Il padiglione russo: quale arte viene esposta e ammirata a Venezia

Fonte: RIA Novosti  15.05.2017, tradotto da Beatrice Zadro, articolo di Anna Kocharova. 

Venezia, 15 maggio- RIA Novosti, Anna Kocharova. Un’enorme aquila di gesso sotto i cui stivali si trovano duemila piccole figure in gesso. Così comincia la mostra Theatrum Orbis del padiglione della Russia alla Biennale di Venezia-la più prestigiosa esposizione di arte moderna. Partecipare e, ancora più importante, presentare un progetto interessante, è una questione di importanza quasi nazionale.

Nella rappresentazione mondiale della “cultura russa” il padiglione russo della Biennale si trova sullo stesso piano dell’Ermitage e della Gallerya Tret’jakov, del teatro Bolshoi e del direttore d’orchestra Gergiev. Tuttavia per tutti i paesi la leggendaria esposizione a Giardini è come una “VDNKh artistica”.

Ogni due anni nei trenta padiglioni della Biennale vengono allestite mostre d’arte aperte per sei mesi. La Biennale di Venezia comprende tutti i tipi d’arte. Il famoso Festival del cinema di Venezia, che si svolge ogni anno sull’isola di Lido, è parte di questo grande evento.

Il padiglione russo nei giardini della Biennale di Venezia

A fianco dei padiglioni di tutte le nazioni si svolgono come di tradizione l’espo1sizione del progetto principale che quest’anno si chiama Viva Arte Viva (in cui è coinvolta anche l’artista russa Irina Korina) e i programmi paralleli. Quest’anno per la prima volta il Museo d’arte Moderna Pushkin ha esposto alla Biennale il proprio progetto “Man as bird. Images of Journeys” inaugurato in uno dei palazzi veneziani.

Il padiglione della Russia a Giardini è uno dei più antichi, affascinanti e famosi. Progettato da Aleksey Sushev e aperto nel 1914 ricorda a qualcuno una torre fiabesca, a qualcun’altro una casetta di marzapane. A proposito del progetto di quest’anno, il commissario del padiglione e curatore della mostra Semen Mikhajlovskij ricorda costantemente la storia di questi luoghi. Di come lo stesso Suschev fosse insoddisfatto delle prime mostre nel padiglione; di come proprio dopo la rivoluzione qui si affiancassero Dobuzhinsky e Malevich. Dal 1938 al 1956, per circa 20 anni, il padiglione fu tenuto chiuso. E dopo la ripresa dei lavori, ricorda Mikhajlovskij, giunsero qui solo coloro che avevano superato una rigorosa selezione ideologica.

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La nuova, o meglio, l’attuale vita espositiva è cominciata in questo padiglione già nel 1990. Mikhajlovskij confessa che inizialmente aveva pianificato di presentare quest’anno a Venezia dei giovani artisti. Ma alla fine ha aperto la mostra il celeberrimo Grisha Bruskin: le sue opere sono esposte nei musei più importanti – da San Pietroburgo a New York. E ora ha presentato a Venezia il  progetto intitolato “A Scene Change” che apre l’esposizione del padiglione.

“Il mio progetto è dedicato al concetto di massa, alla folla. Alla folla che nel 19 secolo era intesa come un organismo unico in cui il singolo perde la propria individualità. E fino alla concezione moderna di massa intesa come maggioranza silenziosa, spiega l’artista. Questa folla incontra il pubblico nel lavoro “iniziale” che in seguito si disgrega nei suoi componenti, tramutando ciò in un video proiettato su una parete in gruppi separati.

Il gruppo Bruskin “Il cambiamento della democrazia”

In questo cambiamento di scenario persone-manichini sono disposte in una sorta di struttura architettonica. Ricordano le torri del Cremlino Di Mosca, le piramidi egizie, i grattacieli di New York. Queste figure proiettano ombre enormi e sinistre. “Il mio progetto è dedicato al nuovo ordine mondiale in cui il terrorismo ha mutato la nostra psicologia e la nostra coscienza” spiega Bruskin. La sua mostra dà un tono a tutto il padiglione , e forse, la vicinanza con un autore, artista e filosofo di tale calibro non è facile da sostenere per i giovani artisti. “Sono caratterizzati dalla cultura visuale, dalle nuove tecnologie, dagli effetti. Ciò è un bene, sono diversi” racconta Semen Mikhajlovskij presentando due giovani artisti, Recycle Group, che ha incontrato una volta a Krasnodar.

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Oggi Andrey Blokhin e Georgy Kuznetsov sono già famosi in Europa e in America. Per il padiglione della Russia hanno realizzato la mostra Blocked Content in cui utilizzano nuove tecnologie, dalla stampa 3D alle applicazioni sugli smartphones e sui tablets.

Il gruppo Recycle “Blocked Content”

Il pubblico si è fatto coinvolgere con piacere in questo originale gioco: puntando il telefono verso lastre di ghiaccio in cui sono incatenate (in realtà bloccate) persone è possibile vedere tali persone prendere vita. La nuova tecnologia non è altro che una nuova forma di presentazione. “In gran parte del nostro progetto c’è un’allegoria dell’inferno descritto da Dante. Questa è la nostra visione del futuro, la nostra interpretazione di ciò che può causare tutti i processi che abbiamo già visto” spiegano gli autori.

Per il curatore Mikhajlovskij è stato importante riunire tutti i diversi rappresentati dell’esposizione. Alla fine gli spettatori giungono in una sala dove è proiettato il video di Sasha Pirogova “Il Giardino”. Il suo finale dovrebbe dare speranza al pubblico, secondo le parole degli organizzatori. Forse è proprio ciò che accade: i partecipanti del video di Sasha si spostano sulla ghiaia frusciante, la stessa che c’è nel sentiero di Giardini. Si passa dal buio alla luce. E questo concetto, come le idee di ciascun partecipante all’esposizione, è molto facile da interpretare. Questo è un grande vantaggio: perché l’arte contemporanea richiede lunghe e dettagliate spiegazioni che spesso respingono il pubblico inesperto.

Nata nel 1995 a Reggio Emilia, sono laureanda al corso di Lingue,Civiltà e Scienze del Linguaggio dell’università Ca’ Foscari di Venezia. Da sempre appassionata di lingue, ho intrapreso lo studio del russo per curiosità verso una realtà così vicina ma contemporaneamente così lontana. Ho concluso un semestre presso l’università HSE-Higher School of Economics a Mosca, dove ho potuto approfondire la conoscenza della lingua e Relazioni Internazionali oltre che poter vivere nella capitale russa di cui mi sono innamorata. Amo la Russia perché mi sorprende e regala nuovi punti di vista sul mondo. Amo leggere e viaggiare. Parlo inglese e tedesco.

Beatrice Zadro

Nata nel 1995 a Reggio Emilia, sono laureanda al corso di Lingue,Civiltà e Scienze del Linguaggio dell’università Ca’ Foscari di Venezia. Da sempre appassionata di lingue, ho intrapreso lo studio del russo per curiosità verso una realtà così vicina ma contemporaneamente così lontana. Ho concluso un semestre presso l’università HSE-Higher School of Economics a Mosca, dove ho potuto approfondire la conoscenza della lingua e Relazioni Internazionali oltre che poter vivere nella capitale russa di cui mi sono innamorata. Amo la Russia perché mi sorprende e regala nuovi punti di vista sul mondo. Amo leggere e viaggiare. Parlo inglese e tedesco.