I cinque film che hanno sconvolto il mondo – Parte V

Fonte: RIA Novosti     Traduzione di Chiara Pavan

In occasione dell’anno del cinema russo (il 2016 è stato decretato l’anno del cinema russo, grazie al quale sono stati finanziati numerosi progetti di autori esordienti NdA), vi presentiamo un progetto speciale, “I cinque film che hanno sconvolto il mondo”, che vi racconta quelle pellicole che hanno lasciato un’impronta indelebile nella storia mondiale e che sono entrate a far parte delle pietre miliari della cinematografia e che hanno ottenuto prestigiosi premi ai più importanti festival del pianeta.


PARTE QUINTA:

Il riccio nella nebbia (Ëžik v Tumane)

Miglior film d’animazione di sempre secondo un sondaggio di 140 critici cinematografici e animatori di diversi paesi condotto nel 2003

Casa cinematografica Sojuzmul’tfil’m

Regia Jurij Norštejn

Operatore Aleksandr Žukovskij

Sceneggiatura Sergej Kozlov

Cast Aleksej Batalov, Vjačeslav Nevinnyj, Marija Vinogradova

Genere fiaba

Anno 1975


“Dieci minuti di felicità”                                                                    

“Nel mezzo del cammin di nostra vita mi ritrovai per una selva oscura…” – così l’autore de “Il riccio nella nebbia”, Jurij Norštejn, iniziò il suo intervento al Chudsoviet, ex Consiglio Artistico sovietico, in riferimento alla sua opera. Già da queste parole era chiaro che il suo film d’animazione lungo una decina di minuti non fosse indirizzato soltanto ai più piccoli. Ne “Il riccio nella nebbia” non vengono affatto trattate tematiche infantili. Il percorso di vita dell’uomo è come una strada verso l’ignoto. È un percorso nel quale ognuno deve portare stoicamente il proprio fardello. La strada della vita è delineata da colpi di scena inaspettati, vicissitudini del destino, incontri e scontri, paure e gioie. Queste complesse tematiche sono state affrontate con una storia semplice, raccontata in maniera pittoresca e commovente. “Il riccio nella nebbia” ha lasciato nel mondo un segno non indifferente.

Nel 2003, al festival internazionale del cinema d’animazione di Tokio, venne condotto un sondaggio tra centoquaranta animatori e critici di tutto il mondo. Venne stilata una lista dei 150 migliori film d’animazione di tutti i tempi che vide “Il riccio nella nebbia” al primo posto. Il secondo si rivelò essere un altro film di Jurij Borisovič Norštejn, “Il racconto dei racconti”, che apparse nella lista assieme ad altre sue cinque opere.


Questo è solo un piccolo elenco dei premi internazionali vinti dal “Riccio”. In tutto ve sono una quarantina.

  • “Gran Premio” al Festival internazionale del cinema di Teheran
  • Premio per film fuori concorso al Festival di londra
  • Primo premio Festival internazionale del cinema di Espinho (Portogallo)
  • “Boomerang d’argento” al Festival internazionale del cinema di Sydney (Australia)
  • “Hugo di bronzo” al Festival internazionale del cinema di Chicago (USA)

“Il riccio nella nebbia” venne ideato nel 1975 negli studi della “Sojuzmul’tfil’m” sulla base di una fiaba di Sergej Kozlov. Norštejn rielaborò la storia in un copione dalla struttura molto semplice: un riccio va a visitare un amico ma si perde nella nebbia, precipitando in un mondo spaventoso e ignoto. Il personaggio nacque in modo travagliato. Sotto la supervisione di Norštejn il direttore artistico del cartone animato, nonché moglie dello stesso regista, Francesca Jarbusova iniziò a disegnare con zelo e fatica un riccio dopo l’altro. Ma nessuno di questi andava bene. La situazione si fece pesante, dal momento che le riprese erano già iniziate. Norštejn, spazientito da tutta quella tensione, esplose gridando: “Il riccio deve apparire al secondo 1/12 e dev’essere stampato! Il profilo deve risultare assolutamente chiaro e netto!”. Allora Francesca si sedette e subito si mise a disegnare il riccio: timido, pauroso, piagnucolante. E fu così che nacque il vero Riccio, che da lì in poi sarebbe rimasto per sempre nei cuori degli spettatori.

“Questo film, ricco di delicate sfumature psicologiche, è la conferma che non esistono sentimenti umani che non possano essere raccontati nei film d’animazone”. – Iosif Brodskij

Il segreto del successo di questo cartone animato non è da ricercarsi soltanto nel carattere e nella rappresentazione del protagonista. Lo spettatore vede sullo schermo il riflesso delle sue sofferenze. C’è chi rivive le proprie paure infantili, chi la paura nel raggiungere l’età adulta, chi la paura della morte. Qualcuno lo interpreta come un viaggio verso l’altro mondo, qualcun altro nelle profondità del subconscio. Anche questa è la vera magia del cinema. In questo modo, “Il riccio della nebbia” si allontana dalla sfera dell’animazione, trasformandosi in una parabola filosofica dal profondo significato.

La  tecnica di trasposizione utilizzata per creare “Il riccio” veniva utilizzata già dagli anni ’20 perché più semplice ed economica di altre. Norštejn e il suo operatore Aleksandr Žukovskij utilizzarono questo metodo con uno stile impeccabile, realizzando le figure dei personaggi nei minimi dettagli, persino le spine, che attribuirono una meravigliosa plasticità ai personaggi nel fotogramma. Inoltre gli autori utilizzarono un tavolo trasparente a più livelli in modo da separare l’uno dall’altro i livelli dell’immagine, dando così ai fotogrammi un’incredibile senso di profondità. Ad aumentare ancora di più l’effetto cinematografico furono gli interessanti scorci e panorami dell’operatore Žukovskij, che aiutarono insieme al resto a superare quei fotogrammi piatti del precedente lavoro di Norštejn e Žukovskij, “L’airone e la cicogna”.


Revaz Gabriadze

“È di un’immortale bellezza. E a tale continua, perfetta e ineccepibile bellezza attribuisco la vita e la creatività di Norštejn. Egli è un miracolo del XX secolo”.

Naum Klejman

“Al mondo esistono già molti registi talentuosi, che possiedono l’arte di creare suspence sullo schermo e nella sala. Ma solo pochi di questi possiedono l’abilità di comunicare stati di felicità e allo stesso tempo di mantenere a lungo l’attenzione dello spettatore. E Jurij Norštejn appartiene a questa rara pleiade”.

Fedor Chitruk

“Se dovessero chiedermi se conosco un genio vivente, risponderei di sì e farei il nome di Norštejn”.


“Il riccio nella nebbia” è fatto dei sentimenti più fini e intrecciati, tormenti e sensazioni. In questa animazione di Norštejn sono molti i richiami all’arte giapponese. Non per niente, i suoi lavori sono molto amati nel Paese del Sol Levante. Norštejn sostiene che il suo maestro sia il celebre Hayao Miyazaki. Isao Takahito, direttore dello studio giapponese “Ghibli” ha persino scritto un libro su Norštejn. Gli schizzi e lo storyboard de “Il riccio nella nebbia” sono esposti nei musei e il cartone stesso viene studiato da registi, animatori e artisti di tutto il mondo.

Dopo “Il riccio nella nebbia”, il cinema d’animazione ha smesso di essere soltanto un divertimento per bambini, guadagnandosi lo status di opera d’arte, che in dieci minuti è in grado di sconvolgere, impressionare o rendere lo spettatore più felice.

Nata a Lecco, classe 1991. Laureata in Traduzione specialistica, traduco per il tedesco e il russo. I viaggi, il cinema e la cucina sono tra le mie più grandi passioni.

Chiara Pavan

Nata a Lecco, classe 1991. Laureata in Traduzione specialistica, traduco per il tedesco e il russo. I viaggi, il cinema e la cucina sono tra le mie più grandi passioni.