La tentazione della salvezza. Verità e leggenda sulla zarina Anastasia Romanova

Il 18 giugno (secondo il calendario gregoriano) del 1901 nasceva la granduchessa Anastasia, la più giovane tra le figlie dell’ultimo imperatore russo Nicola II.

Fonte Argumenty y fakty 10/06/2016 Articolo di Andrej Sidorčik, Traduzione di Antonino Santoro

“Alice ha partorito un’altra bambina”

“Alle 3 circa Alice è stata colpita da forti dolori. Alle 4 mi sono alzato, sono andato nelle mie camere e mi sono vestito. Alle 6 precise del mattino è nata Anastasia. Tutto è andato nel migliore dei modi, veloce e, grazie a Dio, senza complicazioni. Grazie al fatto che tutto è iniziato e finito mentre tutti ancora dormivano, entrambi abbiamo avuto una sensazione di calma e di riservatezza! Poi mi sono messo a sedere per scrivere i telegrammi e avvisare i parenti in tutti gli angoli del pianeta. Alice fortunatamente si sente bene. La piccola pesa 11 1/2 libbre ed è alta 55 cm”.

E’ così che l’ultimo imperatore russo descrisse nel suo diario la nascita della figlia, la quarta, avvenuta il 18 giugno del 1901.

La venuta al mondo della piccola Anastasia non portò felicità tra i Romanov. La granduchessa Ksenija, sorella di Nikola, così scriveva: “Che delusione! La quarta femmina… la mamma mi ha telegrafato la stessa cosa scrivendo: Alice ha dato alla luce un’altra bambina!”.

Secondo la legge in vigore nell’Impero Russo a quel tempo e introdotta da Paolo I, le donne potevano ereditare il trono solo in caso di decadenza dell’intera linea dinastica maschile. Questo significava che l’erede di Nicola, padre di 4 figlie, sarebbe stato suo fratello minore Mihail.

Questa possibilità non rallegrava molto  né la famiglia Romanov né Aleksandra Fedorovna consorte dell’imperatore e portò rabbia ovunque. Sul quarto parto dell’imperatrice erano state riposte molte speranze ma alla fine era nata un’altra femmina. Fu solo al quinto tentativo che Aleksandra Fedorovna riuscì a dare alla luce un erede.

A “Kubyška” non piace la matematica

La possibilità di occupare il trono non aveva toccato la principessa Anastasia. Come le sorelle, ricevette una educazione domestica iniziata quando aveva otto anni. Nel programma rientravano la lingua francese, l’inglese e il tedesco, storia, geografia, la Legge divina, scienze naturali, disegno, grammatica, aritmetica ed anche danza e musica.

“Sua altezza imperiale la principessa russa Anastasia Nikolaevna” aveva una particolare avversione all’aritmetica e alla grammatica. Anastasia amava suonare, danzare e risolvere enigmi.

Per la sua mobilità e per il suo temperamento ruffiano, in famiglia la chiamavano Šybz (nome di uno dei cagnolini della famiglia Romanov – note di RIT)  mentre per la bassa statura e la corporatura piena veniva chiamata “Kubyška” (nome di una pianta acquatica – nota di RIT).

Come da tradizione della famiglia imperiale, a 14 anni ognuna delle figlie dell’imperatore diveniva comandante onoraria di uno dei reggimenti russi. Nel 1915 Anastasia divenne comandante onoraria del 148° reggimento di fanteria del Caspio.

Maria E Anastasia nell’ospedale di Carskoe Selo

Durante la prima guerra mondiale Anastasia insieme alla sorella Maria organizzava dei concerti negli ospedali per i soldati feriti, leggevano e aiutavano a scrivere lettere da spedire a casa.

Nella primavera del 1917 le figlie di Nicola II, che aveva già abdicato al trono, si ammalarono di morbillo. A causa della febbre alta e dei forti medicinali le ragazze iniziarono a perdere i capelli che vennero rasati a zero. Il loro fratello Aleksej, che era stato risparmiato della malattia, insistette affinché gli fossero rasati i capelli proprio come alle sorelle. A ricordo di questo fatto venne scattata una foto: le teste rasate dei figli dell’imperatore spuntano fuori da un drappeggio nero. Oggi, alcuni vedono in questa foto un triste presagio.

Anastasia, Olga, Aleksej, Maria e Tatjana dopo il morbillo (giugno 1917)

La vita gli arresti domiciliari non aveva oppresso eccessivamente le figlie dell’imperatore: le ragazze non avevano condotto una vita viziata neanche a palazzo dove erano cresciute se non in modo spartano, almeno in condizioni difficili.

Durante la permanenza a Tobol’sk, Anastasia  con dedizione si dedicava al cucito e alla preparazione della legna da ardere.

Il compleanno nella casa Ipat’ev

Nel maggio del 1918 la famiglia Romanov fu portata a Ekaterinburg nella casa dell’ingegnere Ipat’ev. Il 18 giugno Anastasia festeggiò i suoi 17 anni.

A quel tempo non era ormai quasi più interessata ai giochi per bambini: Anastasia, come tutte le ragazze della sua età, si preoccupava dei difetti immaginari e reali del suo corpo. Con l’inizio della guerra divenne dipendente dal fumo come le sorelle. Nell’ultimo periodo precedente l’abdicazione del padre Anastasia si interessò alla fotografia e adorava parlare al telefono.

Da sinistra a destra, Olga, Nicola, Anastasia, Tatjana – Tobolsk (inverno 1917)

Nella famiglia dei Romanov furono poche le persone con una salute di ferro e Anastasia non faceva parte di questi eletti. I medici ritenevano che lei, come la madre, fosse portatrice di emofilia. Dall’infanzia Anastasia soffriva di mal di piedi come conseguenza di una curvatura congenita alle dita. Anastasia aveva una schiena debole a cui rimediava in qualche modo grazie ad esercizi speciali e ad un massaggio correttivo. 

Nella notte tra il 16 e il 17 luglio del 1918 Anastasia Romanova venne uccisa a colpi di pistola nello scantinato della casa dell’ingegnere Ipat’ev insieme alle sorelle, al fratello, ai genitori e ad alcuni servitori.

Una vita breve dal finale triste. Tuttavia  dopo la propria morte, la meravigliosa figura di Anastasia divenne la rappresentante più famosa al mondo tra la famiglia di Nicola II oscurando quasi lo stesso imperatore.

La ragazza della clinica berlinese

La storia della “miracolosa salvezza” della granduchessa Anastasia eccita le menti da quasi cento anni. Su di lei sono stati scritti libri, girati film e nel 1997 è stato fatto il lungometraggio a cartone animato “Anastasia” che ha guadagnato nelle sale mondiali 140 milioni di dollari. “Anastasia” è stato pure candidato all’Oscar per la miglior canzone.

Anastasia

Perché tra tutta la famiglia dell’imperatore proprio Anastasia ha raggiunto una tale fama?

Questo è avvenuto grazie ad una donna di nome Anna Aderson che dichiarava di essere la principessa stessa, sfuggita al massacro.

Nel febbraio del 1920 a Berlino la polizia salvò una giovane donna che stava tentando di suicidarsi gettandosi da un ponte. Tra le sconfusionate spiegazioni della signora venne fuori che questa si trovava nella capitale tedesca alla ricerca dei parenti dello zar ma questi  l’avevano respinta portando la donna a decidere di farla finita.

La mancata suicida venne mandata in una clinica psichiatrica dove durante un controllo le vennero trovate nel corpo numerose cicatrici dovute a ferite d’arma da fuoco. La paziente capiva il russo ma i medici ritenevano che la sua lingua naturale fosse il polacco. Nella clinica la donna non faceva mai il proprio nome e a malincuore partecipava a delle conversazioni.

Nel 1921 In Europa iniziano a circolare abbastanza attivamente voci sul fatto che una della figlie di Nicola II potesse essere sopravvissuta al massacro di Ekaterinburg.

Esaminando le fotografie delle figlie dell’imperatore russo pubblicate nei giornali, una delle pazienti della clinica trovò che la propria vicina assomigliasse moltissimo a una di loro. Da qui iniziò l’epopea di Anna Anderon – Anastasia.

Mi sono nascosta dietro la schiena di mia sorella Tatjana.

Gli emigrati russi iniziarono a visitare la clinica tentando di capire se tale sconosciuta, sofferente di perdite di memoria, fosse realmente la figlia dell’imperatore.

All’inizio si disse inoltre che la paziente del manicomio non fosse Anastasia ma Tatjana.

La maggior parte dei visitatori tra quelli che avevano conosciuto le figlie dell’imperatore erano convinti che la sconosciuta signora non avesse alcun rapporto con le figlie di Nicola II.

Poi si fece attenzione al fatto che la “figlia dello zar” afferrava tutto al volo dopo che un visitatore, cercando di farle ricordare il “passato degli zar” le raccontò alcuni episodi della vita delle figlie dello zar. Successivamente la donna iniziò a ripetere quei fatti definendoli “ricordi” personali.

Nel 1922 Anna Anderson per la prima volta  dichiarò apertamente di essere Anastasia Romanova.

Anna Anderson

“Io ero con tutti gli altri, la notte dell’assassinio, e quando il massacro è iniziato mi sono nascosta dietro mia sorella Tatiana uccisa dai proiettili. Ho perso conoscenza a causa dei numerosi colpi. Quando sono rinvenuta mi sono resa conto di trovarmi in casa di un soldato che mi aveva salvata. Sono andata in Romania con la moglie del soldato e quando lei è morta, ho deciso di andare in Germania da sola” – così la donna raccontava la sua “miracolosa salvezza”.

I racconti di Anna Anderson, diffusi all’esterno della clinica e trovato il sostegno di coloro i quali le credevano, col tempo si modificarono fino a contenere numerose incongruenze. Nonostante questo l’opinione su di lei era divisa: alcuni erano convinti che Anna Anderson  fosse una bugiarda mentre altri sostenevano con forza che lei fosse la vera Anastasia.

Anna Anderson contro i Romanov

Nel 1928 Anna Anderson si trasferì negli USA dove iniziò a lottare attivamente per essere riconosciuta come Anastasia. Allo stesso tempo apparve una “dichiarazione dei Romanov” nella quale i membri rimasti in vita della casata imperiale russa respingevano decisamente una parentela con la donna.

Il problema tuttavia stava nel fatto che dei 44 Romanov, a firmare questo documento furono meno della metà. Alcuni Romanov appoggiarono ostinatamente Anna Anderson e con questi si schierarono Tatiana e Gleb Botkin figli dell’ultimo medico di corte anch’egli ucciso insieme alla famiglia imperiale.

Nel 1928 Gleb Botkin fu tra i fondatori della Società per azioni “Grandanor” (Grand Duches Anastasia of Russia).

La società intendeva rivendicare gli interessi di Anna Anderson in tribunale cercando di ottenere il suo riconoscimento come Anastasia. In gioco vi era “l’oro degli zar” ovvero i tesori esteri dei Romanov i quali erano valutati in decine di milioni di dollari. In caso di successo Anna Anderson sarebbe diventata l’unica erede.

Il processo giudiziario “Anna Anderson contro i Romanov” iniziò a Berlino nel 1938 per protrarsi lungo diversi decenni. Vi furono diverse cause che si conclusero nel 1977 con un nulla di fatto. Il giudice considerò insufficienti le prove riguardo la parentela tra Anna Anderson e i Romanov anche se gli oppositori non riuscirono a dimostrare che la Anderson non fosse effettivamente Anastasia.

Tra i Romanov, gli oppositori ad “Anastasia” spesero non pochi denari per assoldare detective privati e portarono prove sul fatto che Anna fosse in realtà la polacca Franziska Schanzkowski, una lavoratrice di una fabbrica di materiali esplosivi berlinese. Le ferite nel suo corpo, secondo questa versione, sarebbero state ricevute durante una esplosione nell’azienda.

Ad Anna Anderson fu persino organizzato un confronto con gli Schanzkowski i quali la riconobbero come propria parente.

Tuttavia le loto testimonianze non furono credute da tutti soprattutto per il fatto che gli stessi Schanzkowski che avevano identificato Anna Anderson, si rimangiarono poi la propria parola.

“Ahimè, non era lei”

Il lungo processo giudiziario rese la presunta “Anastasia” molto famosa in Occidente ispirando scrittori e registi a creare opere circa il suo destino.

Alla fine della sua vita, Anna Anderson finì nuovamente in una clinica psichiatrica a Charlottesville nello stato americano della Virginia. Il 12 aprile 1984 morì di polmonite. Il suo corpo, come da ultime volontà, venne cremato e le ceneri conservate nella cappella del castello di Seeon in Bavaria.

Nel 2008 numerose analisi di DNA dei presunti resti della famiglia degli zar trovati nel 1991 e condotti da esperti in diversi laboratori in differenti nazioni diedero esito univoco: si tratta davvero della famiglia di Nicola II e tutti i suoi membri morirono davvero nella casa di Ipat’ev.

Le analisi dei campioni del tessuto di Anna Anderson, prelevati quando era ancora in vita e conservati in una clinica di Charlottesville, dimostrarono come non avesse alcun legame con i Romanov. Al contrario, due analisi indipendenti di DNA confermarono la sua vicinanza genetica alla famiglia Schanzkowski.

Anna Anderson fu la più famosa ma assolutamente non l’unica delle false Anastasia. Il trisnipote dell’imperatore Nicola I, il principe Dmitrij Romanov disse: “da quanto mi ricordo vi sono state da 12 a 19 sedicenti Anastasia. Con le condizioni di depressione del dopoguerra molti sono impazziti. Noi, i Romanov, saremmo felici se Anastasia, anche nel caso di Anna Anderson, si fosse rivelata ancora viva. Ma ahimè, non era lei”.

La granduchessa Anastasia intorno al 1912

I figli dell’imperatore i figli del tenente Smith

Il principe si è sbagliato solo su una cosa: le false Anastasia sono state molte di più. Al giorno d’oggi sono note 34 “Anastasia scampate per miracolo”. La maggior pare non fu attiva come Anna Anderson, a molte la “discendenza imperiale” fu attribuita post mortem da tutta una serie di amanti di misteri storici.

Tra le “Anastasia” vi fu un poi di tutto: contadine che hanno rivelato il “mistero” ai propri figli sul punto di morte, pazienti di cliniche psichiatriche, abili truffatrici alcune delle quali non avevano alcun rapporto con la Russia. L’ultima tra le false Anastasia è morta nel 2000 anche se diversi discendenti di queste donne fino ad oggi lottano per essere riconosciuti come Romanov.

“Ma perché proprio Anastasia?”: è la logica questione che si pone il lettore curioso.

In effetti, non vi su solo Anastasia. “Il miracolo degli scampati figli di Nicola II” non è niente meno che quello dei famosi “figli di Smith” del “Vitello d’oro” (romanzo satirico sovietico – nota di RIT). Gli studiosi di questo fenomeno hanno contato 28 false Olga, 33 false Tatjana, 53 false Maria. Ma a battere tutti i record sono stati i falsi Aleksej: ad oggi se ne contano più di 80. E ognuno ha la propria storia riguardo il salvataggio e propri seguaci convinti della veridicità del pretendente.

Tutto ciò non ha niente a che fare con il tragico destino di Aleksej, di Anastasia, di Maria, di Tatjana e di Olga Romanova, proprio come la storia del falso Dimitri che non ha nulla a che fare con l’infelice destino del figlio minore di Ivan il Terribile.

Ma nella storia a volte succede che gli impostori lasciano una traccia più luminosa rispetto a quelli cui era stato assegnato il vero nome.

Traduttore, Collaboratore. Mi sono unito al progetto di RIT per la mia passione verso la traduzione e la lingua russa.
antosha87sr@gmail.com

Antonino Santoro

Traduttore, Collaboratore. Mi sono unito al progetto di RIT per la mia passione verso la traduzione e la lingua russa. antosha87sr@gmail.com