La “Rivoluzione” è arrivata a Londra

12/02/2017 Rossijskaja Gazeta. Articolo di Ol’ga Štraus, traduzione di Carlotta Monge.

La pittura del Museo russo è sbarcata in Gran Bretagna.

Alla Royal Academy of Arts (Londra) è stata inaugurata la mostra “Rivoluzione: arte russa 1917-1932”. Alla base della mostra, che ricorda il centenario della Rivoluzione d’ottobre, si trovano opere che appartengono al patrimonio del Museo russo. A completare l’esposizione ci sono dipinti provenienti dalla Galleria Tret’jakov e da collezioni private.

«Già a due giorni dall’inaugurazione ufficiale della mostra si può dire che avrà un incredibile successo presso il pubblico occidentale», racconta la vice direttrice del Museo russo Evgenija Petrova, «a giudicare dal fermento che già adesso circonda l’accademia: una nutrita folla non vede l’ora di visitare la nostra mostra».

Secondo l’idea dei curatori, la mostra intitolata “Rivoluzione” deve esporre tutto lo spettro della ricerca artistica dei pittori russi e sovietici negli anni della rivoluzione e nei primi anni che la seguirono: dall’avanguardia alla nascita del realismo socialista. E proprio il realismo socialista era destinato a diventare l’unica forma d’arte, ufficialmente riconosciuta dal regime comunista.

Il Museo russo ha inviato a Londra 53 opere. Tra queste figurano quadri celeberrimi come La passeggiata (1917) di Marc Chagall, Arco azzurro (1917) di Vasilij Kandinskij, Fantasia (1925) di Kuzma Petrov-Vodkin, Tessitrici (1927) di Aleksandr Dejneka, La formula della primavera (1927-1929) di Pavel Filonov, La testa del contadino (1928-1929) Kazimir Malevič, Ragazza in maglietta (1932) di Aleksandr Samochvalov. Inoltre sono presenti lavori meno conosciuti dal grande pubblico come quelli di Boris Grigor’ev, Boris Kustodiev, Aristrarch Lentulov, Michail Matjušin, Igor Grabar e altri.

«Il pubblico occidentale ha già imparato che l’avanguardia nell’arte russa era iniziata molto prima della rivoluzione»

Oltre ai dipinti e alle sculture alla mostra verranno esposte foto d’archivio e materiali video, manifesti propagandistici e porcellane sovietiche originali. Contribuisce a ricreare l’atmosfera degli anni postrivoluzionari l’interno di una kommunalka, allestito in una delle sale.

«Questa mostra ha una portata immensa», dice Evgenija Petrova. «Forse non sarà facile da comprendere proprio per via delle sue dimensioni. Provate a immaginare che cosa voglia dire unire in una sola mostra un così ricco insieme di artisti: da Malevič a Dejneka a Samochvalov. Ed è proprio questo a renderla interessante. Il pubblico occidentale contemporaneo è già abituato all’avanguardia russa e ha già imparato che l’avanguardia nell’arte russa era iniziata molto prima della rivoluzione. Mostre come “Cento quadri di Kandinskij” o “60 opere di Malevič” oggi non le va a vedere più nessuno. Il pubblico occidentale è interessato a sapere chi operava nelle arti figurative in Russia oltre ai nomi più conosciuti. In questo modo inseriamo sul palcoscenico dell’arte mondiale del materiale leggermente diverso. Questo è bellissimo poiché il pubblico può vedere che in Russia nel corso di quei vent’anni ci furono tanti lavori simili e questa è una cosa unica, che non si è verificata in nessun altro paese del mondo. La nostra intenzione è quella di mostrare alcuni scontri, opposizioni e divergenze esistenti tra le varie scuole artistiche, tra gli stili e le tendenze e tra i singoli artisti».

La mostra rimarrà a Londra fino a metà aprile. Dopodiché mostre del Museo russo, in qualche modo collegate alle tematiche rivoluzionarie, saranno esposte a Zurigo, Berna e Bologna.   

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Carlotta Monge

Carlotta, 23 anni, iscritta al corso di traduzione presso l'UNINT