Esiste o no il “ceto medio” in Russia?

Fonte: Moiarossia.ru; tradotto da Francesco Iovenitti; giornalista: Natalija Vdovenko

Come sappiamo, in Europa e in America esiste il concetto di “ceto medio”. Nella gran parte dei casi, si tratta di persone che studiano, conseguono una laurea, hanno un lavoro dipendente e abitano per conto proprio, avendo di base tutto quello che serve per essere felici. Ed è il lavoro dipendente a darglielo. Vale a dire che guadagnano abbastanza denaro per vivere normalmente e crescere. Bello, non è vero? Già, in occidente esiste una netta gradualità tra i poveri, la classe media e i ricchi.    

A quanto pare noi viviamo nella società civilizzata e il suddetto sistema dovrebbe funzionare anche qui, ma di fatto si presenta tutt’altra situazione. Ascoltando e leggendo le ultime notizie, mi convinco sempre più che da noi non c’è alcuna “classe media”. Ovvero quasi tutte le persone vivono sotto la soglia di povertà.

Noi abbiamo due classi, i poveri e gli ultraricchi, e niente più.

 

“Non capirò mai se noi siamo lo strato più basso del ceto medio o lo strato medio del ceto più basso…” (n.d.t)

 

Una delle ragioni di questa cosa è la Grande Rivoluzione d’Ottobre e il suo terribile frutto, il suo giogo totalitario di quasi cento anni. La cosa interessante è che la rivoluzione avvenne all’inizio del XX secolo e sottomise la popolazione del nostro paese, delegando la responsabilità delle singole persone ai potenti del mondo. Vale a dire che ognuno aveva un percorso chiaramente determinato: scuola, università/istituto tecnico, lavoro, pensione. E non si doveva pensare al futuro.

Nello stesso periodo, in Occidente venivano creati attivamente i sindacati, ad esempio in Inghilterra, e la gente lottava per i propri diritti, per ricevere un salario dignitoso per il proprio lavoro. Avvenne più o meno la stessa cosa negli altri paesi considerati ora sviluppati, dove molti nostri connazionali sognano di trasferirsi con residenza permanente. Chi ha lottato per i propri diritti ha vinto, e la vittoria adesso offre i suoi frutti, proprio in seguito a questa si è formato quel “ceto medio” di cui si parlava sopra.

Cosa è successo da noi?

Le persone hanno navigato secondo corrente, sapendo che lo stato avrebbe avuto cura di loro, e cento anni circa bastano e avanzano per far radicare in testa un’abitudine a livello genetico. E poi cos’è accaduto? L’URSS si è disgregata clamorosamente negli anni ’90, contorcendosi tra convulsioni agonizzanti. E le persone hanno dimostrato di concedersi volontariamente. Loro non avevano idea di come dovessero difendere i propri diritti, sono stati dominati dalla paura, abituati all’antico “sistema”. Ma non si può sempre delegare.

I più scaltri e audaci hanno conquistato il potere, costruendo i propri affari e il proprio business, dalle piccole imprese fino alle grandi aziende, e lì hanno iniziato a lavorare le stesse persone che fino ad allora credevano che bisognasse aver cura anche di loro. Ma gli affari degli imprenditori non badavano ai bisogni della gente. La cosa importante per loro era il risultato, e lo volevano ottenere con salari più bassi. E i dipendenti con obbedienza lavoravano per pochi spicci, e lo fanno ancora oggi. Semplicemente perché non possono indignarsi ed esigere di più. O hanno paura di farlo.

Dalla prospettiva di un imprenditore è normale non pagare i dipendenti di più di quello che essi richiedono. Che motivo c’è? Lavoro compiuto, risultato raggiunto. Il denaro che avanza rimane in tasca.

Tutt’oggi questo circolo vizioso continua ad esistere e, più tempo passa, più diventa profonda la voragine tra ricchi e poveri. La gente non è consapevole della propria condizione e non riesce a pretendere di più per via delle proprie paure, complessi e mancanza di senso di responsabilità per la propria esistenza, che sono entrate nella loro testa a livello genetico già dai tempi dell’URSS.  

Ad oggi, se uno volesse vivere e crescere come desidera, viaggiare e prendere tutto dalla vita, dovrebbe come minimo iniziare a lavorare in proprio, da libero professionista. Il massimo sarebbe creare un sistema dove la gente lavori. In un modo o nell’altro si potrebbe sopravvivere.

Ad esempio, in Thailandia il concetto di “lavoro dipendente” praticamente non esiste. Non ci sono grandi aziende e la gente fa lavori subordinati solo nelle grandi città come Pattaya e Bangkok.

Nelle isole e nelle piccole città quasi tutti sono imprenditori. Tutti lavorano in proprio. C’è chi affitta moto e scooter, chi gli appartamenti. Chi organizza il proprio chiosco con un fast food locale o chi vende frutta ai turisti. E nessuno piange se non ha abbastanza soldi. La gente semplicemente fa. Se ha bisogno di soldi, se li va a guadagnare.

Nel nostro paese la persona che desidera vivere dignitosamente, ha una sola strada: iniziare a lavorare in proprio e smetterla di sperare nello “zio” o nel governo.

Certo, è complicato e non conviene, ma qualsiasi successo implica l’uscita dalla “comfort zone”. È necessario resistere alle batoste del destino, ma alla fine dei conti vi spetterà un premio.

Non cercate di distruggere il sistema, non ci saranno risultati. Prima di tutto crescete voi stessi. Ed ecco che quando avrete acquisito un certo prestigio e sarete diventati padroni dei vostri pensieri, a quel punto potrete dettare le vostre condizioni. Guadagnate dapprima i soldi necessari a vivere felicemente, a non negarvi nulla e anche ad ottenere la libertà, e poi rendete felici le altre persone. Così hanno fatto tutti i grandi. La stessa Madre Teresa in realtà era milionaria, anche se pochi lo sanno, e si poteva permettere di aiutare gli altri.

Agite e crescete voi stessi, questa è la chiave delle vostre vittorie. E basta sperare che qualcuno vi sostenga e risolva i vostri problemi.

Voi e solo voi create il vostro futuro e dipenderà solo da voi come sarà.

E non bisogna aver paura delle difficoltà e delle batoste che vi riserverà il destino. Resistete con dignità e fate vedere che potete essere ricchi in tutti i rapporti, ma soprattutto felici!

Traduttore, studioso e appassionato del mondo russo. Nel 2013 ho insegnato italiano agli studenti russi a San Pietroburgo e nel 2015 ho conseguito la Laurea Magistrale in Scienze linguistiche, letterarie e della traduzione

Francesco Iovenitti

Traduttore, studioso e appassionato del mondo russo. Nel 2013 ho insegnato italiano agli studenti russi a San Pietroburgo e nel 2015 ho conseguito la Laurea Magistrale in Scienze linguistiche, letterarie e della traduzione