Il “Manež” racconta la sua storia

Fonte: Izvestija.ru 05/06/2017, articolo di Andrej Tumanov, traduzione di Alessia Bianco

La mostra “Genialità di un luogo: da ekzercirgaus ad area espositiva” festeggia i 200 anni di storia del celebre edificio.

La più grande area espositiva di Mosca festeggia i suoi 200 anni. Per l’anniversario il “Manež” ha deciso di ricordare la sua storia e attraverso una densa esposizione ha raccontato al pubblico l’evoluzione dell’edificio: da luogo per le parate e le esercitazioni militari a centro della vita culturale della capitale.

Il “Manež” è stato eretto per ordine di Alessandro I per il quinto anniversario della vittoria su Napoleone. Tuttavia il nome noto a tutti è comparso più tardi. Nei primi documenti si parla di un ekzercirgaus, ovvero di una “casa” per l’addestramento militare. Nella mostra sono presentati schizzi, disegni e plastici della costruzione. La sezione più interessante per il grande pubblico è costituita dalle planimetrie per la creazione delle armature militari, che si progettava di collocare sul perimetro dell’edificio.

“Sono composizioni scultoree enormi, dodici metri di altezza, tutte diverse, incredibilmente belle, lavorate nei minimi dettagli” ha raccontato a Izvestija il direttore generale del “Manež”, Irina Tolpina. A causa della mancanza di denaro non si riuscì a realizzare questa idea. Nella mostra presentiamo una ricostruzione di una delle armature. Noi per la prima volta l’abbiamo creata secondo i disegni originali, fino ad ora esisteva solo sulla carta.

La ricostruzione è stata fatta in modo abbastanza minuzioso, ma gli schizzi originali producono un’impressione ancor maggiore. Ci si può immaginare che magnifico aspetto avessero nella realtà. Rappresentazioni scultoree lussuose, esageratamente sfarzose dell’equipaggiamento militare dovevano far venire alla mente che la ekzercirgaus aveva una predestinazione militare.

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D’altra parte l’edificio fu utilizzato poco tempo per scopi militari e già negli anni ’30 dell’800 diventò innanzitutto un centro per feste e diverse manifestazioni di carattere ludico. Dagli anni ’60 dell’800 acquistò il ruolo attuale di padiglione espositivo. Nella mostra si può vedere un disegno della mostra dei fiori esotici del 1861: signore con vestiti sfarzosi e cavalieri con la tuba e con canne da passeggio camminano tra le palme e in lontananza si vedono le mura del “Manež”.

Un progetto ancor più interessante dei tempi degli zar fu la mostra antropologica del 1879. Sulle fotografie sono raffigurati mammut, pliosauroidei, “samoiedi e altri allogeni siberiani” (come indicato nelle didascalie originali sulle foto). Mentre della mostra etnografica del 1867 sono conservati addirittura gli originali oggetti esposti: i costumi dei popoli dagli angoli più remoti del paese e ancora oggi si può ammirarli.

Il periodo sovietico è rappresentato da documenti storici, in particolare dai progetti della creazione del viale Il’ič (si progettava di estenderlo per tutta la città: da Leninskije gory fino al Park Izmajlovskij e il “Manež” doveva rimanere l’unica vecchia costruzione lungo questa strada), da fotografie del camuffamento dell’edificio durante la Seconda Guerra Mondiale e anche da videocronache della ricostruzione nel dopoguerra.

E questi non sono gli unici oggetti esposti. La mostra risulta molto ricca, anche se di gran lunga storica piuttosto che artistica. Tuttavia dal lato artistico c’è qualcosa di interessante. Innanzitutto le opere pittoriche dal vernissage del 1962, che fu visitato scandalosamente da Nikita Chruščëv. Si tratta di un dittico di Vladimir Jankilevskij “Il tema e l’improvvisazione” e una grossa tela “Non piangere per me, madre” di Elij Beljutin.

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Dopo aver visto i lavori che provocarono l’ira del segretario generale, si può leggere lo stenogramma della seduta della segreteria generale dell’Unione moscovita degli artisti, dove è descritto il famoso dialogo di Chruščëv con gli artisti. E in questo si manifesta l’approccio del curatore: uno stesso avvenimento viene raccontato attraverso svariati oggetti esposti e addirittura attraverso diversi tipi d’arte. In fin dei conti il “Manež” è uno spazio universale, in cui c’era e c’è posto per tutto.

Nata a Roma nel 1988, ho conseguito la Laurea Triennale in Lingue e culture del mondo moderno e successivamente la Laurea Magistrale in Scienze linguistiche, letterarie e della traduzione presso l’Università di Roma La Sapienza. Nel 2010 e nel 2012 ho studiato, per la durata di un semestre, all’Università Statale di Mosca, dove ho svolto anche un tirocinio come insegnante di lingua italiana. Nella tesi ho affrontato la questione della ženskaja proza (letteratura femminile) in Russia offrendo una traduzione inedita di Pikovaja Dama, racconto della scrittrice contemporanea Ljudmila Ulickaja. Dopo la laurea ho conseguito la certificazione DITALS per l’insegnamento dell’italiano agli stranieri. Amo la cultura russa e mi affascina l’idea di offrire ai lettori italiani uno sguardo più attento sul mondo russo.

Alessia Bianco

Nata a Roma nel 1988, ho conseguito la Laurea Triennale in Lingue e culture del mondo moderno e successivamente la Laurea Magistrale in Scienze linguistiche, letterarie e della traduzione presso l’Università di Roma La Sapienza. Nel 2010 e nel 2012 ho studiato, per la durata di un semestre, all’Università Statale di Mosca, dove ho svolto anche un tirocinio come insegnante di lingua italiana. Nella tesi ho affrontato la questione della ženskaja proza (letteratura femminile) in Russia offrendo una traduzione inedita di Pikovaja Dama, racconto della scrittrice contemporanea Ljudmila Ulickaja. Dopo la laurea ho conseguito la certificazione DITALS per l’insegnamento dell’italiano agli stranieri. Amo la cultura russa e mi affascina l’idea di offrire ai lettori italiani uno sguardo più attento sul mondo russo.