Al posto del “televisore”: come i giovani sovietici convincevano il mondo delle proprie ragioni

Fonte: RIA Novosti 12/07/2017, tradotto da Simona Fonti, articolo di Anna Kočarova. 

MOSCA, 12 giugno. Il leggendario giornale “SSSR na strojke” è uno degli oggetti esposti alla mostra “Bumažnaja revoljucija”, che ha luogo nel Museo d’arte e design “Atomium” a Bruxelles. Il giornale è uscito in cinque lingue (russo, inglese, tedesco, francese, spagnolo) dal 1930 al 1941 e nel 1949. Esemplari di queste pubblicazioni si trovano nella collezione del Museo del Design di Mosca che li ha anche portati in mostra in Europa.

Il redattore capo del primo numero fu Maksim Gorkij, mentre sulla parte tipografica hanno lavorato i migliori artisti di quegli anni, i maestri della fotografia e del fotomontaggio, come per esempio EL’ Lisickij e Aleksandr Rodčenko. La veste tipografica del giornale era molto chiara, pratica e originale. Nell’impaginazione della pubblicazione non vi erano margini, così da ricordare proprio lo schermo del cinema.

In pratica non vi erano testi nel giornale, nonostante il fatto che attirasse i migliori scrittori di quegli anni: Isaak Babel’, Michail Kol’cova, Valentina Kateva. Ogni numero era dedicato a un determinato tema e parlava dei successi delle autorità sovietiche in diversi campi: l’edilizia, la scienza, la tecnica, l’agricoltura e l’economia forestale, l’industria. Gli autori non toglievano attenzione al tema del tempo libero dei cittadini sovietici.

Il giornale era destinato ai cittadini all’estero e cercava di dimostrare al mondo i successi e le vittorie del giovane stato rivoluzionario. Proprio per questo nelle pubblicazioni utilizzavano solo fotografie: il metodo più sicuro e veridico di esposizione delle informazioni. In sostanza, il giornale era la “televisione” di quegli anni che parlava del mondo e della vita in URSS.

Nel testo del primo numero, Maksim Gorkij spiegava l’idea e i compiti del nuovo progetto.

“Noi dobbiamo piegare al servizio della nostra costruzione la fotografia e il cinema. Il cinema e la fotografia sono per la prima volta dei mezzi che presentano in modo evidente ed esatto l’enormità della portata del lavoro di costruzione che è compiuto dal proletariato nel Paese dei Soviet”.

Simona Fonti, 24 anni, studentessa UNINT del corso di laurea magistrale in traduzione e interpretazione. Membro di Russia in Translation dal 2015. simona.fonti09@gmail.com

Simona Fonti

Simona Fonti, 24 anni, studentessa UNINT del corso di laurea magistrale in traduzione e interpretazione. Membro di Russia in Translation dal 2015. simona.fonti09@gmail.com