In Russia è in corso una totale semplificazione della coscienza di massa

Fonte Vedomosti, 15/02/2017. Articolo di Elena Muhametšina. Traduzione di Alessandro Lazzari.

A questa conclusione sono giunti i partecipanti della conferenza annuale del Centro Levada (organizzazione russa non governativa di ricerca sociologica, ndt)

La “mobilitazione a favore della Crimea” è quasi terminata, alle persone lascia un senso di disorientamento, mentre tutto ciò viene accompagnato da una brusca primitivizzazione della coscienza di massa e della rappresentazione della realtà, degli istituti sociali e delle possibilità da parte dei cittadini di difendere i propri interessi. A queste conclusioni sono giunti i partecipanti della conferenza annuale del Centro Levada. Tra le altre cose, in un clima di rafforzamento dei principi conservatori, la società russa si sta addentrando in qualcosa di simile ad una variante di vita tardo-sovietica, in una “ricaduta di totalitarismo”, ritiene il direttore del Centro Levada Lev Gudkov.

Stando alle sue parole, sono presenti tutte le caratteristiche di un tale sistema: il dominio delle forze di sicurezza come risorsa umana e della coercizione, la prevalenza degli obiettivi politici su quelli economici, il controllo statale sull’economia e sui mass media. Tutto ciò assicura un pensiero unico, mentre la pressione sulla società civile riduce al minimo il terreno politico. In Russia appare nuovamente un’ideologia di stato, ovvero il patriottismo di stato, il quale si riflette negativamente non solo sull’attivismo economico della popolazione, ma anche sul rafforzamento generale degli stati d’animo che permettono al paese di svilupparsi, afferma il sociologo.

Oggi il sentimento di ansia dei russi sta diminuendo e questo è legato all’elezione del nuovo presidente degli Stati Uniti. Prima di quel momento la crescita dell’orgoglio patriottico era accompagnata da un rafforzamento dell’angoscia e dalla sensazione che il paese si stesse avvicinando alla vigilia di una grande guerra, ricorda Gudkov. Resta inteso che l’aumento di stati d’animo positivi non cambia gli atteggiamenti e gli orientamenti antioccidentali, la coscienza di massa si ritrova in una situazione di incertezza la quale, per esempio, si riflette sul tono negativo generale dei pareri sugli eventi accaduti lo scorso anno. Vladimir Putin è ancora escluso dalla critica e il sostegno nei suoi confronti rimane alto, l’irritazione e il malcontento si trasferiscono verso altri livelli di potere, ovvero verso il primo ministro, il governo, i governatori di regione e soprattutto verso l’attività della Duma.

“Discreditando per tutti gli ultimi anni la politica occidentale, minando il significato della democrazia e dei mass media indipendenti, le autorità hanno generato un effetto di cinismo collettivo nei confronti della politica: tutti i politici sono corrotti, corruttibili. Tutto ciò si è riversato anche verso il sistema politico russo, non nel senso che i nostri politici sono uguali ai loro, semplicemente l’idea di attività politica onesta è risultata distrutta. La gente si è ritrovata estraniata dalla politica e non vuole parteciparvici”, dice Gudkov.

In questo modo, le strutture che dovrebbero rappresentare gli interessi della gente risultano al di fuori della zona di fiducia, aggiunge il sociologo.

Il professore della Scuola Superiore di Economia di Mosca Mark Urnov ha citato come esempio i risultati della ricerca degli studenti di atenei russi e dell’università di Princeton, negli Stati Uniti. È venuto fuori che gli studenti russi vogliono maggiormente vedere il proprio paese come una grande potenza, distinguendosi per minor liberalismo, rivelandosi più autoritari rispetto alle altre categorie della popolazione e schierandosi maggiormente per “l’autocrazia” del paese. Urnov afferma che “per esempio, quando porgiamo la questione sulla necessità o meno della pena di morte per corruzione, gli studenti esprimono un parere molto più severo rispetto agli altri gruppi della popolazione. (…) Gli studenti degli atenei russi più prestigiosi (nella ricerca hanno partecipato studenti dell’Università Statale di Mosca per le Relazioni Internazionali, dell’Università Statale di Mosca e della Scuola Superiore di Economia) non percepiscono i turbamenti della vita quotidiana nella società e si rivelano più severi”. In questo, la coscienza storica dei nostri studenti ha un carattere militaristico, sono orgogliosi delle vittorie militari e quasi non si ricordano degli eventi della vita sociale.

L’esperto sottolinea come “in questo modo oggi l’istruzione superiore non svolge la propria funzione di infondere valori umanitari liberali. Gli studenti, al contrario, hanno un atteggiamento più autoritario. E questa è una tendenza stabile”.

Nella loro ricerca sui mass media indipendenti e patriottici, i sociologi Denis Volkov e Stepan Goncharov sono giunti alla conclusione che un pubblico più informato non sempre sta a significare che questo abbia anche un atteggiamento politico di opposizione. Per esempio, l’attività del ministro degli affari esteri Sergej Lavrov viene approvata dall’80% di coloro che utilizzano tre o più mass media indipendenti e dal 66% di coloro che non utilizzano mass media indipendenti, mentre l’attività del leader del Partito Liberal-Democratico Russo (LDPR) Vladimir Žirinovskij è approvata dal 51% degli intervistati del primo gruppo e dal 46% di quelli del secondo. Inoltre, come aggiunge Gudkov, negli ultimi tre anni le differenze nei giudizi sull’attualità dei moscoviti e degli abitanti delle altre regioni sono quasi sparite.

Stando alle parole del sociologo Aleksej Levinson, nei gruppi di discussione si manifesta spesso l’opinione che “noi non viviamo, ma sopravviviamo” e che “il paese è ricco, il popolo povero”. “Questa non è una lamentela del fatto che non viviamo come vorremmo, qui il discorso è più serio. Non riguarda la vita nella sua interezza ma l’esistenza”. La recriminazione per un paese ricco e un popolo povero non è indirizzata a se stessi ma all’autorità in generale. Levinson aggiunge: “In questo contesto non c’è neanche riconoscenza nei confronti del presidente per gli anni di benessere. Regna piuttosto l’idea che il popolo sia stato saccheggiato con le riforme del 1991 e che negli anni Duemila si sia iniziato a vivere meglio solo perché si è iniziato a restituire ciò che era stato rubato, così come previsto dalla legge”. I russi sono ancora scontenti del fatto che negli anni Novanta sia avvenuta la distruzione dell’industria ma non hanno la consapevolezza che oggi l’economia abbia già un carattere postindustriale e sia orientata ai servizi e all’informazione. Il sociologo afferma: “Si conserva ancora la percezione di una società povera a cui bisogna restituire il passato”. Persino i ricchi hanno la sensazione che la loro ricchezza non sia legittima e reale, che non ci siano mezzi legali per fare in modo di consolidare questa ricchezza, ovvero gli stessi ricchi sentono che “sono ricchi in modo diverso, temporaneamente”.

La “mobilitazione a favore della Crimea” si è effettivamente esaurita poiché non ha potuto unire a lungo la gente, oggi è già un frammento della storia politica. Ne è convinto il politologo Dmitrij Orlov: “È assurdo continuare ad acutizzare questo tema testando i cittadini secondo il “criterio della Crimea”, non è più attuale. La mobilitazione a favore della Crimea ha semplificato gli argomenti delle parti coinvolte nella polemica e ha rafforzato l’aggressività nella società, ma le autorità si rendono conto di questo e dall’estate dello scorso anno ci si sta allontanando da questa aggressione”. Perciò non è corretto parlare di diffusione dell’ideologia di patriottismo di stato, al contrario, il Cremlino diffonde una nuova agenda del giorno. L’esperto suppone che “quest’estate è nuovamente avvenuta una svolta dal patriottismo di stato come una corrente sì di massa, ma non troppo ricca di idee, ad un tema di efficienza del potere, di sviluppo delle istituzioni. Il Cremlino dimostra questo nominando (primo vice dell’amministrazione presidenziale) Sergej Kirienko, sostituendo governatori, migliorando come annunciato l’immagine della Duma, tentando di evitare dichiarazioni aggressive e interventi che potrebbero danneggiare l’agenda del giorno. Ora servono nuove ragioni che potrebbero contrastare l’aggressione del 2014 e 2015, la quale è stata inevitabile a causa della reintegrazione della Crimea e che loro hanno già iniziato ad espellere”.

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Originario della provincia di Treviso, nel 2015 mi sono laureato in Lingue, civiltà e scienze del linguaggio presso l’università Ca’ Foscari di Venezia con una tesi sulla crisi dei missili di Cuba analizzata dal punto di vista sovietico dell’epoca. Nei tre anni a Venezia ho studiato tedesco e russo. Dopo l’esperienza di un semestre all’Università Pedagogica di Tula, ho deciso di tornare in Russia a proseguire i miei studi. Nel giugno del 2018 ho discusso la mia tesi magistrale sulle strategie di investimento delle multinazionali italiane in Russia presso l’Università Statale di Mosca per le Relazioni Internazionali (MGIMO). Sono appassionato di storia sovietica e traduco volentieri articoli di politica ed economia.

Alessandro Lazzari

Originario della provincia di Treviso, nel 2015 mi sono laureato in Lingue, civiltà e scienze del linguaggio presso l’università Ca’ Foscari di Venezia con una tesi sulla crisi dei missili di Cuba analizzata dal punto di vista sovietico dell’epoca. Nei tre anni a Venezia ho studiato tedesco e russo. Dopo l’esperienza di un semestre all’Università Pedagogica di Tula, ho deciso di tornare in Russia a proseguire i miei studi. Nel giugno del 2018 ho discusso la mia tesi magistrale sulle strategie di investimento delle multinazionali italiane in Russia presso l’Università Statale di Mosca per le Relazioni Internazionali (MGIMO). Sono appassionato di storia sovietica e traduco volentieri articoli di politica ed economia.