“Lo spettro del comunismo”: il sosia di Vladimir Lenin pronto a lottare per la carica di presidente della Russia

Fonte: RT, 06/01/2017; tradotto da Francesco Iovenitti; giornalista: Igor’ Molotov

 

Il sosia di Vladimir Lenin ha deciso di candidarsi alla carica di presidente della Russia nel 2018. Il futuro candidato Aleksand Emel’janov racconta a RT che intende raccogliere le firme dei suoi sostenitori durante le feste di capodanno nella Piazza Rossa, dove peraltro lavora. L’attore crede che la sua somiglianza esteriore con il capo della rivoluzione attirerà i voti dei nostalgici del passato sovietico.
Aleksandr Emel’janov, “capo della rivoluzione” per lavoro, ha deciso di candidarsi alla presidenza della Federazione Russa nel 2018. Il gruppo di iniziativa elettorale dal nome informale “Nazad v SSSR” (Torniamo all’URSS, n.d.r.), prepara i documenti per la registrazione del candidato al CIK (Commissione Elettorale Centrale, n.d.r.). Già compilata la domanda di candidatura (una copia è a disposizione di RT) del sosia di Lenin alla carica di presidente. Lo stesso “Lenin” ha deciso di intraprendere la raccolta di firme a sostegno della sua candidatura durante le feste di capodanno.
Secondo la legislazione vigente, il candidato deve fornire al CIK le liste di sottoscrizione, un protocollo riassuntivo, una dichiarazione del richiedente sul consenso a candidarsi alla carica di presidente della Federazione Russa e una dichiarazione dei redditi del candidato per i due anni precedenti alle elezioni. I rappresentanti delegati delle associazioni elettorali, dei blocchi elettorali e dei gruppi di iniziativa elettorale dovranno consegnare i documenti entro 60 giorni dalla data delle elezioni.
Il sosia di Vladimir Ilič Lenin, Aleksandr Emel’janov, si fa notare per un’incredibile somiglianza delle caratteristiche esteriori e vocali con il personaggio storico. L’attore crede che la sua somiglianza esteriore attirerà i nostalgici del passato sovietico, compresa una parte dell’elettorato del Partito comunista (KPRF). Stando alle sue parole, non vuole fare concorrenza al Partito comunista, ma spera nel loro sostegno.

 

 

“Tutti i comunisti perbene mi danno il loro supporto, – dice convinto “Lenin”, non uscendo dal personaggio. – Come può il Partito comunista non sostenere il suo primo capo?

Noi sappiamo che la maggior parte dei cittadini considerano Lenin positivamente e rievocano con emozione il periodo sovietico. Personalmente io lo noto ogni giorno per strada, quando semplici cittadini si avvicinano con domande sul perché sia accaduto tutto questo nel paese e se ci sia o meno una via d’uscita.

Qualcuno propone Zjuganov, qualcuno Žirinovskij, ma la stragrande maggioranza esige Lenin! Per questo ho preso la decisione di candidarmi per la carica di presidente. Tanto più adesso che è un nuovo anno, esprimiamo insieme un desiderio!”
L’attore racconta che in epoca sovietica la questione su chi dovesse assumere le sembianze di Vladimir Il’ič non era assolutamente di poco conto: era quasi un affare di stato. A distanza di alcuni decenni dalla rivoluzione d’Ottobre, Lenin era diventato un simbolo sacro: nei teatri amatoriali era vietato mettere in scena drammi in cui ci fosse il ruolo di Vladimir Il’ič. Per interpretare Lenin, un attore doveva ottenere il permesso del comitato sovietico per le arti.
“Sappiamo che ai tempi dell’amministrazione di Stalin solo cinque attori ottennero il permesso. Dopo il crollo dell’URSS non c’era ormai più bisogno di ricevere alcun permesso. Tutto ciò che era sovietico fu sottoposto ad ostracismo. Invece di un teatro, un attore che interpretava Lenin trovava posto solo nella Piazza Rossa. La cosa più sorprendente è che tuttora la gente comune non viene per farsi una foto, ma per ricevere un consiglio, per sapere cosa riserva il futuro. Ormai Lenin ha anche la funzione di confessore, oracolo e psicoanalista. Io credo che se Lenin diventasse presidente, come minimo i russi ritroverebbero la tranquillità d’animo”, afferma “Vladimir Il’ič”.

 

 

È noto che in Piazza Rossa lavorano cinque “Lenin” (alcuni hanno perfino dei soprannomi che li contraddistinguono: “Il grasso Lenin”, “Lenin ubriaco” e altri). Oltre a loro ci sono i sosia di Vladimir Putin, Leonid Brežnev, Nicola II e Iosif Stalin. C’era anche “Karl Marx”, ma l’attore è morto alcuni anni fa.

 

E i politologi sostenevano…

Il politologo Sergej Aksënov fa notare come Lenin sia una delle più grandi figure della storia mondiale. Per questo, dice l’esperto, le persone intelligenti in Occidente parlano della necessità di “portar via” la sua figura ai russi, che non capirebbero a fondo la sua grandezza.
“La verità è che i russi aspirano spontaneamente a Lenin. Non a caso la notte di capodanno, dopo aver bevuto e spizzicato cholodec (gelatina di carne, n.d.r.) e insalata russa, molti si sono ritrovati al Mausoleo di Lenin. Erano migliaia i moscoviti e molti di più gli ospiti della capitale ad affluire nella Piazza Rossa per continuare in allegria. Dopo aver gridato fragorosamente all’esplosione dei petardi, si sono scatenati fino al mattino, lasciandosi dietro un gran numero di bottiglie di champagne. Svoltando per lo storico lastricato, si sono ammassati nelle carreggiate ammaccate dai cingoli dei carri armati durante la parata. Gli sfortunati gastarbeiter (lavoratori stranieri) sono stati costretti a raccogliere il ciarpame con i bulldozer. Cos’è questo, se non un inconscio rispetto per il centro di un grande paese?”, racconta Aksënov.
Poi aggiunge che una caratteristica del popolo è “la sete di giustizia sociale” e se “Lenin” la difenderà, risulterà ancora “vincitore”.
“Il sosia di Lenin, ritrovatosi su una scheda elettorale, potrebbe fare raccolta delle simpatie popolari, per molti in modo inatteso. A qualcuno del palazzo di Ochotnyj Rjad (la Duma, n.d.r.) potrebbe dar fastidio.

Quell’uomo umilmente vestito, con la barba, di bassa statura e con il kepi alla Lenin, potrebbe rivelarsi più affascinante di molti politici di professione. E ad ogni modo più onesto di alcuni attuali comunisti”, fa notare il politologo.

 

Competizione tra originali, non tra sosia

Ma c’è anche un altro punto di vista. Fëdor Birjukov, direttore dell’Istituto della libertà e membro dell’ufficio di presidenza del partito “Rodina”, crede che qualsiasi elezione, in particolare le presidenziali, debba essere una competizione tra originali, non tra sosia. In questo senso il subbuglio e il casting per i ruoli ormai avviati ispira una noia mortale. Stando alle sue parole, il problema fondamentale del sistema politico in Russia sta proprio nella mancanza di leader originali, di personalità libere, pronte a proporre alla nazione qualcosa di radicalmente nuovo, ma soprattutto, a lottare seriamente per la realizzazione delle proprie idee.
“Nel panorama politico c’è solo un leader assoluto della nazione: il presidente Vladimir Putin. E va bene. Ma lui non ha proprio nessuno con cui competere, e sia i sostenitori, sia gli oppositori gli cedono il passo, per giunta volontariamente e consapevolmente. Ma Putin è un lottatore nell’animo, è energico, sportivo, ama la sana concorrenza. E lui, ne sono convinto, si annoia anche molto ad essere quel tipo di leader “silenzioso”. È un bene che oggi stia infuriando un fronte esterno alla politica con cui Putin deve battagliare sul serio. Ma ormai è ora che anche all’interno dell’arena politica finisca questo immobilismo. Lo stesso Vladimir Putin stuzzica le élite politiche e parla della necessità di un ambiente competitivo e di nuovi leader. Ma la nostra classe politica, che sia governo o opposizione, preferisce mantenere le proprie poltroncine all’ombra di Putin”, sostiene Birjukov.
Egli afferma che è come se la classe politica poltrisse all’ombra di un eterno albero di Natale, facendo frusciare i regali e spassandosela con le bottiglie di champagne: ed ecco che compare il “nuovo Lenin”.
“Periodicamente vengono ripresi dal ripostiglio anche il “nuovo Stalin”, il “nuovo Brežnev”. Generalmente il carnevale dei sosia si rinnova anno dopo anno. L’imitazione di un politico all’inizio può essere divertente, ma poi inizia a provocare remore morali, irritazione e reazioni violente di tutta risposta. E ogni nuovo sosia va solo a rafforzare l’effetto negativo. Inoltre le speranze dell’opposizione in un “nuovo 1917”, legate all’elementare relazione con il 2017, sono anche ripetitive e inattuali. Come la periodica attesa del pericolo di un “nuovo 1937” (Terrore staliniano, n.d.r.). La storia non si ripete così tanto alla lettera. I sosia non sostituiranno mai gli originali.
E il desiderio di ripeterla non porterà a una vera rottura e alla formazione di una nuova situazione. Perfino il vero conservatorismo si basa sul pathos di una tradizione viva, e non sulla produzione di simulacri secondari. Senza l’autenticità, tutto è finzione. Ma la Russia non deve vivere fingendo. E la libertà non può essere finzione.

Tutto deve essere autentico, come anche i regali di Natale. Io desidero con tutto il cuore la sconfitta per tutte le “copie” e la vittoria per gli originali!

Per il nuovo anno, e per sempre”, tira le somme Birjukov.

Francesco Iovenitti

Traduttore, studioso e appassionato del mondo russo. Nel 2013 ho insegnato italiano agli studenti russi a San Pietroburgo e nel 2015 ho conseguito la Laurea Magistrale in Scienze linguistiche, letterarie e della traduzione