Un unico, interminabile controllo

La Corte Suprema della Federazione Russa contro i “Testimoni di Geova”

Fonte: Meduza  21 aprile 2017. Articolo di: Aleksandra Sivtsova. Traduzione di: Sydney Vicidomini

La Corte Suprema della Federazione Russa ha confermato le accuse di estremismo contro l’organizzazione “Centro Direttivo dei Testimoni di Geova”. Di conseguenza, l’attività dei “Testimoni di Geova” verrà messa al bando e tutti i possedimenti saranno confiscati dallo Stato. I rappresentanti del centro direttivo faranno ricorso. Meduza racconta che cosa facevano i “Testimoni di Geova” e perché erano sotto indagine.

Chi sono i Testimoni di Geova

“I Testimoni di Geova” sono una organizzazione religiosa internazionale, fondata nel 1872 dallo studioso di religione Charles Russel. Fino al 1931 i membri della comunità si facevano chiamare “studiosi della Bibbia”. Secondo gli “Annuari dei testimoni di Geova del 2016”, appartengono all’organizzazione più di 8 milioni di persone, e i suoi centri sono aperti in 240 paesi. I paesi in cui i testimoni vedono la loro attività vietata dalla legge sono circa trenta: tra questi ci sono, per esempio, la Cina, la Corea del Nord, l’Arabia Saudita, l’Iran e l’Iraq.

I “Geovisti” si distinguono per un approccio specifico a diverse questioni religiose. Per esempio, rifiutano il dogma della trinità e Geova per loro è l’unico dio dell’universo. Una pratica molto strana, che crea problemi agli stessi “Testimoni di Geova”, è il rifiuto delle trasfusioni di sangue. Inoltre, i “testimoni” non possono avere relazioni romantiche se non hanno intenzione di contrarre matrimonio. Non approvano la socializzazione con persone di altre confessioni religiose; non votano, non si iscrivono a partiti e si rifiutano di fare il servizio militare (obbligatorio, nota del traduttore). I fedeli di questa religione non celebrano le feste statali e i compleanni e vengono distolti dall’idea di compiere studi universitari, in quanto questi non si conciliano con il servizio di Geova.

La persecuzione dei “Testimoni di Geova” in Unione Sovietica e in Russia

L’organizzazione degli “studiosi della Bibbia” fu registrata in Russia già nel 1913. Nel periodo sovietico i “Testimoni di Geova” furono deportati in massa in Siberia per due volte, nel 1949 e nel 1951. In seguito i rappresentanti dell’organizzazione venivano trattenuti in forza dell’articolo 58 del codice penale della Repubblica Socialista Federativa Sovietica Russa riguardante la “Propaganda e l’attivismo i cui contenuti sono rivolti al rovesciamento del regime sovietico” e venivano arrestati perché si rifiutavano di prendere servizio nell’esercito.

Gli stessi fedeli che erano stati arrestati nel periodo sovietico furono in seguito riabilitati e riconosciuti vittime di repressioni politiche. “Adesso, ancora una volta, ci ritroviamo ad essere illegali, alla stregua di pericolosi criminali. I “testimoni” di oggi vengono portati in tribunale con le stesse accuse che venivano rivolte a quelli di ieri,” racconta Ivan Belenko, rappresentante del “Centro Direttivo dei Testimoni di Geova in Russia”, organizzazione registrata nel 1999 e principale punto di riferimento dei “testimoni” in Russia.

La persecuzione dei “testimoni” in Russia è cominciata con il tentativo di chiudere la comunità di Mosca, registrata nel 1993 presso il dipartimento di giustizia della capitale. Dal 1995 la ONG “Comitato per la protezione dei giovani dalle sette totalitarie” ha inviato cinque volte alla procura denunce rivolte ai “Testimoni di Geova”, nelle quali si affermava che la suddetta comunità fomenta l’odio verso le religioni tradizionali.  La procura ha fatto dei controlli, che in realtà riguardavano la salute mentale dei membri della comunità. Nel 2004 le autorità della capitale hanno censurato l’organizzazione dei “Testimoni di Geova”, ma nel 2010 il Tribunale Europeo per i Diritti Umani ha dichiarato illegittima la decisione del tribunale di Mosca, ha deliberato il risarcimento di settantamila euro alla comunità religiosa e ha richiesto il reinserimento dell’organizzazione nello stato di diritto. Il 2 giugno 2015 la comunità di Mosca è stata nuovamente registrata.

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A partire dal 2009 le persecuzioni dei “Testimoni di Geova” si sono diffuse in tutta la Russia. Secondo quanto riportato da Ivan Belenko, i tribunali di diverse regioni hanno cominciato a includere di volta in volta i libri dei “testimoni di Geova” nella lista dei materiali estremisti. Nel 2009 il tribunale dell’oblast’ di Rostov sul Don vi ha incluso 34 pubblicazioni, seguito dal tribunale di Gorno-Altaj, con altre 18. “Hanno cominciato a vietare gli articoli in così grande quantità, che nella lista dei materiali estremisti sono finiti 95 titoli. La lista contiene dei doppioni. È per questo che sul sito del Ministero della Giustizia ne sono indicati 95, mentre sul sito dei “Testimoni di Geova” ce ne sono 88,” spiega Belenko.

Ancora nel 2009 l’organizzazione dei “Testimoni di Geova” è stata liquidata a Taganrog. Belenko racconta che un collaboratore dei servizi speciali si presentava agli incontri religiosi e registrava con la videocamera tutti i presenti. Queste registrazioni costituirono la base del procedimento penale chiamato, tra i “Testimoni di Geova”, il “Caso del sedici”. Dal 2011 al 2016 i fedeli sono stati dichiarati colpevoli in base a tre articoli del codice penale, con le accuse di attività estremista e di coinvolgimento di minori nella suddetta attività. Dodici persone sono state punite con multe fino a centomila rubli (quasi 1700 euro secondo il cambio corrente, nota del traduttore), e altri quattro membri con la condizionale di cinque anni e mezzo.  

Questa storia, dice Belenko, è diventata il “modello” di azione delle autorità. “Così ci siamo trovati in trappola. Per quattro anni le autorità hanno messo in atto la distruzione di tutta l’organizzazione religiosa. Il primo passo è dichiarare un libro estemista, il secondo è dichiarare estremista un’organizzazione locale, il terzo è, sulla base dei due precedenti, dichiarare estremisti il centro direttivo e tutte le sue organizzazioni, il quarto è mettere in atto i procedimenti penali. Ecco quale minaccia si trovano di fronte i nostri 175.000 fedeli.”

I motivi attuali della persecuzione dei “Testimoni di Geova”

Dall’8 al 27 febbraio del 2017 il “Centro Direttivo dei Testimoni di Geova in Russia” è stato sottoposto ad un controllo generale improvvisato. Il controllo è avvenuto in quanto il 2 marzo è scaduto l’anno dal momento dell’avviso formulato dalla Procura Generale al centro nel 2016. Conseguentemente al controllo il Ministero della Giustizia ha disposto il fermo dell’attività del centro fino a che La Corte Suprema non avesse concluso il caso riguardante l’accusa di estremismo rivolta all’organizzazione. Il processo sulla liquidazione dell’organizzazione religiosa è cominciato il 5 aprile. Si è svolto nel corso di sei sedute. Il tribunale non ha preso in considerazione la controquerela dei “Testimoni di Geova” contro il Ministero della Giustizia per repressioni politiche, e la sera del 20 aprile ha deliberato: i giudici si sono trovati totalmente d’accordo con le conclusioni del Ministero della Giustizia e hanno imposto il divieto sia al “Centro Direttivo” che a tutte le altre 395 organizzazioni locali.

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Il processo è stato seguito senza interruzioni dai canali televisivi federali. NTV, il “Quinto canale” hanno raccontato che l’edificio della Corte Suprema era occupato da sostenitori dei “Testimoni di Geova”. In realtà si trattava di studenti ai quali era stato chiesto di presentarsi al tribunale senza spiegare loro il perché. “Il 4 aprile un uomo che lavora presso la cattedra si è avvicinato a noi in aula e ci ha chiesto di trovare 30 persone per andare alla Corte Suprema a guardare dall’interno come si svolgono i lavori,” ha raccontato a Meduza uno studente dell’Università Statale Linguistica di Mosca, Ivan Konovalov. “Noi siamo rimasti un po’ perplessi, perché studiamo relazioni internazionali e non giurisprudenza. Però ci è sembrato interessante. Siamo arrivati alle 7:45 del mattino, c’erano già circa 2000 persone. Poi ci è stato detto che si poteva entrare in tribunale solo fino alle 10:00 del mattino e che tutti quelli che non avrebbero fatto in tempo, sarebbero potuti andare via. In seguito ho ricevuto video e link dei vari giornali, in cui ci chiamano “Testimoni di Geova”. E nel momento in cui ci giriamo di spalle, NTV commenta ‘Ecco come sono asociali i Testimoni di Geova’”.

Nel comunicato stampa sul sito del Ministero della Giustizia è riportato che nel corso dei controlli sono state riscontrate “infrazioni dei fini statutari dell’organizzazione e della legislazione corrente nella Federazione Russa”; in parte si trattava di infrazioni della legge federale sulla “Lotta contro le attività estremiste”. Il Ministero della Giustizia aveva consigliato di liquidare totalmente il centro e le sue 395 organizzazioni locali e di escluderlo dal registro unico statale delle persone giuridiche.

Ivan Belenko ha raccontato a Meduza in che modo si sono svolti i controlli: “Ci hanno chiesto una lista di tutte le nostre proprietà, di tutte le attività e di tutte le organizzazioni che fanno riferimento al nostro centro. Abbiamo presentato queste informazioni entro il 16 febbraio. Erano 73.000 pagine di documentazione. Il Ministero della Giustizia le ha studiate e ha trovato delle irregolarità. Per esempio, in tutti i nostri documenti noi non usiamo la nomenclatura completa della nostra organizzazione. Ma l’irregolarità più assurda è che hanno trovato segni di attività estremista sulla base del fatto che nell’arco di dodici mesi cinque organizzazioni religiose locali erano state liquidate per estremismo. Eppure queste organizzazioni, per legge e per statuto svolgono un attività indipendente dalla nostra, non sono filiali del nostro centro e siamo accomunati soltanto dall’identità religiosa”. 

Che cosa ne sarà dei “Testimoni di Geova” dopo il provvedimento che ne mette al bando l’attività

Adesso, dopo la risoluzione della Corte Suprema, dovrà prendere inizio il processo di confisca dei beni dei “Testimoni di Geova”. Questo significa che tutte le loro proprietà andranno a finire tra gli averi dello Stato, che deciderà come disporne. Potrà venderli o usarli per i propri scopi (così è già successo nelle città in cui si è disposta la liquidazione della comunità).  

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In ogni caso, è difficile dire con precisione di che cosa esattamente si approprierà lo Stato: una parte delle proprietà, per esempio la “Sala del Regno dei Testimoni di Geova” di San Pietroburgo, in grado di ospitare 2000 persone, non appartiene ai testimoni, ma a persone giuridiche straniere, ovvero organizzazioni religiose finlandesi e svedesi.

L’edificio “Centro amministrativo dei Testimoni di Geova in Russia” nella cittadina di Solnechnoe (San Pietroburgo) Foto: Aleksandr Dem’janchuk / ТАСС / Scanpix / LETA

Roman Silant’ev, direttore del Centro di Geografia Religiosa (parte della divisione sinodale della Chiesa Russa Ortodossa per le relazioni tra la chiesa e la società) definisce i “Testimoni di Geova” la più grande setta in Russia.  “I “testimoni” si trovano nella lista delle sette totalitarie stilata nel 1994 dal Consiglio dei Vescovi. La Chiesa Russa Ortodossa assume nei loro confronti una posizione assolutamente negativa: in Russia i “testimoni” sono specializzati nell’attività di fomentare odio verso la maggioranza religiosa, cioè verso gli ortodossi. Si tratta di una setta di origini americane, che per questo svolge un’attività antirussa. Più di duecento dei loro funzionari sono stati condannati in via amministrativa e penale. Decine di volte gli organi di giustizia sono dovuti intervenire a favore dello svolgimento di procedure mediche, perché i genitori si rifiutavano di autorizzare le trasfusioni di sangue per i propri figli. In alcuni casi dopo la morte dei bambini è stato indetto un procedimento penale nei confronti della madre. Chiamano il Papa e i cattolici “satanisti”. È una setta che si crede l’unica nella vera fede, mentre tutti gli altri sono impostori,” dice Silant’ev. Secondo lui, i “Testimoni di Geova” sono responsabili di “due tipi di estremismo”. “Un tipo rivolto verso l’esterno: dichiarazioni negative verso altre fedi e verso lo Stato, e un tipo rivolto verso l’interno, che si manifesta quando limitano radicalmente la vita dei propri fedeli, infrangendo le leggi dello Stato.”

Secondo Jurij Tabak, teologo e esperto dell’ufficio dei diritti umani di Mosca, proprio la Chiesa Russa Ortodossa è la parte più interessata alla liquidazione della comunità dei “Testimoni di Geova”: “Se la Corte Suprema prende una decisione favorevole alla liquidazione dei “Testimoni di Geova” (il commento di Tabak è stato registrato prima della delibera della Corte Suprema, nota di Meduza), sicuramente ci saranno proteste di teologi, politologi e specialisti della situazione religiosa in Russia. È evidente l’influenza della nostra chiesa, che trae vantaggio dall’uscita di scena di una grande confessione”.

Ivan Belenko ritiene che i “Testimoni di Geova, nonostante la liquidazione dei propri centri, esisteranno comunque in Russia: “Tutta la storia dei Testimoni di Geova è un unico, interminabile controllo. Crediamo che, se il tribunale agirà in maniera formale come nel passato, la scomparsa di tutti i Testimoni di Geova sia inevitabile. Ma se ci impongono un divieto formale, noi non scompariremo e sopravvivremo anche al cambio di generazione”.

 

Insegnante, traduttrice, poliedrica. Curiosa del mondo e appassionata divulgatrice. Autrice di Russaliana – appunti russi di un’italiana su russaliana.me
sydney.vicidomini@gmail.com

Sydney Vicidomini

Insegnante, traduttrice, poliedrica. Curiosa del mondo e appassionata divulgatrice. Autrice di Russaliana – appunti russi di un’italiana su russaliana.me
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