Fake e troll: da cosa è minacciato il mondo secondo la Conferenza di Monaco

L’organizzazione non-profit “Munich Security Conference” il 13 febbraio ha pubblicato una relazione sulle sfide globali del prossimo futuro. Tra di esse il ritiro dell’Occidente dal Medio Oriente, il successo dei media alternativi, le politiche del presidente russo Vladimir Putin, e l’imprevedibilità del presidente degli Stati Uniti Donald Trump. Queste diverse tendenze risultano unite da una cosa: la crisi della globalizzazione. Degli esperti hanno preparato questo rapporto per il forum internazionale che si terrà in Germania dal 17-19 febbraio 2017 a cui parteciperà anche la Russia.

Qualcosa è andato storto

Che fare se il mondo cambia in modo imprevedibile? Bisogna probabilmente, in un primo momento, cogliere l’essenza del cambiamento. Il rapporto definisce gli eventi che si svolgono in tutto il mondo come appartenenti ad una singola tendenza: l’allontanamento dallo “status quo liberale”. Le principali tappe di quello che sta accadendo: l’elezione di Donald Trump a presidente degli Stati Uniti, la Brexit, il declino della fiducia nei media tradizionali. Il corso ben consolidato delle cose ha lasciato il posto ad un nuovo tipo di vita internazionale che ha preso il nome di “post-ordine”.

Nel mondo del post-ordine esercita una influenza la post-verità: informazioni di dubbia qualità. L’Occidente ha cessato di essere se stesso per diventare un indebolito post-Occidente. Le democrazie liberali stanno perdendo l’iniziativa e si aprono possibili scenari in cui la soluzione dei problemi regionali, tra cui quella della situazione Medio Oriente, sarà affidata a medie potenze. Ad occupare il posto lasciato libero dall’indecisione accorrono nuovi giocatori. Questo vale, e non in piccola misura, per la Cina: lo scenario più catastrofico vede un conflitto divampare tra Pechino e Washington.

Il nemico interno

L’erosione della stabilità, secondo gli autori, minaccia l’Occidente non solo dall’esterno ma anche dall’interno. In larga misura consiste nella crescita della destra anti-globalizzazione nel mondo occidentale. I “populisti” (i no-global di destra vengono chiamati così) imparano gli uni dagli altri, sono in stretto contatto tra loro e formano la”internationale dei nazionalisti”, si dice nel documento. Un aiuto a questi nemici dell’ordine è offerto dalle “potenze straniere”, tra le quali si intravede la Russia, oltre a processi spontanei tra cui il declino della fiducia nei media tradizionali.

Gli autori del rapporto pongono al centro dell’attenzione i mass media. L’immediato futuro ed il passato sono stati contrassegnati nel 2016 dal confronto di diversi tipi di media. Gli autori definiscono come una sfida fondamentale per l’Occidente il preservare lo spazio informativo esistente. “La crisi di fiducia nei media minaccia la democrazia liberale” – dice il rapporto. Più volte viene detto che i mass media tradizionali stanno perdendo una parte della propria influenza, a favore della concorrenza: i produttori di fake. Tra le minacce allo status quo liberale si parla anche dei troll.

Senza il diritto di auto-critica

Nella lettura del documento creato per la conferenza di Monaco, si trova un fatto curioso: solo il 14% del partito repubblicano degli Stati Uniti ha fiducia nei media tradizionali. Il documento fa riferimento a “ragioni oggettive” che hanno provocato il dell’audience a livello globale, ma queste ragioni non sono esplicitate. Gli autori non chiariscono, o non hanno capito come rispondere a questo problema. Forse la ragione della confusione consiste nell’intendere come post-verità solamente i media alternativi, vicini alla Russia, e non i fake nei media degli Stati Uniti e dell’Europa di cui si lamenta il presidente di Donald Trump. Su di essi nel rapporto non c’è una parola.

Non si parla di cosa definisce lo scontento di una parte classe media, oltre alla manipolazione delle informazioni. Gli autori hanno concluso le indagini, ma sembra che abbiano trovato solo un breve elenco di cause.

Quanto è debole l’Occidente?

La scelta dei temi e dei soggetti è una prerogativa degli autori ma, sulla base di cosa viene selezionato, è possibile giudicare la natura di un testo e specificarne l’orientamento. Il discorso ufficiale contiene delle accuse, ma è senza autocritica, e merita di essere chiamato brutale. Controllando l’ottica degli autori è possibile chiedersi: è tutta qui la verità? L’Occidente è così debole? È veramente uscito dal Medio Oriente? O il messaggio di questo testo è molto diverso? All’ulteriore aumentare della presenza in diverse regioni del globo non c’è posto per gli interessi delle potenze regionali esistenti?

Anche se il documento non contiene critiche all’ex presidente degli Stati Uniti Barack Obama, la stragrande maggioranza delle sfide di cui tratta la relazione ha preso forma sotto il suo governo. L’establishment americano ha criticato l’indecisione di Obama. Gli autori del rapporto, da parte loro, invitano piuttosto apertamente l’Occidente ad essere un po’ più brutrale. Certamente non contribuiscono al miglioramento delle relazioni bilaterali con la Russia.

Mosca, 14 Febbraio – RIA Novosti, Igor’ Gaškov.

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Marcello De Giorgi

Nel giugno 2015 ho creato Russia in Translation con lo scopo di fornire traduzioni in lingua italiana di articoli dalla stampa russa.