Diplomazia ad uso interno

Fonte: Snob.ru 30/12/2016

L’anno si conclude in modo interessante. Da qualche parte a New York dei tristi diplomatici russi raccolgono le loro cose per tornare a casa. Il Cremlino promette una “risposta adeguata” agli americani mentre gli abitanti dell’innevata Voronež rabbrividiscono. I giornalisti maledicono il destino, New York e Voronež ed allo stesso tempo pregano la beffarda divinità delle notizie perché quest’anno non hanno ancora ricevuto news. Con i grandi giochi delle grandi potenze noi, il pubblico, dimentichiamo di prestare attenzione al gioco diplomatico più vicino, la diplomazia attraverso la quale lo Stato costruisce un rapporto con noi. Forse inutilmente.

I diplomatici si intristiscono poi vanno in nuovi luoghi caldi, magari sempre in America (la spavalderia di Obama sarà di breve durata dato che Trump considera la Russia sua amica). Loro se ne andranno, e noi rimarremo a vivere qui. E anche il nostro stato non andrà via da noi.

Le tecniche di «diplomazia ad uso interno» in generale sono semplici. Alcune funzionano, altre meno. Ed il giorno in cui Obama ha sudato sulla lista dei dipendenti diplomatici russi da espellere, ha dato alle persone attente due buoni esempi di tali tecniche.

Il primo esempio: German Klimenko, il consigliere sul web del presidente, ha concesso al canale RT una lunga intervista sulle proprie paure ed i propri piani. La cosa più interessante è che i piani e anche le paure di Klimenko ci riguardano direttamente. Fin dall’inizio c’è della scaltrezza: Klimenko viene definito in maniera ufficiosa un difensore di internet, cosa che è vera. In Russia si pensa che sia occupato in riflessioni su come questi diritti possano essere lesi. Ne parla alla luce del sole. Racconta, ad esempio, dell’anonimato su internet e della necessità di risolvere questo problema. Per salvare i bambini dai gruppi sul suicidio, e gli adulti dalla tentazione di usare i bitcoin per l’acquisto di armi e droga. In generale si trovano sempre motivazioni degne per portare via alle persone un po’ di libertà.

Ma dei danni dei bitcoin ne parla a metà dell’intervista, in pochi ci sono arrivati. Il pubblico ha reagito alla citazione nel titolo: “la Russia può essere esclusa dall’internet globale”. In realtà Klimenko è preoccupato per noi: il paese è circondato da nemici, i rapporti con l’Occidente peggiorano ogni giorno e quindi, sostiene il consigliere, i nemici possono buttarci fuori dalla rete come pesci inutili. E lo stato deve anticipare questa minaccia creando un proprio internet di proprietà.

Sembrerebbe che Obama con le nuove sanzioni aiuti questa logica. Ma tutti hanno capito chiaramente le parole di Klimenko (e correttamente), hanno letto “possono bloccare” come “noi, il governo, siamo in grado di bloccare”. E in quale altro modo sarà creata questa “infrastruttura critica di riserva”, la cui necessità è sostenuta dal consigliere presidenziale? In seguito il mondo di Internet sara di accesso pubblico? Beh, è spaventoso solo pensare quale sorta di extra si nasconda dietro l’idea di un internet sovrano.

In generale, il discorso Klimenko è un triste esempio per lo Stato. È un esempio di come una semplice mossa diplomatica, che maschera il togliere dei diritti (con un prospettiva di appropriazione indebita su larga scala) sotto la difesa e la tutela dei diritti, non funzioni.

Ma stiamo tralasciando l’esempio numero due. Mentre il consigliere presidenziale condivideva le sue fobie con i giornalisti di RT condiviso, il presidente non se ne stava con le mani in mano e, tra le altre cose, ha firmato una legge “che regola l’uso della forza fisica, dei mezzi speciali e delle armi da fuoco da parte del Servizio Penitenziaro Federale nei confronti dei prigionieri”. Sì, questa è la famosa “legge dei sadici”, attorno alla quale c’è stato tanto scandalo quando la precedente composizione del parlamento l’aveva confermata in prima e seconda lettura. Ma la sua adozione in terza lettura per qualche motivo non ha causato rumore. A dire il vero prima della terza lettura la “legge dei sadici” ha subito alcune modifiche: è stato rimosso, ad esempio, il punto che permetteva ai collaboratori del Servizio Penitenziaro Federale l’uso di “armi non letali da utilizzare per qualsiasi violazione del regime penitenziario”. Cioè, tradotto dal russo legale, percosse alla gente con bastoni e elettroshock alla prima comparsa del desiderio di picchiare qualcuno da parte di queste persone famose per il proprio umanesimo. Hanno ridotto leggermente il campo delle possibilità, ma si possono ancora colpire i prigionieri con le mani e non solo. Colpire è legittimo ma questa non è una novità.

Ed ecco come informa i suoi lettori (e gli spettatori di canali televisivi appartenenti al gruppo VGTRK) sulle innovazioni legislative il sito “Vesti”. Già nel titolo è presente dell’entusiasmo: “Ai carcerieri è stato ingiustamente vietato di colpire i prigionieri”. Eccellente. Usano la cara, semplice parola “carcerieri”. E non portano una chiara preoccupazione verso i diritti delle persone nel paese, che la saggezza popolare vorrebbe fuori dalle prigioni. “È stato ingiustamente vietato di colpire”. Prima si poteva e adesso no. Ora si può colpire solo in presenza di motivazioni, e su di questo qualcuno avrebbe da discutere? La notizia in sé è un nulla di fatto, ma questo non importa. Il titolo è abbastanza per iniziare a voler vivere nel nostro bellissimo paese, dove in prima linea c’è la cura delle persone…e capire che verranno ancora picchiate.
Questo è solo un esempio del lavoro della “diplomazia ad uso interno”. È sempre un piacere contemplare il lavoro dei professionisti. Anche se viene un forte desiderio di chiedere alla beffarda divinità delle notizie di far scomparire per quest’anno news del genere.

Nel giugno 2015 ho creato Russia in Translation con lo scopo di fornire traduzioni in lingua italiana di articoli dalla stampa russa.

Marcello De Giorgi

Nel giugno 2015 ho creato Russia in Translation con lo scopo di fornire traduzioni in lingua italiana di articoli dalla stampa russa.