Animazione, poesia e il quadrato nero

Fonte: Seance.ru 05/03/2917  Articolo di Pavel Švedov  Traduzione di Chiara Pavan

Lo scorso 20 marzo si è concluso il 22esimo grande Festival d’animazione russo. Pavel Švedov ci racconta i film più importanti presentati alla rassegna e il boom dell’animazione poetica.

 “The Square”

Jakov Kruglov (Varja Jakovleva)

La sensazione maggiore che si era percepita all’ultimo festival a Suzdal’ era che il cinema d’animazione stesse ringiovanendo. La VGIK, Università statale pan-russa di cinematografia di Mosca, e la CPBGIKiT, Università statale del cinema e della televisione di San Pietroburgo, continuano a sfornare giovani registi molto interessanti. Ma non sono solo gli studenti delle università specializzate ad avvicinarsi alla professione: debuttanti degni di nota arrivano anche da laboratori e corsi privati. Per esempio, gli studenti del piccolo laboratorio di Ivan Maksimov a San Pietroburgo producono dei lavori molto freschi e originali. L’anno scorso si sono distinti anche i giovani registi che hanno lavorato all’almanacco della Sojuzmul’tfil’m Velociped, diretto da Mihail Aldašin. In questo caso, gli allievi non sono stati inclini a percorrere il sentiero tracciato dai loro insegnanti e hanno dato vita a lavori molto variegati tra loro, sia nello stile che nel modo di raccontare.

L’inclinazione del giovane cinema di animazione ha convinto anche la giuria, che ha attribuito ben cinque diplomi a debuttanti e studenti di cinema. Di questi ultimi, il film migliore è stato The Square, della studentessa della scuola-studio “Šar”, Varja Jakovleva, che però ha girato il film sotto lo pseudonimo di Jakov Kruglov. Il bozzetto di appena tre minuti, dove alcune persone che se ne stanno andando per i fatti loro improvvisamente si fermano a fissare sbigottiti lo spettatore in sala, si ispira al tema dell’icona dell’arte suprematista per eccellenza, il “quadrato nero” di Kazimir Malevič. La tela nera diventa una tenda che cela una vita frenetica. Se in questo caso la scostiamo, non risulta più così facile capire con certezza chi sta guardando chi.

 

“Sredi černych voln” (Tra le onde nere)

Anna Budanova

Come era previsto, il Gran Premio è stato vinto dal film di Anna Budanova, Sredi černych voln, Tra le onde nere: la sua premiére mondiale si è tenuta a Locarno e da allora ha viaggiato incessantemente da un festival all’altro, vincendo premi su premi. Il nuovo lavoro della Budanova si differenzia molto dal suo precedente Obida, La ferita, nel quale era evidente l’eredità della scuola d’animazione Sverdlovskaja e la scelta di toni visivi completamente diversi. Qui infatti l’intero spettro delle emozioni viene trasmesso solo attraverso le sfumature di grigio e alcuni tocchi di rosso. Il soggetto di Sredi černych voln si basa su un’antica credenza dei popoli del Nord, ossia l’esistenza degli Uomini Foca, e racconta l’amore folle di un cacciatore e una lupa mannara. Nonostante questo, nel film vengono fatte molte allusioni anche alla cultura contemporanea, come la coreografia di Pina Bausch e l’estetica di Petr Dumala. Il regista riesce a fondere con semplicità la realtà con il mito, il passato con il presente, lasciandoci la speranza illusoria che la famiglia, l’amore e la vita libera siano in grado di coesistere.

 

“Ryby, plovtsy, korabli” (Pesci, nuotatori, barche)

Dmitrij Geller, Andrej Kulev

Oltre ad Anna Budanova, un importante riconoscimento è stato attribuito anche a un altro rappresentante della scuola Sverdlovskaja, ossia Dmitrij Geller, in coppia con il regista bulgaro Andrej Kulev, per la parabola poetica Ryby, plovtsy, korabli, Pesci, nuotatori, barche. Il film non ha ricevuto il Gran Premio,  ma ha comunque ottenuto il secondo premio più prestigioso, quello per il miglior cortometraggio professionale, così come il premio della critica e il premio dei maestri “Aleksandr Tatarskij”. Geller e Kulev hanno creato il loro film d’autore, intriso dei colori della cultura cinese, su invito dell’Istituto d’animazione cinese di Jilin, i cui studenti hanno collaborato alla creazione della pellicola. “Pesci, nuotatori, barche\ Mutano l’aspetto dell’acqua. \ L’acqua è placida, l’acqua si agita \ Solo per chi la tocca” – attorno a questa quartina il cacciatore di perle e l’attrice del teatro delle ombre ballano un valzer e il ritmo della loro tragica storia d’amore definisce non tanto la narrazione, quanto più le rime visive e il montaggio in filigrana. Noto per essere un maestro della sperimentazione del linguaggio cinematografico, Dmitrij Geller esplora ancora una volta nuovi territori, svelando la possibilità di ripetizioni cicliche che riescono a rafforzare la tensione drammatica della storia.

 “Dva tramvaja” (Due tram)

Svetlana Andrianova

Due premi speciali sono stati attribuiti alle pellicole prodotte dalla casa cinematografica Sojuzmul’tfil’m. Il film di Svetlana Andrianova è stato premiato “per la sua poetica”. La storia della crescita di un figlio e delle cure materne viene creata attraverso la complessa combinazione di personaggi bidimensionali con uno spazio tridimensionale. Basato sull’opera di Osip Mandel’štam e sulle illustrazioni di Anna Desnitskaja, Andrianova ci mostra la possibilità di trasferire un mondo già esistente nell’universo letterario nel mondo dell’animazione. Lo spettatore è immerso nell’atmosfera di una vecchia città abitata da personaggi piatti disegnati su carta. I binari del tram diventano le linee del destino degli abitanti, giovani e vecchi, verso il deposito.

 “Johnny-Boni-Bo”

Elizaveta Skvortsova

Vincitore di un altro premio speciale “per la sensibilità e l’armonia dei mezzi espressivi” è stato il film d Elizaveta Skvortsova. In questa pellicola lirica, basata su una poesia nonsense di Edward Lear, i protagonisti non riescono a raggiungere un compromesso e ripetono la storia originale dell’airone e della gru, veicolata da una grafica molto semplice. La femme fatale Jingle-Jones diventa vicina di casa di Johnny-Boni-Bo. Il protagonista decide di chiederle un appuntamento, ma nella battaglia per conquistare il cuore di quella bellezza inafferrabile  viene investito da un uragano e trascinato in mare. Negli ultimi fotogrammi Johnny-Boni-Bo è sdraiato sulla schiena di una tartaruga come nella scena del film di Michael Dudok de Wit, mentre la donna, afflitta dalla disgrazia, rimane in compagnia del suo pollo.

L’interesse particolare per la poesia e la ricerca di nuove forme si sono presentati in un momento difficile per l’animazione. Alla Sojuzmul’tfil’m il disgelo creativo si era bloccato. Gli ex leader dell’animazione d’autore, la scuola-studio “Šar” e lo studio “Pleča” si sono espressi in modo pacato e modesto, nonostante le risposte entusiaste da parte della giuria del festival. La gioventù iscritta alle università statali guarda sempre più alle scuole di cinema straniere. Perfino alcuni professionisti dell’animazione, come Anna Budanova, preferiscono andare all’estero per incarichi di lunga durata, oppure, come Dmitrij Geller, girano i propri film sotto bandiere di altri paesi. Forse la nuova ondata di ricerca estetica nell’animazione russa, costituita da artisti appartenenti a diverse generazioni, è la miglior prova della maturità della nostra animazione e della necessità del suo costante sostegno. Le animazioni d’autore russe vengono costantemente presentate ai festival esteri, mentre i lungometraggi e le serie d’animazione spesso hanno più successo dei live action nazionali. Voglio credere che i problemi istituzionali attualmente esistenti, la debolezza dell’educazione di base e l’instabilità dei finanziamenti, verranno finalmente affrontati. E noi continueremo a godere dei successi dei nostri autori.

Nata a Lecco, classe 1991. Laureata in Traduzione specialistica, traduco per il tedesco e il russo. I viaggi, il cinema e la cucina sono tra le mie più grandi passioni.

Chiara Pavan

Nata a Lecco, classe 1991. Laureata in Traduzione specialistica, traduco per il tedesco e il russo. I viaggi, il cinema e la cucina sono tra le mie più grandi passioni.