“Madre-Giappone”: Storia della matrioska russa

Fonte: moiarussia.ru. 19 maggio 2016. Articolo di Andrej Russkij. Tradotto da Graziella Portia

Conosciuta da tutti, la matrioska è considerata un oggetto di antiche origini russe, ma non è così.

Storia della matrioska

Apparsa per la prima volta nell’Impero Russo alla fine del XIX secolo, la matrioska per antonomasia divenne la statuetta dell’anacoreta giapponese Fukuruma, uno delle Sette Divinità della Fortuna (Le Sette Divinità della Fortuna sono sette dèi portatori di buona fortuna nella mitologia e nel folclore giapponese. Fonte: it.Wikipedia.org, N.d.RIT), portata da Elizaveta, moglie del mecenate russo Savva Mamontov, dall’isola giapponese Honshū. All’interno di essa se ne trovavano altre simili, una dentro l’altra e di dimensione decrescente: costituivano la sua famiglia.

L’idea di un “giocattolo” scomponibile colpì l’artista Sergej Manjutin, il quale tuttavia non copiò semplicemente la statuetta, ma creò invece uno schizzo che rappresentava una donna corpulenta in costume tradizionale russo, con in mano un gallo nero. Essa doveva contenere i suoi sette figli, maschietti e femminucce.  In poco tempo l’idea prese forma e Maljutin iniziò a lavorare su nuove varianti.

Prima matrioska russa
Prima matrioska russa

L’artista disegnava prevalentemente fanciulle vestite con i costumi caratteristici dei diversi governatorati: a quel tempo nella moda imperavano le influenze etniche, le tradizioni, e lo stile pseudorusso esercitava particolare popolarità, divenendo in seguito un elemento chiave degli esponenti del Secolo d’Argento. Le matrioske, come in origine, continuavano ad essere souvenir fatti a mano, costosi e ricercati: mancava ancora molto all’avvio di una produzione di massa.

Origine del nome

Nella parola matrëška (“matrioska” è l’adattamento fonetico e grafico in uso al posto della traslitterazione dal russo, N.d.RIT) si rintraccia la radice «madre», legata all’idea stessa della matrioska: le bamboline più piccole simboleggiano i suoi figli, ognuno nato un anno dopo l’altro. La madre è una figura chiave nella cultura russa; bellissima è quella donna in grado di partorire più figli possibile, per questo sia la pienezza, sia le forme tonde della matrioska sono simbolo di bellezza.

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Anche allora, quando la matrioska apparve in Russia per la prima volta, era molto diffuso il nome Matrëna conseguentemente alla ricomparsa di elementi russi nella cultura. Si chiamava Matrëna anche la cameriera a Abramcevo, la tenuta dei Mamontov, dove il mercoledì solevano riunirsi artisti, poeti e musicisti: in uno di quegli incontri Elizaveta Grigor’evna mostrò la statuetta di Fukuruma ai bohèmien, tra i quali vi era anche Maljutin.

Lo stesso nome Matrëna rimanda palesemente al latino «Matrona». Ciò sta a significare «donna nobile». Una delle condizioni sociali più elevate nella Rus’ era la moglie del mercante.

Kustodiev. Moglie del mercante davanti a un tè. 1918, Museo Russo, San Pietroburgo
Kustodiev. Moglie del mercante davanti a un tè. 1918, Museo Russo, San Pietroburgo

E sono proprio le mogli dei mercanti, floride e formose, ad essere riprodotte nelle tele di Kustodiev. Anche le matrioske vengono raffigurate con gli stessi abiti e le stesse gonne lussuose e vistose.

Kustodiev. Moglie del mercante con lo specchio. 1920, Museo Russo, San Pietroburgo
Kustodiev. Moglie del mercante con lo specchio. 1920, Museo Russo, San Pietroburgo

Tutto ciò testimonia che la matrioska è simbolo della fertilità e della salute femminile, cosa che si riflette anche nel suo nome.

I musei della matrëška

Nonostante la matrioska non rappresenti qualcosa che abbia realmente a che fare con la cultura dell’antica Russia, e non è neanche un simbolo nazionale russo, essa è nota in tutto il mondo.

Esistono musei dedicati alla storia matrioska nelle seguenti città: Mosca, Nolinsk, Sergiev Posad, Kaljazin, Voznesenskoe.

In questi musei si possono ammirare matrioske di diverso tipo e insolite. Ad esempio, negli anni ‘90 nacque la tendenza di realizzare matrioske dall’aspetto di personaggi politici. Oltre alle bambole più tradizionali, nelle mostre vengono esposti anche simili pezzi da esposizione.

Putin e Trump
Putin e Trump

Ho studiato tedesco e russo a La Sapienza, laureandomi in Mediazione linguistica e interculturale con la traduzione di un documentario sul fenomeno della kommunalka. Il mio sopito spirito nomade si è destato grazie a un Erasmus sul Lago di Costanza, cinque mesi all’MGU di Mosca, e un viaggio in Transiberiana attraverso la steppa russa fino al profondo Lago Bajkal, il mare degli sciamani. Poi, dopo aver visto le notti bianche, sono voluta tornare a San Pietroburgo d’inverno per camminare sulla Neva ghiacciata e vedere il Golfo di Finlandia. Ora le mie radici calabresi, nonostante sia nata a Tivoli, mi hanno spinta un po’ più a Sud: studio Management del Patrimonio culturale alla Federico II di Napoli. Cosa c’entra con la Russia? La profondità e la sincerità dell’animo russo e la vivacità culturale di San Pietroburgo, oltre a uno stage al FAI di Roma, mi hanno convinta a conciliare lingue, culture, tradizioni e valorizzazione del patrimonio. Fine ultimo? Mediazione tra popoli.

Graziella Portia

Ho studiato tedesco e russo a La Sapienza, laureandomi in Mediazione linguistica e interculturale con la traduzione di un documentario sul fenomeno della kommunalka. Il mio sopito spirito nomade si è destato grazie a un Erasmus sul Lago di Costanza, cinque mesi all’MGU di Mosca, e un viaggio in Transiberiana attraverso la steppa russa fino al profondo Lago Bajkal, il mare degli sciamani. Poi, dopo aver visto le notti bianche, sono voluta tornare a San Pietroburgo d’inverno per camminare sulla Neva ghiacciata e vedere il Golfo di Finlandia. Ora le mie radici calabresi, nonostante sia nata a Tivoli, mi hanno spinta un po’ più a Sud: studio Management del Patrimonio culturale alla Federico II di Napoli. Cosa c’entra con la Russia? La profondità e la sincerità dell’animo russo e la vivacità culturale di San Pietroburgo, oltre a uno stage al FAI di Roma, mi hanno convinta a conciliare lingue, culture, tradizioni e valorizzazione del patrimonio. Fine ultimo? Mediazione tra popoli.