I Valori del Futuro

La sociologa Dar’ja Chlevnjuk sulla scelta della politica storica

Fonte: Vedomosti.ru; 22/02/2017; articolo di Dar’ja Chlevnjuk; tradotto da Daria Mangione

Le battaglie più intense nella “guerra di memoria” russa si combattono intorno alle narrative sulla Grande Guerra Patriottica. Si ricordi, per esempio, la questione sull’assedio di Leningrado sul canale televisivo Dožd’ e la recente discussione pubblica tra lo storico Sergej Mironenko e Vladimir Medinskij (ministro della cultura NdT) sui 28 soldati di Panfilov. Di solito, se qualche fatto o mito sulla guerra viene messo in dubbio, è tanta l’indignazione che sembra di trovarsi all’istante nel romanzo di Philip Dick La svastica sul sole, in cui la guerra viene vinta da Hitler e la sua coalizione. Una reazione così esasperata è conseguenza del fatto che negli ultimi anni la politica del governo sulla memoria storica ha incoraggiato il culto della vittoria nella Grande Guerra Patriottica. Questo è stato rafforzato al punto che molti si sono dimenticati che il 9 maggio per molto tempo non è stato festa nazionale, anche se ora sembra che lo sia sempre stato. Il passato non si può riscrivere, ma la politica del passato cambia in continuazione.

Ma perché è importante parlare di politica della storia e di memoria condivisa? La politica della memoria compare nel momento in cui sorgono gli stati nazionali. Il passato comune serve alle nazioni come “collante sociale”. La storia che viene scelta in quanto significativa spiega la nascita di una nazione, dove passano i suoi confini e chi è considerato “altro”, quali valori sono per essa importanti e quali obiettivi si pone. Per questo per la politica storica è importante non tanto l’autenticità dei fatti sui quali è costruita, quanto la forza che essi hanno di influenzare lo stato corrente delle cose.

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L’attuale politica storica governativa, in primo luogo, è efficace nell’unire le persone ogni 9 maggio. In secondo luogo, è utile nell’interpretazione della politica contemporanea: il conflitto nell’Est dell’Ucraina sugli schermi televisivi è spiegato come una nuova fase della battaglia contro il nazismo. Inoltre, costituisce un motivo di orgoglio: nonostante i problemi sociali ed economici, vivere in Russia significa essere eredi di un popolo vincitore. Per questo la politica storica è sostenuta in modo abbastanza attivo dalla popolazione. D’altro canto, però, non può solidarizzare con tutti. Uno stato enorme e variegato probabilmente non potrà mai avere una sola storia, capace di unire tutti.

Ancora più importante è il quadro che offre del presente e gli obiettivi che si pone per il futuro. La narrazione trionfale della guerra pone il valore dello stato al di sopra del valore della vita umana. Questo è uno dei motivi per cui non ci si può chiedere se sarebbe stato possibile evitare una tale quantità di morti durante l’assedio di Leningrado: chi ha perso la vita è un martire, non una vittima, e la sua morte ha portato alla vittoria. Infine, questa immagine di nazione aiuta poco nel determinare gli obiettivi. Quale futuro può avere una nazione vincitrice? Lo slogan “Se serve, lo rifacciamo” è forse una delle poche traiettorie tracciate dall’attuale politica statale.

Nei circoli di esperti si discute sia la crisi delle rappresentazioni del futuro sia la possibilità di una politica storica diversa. Lo scrittore Sergej Kuznecov in una rubrica sul portale InLiberty propone di fondare un team di specialisti per elaborare una nuova politica storica. In realtà, non serve inventare niente di nuovo, basta rivolgere l’attenzione alla ”seconda memoria”, alternativa a quella ufficiale (cfr. il rapporto del Libero Istituto Storico col supporto del Comitato delle Iniziative Civiche “Quale passato serve al futuro della Russia?”). Il termine “seconda memoria” comprende diverse narrative del passato, delle quali nella sfera pubblica si occupano i così detti attori della memoria, che pubblicano libri di memorie, creano ricostruzioni virtuali in 3D delle proprie città, guidano visite per i turisti e gli allievi delle scuole, organizzano mostre eccetera. Il loro pubblico è più vasto del pubblico degli storici professionisti, per loro la raccolta dei fatti sul passato è meno importante della trasmissione della storia alla propria comunità.

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Alcuni degli attori della memoria si occupano della tematica della guerra. Molti, però, hanno un atteggiamento critico nei confronti dei progetti di politica storica proposti dalle autorità, tanto più che esse di frequente si appropriano di iniziative locali. Per esempio, a Volgograd il 23 agosto è il giorno della memoria e del cordoglio per le vittime della battaglia di Stalingrado, ma nel 2013 in questo giorno, contrariamente alla tradizione, ci sono stati un bike show, dei fuochi artificiali e un concerto. Un attivista del movimento di ricerca (dei soldati scomparsi NdT) si è sorpreso dei risultati della politica storica dello stato: “Possiamo ripetere!”, “A Berlino!” e tutto questo rumore. “Mi dà molto fastidio e mi fa capire che queste persone non si rendono conto di che carneficina sia stata in realtà, che prezzo sia stato pagato. Cosa possiamo ripetere? Milioni di morti?”

L’attenzione della “seconda memoria” è rivolta a narrative diverse: l’economia, la scienza e la cultura. Nelle città mercantili si è orgogliosi dei compatrioti che nel periodo di prosperità economica hanno costruito chiese, scuole e ospedali. In una città degli Urali un professore di storia guida delle visite nel vecchio quartiere industriale, chiamato in memoria di un inventore del XIX secolo le cui scoperte hanno cambiato il sistema di produzione nelle fabbriche locali e sono state premiate a un’esposizione internazionale a Chicago. La storia della conquista dello spazio è un’altra tematica che unisce quasi tutto il paese, poiché nell’industria spaziale era coinvolta un’enorme quantità di persone. Infine, la storia culturale della “seconda memoria” concilia quello che sembrerebbe inconciliabile: in essa il paganesimo coesiste con la religione ortodossa, Puškin con l’età d’argento e con l’avanguardia.

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Tutte queste storie sono “miti dell’età dell’oro”, storie su un tempo di cui le persone vanno orgogliose. Questo tipo di memoria è una delle risorse più ricche da cui trarre ispirazione per i valori e le rappresentazioni del futuro. “Possiamo ripetere” in relazione alla storia di sviluppo economico e scientifico propone obiettivi completamente diversi rispetto a quelli della storia militare. Così come la memoria della vittoria, queste storie instillano orgoglio nella società contemporanea. Ma su queste basi si può costruire un’identità diversa: per esempio, quella di eredi di scienziati di talento e industriali di successo.

A Mosca, purtroppo, le storie della “seconda memoria” passano quasi inosservate, però questo non significa che non siano significative. Il pubblico della “seconda memoria” è la comunità locale, per il quale la storia della città è più vicina e comprensibile. E nonostante sia certamente più complicato lavorare con una memoria difficile da conciliare, il suo incontestato vantaggio rispetto a qualsiasi politica ufficiale è che questa storia funziona già da sè.

L’autrice è una ricercatrice dell’Università di Stony Brook (New York)

Laureata in lingue e letterature straniere e in studi sull’Europa orientale. Ho vissuto in Russia, Ucraina ed Estonia, scrivo e traduco sia per lavoro che per passione.

Daria Mangione

Laureata in lingue e letterature straniere e in studi sull’Europa orientale. Ho vissuto in Russia, Ucraina ed Estonia, scrivo e traduco sia per lavoro che per passione.