Poeta in Russia è più che poeta. Sulla morte di Evgenij Evtušenko

Fonte RIA Novosti 01/04/2017. Articolo di Anna Kočarova, tradotto da Simona

Mosca, 1 aprile. Ria Novosti. Negli Stati uniti a 85 anni si è spento il poeta Evgenij Evtušenko. Il giorno prima era stato ricoverato e la sera del primo aprile, ora moscovita, è stata resa nota la sua scomparsa. “Si è spento pochi minuti fa circondato da parenti e amici. Pacificamente, nel sonno, a causa di un arresto cardiaco”, ha comunicato la vedova Maria Novikova.  

Quest’anno Evgenij Aleksandrovič si preparava a festeggiare il suo compleanno, il 18 luglio avrebbe compiuto 85 anni. E di recente all’inizio di marzo Evtušenko aveva già parlato dei festeggiamenti futuri. A questo riguardo per fine maggio era già stata programmata una serata di sue poesie a Mosca, nella sala concerti dedicata a Čajkovskij. Il luogo non era casuale: proprio qui, vicino alla sala concerti, nei pressi del monumento a Majakovskij, negli anni Sessanta avevano avuto luogo delle letture poetiche che radunavano una gran folla di gente.  Questo periodo è entrato nella storia con il nome di “Ottepel’”, un periodo di libertà e rinascimento. Ed Evgenij Evtušenko, senza dubbio, è stato uno dei massimi esponenti di questa generazione.  È stato uno degli ultimi, se non l’ultimo, a tenerci legati ai miti di quegli anni. Non per niente, quando nel 2015 abbiamo guardato con trasporto la serie tv “Tainstvennaja strast’” [Passione misteriosa] sui poeti degli anni Sessanta, facevano riferimento proprio a lui. I giornalisti avevano raggiunto telefonicamente il poeta negli Stati Uniti, dove viveva dal 1991, e gli avevano chiesto tutto: ma è andata così?

Incredibilmente energico, di talento, sovente impulsivo, Evtušenko aveva, come ora si è soliti dire, carisma. Sorprendentemente attraente, aveva mantenuto la sua bellezza esteriore e interiore fino alla veneranda età. Persino quando si guardano le sue ultime foto o una video-intervista, non è possibile allontanarsi dal suo sguardo, luminoso e molto genuino.  E il sorriso è qualcosa che l’ha sempre contraddistinto.

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Come un vero uomo degli anni Sessanta, era ovviamente un modaiolo e un bellimbusto. Giacche e cappelli dai colori vivaci, anelli con pietre sulle dita… non è necessario sapere come portare queste cose così strane e stravaganti, per questo era necessaria una qualche raffinatezza innata. E lui ce l’aveva, fino agli ultimissimi giorni. “Poeta in Russia è più che poeta”: noi oggi citiamo spesso questa frase, senza pensare a chi appartiene. In queste parole, Evtušenko, a quanto pare, ha espresso non solo i sentimenti della sua generazione, ma ha anche definito il rapporto con la poesia e la figura del poeta delle generazioni successive. E se oggi noi citiamo questi versi, allora sappiamo bene che:

 

Poeta in Russia è più che poeta

Qui a nascere poeta è destinato

Chi solo ha fiero spirito civile,

Chi non trova rifugio, non ha pace[1]

 

Scriveva in maniera sorprendentemente semplice e pregnante, la sua poesia era musica per le orecchie e veniva facilmente ricordata. Ma in questa brevità non vi era mai reticenza, bensì sia la lirica sia la risonanza di quanto accadeva attorno.

 

Solcano Praga i carri armati nel sangue acceso dell’aurora.

Solcano la «Pravda» i carri armati, che non è il giornale.[2]

 

Evtušenko non era perseguitato: è stato pubblicato molto e non solo, ad esempio, sulle rivista liberali come “Junost’” o “Novyj Mir”, ma anche sulla “Pravda”. Andò a Cuba e frequentò personalmente Fidel Castro: le autorità riponevano fiducia di lui e l’avevano scelto in qualità di poeta-inviato, cercando di mostrare al mondo un volto umano.

La sua eredità politica è enorme, come le poesie Babij Yar del 1961 e La Centrale Elettrica di Bratsk del 1965, la famosa lirica pubblicata con molte raccolte. Ma infatti Evtušenko non è mai stato solo un poeta, conosceva molto bene la letteratura, insegnava, lavorava come editore di pubblicazioni poetiche. È una rara qualità per una persona creativa valutare non solo se stesso, ma anche i suoi colleghi sulla base della loro arte. 

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E come accade spesso con le persone brillanti e di talento, la loro personalità è avvolta da un ammasso di voci e dicerie che, tra l’altro, nessuno ha mai confermato. Ma la cosa importante è che oggi è evidente che queste dicerie non devono interessare nessuno.

Poesia straordinaria, nella quale si sono riflessi tragici eventi, peripezie burrascose, aspirazioni e speranze di una generazione, cioè tutto quello che il paese ha vissuto nella seconda metà del XX secolo.

 

 Ecco che mi sta capitando:

un vecchio amico non mi frequenta più,

e vengono in ozioso disordine

persone diverse, ma non quelle.

E lui

se ne va da qualche parte, non con chi dovrebbe

e anche lui lo capisce.

Il nostro diverbio è senza perché

e ci tortura tutti e due[3].

 

[1] Traduzione italiana di Pietro Zveteremich, in La Centrale Elettrica di Bratsk, Rizzoli Editore, 1965

[2] Traduzione italiana di Evelina Pascucci, in Evgenij Evtušenko. Arrivederci, bandiera rossa: poesie degli anni Novanta, Newton Compton, 1995

[3] Traduzione tratta da risorsa elettronica: [https://apienavoce.wordpress.com/2008/07/25/a-bella-achmadulina-evtusenko/]

Simona Fonti, 24 anni, studentessa UNINT del corso di laurea magistrale in traduzione e interpretazione. Membro di Russia in Translation dal 2015. simona.fonti09@gmail.com

Simona Fonti

Simona Fonti, 24 anni, studentessa UNINT del corso di laurea magistrale in traduzione e interpretazione. Membro di Russia in Translation dal 2015. simona.fonti09@gmail.com