“Manaraga” di Vladimir Sorokin. Come bruciare correttamente i libri

Fonte: Meduza, 04/03/2017, scritto da Galina Juzefovič, tradotto da Diana Loreti

A metà marzo, per la casa editrice Corpus, uscirà il romanzo di Vladimir Sorokin Manaraga che parla del rapporto dell’uomo coi libri. Dopo il Nuovo Medioevo e la Seconda rivoluzione musulmana, i libri non vengono più stampati e sono diventati una rarità. Inoltre, si è iniziato a utilizzarli per un’attività imprenditoriale inusuale, il book’n’grill: con le edizioni rare vengono preparati i piatti più gustosi (uno spiedino di storione sull’Idiota, una bistecca sulla prima edizione di Finnegans Wake, carré d’agnello sul Don Chisciotte). Più è raro e costoso l’esemplare, più è gustoso il piatto. Il protagonista del romanzo, lo chef Gesa, specializzato in classici russi, viene a sapere che sopra quest’attività incombe una minaccia: sono comparsi dei falsari che copiano le edizioni antiche a migliaia. La critica letteraria di Meduza, Galina Juzefovič parla del nuovo romanzo di Sorokin, scrittore già insignito dei premi Andrej Belyj, “NOS”, “Bol’šaja kniga”.

La scorsa estate, nel suo singolare discorso sul numero letterario della rivista Esquire, Vladimir Sorokin ha scritto: “Di recente, in un grande negozio di calzature, ho visto un paio di scarpe ispirate ai modelli precedenti alla produzione di massa: pelle ruvida, tacco disomogeneo, suola con testine in rame di “chiodi” che, naturalmente, allora non c’erano. Un prodotto di massa con l’aspetto di un prodotto artigianale. Era come se quelle scarpe dicessero: “L’uomo si è stancato di cose tutte uguali. Non è ora di tornare, almeno nell’aspetto esteriore, alla produzione artigianale?” La carta stampata sta cedendo sempre più il passo all’elettronica, il fatto che presto si smetterà di stampare libri è ormai un luogo comune, le tirature stanno crollando. Ho l’impressione che il libro possa salvarsi solo diventando un oggetto artigianale, lanciando una sfida non solo all’era digitale, ma anche, in qualche modo, a quella di Gutenberg. Deve sembrare che ogni libro sia stato stampato a mano con calchi in piombo fissati dalle dita su carta prodotta a mano. La rilegatura deve conservare le tracce di un lavoro minuzioso e paziente. Il libro deve avere l’odore di qualcosa di originale e irripetibile. Così, il libro erigerà intorno a sé un baluardo invalicabile per il mondo digitale”.

Leggi anche
Mosca e Londra si scambiano i ritratti "delle persone care alla nazione"

Il nuovo romanzo dello scrittore è una chiara risposta alla domanda nascosta in questo passaggio: come farà la carta stampata a erigere quel baluardo e in generale a che servirà in un mondo in cui trionfano i numeri? Come accade sempre con Sorokin, questa risposta risulta paradossale, molto buffa e assolutamente sconfortante: in un futuro non troppo lontano, a metà del XXI secolo, i libri diventeranno combustibile nel più vero senso del termine, non si leggeranno più ma vi si preparerà da mangiare.

Naturalmente, però, non su qualsiasi libro e non qualsiasi piatto. Edizioni preziose, libri autografati dagli autori, manoscritti, incunabuli e altre rarità diventeranno i ceppi per la costosa, illegale e per questo particolarmente accattivante, attrazione culinario-letteraria book’n’grill. Intraprendenti venditori di libri usati cominceranno a procurarsi da musei, biblioteche o collezioni private libri rari (conservarli in casa diventerà pericoloso), speciali postini di libri si occuperanno di consegnare l’opera desiderata a casa del committente e una volta lì uno chef invitato per l’occasione lo userà per prepararci un piatto, corrispondente al volume e al contenuto: spiedini di storione con Dostoevskij, bistecca arrachera con Dos Passos, ostriche al parmigiano con la prima edizione de Le anime morte… Lo stesso processo di cottura è uno spettacolo di varietà: lo chef non soltanto brucia il libro, ma sfoglia anche le pagine in fiamme con uno strumento speciale (il cui nome professionale è excalibur), per questo nel gergo dei cuochi questo processo viene chiamato lettura.

Il protagonista di Manaraga è Geza Jasnodvorskij, un esperto book’n’griller specializzato in classici russi (nel mondo della cucina letteraria ogni chef ha la propria specializzazione: qualcuno cucina su grandi romanzi americani, qualcuno sulla letteratura inglese o francese, qualcun altro sulla letteratura antica o, al contrario, post-sovietica). Geza si esibisce per il mondo dalla Norvegia al Giappone, sfugge agilmente dalla polizia (in questo lo aiutano delle speciali “pulci intelligenti”, una via di mezzo fra parassiti mutanti e chip collegate direttamente al cervello) e brucia spavaldo esemplari inestimabili dell’Idiota o della Steppa di Čechov. Il placido scorrere della sua vita viene interrotto da un messaggio segreto dello stato maggiore di tutti i book’n’griller mondiali: l’eroe dovrà recarsi urgentemente a una riunione segreta degli chef letterari in un pittoresco castello bavarese. Là, Geza viene a conoscenza di una notizia allarmante: tramite una speciale “macchina molecolare”, ignoti malintenzionati hanno creato una nuova tiratura della prima edizione di Ada di Nabokov, qualche migliaio di esemplari completamente identici, copie perfette nelle quali nessuno mai riuscirà a individuare la contraffazione, ed è evidente che i piani dei malfattori sono ben più pericolosi di quanto sembri a prima vista… Il nido dei falsari si trova in cima al Manaraga, sui monti Urali, e tocca proprio a Geza incamminarsi verso quel territorio lontano dal processo letterario per occuparsi della distruzione della “macchina molecolare”.

Leggi anche
Cos’è il berretto “balaclava”? Come il nome di una città della Crimea è diventato quello di un berretto

Vladimir Sorokin è uno dei circa quattro scrittori contemporanei che non annoiano praticamente mai. Costruito sul modello de Le anime morte (bruciate senza pietà da Geza nell’inespugnabile tenuta di un boss mafioso della Transilvania), Manaraga si presenta come una serie di diversi grill-party nel corso dei quali il protagonista fa la conoscenza di vari clienti molto caratterizzati, per così dire, dal punto di vista letterario. La grande famiglia ebrea ortodossa, che ordina, su un catamarano nell’oceano, collo di pollo ripieno cotto su un libro di Babel’, parlerà e si comporterà esattamente come personaggi di Babel’. Le cantanti liriche che chiedono frutta caramellata preparata su Roman s kokainom (Romanzo con cocaina) di M. Ageev, naturalmente, si butteranno subito sulla cocaina e inizieranno a parlare come personaggi di Ageev. E la troupe cinematografica che ha appena finito di lavorare al film su Il maestro e Margherita e festeggia l’evento con pesce persico cucinato sulla prima edizione del romanzo di Bulgakov, si butta davanti a Geza in un’allegra rissa con diavolerie e scazzottate stile Korov’ev e Begemot. Nel romanzo ci sono rimandi accattivanti-ironici all’opera dello stesso Sorokin, cameo per veri appassionati e stratagemmi da ventriloquo: frammenti “di Gogol’”, “di Tolstoj”, “di Nietzsche” e, a sorpresa, persino “di Prilepin”, tutti stilisticamente impeccabili, e a tratti davvero brillanti.

Accanto alla successione degli accesi episodi autosufficienti, il romanzo presenta anche un dinamico intreccio globale (persino il cattivo, come vuole il genere poliziesco, viene presentato al lettore nella modalità “chiunque tranne lui”), un protagonista che ha un modo di parlare sorprendentemente vivo e caratteristico, e un solido, verosimile mondo futuro, appena uscito da una grande guerra musulmano-cristiana e non ancora del tutto sicuro della propria salvezza. In poche parole, un romanzo eccellente, ben più integro del caotico e ridondante Tellurija, ben più chiaro e semplice del torbido e macchinoso La tormenta e più in generale, probabilmente, il libro più riuscito dello scrittore dai tempi di Goluboe salo (Lardo azzurro), al quale assomiglia moltissimo.

Leggi anche
La signora delle pulizie Gazprom

L’unica cosa che fa sorgere alcune domande è in realtà l’idea generale che sta alla base di Manaraga. A conti fatti, essa si riduce al pensiero della correlazione fra copia e originale, dell’inevitabile trionfo della prima sul secondo, e al predominio della cosa che, usando le parole dello stesso Sorokin citate all’inizio, sembra “originale e irripetibile”, su quella che in effetti lo è. Perché accade questo, a che scopo duplicare una cosa che ha valore esclusivamente perché unica, e quale nesso c’è in tutto questo con la nostra vita di oggi (e c’è davvero un nesso o bisogna invece leggerlo come una raffinata metafora astratta): queste domande Sorokin le elude col silenzio.

Il risultato è che in tutta la sua finitezza narrativa circolare Manaraga lascia un senso di infinitezza concettuale. Difficile trattenersi dal riportare la citazione di Tom Sawyer a proposito del coltello “Barlow abbastanza autentico”: “Di dove fosse venuta, ai ragazzini del West, l’idea che le imitazioni dovessero essere inferiori all’originale è uno di quei misteri destinati forse a rimanere tali per sempre”. Non sappiamo come sia andata con i coltelli Barlow, ma con Manaraga le cose stanno proprio così.

 

Traduttrice dal russo e dall’inglese, della Russia amo la lingua, la cultura, la letteratura, le tradizioni, i paesaggi. Collaboro a RIT per trasmettere queste passioni al pubblico italiano.

dianalor330@gmail.com

Diana Loreti

Traduttrice dal russo e dall’inglese, della Russia amo la lingua, la cultura, la letteratura, le tradizioni, i paesaggi. Collaboro a RIT per trasmettere queste passioni al pubblico italiano.

dianalor330@gmail.com