Che festa è la Maslenitsa? La Maslenitsa oggi: storia e tradizioni

FONTE Wild Mistress. Articolo di Polina Vertinskaja. Traduzione di Carla Scanzani.

Per capire le origini e le tradizioni della Maslenitsa dobbiamo tornare indietro nel tempo.

La Maslenitsa è un’allegra festa popolare con intrattenimenti, giochi e divertimenti. È una festa di bagordi, si mangia, si beve e poi ci si chiede scusa reciprocamente. È una festa religiosa in cui ci si prepara al digiuno. È una festa pagana, un omaggio al dio del sole Jarilo. È una festa per salutare l’inverno che se ne va (a metà febbraio?), è una festa in cui si brucia uno spaventapasseri di paglia in un falò… Così hanno risposto alla domanda: che cos’è la Maslenitsa per voi? Unico tratto in comune a tutte le risposte? Si preparano i bliny! (N.d.T. Focaccine simili alle crêpes francesi).

Che cos’è quindi questa ricorrenza misteriosa che festeggiamo fin dall’infanzia e che ognuno di noi interpreta a modo suo? Per capire le origini e le tradizioni della Maslenitsa dobbiamo tornare indietro nel tempo.

Qual è l’origine della Maslenitsa?

La Maslenitsa è una delle più antiche feste popolari slave. La chiamavano anche Komoeditsa. I “komy” sono pagnotte di farina di avena, di piselli e di orzo con frutta secca e noci che venivano mangiati l’ultimo giorno di Maslenitsa. La festa durava due settimane. Iniziava una settimana prima dell’equinozio di primavera, il 22 marzo, e si concludeva una settimana dopo. Tutti i giorni si preparavano i bliny, simbolo del sole. Venivano serviti caldi e ricoperti da un’abbondante strato di burro che si scioglieva come neve al sole.

La gente chiamava “komy” anche gli orsi che erano un altro simbolo della Russia fin dall’antichità. Il primo blin veniva portato all’orso per svegliarlo dal letargo e rappresenta la primavera. Come recita il detto popolare:

Il primo blin va ai komy,

il secondo ai conoscenti,

il terzo ai familiari,

e il quarto a me.

 

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“Il primo blin va servito ai komy” è il significato corretto della frase che pronunciamo quando iniziamo a cuocere i bliny, e non “il primo blin non riesce mai bene”. Il primo blin non riesce bene a chi non sa cucinare!

Con la cristianizzazione della Rus’ si è deciso che la Maslenitsa sarebbe caduta nell’ultima settimana prima della Quaresima; per questo motivo ogni anno la data della Maslenitsa varia in base alla domenica di Pasqua.

Il termine religioso utilizzato per denominare la Maslenitsa è “settimana del formaggio” o “settimana senza carne”. In questo periodo si potevano consumare i formaggi, le uova e il pesce, ma occorreva astenersi dalla carne. In un certo senso anche questo era un modo per prepararsi al digiuno. I buoni rapporti con il prossimo, gli amici e i parenti erano il significato di questa festa. La Maslenitsa si conclude la Domenica di Quinquagesima.

Con l’avvento di Pietro il Grande si è cominciato a festeggiare la Maslenitsa all’europea con buffonate, sfilate di maschere simili al carnevale italiano, stravizi e bisboccia. La Maslenitsa era una festa goliardica caratterizzata da bagordi e baldoria. Questo modo “diabolico” di festeggiare la Maslenitsa è durato per quasi trent’anni…

Queste sono le origini della Maslenitsa contemporanea che, ovviamente, ha preso un po’ di tutto.

Riti e tradizioni della Maslenitsa.

Chiarite le origini della festa, parliamo ora dei suoi riti e delle tradizioni.

1. Preparare i bliny, simbolo del Sole. Nel prepararli ci mettevamo l’anima. Preparavamo l’impasto lasciandoci ispirare da pensieri positivi per trasmettere calore ai nostri ospiti.

2. La conquista della fortezza di neve era il simbolo della lotta tra la Primavera e l’Inverno. Le donne, che rappresentavano l’inverno, si trovavano in cima alla fortezza e difendevano la dea Morana, ossia l’Inverno, fatta di rami e paglia. Gli uomini, che personificavano la primavera, dovevano conquistare la fortezza e fare uscire Morana dalle sue stanze al terzo tentativo, non al primo, né al secondo. Ciò simboleggiava la Trinità. Le prime due volte gli uomini si ritiravano dopo aver tentato di sottrarre qualche bagatella alle fanciulle. Al terzo tentativo, la Primavera vinceva e portava lo spaventapasseri di Morana, l’Inverno, al rogo.

3. Svegliare l’orso. Lungo la strada passavano vicino la tana dell’Orso, lo svegliavano e gli offrivano il primo blin. L’orso che usciva dal letargo rappresentava il risveglio della natura e l’arrivo della primavera.

4. Bruciare lo spaventapasseri significava dare l’addio all’Inverno nelle sue stanze di ghiaccio. A casa si preparavano alcune bamboline e altre statuine: cavalli, uccelli, fiori, stelle realizzati con cordoncino, fazzoletti, carta, canapa e paglia. Si utilizzavano tutti i materiali di cui ci si voleva disfare. Quando si bruciava lo spaventapasseri, l’ultimo giorno di Maslenitsa, si lanciavano nel rogo anche tutte le altre statuette che portavano via con sé miseria e malattie.

Non è tutto. Con l’avvento del cristianesimo, la data della Maslenitsa poteva cadere anche all’inizio di febbraio. Bruciare un fantoccio per salutare l’inverno quando mancavano ancora un paio di mesi al disgelo era fuori luogo. Il popolo russo ha quindi corretto questa discrepanza modificando il nome dello spaventapasseri e facendo capitare il giorno in cui si brucia il fantoccio alla fine della settimana di Maslenitsa, quando ci si comincia a preparare per la Quaresima.

5. Girotondo e giullari. Lo spaventapasseri veniva messo al centro del falò. Per farlo ardere più in fretta la gente danzava il girotondo intorno al fuoco e cantava: “Ardi, ardi fino all’ultima brace e non spegnerti!” Intanto i giullari davano spettacolo e cantavano stornelli: “Durante la Maslenitsa volano i bliny!”

6. Successivamente tutti venivano invitati a partecipare a un banchetto comune, ricco di pietanze tra le quali bliny spalmati di burro o miele, gelatina di avena, biscotti, infusi vari e molte altre leccornie.

Queste sono le tradizioni della Maslenitsa.

           La Maslenitsa oggi

Negli ultimi tempi le tradizioni si stanno rinnovando. Nelle città e nei paesini russi si preparano i bliny tutti i giorni, si accolgono gli ospiti e si fa visita a parenti, amici, e vicini. L’ultimo giorno di Maslenitsa si festeggia con giri su slitte trainate da cavalli, allegri tornei, gare sportive e giochi invernali.

Si allestiscono i mercatini, dove vengono messe in vendita leccornie di ogni tipo, prodotti di artigianato locale e souvenir. Gli artigiani espongono le proprie creazioni tra cui cestini di vimini, stoviglie di terracotta, scialli tradizionali russi e molti altri prodotti tipici russi, belli e originali. In qualsiasi momento potete acquistare un regalo per voi stessi o per i vostri cari.

Se non avete fatto in tempo a farli a casa, potete comprare qui quei piccoli souvenir che sono il simbolo della Maslenitsa. Insieme allo spaventapasseri la gente brucia le miserie e i dolori e si libera mentalmente dalle disgrazie.

Un appuntamento immancabile è la cerimonia del tè intorno al samovar con il panforte e le ciambelle decorate. E poi, ovviamente, vengono serviti bliny e crespelle con vari tipi di condimenti. I bliny caldi appena sfornati su cui viene spalmato burro, caviale rosso o miele sono solo una parte di questa grande festa, la Maslenitsa!

In nessun paese come in Russia si festeggia la Maslenitsa così in grande! Per questo motivo tanti turisti provenienti da diversi paesi del mondo cercano di venire in Russia proprio in occasione della Maslenitsa.

Laurea in Lingue all’Università di Macerata, Master in lingua e filologia russa all’Università Statale di San Pietroburgo. Traduttrice, insegnante, viaggiatrice. Appassionata di lingua e cultura russa, della Russia e delle Repubbliche dell’ex Unione Sovietica. “Traduco per creare comunicazione e incoraggiare alla conoscenza e alla comprensione”.

Carla Scanzani

Laurea in Lingue all'Università di Macerata, Master in lingua e filologia russa all'Università Statale di San Pietroburgo. Traduttrice, insegnante, viaggiatrice. Appassionata di lingua e cultura russa, della Russia e delle Repubbliche dell’ex Unione Sovietica. “Traduco per creare comunicazione e incoraggiare alla conoscenza e alla comprensione”.