Se resistete verrete arrestati

Fonte: Meduza.io 26/01/2017

La protesta nel centro di Mosca è finita in scontri con la polizia e arresti di massa. Un reportage di Medusa

Il 26 marzo a Mosca e in altre città russe si è tenuta un’azione di protesta contro la corruzione ispirata dall’inchesta del Fondo per la lotta alla corruzione (FBK) su Dmitrij Medvedev, “Non chiamatelo Dimon“. Dopo il rifiuto da parte delle autorità di Mosca del permesso a sfilare sulla via Tverskaja, il fondatore di FBK Alexej Naval’nyj ha invitato i suoi sostenitori a fare una “passeggiata” lungo quella strada alle due di domenica. Come risultato la maggior parte dei manifestanti si è riunita in piazza Puškinskaja dove la manifestazione si è conclusa con arresti di massa. Secondo i dati del Ministero dell’Interno, la protesta ha coinvolto dalle sette alle otto mila persone. Gli attivisti ritengono che le persone siano state molte di più. I corrispondenti di Medusa sono stati più di tre ore tra la tverskaja, piazza puškinskaja e le vie circostanti e hanno descritto cosa è accaduto nel centro di Mosca.

La polizia ha cominciato ad arrestare i manifestanti già mezz’ora prima dell’inizio della manifestazione. Intorno alle 13:30 hanno arrestato un uomo che stava camminando a piedi nudi su piazza triumfal’naja, con legato sulle spalle un fascio di scarpe da ginnastica. Allo stesso tempo, un agente di polizia che era in servizio presso il Manege diceva che non aveva sentito parlare di nessun incontro organizzato e che il numero delle forze speciali in città era “normale”.
Lungo tutta via tverskaja, nei vicoli e vicino alle stazioni della metropolitana erano posizionati furgoni e autoinnaffiatrici della polizia. La maggior parte delle persone ha immediatamente cominciato a raccogliersi in piazza pu
škinskaja, anche se gli organizzatori avevano chiesto ai propri sostenitori di camminare lungo tverskaja, da piazza belorusskaja al Manege e ritorno.

Su piazza triumfal’naja si trovavano pochi uomini, simili a membri del centro “E” del Ministero degli interni: con la barba lunga, pantaloni della tuta e piccole videocamere. “Dovrebbero fermare Naval’nyj già a Lublino” (una zona di Mosca, NDR) – ha detto uno di loro (dove e quando sarebbe arrivato il politico dell’opposizione, che ha ispirato la manifestazione non era stato comunicato). Il secondo di loro guardava i membri dell’opposizione riuniti sulla piazza: una giovane coppia con un cane, tre studenti con incollata sugli zaini una stampa con le parole “On vam ne Dimon” (“Non chiamatelo Dimon”). “Se ce ne fosse uno qui non per i soldi, ma per le proprie idee – ha detto ai colleghi il poliziotto – almeno uno! È disgustoso!”. “Un compagno di classe ieri mattina mi ha minacciato dicendo che avrei avuto problemi se fossi venuto qui – ha detto a Medusa, uno studente di un liceo di Mosca – quella è una forma malata di patriottismo”.

Alexej Naval’nyj alla fine è arrivato poco dopo le due alla stazione della metropolitana Majakovskaja, è riuscito a sfilare per la tverskaja per qualche isolato per essere poi arrestato in via mamonvskaja. Il politico è stato portato in un furgone cellulare ma la gente lo ha circondato e per lungo tempo non lo ha lasciato uscire. Tuttavia Naval’nyj è stato portato alla stazione di polizia di Novye Čeremuški e arrestato in attesa di un procedimento per illecito amministrativo, che si terrà la mattina di lunedì 27 marzo.

Naval’nyj nel furgone cellulare, 26 marzo 2017 Foto: Maksim Shemetov / Reuters / Scanpix / LETA

Su piazza puškinskaja e nei vicoli vicini alle 14:00 c’erano già almeno 8-10 mila persone. Nessuno di loro ha pronunciato discorsi e tra loro non c’erano politici noti. Hanno urlato: “Impeachment!”, “Russia senza Putin!”, “Dimissioni del governo!”, “La Russia sarà libera!”, “Fino a quando siamo uniti, siamo invincibili!”, “Abbasso il potere del KGB!”. “Putin 17 anni, potere! E che cosa ha fatto? Tutto sta cadendo a pezzi. È una medicina per suicidi. In 17 anni sarebbe stato possibile imparare o trovare un nuovo Gesù che salvasse la Russia “- ha spiegato una donna alle amiche.

Nella prima mezz’ora la polizia ha invitato i manifestanti a disperdersi, arrestando solo quelli che sollevavano cartelli. Uno dei poliziotti ripetava ogni tre minuti con un megafono: “Amici! Per esprimere la loro posizione civile questa domenica potete andare a Sokolniki in una posizione concordata. Ci vuole mezz’ora di strada”(alludeva al parco di Sokolniki. Nel complesso, questa cortesia non è di solito caratteristica di un agente di polizia a manifestazioni non autorizzate).
Quando sul piedistallo del monumento a Puskin è salito un uomo con un cartello “Putin 666” è stato attaccato da una dozzina di agenti di polizia in tenuta antisommossa con caschi e manganelli. Lo hanno afferrato per le braccia e le gambe e lo hanno portarono attraverso la piazza verso un furgone cellulare.

La polizia ha circondato diverse decine di giovani ed è scoppiata una rissa tra di loro. Uno dei poliziotti è stato gettato a terra, ad un’altro hanno tolto il casco. L’agente senza casco ha cominciato a far oscillare il manganello e a colpire in tutte le direzioni. In aiuto dell’agente sono arrivati diversi poliziotti in tenuta antisommossa, portando fuori il collega dall’accerchiamento. “Vi stenderemo!” – ha gridato alla polizia un giovane uomo con occhiali da sole e la bandiera russa sulla tasca anteriore della giacca.
Poi la polizia ha iniziato ad arrestare tutti. Uno di loro ha detto al megafono: “Cittadini, disperdetevi, altrimenti verranno applicati forza fisica e i mezzi speciali”.

I manifestanti hanno nuovamente scalato il piedistallo del monumento. Hanno attaccato su di esso dei manifesti: “Dimon, da dove viene il denaro per la Toscana?” e “Medvedkov sotto processo”. Sono salite anche un paio di persone con dei cartelli “Chiediamo risposte” e “Basta tacere”. Nella mezz’ora successiva la polizia antisommossa e gli oppositori si sono alternati sul piedistallo. I manifestanti hanno cominciato a scherzare sul fatto che giocassero a “Re sulla montagna“.

Verso le tre alcune decine di agenti della polizia antisommossa hanno creato una catena tenendosi l’uno con l’altro ed hanno tagliato in mezzo alla folla. Hanno cercato di tirarne fuori un paio di persone, ma sono state circondati dai manifestanti. Dalla folla verso la polizia sono volate bottiglie di plastica, pietre, mele. La polizia ha gettato a terra diversi manifestanti e li ha colpiti con dei pugni. “Crepate bastardi! – gli ha gridato un uomo con il cartello “Naval’nij 2018”. “Se reagirete vi arresteremo” ha gridato un poliziotto al megafono.

Dopo mezz’ora dall’inizio della manifestazione sulla Puskinskaja avevano arrestato almeno 100 persone. Nonostante questo la gente della zona è diventata sempre di più. “Non arresterete tutti!” – gridavano in mezzo alla folla.

Dei poliziotti trattengono una protestante, 26 marzo 2017 Foto: Maksim Shipenkov / EPA / Scanpix / LETA

Gli agenti di polizia in fila a catena hanno cominciato a estrudere le persone dal monumento a Puskin. Uno dei manifestanti è inciampato ed è caduto, un poliziotto lo ha colpito con il manganello alla testa, l’uomo ha perso conoscenza. Tre agenti di polizia hanno preso l’uomo per un braccio che ha battuto la testa sull’asfalto, poi lo hanno portato via in un furgone cellulare. “Non fate resistenza!” – ha gridato un poliziotto in tenuta antisommossa. Nella sua direzione è volato un frammento di mattone. “State violando la Costituzione! – ha gridato un uomo in giacca sportiva, poi rivolto agli altri manifestanti – su ragazzi, agganciamoci per le braccia e non lasciamo prendere nessuno”. “La prossima volta dobbiamo portare bottiglie di plastica piene d’acqua, le si possono infilare nelle maniche per combattere” – ha suggerito un uomo in giacca e cravatta.

Durante una delle ondate di arresti un poliziotto ha colpito alla testa con il manganello una donna con una bandiera multicolore. Ha barcollato ed è quasi caduta. “Colpisci tua suocera, ***** [capra]!” – ha gridato un uomo che era di fianco. È stato immediatamente arrestato. “Feccia” – gli ha detto un poliziotto e lo ha colpito con un manganello sulla pancia. L’uomo ha perso dalla tasca della giacca una tavoletta di cioccolato.

“Andiamo al Cremlino!” – ha suggerito un uomo con una bandiera russa in mano. Dietro di lui dalla piazza verso il Manege si sono spostate circa 500 persone. Sul viale strastnyj la polizia gli ha bloccato la strada. “Signori, pensate alle conseguenze!” – li hanno avvertiti molto gentilmente con un megafono. “Sfondiamo?” – ha detto agli amici un giovane di vent’anni. “Vuoi sfondare?” – ha chiesto una ragazza in piedi accanto a lui. “Penso che sia un rischio inutile ora” – ha risposto. Sono tornati sulla piazza.

Su piazza puskinskaja nel frattempo, due giovani erano saliti su un lampione da dove avevano più volte cosparsi di acqua la polizia con una bottiglia. Sono stati circondati. “Scendete, ragazzi, non vi tratterremo!” – ha detto un agente. Sulla piazza hanno iniziato a scandire: “Non scendete!” un poliziotto ha cercato invano di salire sul lampione. “Dopo tutto sedersi sul lampione è un loro diritto – ha scherzato l’uomo accanto a lui – voi siete la nostra Statua della Libertà!”. “Teniamo duro! Mi chiamo Pasha”- ha riso un giovane sul lampione. Dalla folla gli hanno gettato un berretto e una bandiera russa. Pasha ha cominciato a cantare l’inno nazionale russo. Quando sono scesi sono stati arrestati.

Un agente cerca di rimuovere dei protestanti da un lampione su piazza puskinskaja, 26 marzo 2017 Foto: Ivan Sekretarev / AP / Scanpix / LETA

I manifestanti infine sono stati spinti indietro dal monumento a Puskin verso il teatro “Russia” e hanno cominciato a costruire barricate con scatole e tavole, lasciati dai manutentori della piazza. La polizia ha superato facilmente la barricata e ha proseguito negli arresti. Uno degli uomini ha cercato di afferrare il manganello di un poliziotto. Lo hanno gettato a terra, circondato e picchiato con i manganelli su gambe, schiena e testa. “Voi avete i manganelli – noi abbiamo la parola!” – scandivano in mezzo alla folla. La polizia ha abbattuto un altro uomo che, dopo essere stato bastonato, ha perso conoscenza.
Tre ore dopo l’inizio della manifestazione i partecipanti sono stati spinti da piazza puskinskaja in direzione del viale strastnyj e sul Bol’
šoj Dmitrovki. Il traffico su entrambe le strade è stato bloccato. Nell’ingorgo sul Bol’šoj Dmitrovki una macchina ha suonato “Rodina” del gruppo DDT e “Peremen” dei Kino.

Parte dei manifestanti è andata sulla piazza vicina al monumento a Aleksandr Tvardovskij sul viale tveskij e la polizia, dopo essere rimasta per qualche tempo, se ne è andata. Gli hanno gridato “Ben fatto!”. Le poche decine di persone restanti si sono impegnate in dibattiti politici con i passanti, alcuni hanno letto poesie. Nel frattempo il cordone su piazza puskinskaja è stato rimosso e sono ritornate diverse centinaia di manifestanti. Alcuni di loro hanno cantato “Guerra santa”. Quando sono passati all’inno nazionale russo sono ricominciati gli arresti. Altre persone sono stati gradualmente sfollate dalla tverskaja. Alcuni sono stati trattenuti con la forza, qualcuno è stato preso a calci. Un altro folto gruppo di partecipanti ha cercato di muoversi verso il Manege, anche li sono iniziati gli arresti.

Secondo i dati di OVD-Info alle 18:50 erano state arrestate 785 persone in seguito alla manifestazione. Il servizio stampa del Ministero degli Interni di Mosca ha riferito che è stato ferito un ufficiale di polizia. È stato ricoverato in ospedale con una ferita alla testa. Il capo del dipartimento per la sicurezza regionale di Mosca Vladimir Černikov ha dichiarato che la polizia durante l’azione “si è comportata in maniera impeccabile”.

Marcello De Giorgi

Nel giugno 2015 ho creato Russia in Translation con lo scopo di fornire traduzioni in lingua italiana di articoli dalla stampa russa.

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