Neljubov’ (Non-amore) parla d’amore

Fonte: Izvestija, 01/06/2017, scritto da Anastasija Rogova, tradotto da Diana Loreti

Nel suo nuovo film, vincitore del premio della giuria al festival cinematografico di Cannes, Andrej Zvjagincev prende il testimone da Nikolaj Gogol’.

Il film drammatico del regista Andrej Zvjagincev, che ha ricevuto il terzo dei più importanti riconoscimenti al festival cinematografico di Cannes, il premio della giuria, e che ha diviso in due quella stessa giuria, metà della quale avrebbe voluto conferire alla pellicola la Palma d’oro, inizia ad essere distribuito nelle sale russe.

Da quanti anni ormai ripetiamo, seguendo Lev Tolstoj, che tutte le famiglie felici si somigliano, ma ogni famiglia infelice è infelice a modo suo? In realtà, se ampliamo il nostro punto di vista, notiamo che tutte le famiglie infelici lo sono per lo stesso motivo, rappresentato anche in Anna Karenina e – in modo più crudo e netto – in Neljubov’ (Non-amore): l’assenza di amore, in tutti i sensi del termine, fra un uomo e una donna.

I protagonisti del film, due moscoviti di mezz’età, Ženja (Marjana Spivak) e Boris (Aleksej Rozin), hanno un matrimonio profondamente infelice. In sostanza sono due persone estranee che vivono nello stesso appartamento, che nemmeno si piacciono, e che sono legate da un timbro sul passaporto e un figlio in comune, il dodicenne Aleša (Matvej Novikov). Li aspetta la separazione e una nuova vita con nuovi partner, vita nella quale nessuno di loro vuole trascinarsi il peso rappresentato da Aleša.

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Marjana Spivak, protagonista del film

Il bambino diventa un fastidioso intralcio ed entrambi i genitori desiderano nel profondo che questo ostacolo si tolga di mezzo da solo. L’universo risponde a questa muta richiesta con tempestività micidiale: Aleša scappa dalla casa in cui è morto l’amore, lasciando i genitori a tu per tu con il loro odio. La scomparsa del bambino apre in Ženja e Boris quel gelido abisso di indifferenza che fa molta più paura dei più ripugnanti mostri dei film horror.

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Questa impressione è rafforzata dal fatto che Ženja e Boris sono circondati da persone normali, nettamente diverse da loro, non anime morte come loro: si tratta dei volontari del gruppo di ricerca dispersi e anche dell’ispettore della polizia di quartiere, della nuova compagna di Boris, dell’amante di Ženja… In poche parole, il problema non è intorno a loro, ma dentro di loro.

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Aleksej Rozin, protagonista del film

Zvjagincev mostra come il vuoto che corrode la personalità porti lentamente alla morte dell’anima. Se pensiamo che Dio è amore, è evidente che il non-amore sia la mancanza di Dio, di luce nell’anima dell’uomo, una mancanza che lo tradisce col peccato mortale dello sconforto e della disperazione.

Non si può non menzionare il direttore della fotografia del film, Michail Kričman. La sequenza visiva delle immagini crea un’atmosfera strascicata della progressiva sciagura: il grigio fiume invernale che serpeggia accanto agli alberi spogli, le gocce che cadono nell’edificio abbandonato, le radici degli alberi e i primi piani sugli stanchi occhi chiari… Tutto questo a formare un quadro di eterna rassegnazione all’infelicità e all’incapacità, o meglio, alla non-volontà di combattere questa infelicità. Per Neljubov’ Kričman meriterebbe l’Oscar non meno di quanto lo abbia meritato Ljubecki per The revenant.

Nella scena finale, quando Ženja, con indosso la tuta olimpica della Bosco, corre lungo la pista ciclabile sullo sfondo del parco innevato e del tardo inverno grigio, è chiaro il rimando alla celebre esclamazione di Gogol’ “Rus’, dove corri mai?”. Nelle opere classiche la Russia è stata rappresentata in varie forme, ma sempre femminili…

In Neljubov’, tramite l’esempio di una famiglia normale, sono toccati tutti i punti nevralgici della società contemporanea, non solo russa, ma globale. Il disfacimento dell’istituzione familiare, del quale si parla così tanto, è mostrato in Neljubov’ in modo così pieno, totale e penetrante, che dopo aver visto il film viene voglia di correre subito dai propri cari, abbracciarli e dire loro “Quanto vi voglio bene”.

Traduttrice dal russo e dall’inglese, della Russia amo la lingua, la cultura, la letteratura, le tradizioni, i paesaggi. Collaboro a RIT per trasmettere queste passioni al pubblico italiano.

dianalor330@gmail.com

Diana Loreti

Traduttrice dal russo e dall’inglese, della Russia amo la lingua, la cultura, la letteratura, le tradizioni, i paesaggi. Collaboro a RIT per trasmettere queste passioni al pubblico italiano.

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