

“All’inizio ero terrorizzato. Ci sarei riuscito?.. Poi tutt’a un tratto nella mente mi si aprì una via d’uscita e in qualche modo riuscì a superare le mie paure”, così Bondarčuk descrisse il suo stato d’animo dopo aver accettato l’incarico. Prese parte al film in quattro diverse vesti: come coautore della sceneggiatura, regista, attore e voce fuori campo.

“Il film epico più grandioso dei nostri tempi… adattamento splendido e maestoso di un capolavoro letterario e incredibile che ha superato tutte le nostre aspettative”. – “New York Magazine”, giornale americano

“Guerra e pace” colpisce in primo luogo per le sue grandiose dimensioni. Dal momento che le riprese furono supervisionate personalmente dal ministro per la cultura Furtseva, un grande aiuto arrivò anche dal Ministero della Difesa, motivo per cui i lavori per il film durarono sei anni. Per le riprese furono istituite delle nuove unità militari costituite da un migliaio di soldati. Costumi e oggetti di scena vennero prodotti da più di 40 aziende. Addirittura vennero costruiti ben otto ponti! Nella mischia della Battaglia di Borodino presero parte alle scene circa 15 mila persone, al tempo un record per la cinematografia mondiale.

Il film venne girato esclusivamente con telecamere e rullini russi. A causa della loro bassa qualità, alcune scene di dimensioni più vaste dovettero essere ripetute 40 volte, ma solo 2-3 ciak in tutto risultarono senza difetti. I colleghi dell’operatore Anatolij Petritskij credevano che girare  “Guerra e pace” con quei rullini sarebbe stato impossibile. Petritskij li smentì ogni giorno ottenendo delle immagini impressionanti. Le riprese venivano spesso effettuate con una telecamera a mano russa da dieci chilogrammi. Il ballo di Nataša Rostova venne ripreso su pattini a rotelle, i campi di battaglia invece dall’elicottero tramite gru artigianali. Per alcuni fotogrammi della battaglia di Borodino Petritskij utilizzò una funivia speciale lunga 120 metri che gli consentiva di riprendere la scena dal punto di vista di “una palla da cannone in volo”. Per le riprese della batteria Rajevskij venne installata una costruzione molto complessa: una telecamera di 150 chilogrammi venne posta su di una torre alta 15 metri mentre il carrello dell’operatore veniva trainato da veicoli militari blindati. In questo modo la scena si svolgeva allo stesso tempo su tre livelli diversi!

“Bondarčuk delizia lo spettatore di tutti i dettagli di un dramma epico, senza però perdere la spettacolarità e ritornando allo stesso tempo al tema fondamentale di Tolstoj, ovvero le persone, cadute nella grinfie della storia”. – Roger Ebert, critico cinematografico americano vincitore del Premio Pulitzer

Il lavoro dell’operatore del film venne ammirato dai colleghi hollywoodiani, che non riuscivano a capacitarsi di come avesse fatto. Le immagini dell’incendio a Mosca continuano ad essere un modello di riferimento per i produttori hollywoodiani, mentre la prima danza di Nataša Rostova fu definito da alcuni registi “esempio ideale di romanticismo cinematografico”.

Nel film, solo i personaggi con battute  sono oltre trecento. Per il ruolo di Pierre Bezuchov, Bondarčuk avrebbe voluto lo sportivo Jurij Vlasov, ma alla fine decise di interpretare lui stesso quel ruolo. Vjačeslav Tichonov, che interpreta Andrej Bolkonskij, dopo aver girato le scene cadde in una profonda depressione. Il motivo fu il conflitto con Bondarčuk, il quale pretendeva dall’attore un tipo di recitazione piuttosto peculiare. Oltre a questo, Bondarčuk riuscì a creare un magnifico cast di attori: Ktorov, Zachava, Stepanova e Stanitsyn, che si dimostrarono alla pari dei grandi Efremov e Tabakov. Inoltre il talento pedagogico di Bondarčuk presentò al pubblico due nuove stelle emergenti: Antonina Šuranova e Ljudmila Savel’eva. Ed è proprio per quest’ultimo motivo che l’amministrazione sovietica confidò nell’ottenere per questo film l’ambita statuetta di Hollywood, l’Oscar.

“L’”anima russa” di questo film è talmente meravigliosa che nessuno sulla terra potrebbe coglierla nemmeno per un istante”. – James Oldridge, scrittore inglese

“Guerra e pace”fu a livello globale uno dei film più costosi di quegli anni, il suo budget ammontava intorno ai 600 milioni di dollari. Allo stesso tempo, le opinioni dei critici sul suo valore artistico erano contraddittorie. Da una parte sostenevano che il dramma dei personaggi fosse banale e debole, dall’altra definivano insuperabile il genio di Sergej Bondarčuk, specialmente per le scene di battaglia. Secondo questi ultimi il regista fu in grado di esprimere attraverso la lingua del cinema i concetti letterari di Tolstoj sulla guerra e di come questa rappresenti la parte più snaturata dell’essere umano.

Chiara Pavan

Nata a Lecco, classe 1991. Laureata in Traduzione specialistica, traduco per il tedesco e il russo. I viaggi, il cinema e la cucina sono tra le mie più grandi passioni.