In Siria muoiono militari russi. Perché il Ministero della Difesa non lo comunica subito?

Fonte: Meduza.io 06/03/2017

Il 6 marzo i media hanno riferito in una sola volta di due soldati russi, che potrebbero essere stati uccisi in Siria. Il Conflict Intelligence Team, analizzando le informazioni sui combattimenti in Siria e nel Donbass, ha appreso che il 2 marzo è stato ucciso Artem Gorubnov che serviva nell’intelligence della 96° brigata. Secondo Znak.com a Čeljabinsk è stato sepolto Ivan Slyškin, che avrebbe combattuto in Siria e sarebbe stato ucciso da un colpo di cecchino. Secondo il Ministero della Difesa in un anno e mezzo di operazioni militari in Siria sono stati 27 i soldati russi uccisi. Della morte di soldati e ufficiali si viene spesso a conoscenza dopo un lungo periodo e di regola da fonti non ufficiali. La ragione principale è il decreto presidenziale del 28 maggio 2015 sulla classificazione delle perdite in tempo di pace. Medusa ha chiesto all’avvocato Ivan Pavlov di spiegare come funziona questo decreto.

Ivan Pavlov
Avvocato, capo di “Squadra 29

Il decreto presidenziale che ha reso segreto di stato le perdite in tempo di pace è stato rilasciato nel maggio 2015. Con un gruppo di difensori dei diritti umani e di giornalisti ho contestato il decreto alla Corte Suprema dato che considero che non si possa nascondere la morte dei soldati, sia in tempo di pace che in tempo di guerra. In caso contrario, si rischia di avere un potere incontrollato e truppe non protette, della cui vita tale autorità può disporre a sua discrezione. Il tribunale ci ha rifiutati, ma stiamo progettando un ricorso presso la Corte Costituzionale.

Il decreto è realizzato in modo tale che nel testo non è possibile venire a sapere quali siano esattamente le informazioni classificate. Funziona in questo modo: sulla base del decreto del Presidente il Ministro della Difesa apporta modifiche al suo ordine e approva l’elenco delle informazioni che devono essere classificate nelle Forze Armate della Federazione Russa. Il decreto presidenziale fa riferimento solo alla categoria del segreto di Stato, i dettagli della categoria sono definiti dal Ministro della Difesa. Questo significa che il capo del Ministero della Difesa deve decidere quali tra le “informazioni sulle perdite del personale durante il corso di un’operazione” verranno considerate segreto di stato, oltre al grado di segretezza di tali informazioni.

Allo stesso tempo il decreto del Ministero della Difesa è tenuto segreto e non viene reso pubblico. Il suo contenuto può essere qualsiasi cosa: per esempio la morte di un militare in conformità con questo ordine può essere o non essere considerata riservata. Non conoscendo il testo del provvedimento, è impossibile capire se le informazioni pubblicate sono segreto di stato e quale grado di segretezza hanno. In questa situazione possiamo solo immaginare. Forse, ad esempio, non si deve comunicare allo stesso tempo il momento ed il luogo di morte mentre è possibile farlo separatamente comunicando solo il momento o il luogo. Forse non si deve segnalare della morte di due o più persone durante una operazione speciale. Forse la decisione sulla classificazione viene presa ogni volta ex-novo, a seconda delle circostanze.

Quando non si sa quali sono le informazioni che fanno parte del segreto di Stato, vi è il rischio di procedimenti penali verso persone che le divulgano. La regolamentazione legislativa russa del regime di segreti di Stato prevede la possibilità di emettere ordini segreti, che possono essere violati da persone che non li conoscono. I giornalisti o i parenti possono rivelare segreti di Stato, pur non avendo un accesso regolare a tali informazioni. Il padre di un soldato morto in una intervista ha raccontato le circostanze della morte del figlio. Saranno informazioni riservate? La responsabilità per questo è incostituzionale e inaccettabile ma, purtroppo, possibile.
A nostro avviso il decreto presidenziale viola il diritto costituzionalmente garantito di cercare, ricevere e diffondere informazioni. Questo diritto, così come altri diritti costituzionali, può essere limitato solo dalla legge e non da un atto sublegislativo come il decreto presidenziale.

Il Presidente non può estendere l’elenco delle informazioni che costituiscono un segreto di stato con un suo decreto, questo può essere fatto solo da una legge federale. L’articolo 5 della legge “Sul segreto di Stato” contiene un elenco di informazioni che costituiscono segreto di stato. È presente un elenco di categorie che possono essere considerate segreto di stato abbastanza ampio. Per legge il Presidente deve assegnare un’agenzia federale a ciascuna categoria tramite decreto. Le agenzie hanno il diritto di classificare le informazioni all’interno delle categorie, per mezzo di documenti interni. Ma a questo punto il Presidente è andato oltre ai propri poteri e ha integrato l’elenco che era stato fissato per legge.

Si può discutere a lungo sul perché alcune morti di soldati vengano secretate dal potere o se semplicemente non ne venga fatta pubblicità. Si deve comprendere che la morte di un soldato è sempre un evento triste e non va mai a vantaggio delle autorità. Alla divulgazione di queste informazioni ci si avvicina con attenzione, pensando quale possa essere il modo migliore per comunicarlo al pubblico. Le autorità, soprattutto ora, non sono interessate a diffondere tali informazioni. Se è possibile nascondere questi fatti, si cerca di nasconderli. Questo vale non solo per il nostro governo: per nessun potere è utile pubblicare tali dati. Ma non tutti possono permettersi un simile comportamento nei confronti della società.

Le versioni di questo comportamento sono molte. Si potrebbe in primis trovare un accordo con i parenti sulla segretezza, ma se poi i parenti cambiano idea si ha una fuga di notizie. Allora è necessario raccontare l’evento in modo da evitare le critiche. Compare una storia eroica: è stato ucciso in una battaglia impari, uno contro duecento combattenti dell’ISIS (come ha detto il padre di Achmetšina) e fare domande diventa imbarazzante. Allora vale la pena chiedersi perché il governo ha permesso una situazione in cui un nostro soldato si è trovato solo contro duecento? I generali non dovrebbero rispondere per gli errori nella pianificazione delle operazioni di combattimento? Quando abbiamo contestato in tribunale il decreto presidenziale sulla classificazione delle perdite, il rappresentante del presidente (un avvocato del Ministero della Difesa) ha detto che la morte di un soldato non è una situazione di emergenza. Mi sembra che in questa tesi si possano trovare risposte a molte domande. Se per le autorità la morte di un soldato non è considerata una emergenza, possiamo difficilmente contare sul rispetto per gli altri diritti civili, tra cui il rispetto del diritto di accesso all’informazione e la libertà di espressione.
Il decreto presidenziale è diventato uno strumento che, da un lato, è in grado di scoraggiare i parenti delle vittime che vogliono parlare con i giornalisti o richiedere un risarcimento materiale da parte del Ministero della Difesa, mentre dall’altro può aumentare il grado di odio verso il nemico, nascondendo o rivelando tali informazioni al momento giusto.

 

Marcello De Giorgi

Nel giugno 2015 ho creato Russia in Translation con lo scopo di fornire traduzioni in lingua italiana di articoli dalla stampa russa.