“Far innamorare tutto il mondo della Russia”. I volontari ci parlano dell’insegnamento del russo all’estero

Fonte: Argumenty i Fakty 11/01/2017 articolo di Julija Vjatkina, traduzione di Alessia Bianco

“Gli ambasciatori della lingua russa nel mondo” è un programma di volontariato internazionale, creato dall’Istituto statale di lingua russa A. S. Puškin per divulgare la lingua russa, la letteratura e la cultura in Russia e all’estero.

Alla fine di dicembre, dopo una lunga selezione, formazione e la prima spedizione in un altro paese, nel novero dei volontari che hanno ricevuto il titolo di ambasciatore della lingua russa nel mondo, c’è anche la ventiduenne di Irkutsk, laureata in filologia e giornalismo, Mariija Panarina. “AiF” ha intervistato la ragazza sulla situazione della lingua russa nello spazio post-sovietico e su come viene percepito il nostro paese negli stati dell’ex Unione.

-Quando ci preparavamo alla spedizione, siamo rimasti colpiti dal fatto che molti stranieri vogliono studiare la lingua e la cultura russa, ha raccontato lei a “AiF”. Tra gli studenti si incontravano giovani dall’Africa, dalla Cina, da Cuba, dalla Repubblica Ceca, dalla Thailandia, dall’Ungheria. Tra i candidati ad ambasciatori c’erano anche stranieri, per esempio il ventiseienne ungherese Andras. Studia a Mosca da quattro anni, ha già superato la pratica nella scuola russa e colleziona matrioški. Dice di essere innamorato della Russia e della gente russa.

Tre giorni prima del volo per Mosca, Marija ha saputo che sarebbe stata mandata in Moldavia, altri aspiranti ambasciatori sarebbero andati in Armenia, in Tagikistan, in Kirghizistan. Quelli più esperti in Ecuador, in Perù e nel Regno del Bahrein.

“Perché siete venuti?

Julija Vjatkina “AiF”: Fare il volontario oggi va di moda. Si pensa che si possano ricevere tanti privilegi senza particolare sforzo. Cosa ne pensi tu, avendo provato la vita del volontario in prima persona?

Marija Panarina: Quando siamo andati a Mosca per la formazione, eravamo ingenui, entusiasti. Il volontariato ci sembrava tutto una favola: davanti a noi un lungo viaggio, posti interessanti, nuove conoscenze… I nostri sogni hanno iniziato a svanire, quando abbiamo visto quante erano le cose da portare: enormi borse con matrioški, souvenir, disegni, regali per i rappresentanti ufficiali dell’altro paese, materiale didattico.

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Durante la missione tutto il giorno era organizzato minuto per minuto: il giorno facevamo lezione a scuola, preparavamo i ragazzi al concerto finale, facevamo escursioni, partecipavamo a ricevimenti ufficiali, incontravamo i giornalisti, di notte preparavamo il programma delle lezioni. Rimanevano 5-6 ore per dormire. Tutta la tua vita era sotto gli occhi di tutti: gli organizzatori ti osservavano continuamente per decidere se meritavi o meno il titolo di ambasciatore. Arriva il momento in cui pensi che non ce la farai. Ma siamo tornati in Russia da persone completamente diverse e non immaginavamo che avremmo vissuto diversamente. Fino alla fine non sapevamo se avremmo superato o meno la prova della resistenza, sebbene per tutto il viaggio ci consideravamo parte del programma, ma non eravamo ancora dei veri ambasciatori.

-Come ci si rapporta alla Russia in Moldavia?

-Parte degli abitanti sostiene il nostro paese e vuole ricevere la cittadinanza russa, ma altri sognano di unirsi all’Unione Europea. Il rapporto con il russo non è univoco, specialmente nelle strutture statali, per questo ci hanno chiesto di non dire in dogana che eravamo ambasciatori della lingua russa. Abbiamo dovuto riporre il più lontano possibile tutti i distintivi e i simboli del programma. Abbiamo trascorso qualche giorno nella capitale della repubblica, a Chișinău, abbiamo incontrato l’ambasciatore russo in Moldavia. I giornali locali hanno parlato della nostra visita. I moldavi ci hanno accolto calorosamente, non ci facevano lasciare la tavola senza aver provato tutti i piatti. Nonostante la loro accoglienza, nei luoghi pubblici toglievamo tutti i simboli e ci sforzavamo di parlare in russo sottovoce. Una volta ci ha fermati una coppia chiedendoci perché eravamo andati lì. Inizialmente si sono rivolti a noi con diffidenza, pensavano che volessimo imporre, inculcare qualcosa, ma poi conoscendoci meglio, si sono rilassati.

-Che tipo di alunni vi sono capitati?

-Un ambasciatore deve essere pronto a tutto, per questo soltanto a Chișinău abbiamo saputo che la nostra delegazione si sarebbe divisa: una parte, e io tra questi, sarebbe andata in Gagauzia, territorio autonomo al sud del paese, dove vivono i discendenti dei turchi di religione ortodossa. Lì il rumeno non si parla quasi, le lingue principali sono il gagauzo e il russo. Qui non ci nascondevamo più.

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A me e a una collega è capitata la classe quinta, subito ci hanno riempito di “gioia”: “È  la classe più rumorosa della scuola. Sono la disperazione degli insegnanti.” 35 persone di undici anni… Ecco che tornava utile tutto quello che ci avevano insegnato a Mosca e la fantasia personale. Presto abbiamo imparato la danza popolare russa, le canzoni sull’amicizia, abbiamo imparato i mestieri del popolo, abbiamo decorato le matrioški. E quando abbiamo chiesto ai bambini di disegnare l’amicizia tra Russia e Moldavia, loro si sono dati alla pazza gioia! Solo gli alunni della quinta sanno già e forse sentono quello che succede. Un ragazzino ha disegnato in una nuvola la Moldavia, in un’altra la Russia, si tenevano per la mano e in basso c’era l’Ucraina che tendeva verso l’alto. Noi abbiamo chiesto se due paesi potessero fare amicizia e loro ci hanno risposto: “Possono non solo due, ma di più come l’Unione Europea”.

Ci hanno chiesto di non andare via, piangevano, ci dicevano che ci volevano bene, al momento della partenza ci hanno regalato dei ricordini.

 “Vogliamo semplicemente fare amicizia”

-Ad ogni modo a cosa serve questo programma? Dopotutto se immaginassimo che da noi improvvisamente arrivassero, per esempio, tedeschi o americani ad insegnare ai bimbi russi la loro lingua e cultura, molto probabilmente noi percepiremmo questo come una minaccia o propaganda.

-Il motto del programma è “Far innamorare tutto il mondo della Russia”. Ci hanno subito messo in guardia: avevamo un’enorme responsabilità, ovvero creare un’immagine positiva della Russia. Era terribile: infatti dipendeva da noi quello che avrebbero pensato di tutto il paese! I ragazzi rimasti a Chișinău ci raccontavano che un alunno della classe nona alla prima lezione ha dichiarato apertamente: “Io odio la Russia, odio voi e non voglio partecipare alla vostra lezione. Io non accetto la vostra cultura”. Tuttavia, alla fine del programma, lo stesso ragazzino si è avvicinato agli ambasciatori, li ha abbracciati e ha chiesto loro di non andare via. Noi non parliamo solo della nostra cultura, ma cerchiamo di conoscere anche quella straniera. Veniamo con il sorriso, giochiamo con i bambini e a loro piace che in un breve lasso di tempo facciano grandi progressi. Anche coloro, che all’inizio non ci credono, dopo capiscono che noi vogliamo solo fare amicizia e non conquistare.

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-Sebbene noi viviamo in Russia, si inizia a dimenticare il vecchio russo. Potrebbe essere utile inviare degli ambasciatori non solo in altri paesi, ma anche nella stessa Russia.

-Gli ambasciatori insegnano il russo ai bambini stranieri non attraverso delle aride categorie grammaticali, la morfologia o la fonetica, ma attraverso la cultura. Per questo nella formazione a Mosca, ho imparato le danze popolari russe, ho imparato a fare le bambole di pezza, a giocare con i cucchiai di legno, a destreggiarmi con le matrioški. Prima non sapevo nulla di tutto ciò e sono sicura che la maggior parte dei russi sono nella stessa situazione. Gli alunni russi che conosco, della classe settima, di cultura russa sanno meno dei ragazzini della classe quinta in Gagauzia. Anche le spedizioni nelle regioni della Russia fanno parte del programma: per esempio i ragazzi sono stati in Baschiria, e ad Orlyonok (Centro russo per l’infanzia, ndr) a novembre c’è stato un cambiamento dedicato alla lingua russa. Il progetto è previsto per ora fino al 2020 e i suoi organizzatori estenderanno i legami all’interno del paese e all’esterno. A me non resta che aspettare di sapere dove mi manderanno la prossima volta. 

 

 

Nata a Roma nel 1988, ho conseguito la Laurea Triennale in Lingue e culture del mondo moderno e successivamente la Laurea Magistrale in Scienze linguistiche, letterarie e della traduzione presso l’Università di Roma La Sapienza. Nel 2010 e nel 2012 ho studiato, per la durata di un semestre, all’Università Statale di Mosca, dove ho svolto anche un tirocinio come insegnante di lingua italiana. Nella tesi ho affrontato la questione della ženskaja proza (letteratura femminile) in Russia offrendo una traduzione inedita di Pikovaja Dama, racconto della scrittrice contemporanea Ljudmila Ulickaja. Dopo la laurea ho conseguito la certificazione DITALS per l’insegnamento dell’italiano agli stranieri. Amo la cultura russa e mi affascina l’idea di offrire ai lettori italiani uno sguardo più attento sul mondo russo.

Alessia Bianco

Nata a Roma nel 1988, ho conseguito la Laurea Triennale in Lingue e culture del mondo moderno e successivamente la Laurea Magistrale in Scienze linguistiche, letterarie e della traduzione presso l’Università di Roma La Sapienza. Nel 2010 e nel 2012 ho studiato, per la durata di un semestre, all’Università Statale di Mosca, dove ho svolto anche un tirocinio come insegnante di lingua italiana. Nella tesi ho affrontato la questione della ženskaja proza (letteratura femminile) in Russia offrendo una traduzione inedita di Pikovaja Dama, racconto della scrittrice contemporanea Ljudmila Ulickaja. Dopo la laurea ho conseguito la certificazione DITALS per l’insegnamento dell’italiano agli stranieri. Amo la cultura russa e mi affascina l’idea di offrire ai lettori italiani uno sguardo più attento sul mondo russo.