La street art è uno sport di nicchia

Fonte: Lenta.ru 15/02/2017

Come aumentare l’arte di strada moscovita

La settimana scorsa i servizi urbani hanno coperto con un rettangolo di vernice bianca il famoso disegno “Il Pizzico” su via Šipok (Šipok significa proprio pizzico, Ndr). Lenta.ru ha parlato con il suo autore, lo street artist Zoom, di come incappi nella polizia, perché la street art è una guerra, e di cosa sia neccessario fare affinché Mosca assomigli di meno a Sterlitamak.

Lenta.ru: partiamo dagli avvenimenti recenti, hanno riverniciato “Il Pizzico”, uno dei tuoi lavori più noti. Chi è coinvolto e che cosa ne pensi?

Zoom: Non so esattamente chi lo abbia fatto, a mio avviso, sono stati i servizi comunali o i proprietari dell’edificio. In merito non penso niente,sono loro a pensare a questo fatto, la cosa non mi tocca particolarmente.

Se segui il destino dei tuoi graffiti e come reagisci normalmente quando ci verniciano sopra?
Generalmente non li seguo ma, dato che la maggior parte del mio lavoro è nel mio quartiere sopro cosa gli succede. Reagisco con calma, si applicano le regole del gioco: io faccio quello che voglio, e loro ci verniciano sopra, per un po’ di tempo il lavoro è a disposizione del pubblico. Il tempo è però ancora dalla mia parte: Instagram è per sempre, o almeno va fino al terzo mondo di sicuro.

In passato ti sei schierato per una “Street art senza atti di vandalismo”, di cosa si tratta?
Sono ancora contro il palese sfregio della proprietà altrui, anche se io stesso sono imputabile di vandalismo secondo i criteri formali. Ci sono persone che credono sinceramente che sia un vandalo.

Io non sono interessato ad approfondire l’argomento in una discussione con loro, è più onesto rinunciare a qualsiasi slogan e continuare a fare quello che ritengo sia necessario.

«Ippolit» in via Pavlovskaja Foto: @zoomstreetart

Cosa bisogna fare per per mantenere l’anonimato e non incorrere nella polizia?
È come in guerra: bisogna pregare, credere nella buona sorte e non cercare guai.
Hai mai tentato di cooperare con le autorità cittadine, il progetto Šalamov ha fatto qualcosa di simile. Quali sono i termini di tali “operazioni”?

Il progetto Salamov è una cooperazione con il Museo della Storia dei Gulag, che rispetto molto. Della comunicazione con le autorità si sono occupati i produttori del progetto, io non ho avuto a che fare con esse, e spero che sia così anche in futuro. Io non sono un designer a noleggio, delle brave persone mi hanno semplicemente chiesto di fare quello che volevo. Se lo stesso approccio verrà applicato ad un altro muro, sarò felice di accettare un ingaggio anche da parte del Ministero degli Interni.

Si può guadagnarsi da vivere con la street art? Di cosa ti occupi per guadagnare denaro?

Dipende da quello che viene chiamato street art. Si possono disegnare pubblicità sui muri, questo porta un reddito stabile, ma cerchiamo di essere onesti, non si tratta di street art.

La street art spontanea è per definizione uno sport di nicchio, non può essere venduta all’interno di una recinzione, può essere monetizzata solo tramite il mecenatismo o il sostegno di eventi culturali come festival o biennali. Ma in questo senso Mosca, rispetto alle capitali culturali del mondo, è allo stesso livello di Sterlitamak, e gli sforzi di una Sabina Čagina (la co-organizzatrice della Biennale di street art “Artmossfera” – nota di Lenta.ru) non rialzeranno le sorti della street art russa. La street art non può essere innalzata per definizione. È necessario cambiare la composizione dell’aria. Così io “faccio fuori” l’eredità di uno zio, che mi ha lasciato una piccola rete di stazioni di servizio in California.

Non ti definisci artista, ma designer di strada. Dove è il confine?
Io ancora non ho una risposta, non so se quello che faccio si definisca arte. E, ad essere onesti, questo non mi importa in maniera particolare. Queste domande sono fatte dai teorici della street art, ce ne sono molti, a mio parere anche più degli artisti.

Parlaci un po’ del processo. Si disegna uno schizzo? Quanto tempo impieghi di solito per un lavoro?
Naturalmente ogni progetto “bolle” prima in studio, a volte per mesi. Il lavoro sul posto è sempre una prova di velocità, per ovvie ragioni. Richiede solitamente da 20 minuti a tre ore, d’inverno ogni strato diventa secco in 20 minuti, e gli strati possono arrivare fino a 10.

Foto: @zoomstreetart

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«Щипок», Щипок, 30 / "Il pizzico"

Come descriveresti la direzione generale del tuo lavoro?
Non so come rispondere a questa domanda. Non mi occupo di terminologia. Una balena forse cerca di capire come si chiama in latino la forma di plancton che ha trovato? No, semplicemente lo mangia.
Uscendo dal discorso delle strade, come si relaziona all’arte contemporanea, quella che sta sui muri e sui garage ma nei musei?

Mi relaziono in diversi modi. Trovo interessante ciò che brucia la retina e porta la persona comune, senza uno speciale background o una conoscenza del contesto culturale, ad esaminare attentamente l’oggetto, e poi a ricordarlo e a pensarci su. Tutto il resto per me è una imitazione. Si può chiamare arte il kitsch. La chiamo arte per le masse. Se reputi che qualcosa sia primitivo, beh ok, fai qualcosa di primitivo, basta che rimanga alla. È per questo motivo che ascolto i Depeche Mode e non Schnittke.

E come si relaziona al fatto che la street art è sempre più formalizzata in qualcosa di simile all’arte alta, con festival, mostre e una Biennale?

Questo è fantastico, non c’è da discutere.

Un paio di anni fa hai detto che non potresti stare in un collettivo e che non ne vedi il senso. Conosci altri graffitari? Hai, se non delle linee guida, degli artisti che trovi congeniali?
Cerchiamo di definire i termini. I graffiti sono un lavoro di font, uno dei generi della street art. Io non mi occupo di questo. Punto. Conosco i nomi di altri artisti naturalmente. Sento vicino a me e rispetto quel tizio parigino chiamato Oakoak. Questo ragazzo è sempre sul pezzo, parla con la città e a volte ne canta. Quasi ogni sua opera è un lavoro connesso al contesto urbano. Sembra facile e spensierato, come il cinguettio di un usignolo, ma dietro si trova ingegno, erudizione, duro lavoro e chilometri di strada percorsi alla ricerca del posto giusto. Anche questa è la vera street art.
Puoi darci un itinerario di massima di quello che è ancora visibile del tuo lavoro? C’è qualcosa di cui vai particolarmente fiero?
Quasi tutto ciò che è rimasto si trova nel raggio di un chilometro dalla metropolitana Serpuchovskaja. Un’opera che amo particolarmente non c’è. Il giorno dopo l’attuazione di un progetto questo mi lascia ed è spostato nella cartella “Archivio”.

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Marcello De Giorgi

Nel giugno 2015 ho creato Russia in Translation con lo scopo di fornire traduzioni in lingua italiana di articoli dalla stampa russa.