Jan Goland, lo psichiatra sovietico che cura l’omosessualità da più di 50 anni

Fonte: lenta.ru 21/04/2017 – Articolo di Dmitrij Sidorov – Traduzione di Francesco Fantucchio

Lo psichiatra Jan Goland cura l’omosessualità da più di cinquant’anni con l’ipnosi, i balli e lo sport.

Sullo sfondo dello scandalo ancora in corso intorno alle possibili persecuzioni nei confronti degli omosessuali in Cecenia e della repressione di Vitaly Milonov rispetto all’attività dei lottatori professionisti con la propaganda gay, echeggiano sempre più le proposte di reinserire l’omosessualità nell’elenco delle malattie. Da un lato ci sono i sostenitori convinti dell’idea che questo liberi gli omosessuali dal marchio di sodomiti-pervertiti. Dall’altro c’è l’idea che se questa è una “malattia” allora bisogna curarla. Le discussioni su se l’omosessualità sia curabile o meno sono cominciate nel XIX secolo e continuano con intensità variabile tuttora. “Lenta.ru” è andata a Nižnij Novgorod dallo psichiatra Jan Goland che considera l’omosessualità come curabile e testimonia che ha convertito al “corretto” orientamento sessuale 70 uomini.

Jan Goland si è occupato di questa sfera della psicoterapia dal 1964 fino ad oggi, sebbene nella maggior parte dei paesi sviluppati ormai l’omosessualità non è più considerata uno stato patologico. Goland è allievo dello psichiatra sovietico Nikolaj Ivanov, e di ancora un altro psichiatra, Igor’ Sumbaev, che fino alla rivoluzione fece un corso di esercitazione alla psicanalisi con Sigmund Freud e che restò per tutta la vita un freudiano ortodosso.

Finanziere e gli “elefantini”

“Lo notai nella prima infanzia. Mi attraevano le persone del mio stesso genere sessuale. C’era il desiderio di toccare, restare di più in contatto, adulare il mio eroe, il mio idolo”, così, pudicamente e in modo un po’ ricercato, racconta da uno schermo un uomo con una parrucca assurda e degli occhiali enormi, nascondendo metà faccia. Prima di cominciare la discussione il dottore Jan Goland mostra le trascrizioni di discorsi con uno dei suoi pazienti sotto lo pseudonimo di Finanziere. Facendo domande precise con tono imperioso, lo psichiatra lo conduce nella prima metà della sua vita, che ricorda con visibilmente malvolentieri: crebbe tra cinque donne, ingrassò presto, divenne protagonista di un rapporto sessuale anale omosessuale a 13 anni avendo grazie a questo il suo orgasmo più forte. A scuola giocava di più con le bambine; quando queste ultime si innamoravano dei ragazzini, si innamorava anche lui con loro, leggeva le loro lettere d’amore e consigliava il modo migliore per rispondere. Infine il primo rapporto sessuale con una ragazza era riuscito solo a metà: la sua ragazza riuscì ad eccitarlo solo con l’aiuto del sesso orale e solo perché lui aveva immaginato sé stesso al posto di lei e al posto suo un ennesimo “idolo”.

Immagine sulla parete della tomba della Quinta dinastia di faraoni dell’Antico Egitto. | Foto: Jon Bodsworth / egyptarchive.co.uk

All’età di 25 anni Finanziere decise che bisognava guarire. Si susseguirono incontri infruttuosi con sessuologi e sorsero pensieri suicidi. “Ci sono state lacrime e abbattimento. Voglio essere un uomo normale e se non mi riuscirà sarà più facile se morirò.”, così il Finanziere ricorda il suo stato d’animo. Arrivando dal suo racconto alla prima visita con il professor Goland, il paziente si tranquillizza e rianima visibilmente. Ricorda con entusiasmo anche la prima difficile fase della terapia: il raggiungimento dell’indifferenza nei confronti di tutti gli uomini. “Ero entusiasta. Non potevo crederci, ma cominciavo ad avere dei dubbi, allora lui disse: diventa uomo subito!”, dice il paziente.

Con il racconto di ogni tappa della malattia Finanziere cambia espressione: il discorso diventa più rassicurante, il sorriso più largo. L’auto-allenamento (o autosuggestione – nota di Lenta.ru), lo studio di libri sul sesso, le fotografie erotiche, le uscite in spiaggia a guardare attentamente le donne, la ricostruzione delle fantasie erotiche… Quando il discorso passa alle relazioni e ai contatti con gli “elefantini” (così Goland autorizza Finanziere a chiamare le donne che gli piacciono), l’affettazione della voce scompare, trasformandosi in un profondo accento caucasico (come chiarisce Goland questo paziente è Azero, di Baku – nota di Lenta.ru). “Quanti elefantini hai già avuto?” – Chiede dolcemente Goland. “Più di 10, – risponde soddisfatto Finanziere. – Jan Genrichovič lei è come un padre per me e per noi tutti.”

Goland mi conduce in un ufficio strapieno di letteratura psichiatrica e con un peluche di Sigmund Freud sulla scrivania, si siede vicino un enorme videocamera a cassette (con la quale, evidentemente, filmò Finanziere) e invita a sedersi sulla sedia di fronte alla telecamera.

“Lenta.ru”: Chi sono i suoi pazienti?

Jan Goland: Diventano miei pazienti solo coloro che hanno motivo, desiderio e necessità di diventare eterosessuale. Non bisogna pensare che tutti gli omosessuali siano attivisti gay che vanno alle manifestazioni e agli scioperi. Esiste un gruppo che credo sia maggiore di quello che si riunisce nei locali gay: sono coloro che ne soffrono. Essi ritengono che la loro condizione sia patologica, che umili la loro dignità umana, dignità di maschio. Definite questo come vi pare, ma loro dicono letteralmente queste parole: “Questo (essere gay) mi pesa”. Temono che le persone a loro vicine intuiscano le loro emozioni, le nascondono in ogni maniera, frequentano una ragazza che non gli suscita alcun desiderio sessuale per mostrarla ai loro genitori. Come disse un paziente: “La accarezzo come si accarezza una poltrona di pelle”. Accarezza una poltrona in piedi lì vicino.

Nell’età sovietica venivano da me da tutte le parti dell’URSS, secondo la direttiva del Centro di sessuologia della RSFSR. Si lavorava più attivamente alle patologie sessuali degli Stati Baltici. Il fatto è che nel 1967 a Riga presso un ospedale psichiatrico statale si tenne un seminario di medico che avrebbero voluto occuparsi delle patologie sessuali. A quel seminario lessi delle relazioni: “Psicoterapia dell’omosessualità” e “Psicoterapia delle perversioni sessuali”. Dopo di ciò i dottori cominciarono a inviarmi quei pazienti dalla Lettonia, dall’Estonia e dalla Lituania.

Jan Goland | Foto: Presa da YouTube

Nell’Unione Sovietica l’omosessualità era considerato un reato comune. Un omosessuale poteva venire a curarsi senza temere le persecuzioni?

Sì, ma io non accettavo tutti. C’erano quelli che domandavano: “Dica, se seguirò il suo percorso terapeutico, questa sarà un attenuante in tribunale?”. Io gli davo una risposta provocante: “Immagini che domani cessino di perseguitare l’omosessualità, lei verrebbe comunque da me?” – “Certamente no”. E perché avrei dovuto lavorare con loro? Avrei passato un anno intero con lui e mi avrebbe ingannato?

Veniamo ad un esempio di chi ho accettato. Kieviano (ndr. Neologismo per definire un abitante di Kiev) è un paziente che viene da Kiev, un giovane scienziato, un chimico. Venne dal direttore dell’istituto portando tra le mani cianuro di potassio e disse: “Se non troverete uno specialista che cura l’omosessualità, mi suiciderò”. Il direttore chiamò a Mosca e si mise in contatto col il professor Pavel Posvjanskij, era lui che dirigeva il Centro di sessuologia, a cui avevo già dato il mio numero di telefono e il mio indirizzo. Il paziente mi disse perché volesse uccidersi. Disse che non riusciva a sentirsi “così”: “Io reprimo me stesso per non iniziare un qualche tipo di relazione omosessuale”.

È partendo da questo tipo di motivazione che la cura si svolge con successo?

Si, ma tutto ha i suoi rischi. Già nel processo di terapia lui e un altro paziente – Greco – si innamorarono di una donna, anch’essa paziente. Lei soffriva di una psicosi maniaco-depressiva. Era molto bella e perfino gli psichiatri si innamoravano di lei. Tra i due gay lei preferì Greco, mentre Kieviano visse tristemente la situazione. Gli trovai lavoro nel nostro ospedale. Impacchettava le scatoline che facevano i pazienti, le legava con la corda e le spediva al committente. Una volta si impiccò con quelle corde. Per fortuna in quel momento entrò un economo e lo salvò.

Fu un fatto tragico, ma solo quando i miei pazienti mostrano gelosia nei confronti di una donna io li congedo. Allo psichiatra solitamente non piacciono i gelosi: uccidono le mogli, sé stessi, i figli. Ma nel caso dell’omosessualità è indice del successo della cura. In seguito tutto si mise per il verso giusto per Kieviano.

Una persona si rende conto della sua inclinazione omosessuale gradualmente o questa consapevolezza arriva all’improvviso, come è stato con Finanziere?

In vari modi. Uno degli ultimi pazienti del maestro del mio maestro Sumbaev era un certo Vaclav Kazimirovič. Nel 1939, quando aveva 11 anni, vide un soldato tedesco (il fatto accadde dopo la spartizione della Polonia tra l’URSS e la Germania secondo il Patto Molotov-Ribbentrop – nota di Lenta.ru). Uno di loro era fasciato. Alla vista di quel soldato per la prima volta nella vita a Vaclav venne un’erezione e un’eiaculazione. La sera stessa si intrufolò in un ospedale di campo a guardare i soldati bendati. Anche questo gli provocò eccitazione sessuale. In seguito Sumbaev chiarì che quel primo tedesco aveva gli occhiali e un grande naso, di conseguenza eccitavano Vaclav gli uomini con un grande naso, uomini con gli occhiali, con bende o senza.

Un avvenimento dimenticato…

Si… Sumbaev poté rimuovere la sua inclinazione per l’uomo con il naso grande e con gli occhiali, ma non quella per l’uomo bendato. Vaclav Kazimirovič provava un orgasmo solo quando lo fasciavano. Venne il momento che si faceva del male per mostrare al dottore che lo avevano fasciato. Così da omosessuale divenne un feticista occasionale.

Foto: Aleksandr Kondratyuk di RIA Novosti

Con cosa comincia la cura?

I sogni sono importanti. Se un eterosessuale sogna donne nude, l’omosessuale sogna uomini nudi, rapporti sessuali con loro, tra cui gli “idoli”. Per questo nel primo stadio della mia terapia si reprime l’attrazione per la persona dello stesso sesso tramite l’ipnosi. Il paziente entra in uno status di vuoto psico-sessuale. Quando questa attrazione è repressa, ma l’attrazione per le donne non è ancora nata, il paziente diventa asessuale.

Come reagiscono i pazienti a questo?

In quel momento qualcuno ha paura: apparrà l’attrazione eterosessuale? Altri al contrario ne gioiscono, ne giovano soprattutto ai tempi dell’URSS: “Oh, bene, adesso non finirò più al KGB o dalla polizia, non andrò più ai “pleški” (ndr: vengono chiamati così i luoghi, di solito al chiuso, dove gli omosessuali si incontrano)”. In questo stadio se un omosessuale passa accanto al paziente e gli invia dei chiari segnali, lui non gli dà attenzione. Si manifesta un rapporto indifferente con i maschi. Questo ordine è relativo all’ipnosi e si raddoppia nell’auto-allenamento. Nel primo stadio io gli proibisco di andare in spiaggia, in palestra, alle banje. In quei momenti cominciano a sognare le donne. All’inizio vestite, poi seminude, infine nude.

Di punto in bianco?

No, io gli insegno a programmare i sogni. Ma sogni per un verso solo. Parallelamente procede l’ipnosi, l’auto-allenamento e le lezioni di perfezionamento fisico. I pazienti vanno i circoli sportivi, gli insegnano il karate, il ju-jitsu, il sambo, e alzano il bilanciere.

Queste lezioni non provocano una ricaduta? Intorno ci sono così tanti uomini sportivi…

No, cominciano ad allenarsi quando già sono entrati nello stato di vuoto. Inoltre il nostro circolo sportivo è nel comprensorio dell’ospedale. Non puoi praticamente uscire dallo stato di vuoto e, cosa più importante, il paziente vuole andare avanti, non vuole fermarsi. Il secondo stadio è l’educazione al dialogo. Si iscrivono da me a scuola di balli lisci e latino-americani, conoscendo lì delle ragazze.

Foto di RIA Novosti

Come si accorge che si è formato lo status di vuoto?

Il paziente stesso dice che gli uomini gli sono indifferenti. Ha bisogno di raggiungere questo stato e lo raggiunge. Riuscire a capire che le persone vengono qui lasciando il loro lavoro? Avevo un paziente: era un sottosegretario dell’RSFSR! Un ragazzo talentuoso, ma con tendenze omosessuali. Lui se ne era fregato della sua posizione, è venuto qui e ha lavorato in un supermercato come macellaio. Lì guadagnava abbastanza.

Tutti i suoi pazienti hanno sofferto così drammaticamente l’omosessualità come la ha sofferta Kieviano fino ad avere pensieri suicidi?

No, con tutti è ogni volta diverso. La maggioranza di loro arrivava alla consapevolezza che la vita da omosessuale li aveva stancati. Si nascondevano ai conoscenti, non si facevano vedere dai familiari, si percepivano come sotto-uomini, specialmente in epoca sovietica. Finanziere ora vive a Baky e sta bene, ha due figli. Adesso anche se i miei pazienti finiranno in galera, non gli perforeranno i cucchiai e non dormiranno vicino ai secchi, come gli altri peredasti.

Molti dei suoi pazienti sono del Caucaso?

Pochi. Lì al momento sono tutti duramente perseguitati. Avere un gay in famiglia è sempre considerato un disonore. Adesso, dicono, che in Cecenia abbiano catturato cento uomini, qualcuno minaccia l’omicidio…

Queste persecuzioni possono diventare un’ulteriore motivazione (ndr. per curarsi)?

Sono decisamente contro le misure radicali. Al limite un arresto domiciliare, simbolico. Ma per adesso non abbiamo una legge che proibisce le relazioni omosessuali.

Un picchetto sanzionato di attivisti gay. | Foto: Oleg Charseev / «Коммерсантъ»

In Cecenia sembra che la pensino diversamente. Lei ha avuto clienti ceceni?

Erano in due, ma li ho rifiutati. Sono ricchi e hanno degli amanti che gli fanno da autisti e che vivono con loro. Gli ho dato un compito: tornate da me quando sospenderete le relazioni omosessuali con gli uomini. Uno sparì, l’altro tornò e disse che le aveva sospese. Stiamo parlando e all’improvviso lo chiama qualcuno che lui chiama Anzor. Io ricordo che il suo autista si chiama così. Lui mi aveva detto di aver licenziato Anzor, di non vederlo, non sentirlo e non desiderare di incontrarlo. Allora lo chiama e si salutano cortesemente. Io avevo capito che mi avrebbe preso in giro, di questo non ho bisogno.

Lei segue il classico punto di vista freudiano secondo cui l’omosessualità sia legata a turbe psicologiche?

No. Ci sono casi in cui l’omosessuale per il resto è assolutamente sano. Ma ci sono omosessuali con i propri svariati complessi di turbamenti nevrotici. Mi rallegro quando un paziente ha i cosiddetti attacchi di panico, quando gli si stringe in petto, quando chiamano il pronto soccorso. Una volta venne da me un certo paziente da un ospedale del Cremlino, dove era stato ricoverato dal padre, il membro più anziano del partito. Camminava con le tasche piene di medicine, ma non poterono far nulla per lui. Gliele tolsi subito e guadagnai la sua fiducia come specialista. La parte più importante di queste cassette è il “paziente-specchio”. Ad ogni nuovo paziente metto una cassetta con una storia simile a quella che avete visto riguardo Finanziere. Ne trovo una con una storia simile a quella della loro malattia. È importante vedere come cambia una persona che ti assomiglia.

Il fatto che l’omosessualità non sia più considerata come una malattia complica il suo lavoro?

Niente affatto. Lo stesso gruppo, la stessa percentuale di persone che vuole diventare mia paziente resta invariata: sono coloro i quali non riescono a rassegnarsi alla propria omosessualità. Spesso sono quelle persone la cui omosessualità si manifesta come risultato dell’imprinting. Ad esempio Finanziere nell’infanzia fu testimone di una scena omosessuale. Adesso trasmettono dei film con sull’omosessualità!

Lei ritiene che l’ambiente abbia un ruolo cruciale nella formazione dell’orientamento sessuale?

La tragedia è nel fatto che a 16-17 anni lo sviluppo di un ragazzo dipende dalle braccia di chi capita. Se capita tra li braccia di una buona donna, allora diventa eterosessuale, se invece capita tra le braccia di un omosessuale, lo diventa anche lui. L’ambiente prolifico per gli omosessuali sono tutti questi cori di ragazzi, queste scuole coreografiche, questi collegi militari privati e semi-privati.

Sigmund Freud | Foto: Max Halberstadt / Wikipedia

Un omosessuale in un coro di ragazzi è più facile da curare?

L’omosessualità è curabile se la persona vuole guarire. Se non c’è questo desiderio, non ci sono risultati. Questo è il punto centrale per uno psichiatra. La maggior parte degli psichiatri incompetenti non sa che l’omosessualità è curabile se il paziente ne ha la motivazione. Il malato va da questa sorta di medico con la mamma e il papà. Ecco il mio figliolo vuole guarire. Il medico però risponde che non è curabile perché non è capace di farlo e non sa come farlo. E poi il ragazzo va in club per gay. Si devono poi condannare quei giornalisti ignoranti e incompetenti. Scrivono anche che l’omosessualità non è curabile. Scrivete che sono pronto a formare quei dottori che vogliono imparare. Se manderanno qualcuno da me: prego!

Lei non ha mai avuto fallimenti? Sono diventati tutti eterosessuali?

Non ce ne sono stati perché li ho selezionati. All’inizio ho provato ad accettare anche gay alcolisti ma subito ho capito che non si fanno più vedere: non c’è motivazione. Spariscono anche gli epilettici, i malati di bipolarismo e gli schizofrenici. Anche i deficienti. Ecco che un oligofrenico ha stuprato un ragazzo e lo trascinano da me in cura. Come guarirlo, su cosa basarsi? Mi baso sul cervello, sulla presa di coscienza, sull’interpretazione. E allora…

Lei appoggerebbe un’iniziativa pubblica per il reinserimento dell’omosessualità nella lista delle malattie? Sarebbe pronto a occuparsi nuovamente della terapia a il sostegno dello stato?

Si, ma non coercitivamente, esclusivamente se il paziente lo desidera, altrimenti questo non porterà a nessun risultato. A proposito, ai tempi dell’Unione Sovietica si rivolse a me il Ministero della Sanità e quello per gli Affari Interni, mi diedero la possibilità di descrivere la mia metodologia psicoterapeutica. Non ne sapevo il motivo, ma poi chiarii: volevano curarli nei lager. Che roba demenziale.

I prezzi per tutti i pazienti sono gli stessi?

No, variano a seconda delle disponibilità del paziente. Se si tratta di un uomo d’affari che ha un’azienda allora paga di più.

Può definire il prezzo indicativo per un uomo d’affari?

A Mosca il prezzo di una cura per un malato di nevrosi è di 1,5 milioni di rubli.

E presso di lei?

Non 1,5 milioni naturalmente. Di meno.

Goland mette la registrazione di un brano tratto da un documentario della televisione russa dove si parla del principio più importante di Freud secondo cui l’onorario per una terapia deve essere sensibile alle disponibilità del paziente, altrimenti il processo di cura non va a buon fine. Quando appaiono i “mezzibusti” dei costosi psicoterapeuti moscoviti che riconoscono la veridicità di questo principio e che annunciano i loro prezzi Goland dice con un sorriso: “È l’unica cosa che hanno imparato da Freud”.

* * *

Come si curava l’omosessualità

Uno dei primi tentativi “scientifici” per la cura dell’omosessualità fu intrapreso dell’endocrinologo viennese Eugen Steinach a cavallo tra il XIX e il XX secolo. Lui era convinto delle cause organiche dell’omosessualità, infatti recideva i testicoli “difettosi” ai pazienti e trapiantava testicoli di uomini eterosessuali. La terapia si rivelò inefficace.

Il suo collega e contemporaneo tedesco Albert Moll mandava i pazienti-gay ai bordelli. Lui credeva che le inclinazioni sessuali nascessero per mancanza di sicurezza del relazionarsi con il sesso opposto. Lo stesso raccomandava agli omosessuali il barone Albert von Schrenck-Notzing e consigliava che prima di farlo dovessero bersi di una grande quantità di alcolici.

Nella metà del XX secolo si praticava la cura dell’omosessualità con l’elettroshock, ma solamente ai volontari. Si mostravano ai volontari fotografie omoerotiche e si rilasciava la scarica elettrica nel momento dell’eccitamento sessuale. Dopo di ciò gli venivano mostrate fotografie erotiche di donne, per le quali non si veniva puniti.

Terapia dell’elettroshock | Foto: di pubblico dominio.

In Cina questa metodologia è ancora adottata: nel un giovane ragazzo, nascondendosi sotto lo pseudonimo di “Lapsang Souchong” (ndr. varietà di tè nero cinese), ha fatto causa a una clinica dove lo avevano curato dall’omosessualità. Lui riferisce che la terapia dell’elettroshock, a cui lo avevano sottoposto in questa istituzione, era stata molto dolorosa e lo aveva traumatizzato.

Nella seconda metà del XX secolo negli USA apparivano in massa comunità cristiane di “ex gay”, come ad esempio Exodus International. Loro curavano i propri assistiti attraverso l’insegnamento della Bibbia, le istruzioni dei pastori, sedute terapeutiche individuali e di gruppo con la partecipazione di gay “guariti” e con la terapia dell’avversione (suscitando disgusto per gli uomini). Alcune di queste comunità agiscono ancora oggi. Nel 2009 in una delle chiese protestanti degli USA hanno effettuato un esorcismo: dal ragazzo è stato scacciato un “omodemone” (ndr: vedi il video dell’esorcismo).

Nello stesso tempo lo psicoterapeuta John Markis nella metà del XX secolo ha proposto di curare i gay tramite la una masturbazione intensa con la condizione di immaginare una figura esclusivamente femminile nel momento dell’orgasmo. Secondo Markis così è riuscito a curare almeno un omosessuale.

Una terapia meno umana è stata elaborata del britannico Ayan Oswald. Faceva bere ai gay dei preparati stupefacenti che causavano mal di testa e bruciore di stomaco, li metteva in una stanza riempita di bicchieri di urina e riproduceva registrazioni di relazioni omosessuali. Secondo la sua idea questo doveva generare una tale disperazione dopo la quale i pazienti non potevano che trovare conforto con le donne.

C’era anche chi concentrava la pratica medica sulle donne. Il medico britannico Denslow Lewis nel XIX secolo curava le donne con tendenze lesbiche attraverso un miscuglio di cocaina, stricnina e mutilazioni genitali femminili. Una della sue pazienti impazzì e si uccise in un manicomio.

Francesco Fantucchio

Studente di lingue e letterature straniere all'Università degli Studi di Salerno. Sono appassionato di politica e relazioni internazionali.

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