Tarkovskij: un ideale irraggiungibile

Così si esprimono alcuni giovani registi riguardo la produzione artistica del Maestro

Fonte: Ria Novosti, 4/04/17, traduzione di Emanuela Raga

MOSCA, 4 aprile – RIA Novosti, Pavel Gajkov. Martedì 4 aprile si celebrano gli 85 anni dalla nascita di Andrej Tarkovskij, uno fra i registi più popolari al mondo, considerato anche il più “difficile” fra registi nazionali. All’ingresso dell’Istituto cinematografico S. A. Gerasimov vi è un monumento a lui dedicato. Per tutti gli insegnanti e gli studenti delle principali scuole di cinema del paese, così come per tutti i cinefili russi, incarna l’idea dell’esteta, del filosofo e del classico. Non tutti sono pronti ad ammettere apertamente che non capiscono i suoi film fino alla fine. Per questo, se non capite Tarkovskij, forse nella vostra vita non è ancora arrivato il momento opportuno per guardarlo.

Ilja Uchitel, 24 anni: “All’Istituto statale di cinematografia Tarkovskij è il nostro idolo, adorato da tutti. Tuttavia, i suoi film non hanno funzionato con me. Può darsi che non sia abbastanza matura per capirli. Ancora quel momento non è arrivato e spero un giorno questo succeda. Il film che amo di più è “L’infanzia di Ivan“. Infatti secondo me è il miglior film di Tarkovskij, oltre ad essere il più semplice e intuitivo per le storie che racconta. Il primo film che vidi fu “Lo specchio” e solo ora mi rendo conto che sarebbe stato meglio avvicinarmi al mondo di Andrej Arsen’evič con qualcos’altro. Certo, sono consapevole del fatto che le sue proiezioni rappresentino una vera e propria arte, un’arte che a qualcuno risulta essere più vicina e a qualcun’altro no. Ad ogni modo lo invidio tanto, perché nel corso della sua carriera è riuscito a raggiungere una tale grandezza che gli ha permesso di girare qualsiasi film volesse, qualcosa che oggi si può solo sognare.”

Leggi anche
“Il patriottismo non è solo orgoglio per il proprio paese ma anche vergogna”
Andrej Tarkovskij in visita dai membri dello studio popolare “Gioventù”. Foto tratta da RIA Novosti

Yurij Bikov, 35 anni: “All’Istituto di cinematografia è tradizione mostrare parallelamente durante la lezione di cinema russo “Lo specchio” di Tarkovskij e “Il Viburno rosso” di Vasilij Šukšin. In questo modo vengono messi in risalto i due cardini del cinema sovietico: quello rozzo nel senso cinematografico del termine ma allo stesso tempo molto vivace di Šukšin e quello del grande esteta Tarkovskij. Sul piano puramente emotivo il primo è quello a me più vicino. Tarkovskij rappresenta un ideale irraggiungibile. Aspirare a lui è possibile e necessario, ma arrivarci resta impossibile. Per me è sempre stato il “sangue blu” del mondo del cinema, il rappresentante di quella grande sfera di artisti, di particolare rilevanza per l’estetica, che esiste fin dai tempi dell’antica Grecia. Ad ogni modo, non condivido i principi estetici di Tarkovskij. Essendo una persona appartenente alla sfera della periferia umana, reputo gli “eletti” una categoria malata. Certamente questa è la mia opinione personale. In lui è riscontrabile una certa vanità che gli ha permesso di parlare con Dio e di Dio, in presenza di altre persone. A tal proposito, dal mio punto di vista, “Andrej Rublev” rappresenta una delle espressioni più solide del cinema mondiale.”

 

Il regista Andrej Tarkovskij sul set de “Il rullo compressore e il violino”, film con il quale si diplomò.
Foto tratta da RIA Novosti

Sarik Andreasjan, 32 anni: “In molti conoscono il mio rapporto con il mondo dell’Art House e per questo credono che abbia un atteggiamento negativo nei confronti della produzione di Tarkovskij. Probabilmente perché alcuni collegano erroneamente Andrej Arsen’evič all’Art House. Personalmente ritengo il suo film “L’infanzia di Ivan” una vera e propria storia drammatica, ma comprensibile a qualsiasi spettatore. Insieme a Ėjzenštejn e Kulešov, Tarkovskij è da considerarsi una leggenda nel mondo del cinema. Quest’ultimi hanno reso celebre il cinema russo in tutto il mondo e vengono citati in tutti i libri di cinema. Tuttora molti registi contemporanei continuano ad ispirarsi al sistema figurativo di questo grandissimo regista.”

Classe 1989, studiosa di lingua e letteratura russa, traduttrice e collaboratrice freelance. Mi sono unita al progetto RIT perché anche io condivido l’idea di un’informazione senza filtri, che permetta al lettore di costruirsi un’opinione propria. Contatto: horoshoema@outlook.it

Emanuela Raga

Classe 1989, studiosa di lingua e letteratura russa, traduttrice e collaboratrice freelance. Mi sono unita al progetto RIT perché anche io condivido l’idea di un’informazione senza filtri, che permetta al lettore di costruirsi un’opinione propria. Contatto: horoshoema@outlook.it