Le opinioni russe sull’amministrazione di Donald Trump e sul futuro delle relazioni russo-americane

Fonte Vnešnjaja Politika, 06/03/2017. Traduzione di Alessandro Lazzari.

Il 27 febbraio al Centro per gli interessi nazionali di Washington si è tenuta un colloquio informale con il docente dell’Università Statale di Mosca per le Relazioni Internazionali (MGIMO), direttore dell’agenzia di analisi “Politica Estera” (Vnešnjaja Politika) e responsabile di programma del club Valdai Andrej Sushentsov. Nel corso della conversazione è stata discussa una lunga lista di problemi: dalle opinioni russe sull’amministrazione di Trump fino “all’ingerenza della Russia” nelle elezioni americane. All’incontro hanno partecipato i membri del consiglio e della direzione del Centro Richard Burt, Zalmay Khalilzad, David Keene, Dov Zacheim, Susan Eisenhower ed altri ancora. Nelle vesti di moderatore è intervenuto il direttore esecutivo del centro Paul Saunders.

Nel suo intervento Sushentsov ha sottolineato che dal Cremlino filtra un cauto ottimismo ma che si evitano aspettative eccessive. A Mosca non contano eccessivamente su una rapida normalizzazione dei rapporti con gli Stati Uniti. L’élite russa si rende conto delle dimensioni degli ostacoli con i quali Donald Trump si scontra nei primi mesi della sua presidenza. Come ha fatto notare l’esperto, nei rapporti bilaterali la Russia apprezza soprattutto la stabilità e la prevedibilità. Per Mosca la vittoria di Trump è stata inaspettata e ha creato una seria condizione di incertezza.

Discutendo sulle aspettative russe, Sushentsov ha citato la risposta di Vladimir Putin alla domanda fattagli a ottobre 2016 sui suoi rapporti con l’allora ancora candidato a presidente americano Donald Trump. Putin affermò che la Russia era sempre pronta a supportare coloro che si schieravano a favore di un miglioramento delle relazioni tra i due paesi. L’amministrazione russa era pronta a lavorare con qualsiasi leader americano alla Casa Bianca. Questo segnale stava a significare che il Cremlino era pronto ad una convenzionale normalizzazione delle relazioni bilaterali in caso dell’attesa vittoria di Hillary Clinton. Secondo Sushentsov, Mosca considerava la potenziale amministrazione Clinton come una continuazione di una prevedibile, seppur negativa, dinamica. Ciò era lontano dall’essere ideale, ma permetteva comunque alla Russia di riassestare i propri piani.

Al Cremlino, con la venuta di un nuovo presidente americano, si respira un cauto ottimismo riguardo lo sviluppo delle relazioni russo-americane. Inoltre, nella dirigenza russa crescono i timori che una forte opposizione alla politica di Trump all’interno degli Stati Uniti potrebbe paralizzare il lavoro della sua squadra. Andrej Sushentsov ha fatto notare che Mosca si rende perfettamente conto che in politica interna il fattore russo non può essere considerato positivo per Trump. Le accuse di legami segreti con la Russia rivolte al nuovo presidente danneggiano la sua attività. Tra l’altro gli stessi russi non credono in queste teorie del complotto e seguono attentamente il loro sviluppo.

Considerando l’attuale stato di incertezza, il Cremlino si è preso una pausa e non si aspetta azioni attive da parte della squadra di Trump nell’immediato futuro. Gli imminenti cambiamenti di personale nella nuova amministrazione americana e nell’ambasciata russa a Washington richiedono cautela da parte di Mosca. Stando alle parole di Sushentsov, la dirigenza russa si aspetta che prossimamente Trump fisserà le sue priorità politiche. Successivamente, è possibile, proverà a coinvolgere la Russia nelle trattative riguardanti problemi neutrali come, per esempio, la collaborazione nell’Artico. A Mosca suppongono che simili iniziative potranno essere prese non prima dell’estate del 2017.

Secondo Sushentsov, la presidenza Trump ha creato una finestra di possibilità per il superamento del trend negativo nelle relazioni tra i due paesi. La crisi ucraina, che rappresenta il punto più alto di questo trend, difficilmente sarà rimossa dall’agenda del giorno. Tuttavia si conserva la possibilità di raggiungere una reciproca normalizzazione nel cyberspazio e nella collaborazione intorno al programma nucleare nordcoreano. Allo stesso modo in Russia sperano che Trump possa dare il proprio consenso alla reciproca rinuncia di scontro in Asia Centrale. Agli elettori americani potrebbe presentarlo come un successo in politica estera e un rafforzamento delle garanzie di sicurezza degli Stati Uniti agli alleati in Europa. 

La posizione di Trump nei confronti della Russia ha provocato rigetto nell’establishment del partito repubblicano durante la campagna preelettorale. Nel pubblico russo ha causato, chiaramente, l’effetto opposto. L’esperto ha spiegato che Trump si inserisce solo in parte nell’archetipo del mercante russo fortunato o dell’uomo d’affari di successo dei “pazzi anni Novanta”. Al contrario, Hillary Clinton appariva agli occhi dei russi come un “artificioso burocrate di partito” che esprime opinioni politiche politicamente corrette.

Molti partecipanti dell’incontro hanno avanzato l’idea secondo cui la Russia è diventata uno strumento per attaccare Trump. La stampa e gli opponenti politici hanno creduto volentieri nella presenza di canali segreti di collegamento di Trump con la dirigenza e i servizi segreti russi. A questo proposito alcuni partecipanti alla riunione hanno presupposto che a Vladimir Putin convenga prendere l’iniziativa e proporre alla dirigenza americana qualcosa di attraente. Stando alla loro opinione, alla Russia conviene dimostrare il proprio interesse a migliorare i rapporti. Questo limiterà le possibilità dei mass media e degli opponenti di Trump di utilizzare la Russia come strumento per attaccare la Casa Bianca. Tuttavia, secondo Sushentsov, le basse aspettative di Mosca stanno a significare che non è pronta a scendere a seri compromessi. L’esperto ha espresso la propria convinzione che, nella rappresentazione dei paesi occidentali, l’opportunismo della Russia è fortemente sopravvalutato. Il desiderio di Mosca di raggiungere stabilità e prevedibilità nelle relazioni con gli Stati Uniti esclude simili manipolazioni.

È stata sollevato il problema delle intromissioni da parte di hacker russi nei server del partito democratico e della loro ingerenza nel processo elettorale americano. Sushentsov ha evidenziato che con ogni probabilità queste azioni non sono conseguenza di un ordine diretto di Vladimir Putin. Gli attacchi informatici sono riusciti a creare ancora maggiore instabilità nelle relazioni con gli Stati Uniti, cosa che il Cremlino cerca di evitare. Poiché Mosca si aspettava la vittoria di Hillary Clinton, le azioni degli hacker avrebbero potuto danneggiare le relazioni con la nuova amministrazione americana ancora prima che questa iniziasse il proprio lavoro. Una simile prospettiva non corrisponde al cauto approccio della dirigenza russa.

La visita di Sushentsov a Washington si è tenuta nell’ambito della collaborazione con il Centro per gli interessi nazionali. Il 6 febbraio all’Università Statale di Mosca per le Relazioni Internazionali (MGIMO) aveva auto luogo la conferenza “Prospettive delle relazioni russo-americane nel nuovo contesto politico”, organizzata dalla Cattedra di analisi applicata dei problemi internazionali, dall’agenzia “Politica Estera” e dal Centro per gli interessi nazionali (Stati Uniti).

Sono nato nel 1993 in provincia di Treviso. Nel 2015 mi sono laureato in Lingue, civiltà e scienze del linguaggio presso l’università Ca’ Foscari di Venezia con una tesi sulla crisi dei missili di Cuba analizzata dal punto di vista sovietico dell’epoca. Nei tre anni a Venezia ho studiato tedesco e russo. Dopo l’esperienza di un semestre all’Università Pedagogica di Tula, ho deciso di tornare in Russia a proseguire i miei studi. Attualmente sono studente magistrale presso l’Università Statale di Mosca per le Relazioni Internazionali (MGIMO). Nel tempo libero insegno italiano a ragazzi russi. Sono appassionato di storia sovietica e traduco volentieri articoli di politica ed economia.

Alessandro Lazzari

Sono nato nel 1993 in provincia di Treviso. Nel 2015 mi sono laureato in Lingue, civiltà e scienze del linguaggio presso l’università Ca’ Foscari di Venezia con una tesi sulla crisi dei missili di Cuba analizzata dal punto di vista sovietico dell’epoca. Nei tre anni a Venezia ho studiato tedesco e russo. Dopo l’esperienza di un semestre all’Università Pedagogica di Tula, ho deciso di tornare in Russia a proseguire i miei studi. Attualmente sono studente magistrale presso l’Università Statale di Mosca per le Relazioni Internazionali (MGIMO). Nel tempo libero insegno italiano a ragazzi russi. Sono appassionato di storia sovietica e traduco volentieri articoli di politica ed economia.