10 fatti poco conosciuti sul volo nello spazio di Jurij Gagarin

Fonte: www.aif.ru – tradotto da Massimiliano Macrì

 

Il 12 Aprile 1961 Jurij Gagarin divenne il primo uomo al mondo a effettuare un volo nello spazio.

1- Jurij Gagarin venne accompagnato fino alla navicella spaziale non da uno, ma da due sostituti. 

Oltre al famoso German Titov, c’era un altro sostituto Grigorij Neljubov, ma a differenza di Gagarin e Titov, Neljubov non indossava la tuta spaziale, ma era pronto ad effettuare il volo in caso di situazioni particolari.

 

Titov, Chruščev e Gagarin

 

La vita di Neljubov non fu fortunata: dopo il volo di Gagarin venne espulso dal corpo degli astronauti sovietici per indisciplina (problemi di alcool N.d.T), e pochi anni dopo rimase ucciso in un disgraziato incidente (venne investito da un treno, non si seppe mai se fu suicidio o meno N.d.T.)

2- Due giorni prima del volo nello spazio, Gagarin scrisse una lettera d’addio alla moglie nel caso in cui fosse sopraggiunto un incidente.

Nel 1961 non ci fu bisogno di questa lettera. La moglie di Gagarin, Valentina Ivanovna, ricevette questa lettera dopo l’incidente aereo del 27 marzo 1968, in cui morì il primo cosmonauta al mondo.

 

Gagarin con la moglie nel 1964

 

3- Il volo della “Vostok-1” fu effettuato interamente in modalità automatica. 

Questo fu dovuto al fatto che nessuno avesse la certezza che un astronauta potesse conservare delle buone capacità fisiche e mentali in assenza di gravità. A Gagarin era comunque stato comunicato un codice speciale per attivare il controllo manuale della navicella, da utilizzare in casi estremi.

4- Prima del lancio vennero registrati tre messaggi “dal primo cosmonauta al popolo sovietico”. 

Il primo venne inciso da Jurij Gagarin, gli altri due, dai suoi sostituti German Titov e Grigorij Neljubov. Allo stesso modo vennero preparati i testi della notizia sul primo volo umano nello spazio per l’agenzia TASS in tre versioni: in caso di successo del volo, nel caso l’astronauta fosse disperso e nel caso di incidente catastrofico.

 

La prima pagina della “Komsomol’skaja Pravda” del 13 aprile 1961

 

5- Prima del volo della “Vostok-1” si verificò una situazione di emergenza.

Durante il controllo dell’ermeticità del portellone il sensore non diede il segnale necessario. Mancava pochissimo tempo al lancio e questo inconveniente avrebbe potuto causare un rinvio. In quel frangente Oleg Ivanovskij, direttore del progetto “Vostok-1”, e gli operai dimostrarono abilità eccezionali, da far invidia ai meccanici di Formula 1, svitando in pochi minuti trenta madrevite, verificarono che il sensore funzionasse e richiusero il portellone. Questa volta il test della tenuta ermetica ebbe successo e il lancio avvenne nei tempi stabiliti.

 

6- Nella fase finale del volo Jurij Gagarin pronunciò la frase che per lungo tempo si preferì non riportare: <Sto bruciando, addio compagni>. 

Il fatto è che prima di Gagarin non si sapeva nulla di come sarebbe avvenuto il passaggio della navicella spaziale attraverso gli strati densi dell’atmosfera durante la discesa. Pertanto Gagarin, vedendo infuriare le fiamme dall’oblò, pensò che l’astronave fosse in fiamme e che entro pochi secondi sarebbe morto. In realtà l’attrito del rivestimento termo-resistente della navicella con l’atmosfera è qualcosa di routine che avviene ad ogni volo. Oggi gli astronauti sono pronti a questo spettacolo suggestivo e vivido che Gagarin ammirò per primo.

 

7- Le famose riprese delle conversazioni di Gagarin nella cabina della navicella e del capo progettista Sergej Korolev al posto di comando sono solo un’imitazione registrata in un secondo momento.

D’altra parte, non vale certo la pena rimproverarli per questo, al momento della partenza del lancio non avevano il tempo di occuparsene. In seguito decisero di ricreare la cronaca mancante chiedendo a Gagarin e Korolev di ripetere le stesse parole che erano state pronunciate da loro quel 12 aprile 1961.

 

8- Nella navicella spaziale “Vostok” all’interno del modulo di discesa non era contemplato l’atterraggio del cosmonauta, così a 1500 metri d’altezza il pilota si catapultò fuori. 

Questo era dovuto al fatto che nei modelli “Vostok” non c’erano propulsori per un atterraggio morbido, in grado di garantire un atterraggio sicuro. Inoltre i tecnici temevano che le saldature del portellone si potessero fondere alle alte temperature negli strati densi dell’atmosfera.

Tuttavia la Federazione Aeronautica Internazionale avrebbe rifiutato di registrare il volo record di Gagarin se l’atterraggio fosse avvenuto al di fuori dalla capsula. Allora i rappresentanti sovietici, con furbizia, annunciarono che il primo astronauta era atterrato all’interno della cabina di pilotaggio. Solo nel 1964 le circostanze dell’atterraggio vennero ufficialmente alla luce in URSS.

 

La capsula della “Vostok 1”

 

9- Da dove sbucò la scritta “CCCP” sul casco di Gagarin? 

Questo è uno dei temi più discussi legati al primo volo nello spazio. Il problema è legato al fatto che negli ultimi anni nelle immagini di Gagarin la scritta a volte non è presente. Sembrerà strano, ma ad oggi non c’è ancora una risposta chiara alla domanda “come si presentava il casco del primo cosmonauta?”.

 

L’austronauta Gagarin si dirige verso il cosmodromo di Bajkonur

 

L’Eroe dell’Unione Sovietica, il pilota-collaudatore Mark Gallaj, impegnato nella preparazione dei primi astronauti e presente al lancio di Gagarin, racconta nel suo libro “Con l’uomo a bordo” che l’iscrizione è venne fatta proprio all’ultimo momento. Probabilmente, 20 minuti prima della partenza di Gagarin, si ricordarono del volo di ricognizione del pilota americano Powers e decisero di scrivere sul casco dell’astronauta le lettere “CCCP” per non confonderlo con un sabotatore. Le lettere vennero incise in fretta, senza togliere il casco dalla testa di Gagarin. Tuttavia i veterani dell’azienda di componentistica “Zvezda”, che produce le tute per gli astronauti, affermano che la scritta era stata messa dall’inizio durante la preparazione della tuta per il volo e indicano persino chi eseguì quel lavoro, Davidjanz.

 

10- Uno dei particolari memorabili sul primo volo nello spazio sono diventati…i lacci delle scarpe. 

Durante il passaggio di Jurij Gagarin sul tappeto per fare rapporto a Nikita Chruščev e comunicare il successo del volo, nella sequenza di immagini sono finiti lacci slacciati dello stivale di Gagarin, ma questo dettaglio di vita quotidiana non aggiunse altro che fama a Jurij. Il figlio di Nikita Chruščev, Sergej, presente a quella cerimonia afferma invece che i lacci di Gagarin erano in ordine. Probabilmente sono state delle bretelle per calzini a far fare una brutta figura al primo astronauta. In passato i calzini non erano elasticizzati, e nei polpacci si indossavano una specie di bretelle per calzini per evitare che si srotolassero. Una di queste bretelle si sganciò dal polpaccio di Gagarin e il fermaglio metallico penzolava sul suo piede.

 

Gagarin e il laccio “incriminato”

 

 

Nota di RIT, undicesima curiosità.

11- La frase che viene spesso citata sui media italiani, per cui Gagarin quando era nello spazio disse “Da quassù la Terra è bellissima, senza frontiere né confini” non trova riscontro in nessuna fonte russa.

 

Se volete sapere di più sulla vita di Gagarin date un’occhiata a quest’articolo. 

Se invece volete scoprire qualcosa in più sulla prima donna nello spazio cliccate qui.

 

Nato tra due mari, nel punto più ad est d’Italia, dalle parti di Lecce, in un sole troppo forte da sopportare. Ho studiato prima letteratura russa e inglese poi traduzione presso l’Università del Salento. Nel mezzo ho viaggiato per mezza Europa e vissuto e lavorato a Vilnius, Mosca, Kiev e Berlino ed ora a Londra. Eclettico e poliedrico, sono appassionato di fotografia, viaggi, arte, letteratura e opera, gioco a rugby da amatore. Se amo tutto ciò che riguarda la Russia lo devo anche a mio nonno che quando aveva 80 anni (ora ne ha 93) ha cominciato a studiare il russo dopo aver passato la sua vita in mare. Il mio sogno è di spingermi a est: a Vladivostok!

Massimiliano Macrì

Nato tra due mari, nel punto più ad est d’Italia, dalle parti di Lecce, in un sole troppo forte da sopportare. Ho studiato prima letteratura russa e inglese poi traduzione presso l’Università del Salento. Nel mezzo ho viaggiato per mezza Europa e vissuto e lavorato a Vilnius, Mosca, Kiev e Berlino ed ora a Londra. Eclettico e poliedrico, sono appassionato di fotografia, viaggi, arte, letteratura e opera, gioco a rugby da amatore. Se amo tutto ciò che riguarda la Russia lo devo anche a mio nonno che quando aveva 80 anni (ora ne ha 93) ha cominciato a studiare il russo dopo aver passato la sua vita in mare. Il mio sogno è di spingermi a est: a Vladivostok!