“Scintilla” di vita e di speranza: come fermarono l’assedio di Leningrado

Fonte: Izvestia.ru 18/01/2017

Il 18 gennaio del 1943 nella regione di Schlissel’burg si scontrarono le truppe nei fronti di Leningrado e di Volkhov

Il 18 gennaio 1943, alle ore 14.00 circa, sotto il campanile a Schlissel’burg fu issata la bandiera rossa da Gubanov, soldato della 86ª divisione fucilieri del fronte di Leningrado. Poche ore prima, alle 11.45, le armate di Volkhov e Leningrado si incontrarono, superati gli ultimi pochi chilometri dalla difensiva tedesca. L’Operazione “Scintilla”, iniziata il 12 gennaio, si concluse con la rottura dell’assedio di Leningrado.

Nonostante il fatto che l’assedio della città avrà fine solo l’anno seguente, nel gennaio 1944, l’essere riusciti ad aprire in quei giorni uno stretto corridoio dette la possibilità alla città di respirare: in soli 17 giorni attraverso il corridoio verrà costruita una linea ferroviaria di 30 chilometri, attraverso la quale sarebbe arrivato a Leningrado il primo treno dalla “Grande Terra”. Il pane razionato secondo il sistema sovietico gradualmente aumentò fino ad arrivare alle norme medie del Paese, e la fabbrica Nadezhda Krupskaya produsse diverse tonnellate di dolcetti “Mishka na Severe” (“Orsetto al Nord”), popolari prima della guerra.

Salvare Leningrado

Dall’inizio dell’inverno 1942 la situazione intorno a Leningrado divenne critica – dall’autunno furono portati via più di un milione di uomini dalla città, la cui popolazione prima della guerra contava circa 3 milioni di persone. Durante l’inverno precedente in città ogni giorno morivano diverse migliaia di persone –  il numero totale delle vittime dell’assedio, secondo varie fonti, va da 600 a 800 mila di uomini, ma i decessi sarebbero aumentati proprio durante quel primo inverno della bloccata. Non ebbero successo diversi tentativi di rompere l’anello intorno alla città (solo durante la primavera e l’estate del 1942 ci furono due importanti operazioni).  Per facilitare la partecipazione dei cittadini fu acconsentita l’apertura nel novembre del 1941 della “Strada della Vita”, ma era ovvio che le sue risorse non sarebbero state sufficienti per salvare la città. In previsione del nuovo blocco invernale il comando dette inizio all’operazione di salvataggio di Leningrado.

Dalla «Scintilla» divampi la fiamma

Inizialmente si progettava di realizzarla in due fasi – nella prima, che doveva essere conclusa verso la fine del 1942, le truppe dei fronti di Leningrado e di Volchov dovevano impossessarsi del cosiddetto ripiano di Schlissel’burg – Sinyavino, dove la distanza tra essi era minore; nella seconda, nel febbraio del 1943, della piazza d’armi di Oranienbaum. Nel quartier generale decisero di fermarsi alla prima fase, ma di spostare a gennaio l’inizio dell’operazione. Secondo una delle leggende, il nome dell’operazione fu dato da Stalin – dopo aver ricordato i vani tentativi precedenti e contando sul fatto che questa volta i soldati dei due fronti sarebbero riusciti ad andarsi incontro e che più tardi avrebbero raggiunto questo successo, Stalin avrebbe pronunciato: “E possa dalla “Scintilla” divampare la fiamma.”

Tre operazione della squadra d’assalto

Nella primavera del 1942 nei pressi di Leningrado venne effettuata l’operazione Ljiubanskaja, che tuttavia si rivelò infruttuosa. L’operazione si concluse con la morte della seconda squadra d’assalto, quando, cercando di liberare Leningrado, scomparirono quasi 30 mila soldati nei paludosi boschi intorno alla città. Il comandante della squadra, il generale Vlasov, fu catturato e successivamente iniziò a collaborare con la Wehrmacht, intanto la seconda squadra d’assalto era stata ricomposta e cercò di passare attraverso l’anello dell’assedio fino alla vittoria. Ripristinata nel luglio del 1942 nel quartiere Putilovo, prese parte all’operazione successiva, l’operazione di Sinyavino, ma di nuovo non riuscì a sconfiggere la resistenza delle truppe tedesche. Nel gennaio del 1943, tra le truppe del fronte di Volkhov, la squadra d’assalto inflisse l’attacco principale nella direzione del centro urbano operaio n°1 e n°5, e della stessa Sinyavino per il collegamento con il fronte di Leningrado.

L’ultima salva della fortezza di Schlissel’burg

La seconda truppa d’assalto sovietica passò all’offensiva la mattina del 12 dicembre 1943, insieme ad altre cinque truppe (anche una, la 14esima truppa dell’aviazione, che provvedeva al rinforzo aereo). Per le truppe partecipanti all’operazione c’era l’imminenza di attraversare la Neva sotto il fuoco nemico e vincere la loro resistenza nel quartiere fortificato e paludoso del ripiano Schlissel’burg – Sinyavino. Ma fino al 18 gennaio tra i due fronti rimaneva soltanto qualche chilometro e presto il fronte di Leningrado e Volchov si sarebbero incontrati nel quartiere del Raboch al n°5. Allineata sulla celebre fortezza di Schlissel’burg, la batteria d’artiglieria sferrò l’ultimo assalto, e la sera dello stesso giorno alla sede arrivò materiale edile per la costruzione della ferrovia che portava fino alla città.

“Nel corridoio della morte” per amore della vita

La ferrovia che va verso Leningrado, che porta il nome di “Strada della vittoria”, è lunga circa 30 kilometri e fu costruita in 17 giorni: in questo periodo i costruttori, diretti dal capo della Lenmetrostoia Ivan Georgrievich Zubkov, tracciarono il percorso attraverso boschi e paludi, e attraverso la Neva costruirono sull’acqua un ponte lungo 1300 metri La larghezza del passaggio riscattato dalle truppe variava dagli 8 fino agli 11 km e alcune parti della strada arrivavano a 3-4 km di distanza dalla posizione d’artiglieria dei tedeschi. Ben presto venne chiamato “corridoio della morte”. Ma la città assediata aspettava gli aiuti e i ferrovieri impegnavano le proprie forze nel “Corridoio della morte” per amore della vita.

Lo Sbarco Felino

Leningrad region. USSR. The Great Patriotic War. Aftermath of the war. A cat in Bolshoye Zarechie village. Photo TASS
Ленинградская область. Кошка на пепелище в деревне Большое Заречье. /Фотохроника ТАСС/

Uno dei primi treni giunti a Leningrado dopo il blocco forzato venne da Jaroslavl’, diventando un trasporto eccezionale con quattro vagoni di gatti. Nella città sotto assedio non rimasero uccise solamente persone, infatti verso la fine del primo assedio invernale in città non rimase nemmeno un animale domestico, ma il numero di ratti divenne enorme: mangiarono le ultime scorte di cibo, invasero tutti i campi delle abitazioni e Leningrado arrivò sull’orlo di un’epidemia. Per far fronte a questa piaga si formarono delle squadre speciali, anche se per combattere contro l’invasione dei roditori la forza umana fu quasi inutile – l’anello si ruppe difficilmente chiedendo aiuto a Jaroslavl’. La gente del posto trovò una soluzione: qualcuno portò sulla strada dei gatti affamati, che venivano considerati come delle trappole per topi, e qualcuno portò anche i propri amati animali domestici. Quasi tutta la città arrivò ad accogliere l’arrivo del “Treno dei gatti” a Leningrado. Chi degli animali domestici non ne aveva, dopo comprò un gattino al mercato –a volte le offerte arrivano fino a 500 rubli per un gatto, anche se il pane era venduto a 50 rubli al chilo. Tuttavia la maggior parte dei gatti venne uccisa durante l’assedio nella città, ed alla fine della guerra a Leningrado arrivò ancora un altro convoglio siberiano. Ma nel 2000, nella strada Bolshaja Sadovaja venne eretto un monumento ai gatti del blocco – al Gatto Eliseo ed alla Gatta Vasilisa.

Fuochi d’artificio nella Leningrado assediata

Subito dopo che il Sovinformbjuro (la principale agenzia giornalistica sovietica tra il 1941 e il 1961, ndr) nella tarda serata del 18 gennaio diffuse la straordinaria notizia della rottura dell’assedio, nella città estenuata risuonarono fuochi d’artificio di festa. Le strade, coperte di residui di proiettili e bombe, furono abbellite con bandiere. I passanti, sopravvissuti insieme alla città per due terribili inverni, nelle strade, rimaste sotto il fuoco, festeggiavano insieme la vittoria, alla quale mancava ancora poco più di un anno. L’assedio infatti sarebbe completamente terminato il 27 gennaio 1944.

 

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L’idea di una collaborazione tra Russia in Translation e la SSML Istituto Universitario Carlo Bo sede di Firenze nasce dal desiderio di mettere alla prova le capacità traduttive degli studenti già durante il loro percorso di studi e permette al gruppo classe non solo di mette in pratica in modo costante le tecniche acquisite quotidianamente in aula, ma altresì di avvicinarsi al mondo ed alla cultura russa.
Sotto la supervisione delle Prof.sse Alessandra Gennaioli e Natalia Zhukova, gli studenti del secondo anno propongono così articoli che spaziano dalla letteratura alla politica, dalla musica allo sport, dall’economia al cinema.
La classe lavora in gruppi ed i membri di ogni gruppo operano un’attività di brainstorming e una revisione reciproca fino ad arrivare alla versione finale che viene pubblicata di comune accordo.
Ovviamente, la suddivisione in gruppi avviene non seguendo l’alfabeto, bensì sulla base degli interessi personali degli studenti perché oltre che un lavoro, la traduzione deve essere un piacere!

SSML Carlo Bo Firenze

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