Un soldato italiano: uno straniero presta servizio nell’esercito russo

Fonte: Argumenty i Fakty 25/04/2017, articolo di Tat’jana Ostapova, traduzione di Alessia Bianco

Il ventiduenne Andrea Sgaravatto due anni fa ha deciso di trasferirsi dall’Italia in Russia.

Questa primavera saranno chiamati a prestare servizio nell’esercito 142 mila ragazzi, poco meno rispetto all’appello autunnale dell’anno scorso. Nella regione di Kaliningrad il 25 aprile, insieme ad altre reclute, è entrato nell’esercito l’italiano Andrea Sgaravatto. Il giornalista di Argumenty i Fakty-Kaliningrad ha chiesto alla recluta da cosa è dettata una tale decisione.

Perché la Russia?

Il ventiduenne Andrea Sgaravatto ha doppia cittadinanza, quindi secondo la legge è obbligato a prestare servizio. Sicuramente c’era la possibilità di rifugiarsi in Italia (qui la leva non è obbligatoria), ma il ragazzo ha deciso volontariamente di fare carriera in Russia e la vita militare è una condizione necessaria per questo. Ha sentito parlare della possibilità di nonnismo nell’esercito russo, ma questo non lo spaventa affatto, ha una preparazione fisica all’altezza. Ha sempre praticato sport, giocava nella squadra giovanile di un prestigioso club calcistico AC ESTE.

“Nella camerata mi hanno detto che sono orgogliosi della mia scelta” racconta Andrea. “C’erano stati lettoni, lituani, ma un italiano ancora no. Anche io sono orgoglioso. Ho passato la visita medica senza problemi, raggiungendo la categoria “A”. Presterò servizio nella regione, non so ancora in quali truppe”.

Andrea si è trasferito da Padova a Kaliningrad insieme alla mamma due anni fa. Lei è nata nella città di Svetlyj. Il padre è siciliano, del meridione d’Italia. Si sono conosciuti in Repubblica Ceca, in aeroporto. Lei allora lavorava come hostess e lui partiva per le vacanze con gli amici. È sbocciato l’amore. In famiglia parlavano sempre in due lingue. Andrea ha finito il liceo con indirizzo linguistico e in più ha imparato l’inglese. Parla fluentemente in russo, ma confessa di pensare ancora in italiano.

“Quando in Italia è scoppiata la crisi, gli stipendi sono bruscamente diminuiti, molti sono stati licenziati. Le persone in cerca di lavoro iniziavano a partire per l’Australia, la Germania, l’America”, dice il giovane. “Mentre io ho deciso di provare qualcosa di nuovo in Russia”.

L’uggioso tempo di Kaliningrad sicuramente non entusiasma Andrea, abituato al sole. In compenso, è completamente estasiato dall’architettura del posto.

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“È un peccato che non sia rimasta la Rybnaja Derevnja di Königsberg (centro storico dell’antica Kaliningrad, n.d.r) così come era prima, che abbiano fatto esplodere il Palazzo Reale”, dice lui. “Queste sono tristi pagine della vostra storia. Ho letto molto. La storia era la mia materia preferita a scuola”.

In patria sono rimasti tre carissimi amici di Andrea: un italiano, un ungherese e un rumeno.  Loro gli hanno promesso di venire l’anno prossimo per i mondiali di calcio a Kaliningrad. Andrea aspetta con impazienza questo evento e sogna di mostrare loro la città in cui adesso vive.

Una differenza di caratteri

Ambientarsi a Kaliningrad per uno straniero non è stato facile. Non è stato semplice cambiare uno stile di vita calmo e regolare con le preoccupazioni quotidiane. È sorprendente quanto poco le persone sorridano in Russia.

“In Italia qualunque sia il problema, la gente ha sempre il sorriso sulle labbra” dice lui. “Le persone cantano e si divertono in strada. Fischiano a mo’ di saluto, quando vai a scuola. Qui ci sono molti visi tristi e preoccupati. Colpiscono i prezzi dei prodotti alimentari, che aumentano ogni giorno. Io spesso trascorrevo le vacanze dalla nonna a Svetlyj, ma prima questo non lo notavo. A Kaliningrad i prezzi erano quasi paragonabili a quelli italiani, ma la qualità dei prodotti è del tutto diversa. I pomodori locali, la pasta, per esempio, non sono affatto simili a quelli italiani. Mi ritrovo a preparare io stesso la pasta, in Italia è il piatto numero 1. A Kaliningrad non compro neanche la pizza. Gli italiani la fanno molto meglio. Non parliamo dell’abbigliamento poi, che viene venduto a Kaliningrad a costi smisurati. E spesso è pure scritto “made in Italy”, ma neanche per sogno.

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Fino all’entrata nell’esercito Andrea è riuscito a guadagnare come barman in un locale di Kaliningrad e come venditore d’abbigliamento. Guadagnava, in media, dai 17 ai 20 mila rubli. Per un tale lavoro a Padova lo avrebbero pagato 1200 euro al mese (quasi 73 mila rubli). Nonostante ciò, lui è fermamente deciso a legare il suo futuro alla Russia. Forse andrà in cerca di lavoro nell’estremo nord.

Malgrado il suo carattere romantico, il ragazzo si è chiaramente dato degli obiettivi. Dopo la leva, è deciso a continuare gli studi, rimboccarsi le maniche e a 28 anni sposare sicuramente una ragazza russa e avere dei figli, possibilmente, gemelli.

A Kaliningrad il ragazzo ha molti amici e tra questi delle ragazze. Andrea è abbastanza maturo per conquistarle.

“Non vi offendete però”, dice lui. “Io ho notato che tra le ragazze russe c’è il forte desiderio, come posso dire, di adagiarsi su un uomo senza fare niente. In Italia questo non è normale: lì lavorano tutti. La donna pulisce, cucina, ordina la casa. L’uomo può aiutare, ma solo nel fine settimana.

Andrea ci ha promesso che tra un anno ci racconterà le sue impressioni sul servizio nell’esercito russo.

Nata a Roma nel 1988, ho conseguito la Laurea Triennale in Lingue e culture del mondo moderno e successivamente la Laurea Magistrale in Scienze linguistiche, letterarie e della traduzione presso l’Università di Roma La Sapienza. Nel 2010 e nel 2012 ho studiato, per la durata di un semestre, all’Università Statale di Mosca, dove ho svolto anche un tirocinio come insegnante di lingua italiana. Nella tesi ho affrontato la questione della ženskaja proza (letteratura femminile) in Russia offrendo una traduzione inedita di Pikovaja Dama, racconto della scrittrice contemporanea Ljudmila Ulickaja. Dopo la laurea ho conseguito la certificazione DITALS per l’insegnamento dell’italiano agli stranieri. Amo la cultura russa e mi affascina l’idea di offrire ai lettori italiani uno sguardo più attento sul mondo russo.

Alessia Bianco

Nata a Roma nel 1988, ho conseguito la Laurea Triennale in Lingue e culture del mondo moderno e successivamente la Laurea Magistrale in Scienze linguistiche, letterarie e della traduzione presso l’Università di Roma La Sapienza. Nel 2010 e nel 2012 ho studiato, per la durata di un semestre, all’Università Statale di Mosca, dove ho svolto anche un tirocinio come insegnante di lingua italiana. Nella tesi ho affrontato la questione della ženskaja proza (letteratura femminile) in Russia offrendo una traduzione inedita di Pikovaja Dama, racconto della scrittrice contemporanea Ljudmila Ulickaja. Dopo la laurea ho conseguito la certificazione DITALS per l’insegnamento dell’italiano agli stranieri. Amo la cultura russa e mi affascina l’idea di offrire ai lettori italiani uno sguardo più attento sul mondo russo.