Il diritto di essere terrificante*

Fonte: газета.ru 14/04/2017  Traduzione: Paolo Zirulia 

(*il titolo originale Право быть Грозным, “Il diritto di essere Groznyj”, è un gioco di parole. Il nome della capitale cecena Groznyj significa terrificante. NdT.)

Perché il potere deve assolutamente reagire allo scandalo sollevato dalla Novaja Gazeta

In Russia nessun orientamento sessuale è vietato per legge. In Russia non si possono torturare e uccidere le persone. In Russia non si possono minacciare di ritorsioni i giornalisti. È estremamente pericoloso per lo Stato che tradizioni religiose e nazionali diventino una scusa per la violazione di tali divieti.

All’inizio del mese Novaja Gazeta ha pubblicato del materiale su presunte torture ed estorsioni di denaro subite in Cecenia da persone appartenenti a minoranze sessuali e sul fatto che i fautori facciano parte delle locali forze di polizia. Il giornale affermava inoltre che almeno tre persone sono state uccise.

Il Segretario Generale del Consiglio d’Europa Thorbjorn Jagland, in seguito alla pubblicazione della notizia, ha esortato il rappresentante per i diritti umani in Russia Tat’jana Moskal’kova a verificare le informazioni sulla violazione dei diritti degli appartenenti alla comunità LGBT in Cecenia. Nessuna reazione è seguita da parte degli organi inquirenti federali né del Difensore Civico russo. Hanno reagito tuttavia le autorità cecene.

Il 3 aprile presso la moschea centrale di Groznyj si è tenuta un’assemblea straordinaria dei rappresentanti dei ventiquattro virdi (clan) ceceni, dei teologi islamici e dei cosiddetti “opinion leader della Repubblica”: in tutto, secondo i dati ufficiali, c’erano quindicimila persone. Per la Cecenia si è trattato quindi di un impressionante evento di massa in rapporto ad una popolazione di 1,4 milioni di persone: vi ha partecipato un abitante ogni cento. In proporzione sarebbe come se in Russia scendessero in piazza contemporaneamente un milione e mezzo di persone.

Durante questa assemblea Adam Šachidov, consigliere del leader ceceno e quindi rappresentante ufficiale delle autorità della Repubblica, ha accusato  la Novaja Gazeta di diffamazione e ha puntato il dito contro «i nemici della nostra fede e della nostra patria». Tutto questo è stato mostrato dalla televisione locale.

A conclusione dell’assemblea è stata adottata una risoluzione, il secondo punto della quale recita: «Tenuto conto dell’offesa arrecata alle secolari fondamenta della società cecena ed alla dignità degli uomini ceceni, nonché alla nostra fede, noi promettiamo che il castigo raggiungerà i veri istigatori, chiunque essi siano e dovunque si trovino, senza prescrizione». Alla Novaja Gazeta ritengono che questa risoluzione possa «spingere dei fanatici religiosi a compiere rappresaglie nei confronti dei giornalisti».

La prima reazione del Cremlino è arrivata dopo due settimane.

Dmitrij Peskov, portavoce del Presidente russo, ha dichiarato che non vi sono informazioni attendibili su persecuzioni ai danni delle minoranze sessuali nella Repubblica Cecena. «Non possediamo alcuna informazione attendibile su eventuali problemi in questa regione, la Repubblica Cecena della Federazione Russa. Siamo attenti ai fatti riportati dalla stampa ma, con tutta la buona volontà, non possiamo considerarli notizie verificate» ha affermato Peskov. Il problema è che di notizie verificate non ce ne saranno fintanto che non verranno verificate da forze dell’ordine incaricate di farlo. Novaja Gazeta ha chiesto al tribunale di istituire una commissione d’inchiesta per verificare l’articolo sui gay in Cecenia.

Peskov ha inoltre dichiarato che al Cremlino non sono noti casi di appelli o lamentele, relativi a questi fatti, rivolti alla polizia da parte di persone appartenenti a minoranze sessuali. Molti tra quelli che conoscono l’attuale situazione in Cecenia affermano comunque di non esserne stupiti. Fare coming-out e lamentarsi di minacce e torture può avere per i gay varie conseguenze.

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La reazione rabbiosa all’inchiesta giornalistica si spiega con il fatto che questa volta non si tratta solamente di un’inchiesta su omicidi eccellenti e su una “pista cecena”. Tra l’altro quella stessa pista, secondo la versione ufficiale delle indagini, si ritrova in almeno due delitti dell’ultimo decennio, che hanno avuto risonanza mondiale: gli omicidi di Anna Politovskaya, giornalista di quella stessa Novaja Gazeta, e dell’ex vice primo ministro Boris Nemtsov. Questa volta si parla di un’inchiesta che teoricamente potrebbe mostrare come, in linea di principio, in Cecenia sia possibile uccidere e torturare persone appartenenti a minoranze sessuali.

Quest’impostazione ha provocato la dura protesta di Cheda Saratova, membro del consiglio ceceno per i diritti dell’uomo. Secondo le sue parole, la menzogna consiste nel fatto stesso di affermare che ci siano dei gay in Cecenia, e gli arrestati di cui parla l’articolo della Novaja Gazeta (e con questo la Saratova di fatto ne conferma l’esistenza) sarebbero dei «complici dei terroristi».

Per le autorità cecene affermare che lì esistano minoranze sessuali equivale di fatto ad un’offesa personale. Evidentemente è intorno a questo punto che si è raccolto il consenso pubblico.

Se l’articolo di Novaja Gazeta sulle torture e uccisioni di gay è diffamante, è senza dubbio possibile rivolgersi ad un tribunale. In caso di diffamazione e, già che ci siamo, di offesa ai sentimenti dei credenti, in Russia la legge adesso prevede questa possibilità. Chiaramente noi non siamo particolarmente fiduciosi nella giustizia, specialmente quando i casi hanno implicazioni politiche. Esistono tuttavia degli strumenti legali per esprimere la propria indignazione. Per qualche motivo invece i rappresentanti della Repubblica Cecena hanno deciso di non intentare una causa.

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Siamo chiaramente di fronte ad una forma radicale di reazione sociale, scelta evidentemente in modo consapevole. La risoluzione somiglia ad un chiaro invito, nascosto dietro a motivazioni religiose, a punire i giornalisti ed i loro informatori. Proprio per questo è indispensabile una reazione pubblica e inequivocabile delle autorità federali e cecene. Le conversazioni ufficiose tra politici qui non sono di nessun aiuto. È facile che ci siano degli “attivisti” che pur senza essersi consultati con nessuno siano desiderosi di anticipare il “castigo”, inconsapevoli del fatto che, durante un incontro riservato ai piani alti, sia stato deciso di non parlare più di questo argomento.

Dopo l’appello ufficiale del redattore capo della Novaja Gazeta al Presidente (appello confermato da Peskov) e dopo che questa storia è diventata di dominio pubblico, la prevenzione di qualsiasi tentativo di violenza nei confronti della squadra della Novaja Gazeta è automaticamente diventata responsabilità delle autorità federali.

Se non seguirà nessuna reazione nemmeno ora, il monopolio statale sulla violenza verrà messo in discussione. In questo è evidente una contraddizione logica e, ciò che più conta, un pericolo per il paese.