Sulla condanna a morte tramite silenzio

Fonte Novaja Gazeta 28/03/2017    Autore: Slava Taroščina  Traduzione: Paolo Zirulia

La fine della strategia “se una manifestazione non esiste in televisione, non esiste nella vita”.

Piazza Puškin una tale folla di persone non la vedeva da una ventina d’anni. Lo dichiaro con piena autorità in quanto abitante del centro, la cui anamnesi immancabilmente presenta numerose manifestazioni di tutti i tipi.

Quanto più spregiudicati volteggiavano gli elicotteri, quanto più insistente la voce nel megafono provocava e paventava conseguenze, tanto più impetuosamente la piazza si riempiva di persone. Arrivata a metà di via Bol’šaja Bronnaja, riccamente adorna di autobus cupi e grigi , ho deciso di tornare a casa, ma non ce l’ho fatta. Una compatta marea di persone mi ha trascinata in avanti. Già all’angolo con via Tverskaja non si percepiva più alcun movimento. Al di sopra di una schiera di minute guardie nazionali vestite di nero (ai piedi di uno di loro si era acquattata una bomboletta rosso vivo, simile a uno spray urticante) svettava un enorme poliziotto dai capelli rossi, che alternava un ricercato turpiloquio al bollettino degli eventi. Cosa possiamo fare, brontolava al cellulare, qui se ne sono radunati non meno di trentamila.

Tornata con difficoltà a casa, mi sono precipitata verso il computer e il televisore. Il primo mi diceva, per bocca del Ministero dell’Interno, che i manifestanti erano ottomila (saluti al poliziotto rossiccio!), il secondo non diceva niente. L’aggiornatissima sezione notizie forniva le ultime informazioni sulla dispersione di una manifestazione nello Yemen. L’aggiornatissima sezione documentari trasmetteva la saga su Motorola (Arsen Pavlov, NdT). L’aggiornatissima sezione film dava “Una vergine da rubare”, nel quale un personaggio esorta l’altro a non confondere la propria lana con quella dello Stato. Solamente questa vecchia battuta poteva essere interpretata da uno spettatore politicizzato e appassionato alle allusioni come un accenno allo slogan delle manifestazioni contro la corruzione “Per voi lui non è Dimon” (diminutivo di Dimitrij, Medvedev NdT). A notte fonda Solov’ev ha avuto l’ardire di recitare uno sconclusionato monologo (alla maniera di una persona al megafono) sulle provocazioni e sulle conseguenze. Il giorno seguente voci sulle proteste avvenute in tutto il paese si sono alzate più volte nei talk-show, salvo essere immediatamente zittite dai solerti conduttori. I saggi del Cremlino si attengono a una strategia sicura: ciò che non esiste in tv, non esiste nella realtà. Poco tempo fa non ci fu la marcia in ricordo di Nemtsov e adesso non c’è stata l’azione di protesta di Naval’nyj. Come disse Zinaida Gippius, qualsiasi altro sguardo sul mondo, diverso da quello del Cremlino, è condannato a morte tramite il silenzio.

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I geroglifici della storia sono una cosa divertentissima. Il 26 Marzo 2000 iniziò l’era di Putin. Sono passati esattamente diciassette anni da quel momento, in cui a passo spedito entrò da vincitore delle elezioni nella Alexander House, dove si stava forgiando il suo trionfo. Da allora sono cambiati in modo radicale il Presidente, il paese e la televisione che dà forma al paese. Sembrava che la pace eterna dovesse durare per sempre. Ma ecco che arriva il 26 marzo 2017 e siamo di nuovo punto e a capo. La propaganda ufficiale ha subito una potente sconfitta.

Il talentuoso agitatore Naval’nyj ha facilmente smontato la propaganda di stato. Si capisce, i numeri sono e saranno dalla parte delle TV, ma quanto a qualità del pubblico ha vinto lui. I giovani, sogno irrealizzabile della televisione, hanno riconosciuto in Naval’nyj uno di loro.

Dapprima sotto forma di internet meme, poi di brillanti inchieste su Čajka (Jurij Jakovlevič, Procuratore Generale di Russia, NdT) e Dimon. A proposito: a me “Čajka” è sembrato un lavoro più significativo e profondo di “Dimon”, che decisamente non ha alcun significato. Una tale qualità documentalistica la televisione l’aveva dimenticata da molto tempo. Qui abbiamo il materiale grezzo di un’inchiesta speciale, rafforzato da ironia, ambizione e gioco.

Un altro successo professionale è stato il trasmettere, direttamente dal quartier generale del Fondo per la lotta alla corruzione, le proteste in atto nelle varie regioni del paese. La conduzione era di Leonid Volkov, fedele compagno di lotta di Naval’nyj. Io non so se Volkov ha esperienza televisiva, però lavora benissimo. Magnifica prontezza di risposta, senso della misura, presenza, capacità di moderare parole e avvenimenti in diretta: non è da tutti. Un capitolo a parte è stato l’arrivo al quartier generale di una squadra di poliziotti con un cane. Hanno trovato solamente una papera di gomma che il cane si è messo a mordicchiare. Ai poliziotti sono succeduti i pompieri, poi sono arrivati altri poliziotti. Questa assurda situazione venutasi a creare era una realtà parallela, ammaliante nella sua insensatezza.

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Il potere ha smesso di dialogare con la società, e la televisione con la gente. Naval’nyj ha occupato proprio questo vuoto. Lui sta imparando a parlare. Lui è chiaro, interessante, convincente. Passeranno alcuni giorni, la TV uscirà dal suo breve letargo e si metterà al lavoro sul blogger-delinquente (denominazione ufficiale di Naval’nyj). Per prima cosa lo incolperanno di  corrompere i minori. Anche se corrompere dei giovani più di quanto già non facciano le televisioni federali è semplicemente impossibile. E non sto nemmeno pensando a tutta la volgarità e al cattivo gusto, ma a cose concrete. Dopo i dibattiti socio politici, la seconda colonna della programmazione politica è costituita dagli spettacoli a cui partecipano bambini. Non si contano più. A giorni prenderà il via l’ennesimo progetto sul canale “Rossija” dal nome “L’oro della nazione”. Io non ne conosco il contenuto, ma per il momento l’oro della nazione viene sfruttato senza pietà per fare ascolti. I bambini televisivi regolarmente dimostrano la loro abilità nel leggere parole al contrario o nel toccarsi il coccige con il naso.

Naval’nyj non è il mio eroe. Faccio parte piuttosto dei pessimisti, quelli che si aspettano che le cose vadano sempre per il peggio. Ragion per cui non escludo che, nel caso di una sua vittoria, in molti ricorderanno Putin con gratitudine. Questa però è già un’altra storia. E al momento non possiamo non riconoscere ciò che è evidente: Naval’nyj ha portato lo spettatore fuori dal triangolo delle Bermuda di Siria – Ucraina – America. Ha mostrato allo spettatore il proprio paese, e una parte del paese ha reagito a ciò che ha visto.

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Nel frattempo Piazza Puškin è stata chiusa per lavori. Ed è giusto che sia così. Niente piazza, niente problemi.