La Russia è 13sima tra i fanalini di coda

La Russia ha occupato il 13simo posto per lo sviluppo economico e sociale

Fonte Gazeta.ru 16/01/2017 Articolo di Idelija Ajzjatulova, Traduzione di Antonino Santoro

Nella classifica del WEF (Forum Economico Mondiale – nota di RIT) sullo sviluppo economico e sociale la Russia si è collocata al poco invidiabile 13simo posto tra gli stati in via di sviluppo. A spingere il paese verso il basso è la disoccupazione giovanile e anche le limitazioni delle piccole imprese verso i finanziamenti. Nella nuova “relazione sulla crescita complessiva e sullo sviluppo” preparata dagli esperti del Forum Economico mondiale (WEF), la Russia occupa il 13simo posto tra 79 economie in via di sviluppo, tra la Tailandia e il Perù.

Nella relazione una fondamentale importanza viene data non agli indicatori finanziari dei paesi ma alla “sinergia” tra crescita economica e progresso nella sfera sociale: vengono quindi valutate le possibilità occupazionali, gli stipendi, il livello di vita e l’integrazione sociale.
Come evidenziano gli autori della ricerca, l’obbiettivo di tutte le economie nazionali è quello di garantire un progresso stabile nella vita della popolazione e migliorare la qualità della stessa. La relazione copre i dati di cinque anni di 109 paesi, 30 dei quali considerati economie sviluppate, mentre le altre sono considerati come in via di sviluppo.

Per la valutazione di ogni paese vengono usati 12 indicatori chiave dell’efficacia di uno sviluppo complessivo riguardo tre fondamentali direttrici (4 indicatori per ogni direttrice): crescita e sviluppo, inclusione (ovvero il coinvolgimento di tutti gli strati della popolazione nella vita politica e sociale del paese) ed anche l’uguaglianza intergenerazionale e la stabilità. Gli indicatori sono: il PIL pro capite, la produttività, l’aspettativa di una vita in salute, l’occupazione, il reddito mediano delle famiglie, il livello di povertà, la diseguaglianza di reddito e benessere, il risparmio netto rettificato (tenendo in considerazione il naturale logoramento del capitale e degli investimenti nel capitale umano), il tasso di dipendenza demografica, il volume del debito pubblico e l’intensità delle emissioni di carbonio.

I primi cinque posti tra i paesi sviluppati sono occupati da Norvegia, Lussemburgo, Svizzera, Islanda e Danimarca. Allo stesso tempo leader mondiali come la Germania, la Gran Bretagna e gli USA occupano rispettivamente il 13simo, il 21simo e il 23simo posto. Il trio dei migliori paesi in via di sviluppo è formato da Lituania, Azerbaigian e Ungheria.
In Russia il livello medio della vita in è relativamente alto se paragonato agli altri paesi con una economia in sviluppo (la Federazione Russa si trova tra i paesi con RNL pro capite “più alti della media”), mentre il livello di povertà, come evidenziato dagli autori della relazione, è basso persino per i livelli dei paesi sviluppati.

D’altrocanto questo potrebbe cambiare in tempi brevi: secondo i dati della ricerca della RANEPA (Accademia Presidenziale Russa per l’Economia Nazionale e l’Amministrazione Pubblica – nota di RIT) intitolata “I rischi di povertà e le risorse delle famiglie”, il 28,8% dei russi rischia di scivolare verso la povertà. Questi dati sono tuttavia basati su molti indicatori del 2016 al tempo in cui gli esperti della WEF valutavano lo sviluppo del paese in un periodo più ampio. Nella relazione si evidenzia come in generale il reddito mediano delle famiglie in 26 paesi sviluppati dal 2008 al 2013 sia diminuito del 2,4%. Gli autori della relazione indicano anche il non alto livello di disoccupati in Russia. In verità, vi è il rischio di una crescita di questo indicatore tra i giovani che non di rado sono costretti a lavorare nella sfera dell’economia nascosta.

Nonostante in Russia vi sia un sistema educativo “abbastanza equo”, è tuttavia necessaria una riforma per “meglio cooperare con le realtà dell’economia che sono in rapido cambiamento”. Un altro ambito di miglioramento è l’intermediazione finanziaria e soprattutto la concessione di finanziamenti alle piccole emedie imprese. Oltre a questo, gli esperti del WEF propongono di diminuire gli ostacoli burocratici per i neo imprenditori, di elaborare un codice tassativo più progressivo e di espandere la rete di protezione sociale.

Gli autori della relazione evidenziano come il maggior rischio, e che potrebbe potenzialmente causare dei problemi in futuro, è la crescente diseguaglianza (in particolare causata dell’afflusso di migranti dai paesi in via di sviluppo). Di questo avevano già avvertito anche gli autori della tradizionale “Relazione sui rischi globali” pubblicata dal WEF una settimana fa.

Con il WEF si uniscono anche gli esperti dell’organizzazione internazionale no profit Oxfam i quali hanno analizzato la lista delle persone più ricche del pianeta, stilata da Forbes, e hanno evidenziato come la ricchezza degli otto leader della lista ($ 426 miliardi) sia uguale alla ricchezza delle 3,6 miliardi di persone più povere ovvero metà della popolazione mondiale.

In tal modo il divario tra ricchi e poveri è significativamente più grande di quanto considerato in precedenza. Nella relazione si evince che il primo possessore di un trilione di dollari potrebbe apparire entro 25 anni; tutto ciò mentre un decimo della popolazione vive con meno di $2 al giorno.
“In tutto il mondo le persone rimangono ai margini. I loro stipendi crollano mentre i loro capi si portano via case da milioni di dollari come bonus; le persone hanno un limitato accesso alle medicine e all’istruzione mentre le corporazioni e le persone più ricche evadono le tasse; la loro voce viene ignorata mentre i governi si adeguano ai loro bisogni”, ha dichiarato Winnie Byanyima direttore esecutivo di Oxfam.

Traduttore, Collaboratore. Mi sono unito al progetto di RIT per la mia passione verso la traduzione e la lingua russa.
antosha87sr@gmail.com

Antonino Santoro

Traduttore, Collaboratore. Mi sono unito al progetto di RIT per la mia passione verso la traduzione e la lingua russa. antosha87sr@gmail.com