Il Mistero del XX secolo di Il’lja Glazunov: il quadro-profezia che i russi non vedranno mai

Fonte: kulturologia.ru  13.06.2017, traduzione di Beatrice Zadro, articolo di Ljudmila Zhuravleva. 

La prima versione del quadro “Il Mistero del XX secolo” dipinta nel 1978 da Il’ja Glazunov sarebbe dovuta diventare l’opera d’arte principale dell’esposizione nella sala dell’Unione degli artisti a Kuznetsky Most a Mosca. Ma la tela ha sortito l’effetto di una bomba atomica. La censura ideologica che ai tempi infuriava nell’URSS esigeva insistentemente che l’autore eliminasse il quadro “sovversivo” dall’esposizione. Ma Glazunov si rifiutò mettendo a rischio non solo la propria carriera ma anche la propria vita. A proposito del destino de “Il Mistero del XX secolo” e del suo autore se ne parlerà in questa recensione.

Così la mostra non fu mai aperta. Lo stesso artista fu salvato dall’espulsione dal paese grazie ad una sola mano alzata di particolare importanza durante il voto all’interno alla riunione del Comitato Centrale del partito.

“Non è chiaro, -si è stupito il corrispondente del giornale “International New York Times” che allora visitò lo studio dell’artista- per quale scopo Glazunov rischiò il proprio successo così difficilmente ottenuto dedicando due anni della propria vita a dipingere un’opera monumentale che non gli portò quasi nulla se non la censura ufficiale”.

Allo scomodo artista è stato posto un verdetto severo: l’esilio in Siberia per mezzo della ferrovia Bajkal-Amur a dipingere i ritratti dei lavoratori addetti alla costruzione. Ma la sedicente esposizione del quadro al grande pubblico non ha fatto d’ostacolo alla popolarità dell’opera sovversiva. Il divieto ha semplicemente alimentato l’interesse di coloro che desideravano ammirare il quadro. La foto dell’opera si diffuse molto velocemente in tutta l’Unione Sovietica.

Alla fine degli anni 70-80 Glazunov fu invitato dalla direzione del teatro di Berlino in qualità di direttore artistico dell’opera di Borodin “Il principe Igor’”. In questa occasione Il’ya Sergeevich portò di nascosto “Mistero del XX secolo” dall’URSS in Germania. Insieme agli schizzi di paesaggi arrivò in Germania anche la tela di 6×3 metri, arrotolata in un’enorme pergamena.

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L’artista Il’ja Glazunov

Il pittore temeva che il suo “mistero” subisse il destino dei quadri degli artisti irriverenti che venivano bruciati direttamente negli studi.

“Mistero del XX secolo” fu subito esposto in diverse gallerie in Germania. Nelle testate internazionali riecheggiava il titolo “Il quadro che i russi non vedranno mai”. Alla richiesta di uno dei collezionisti di Amburgo di comprare il quadro “Mistero del XX secolo” Glazunov dopo una lunga riflessione rispose di sì.

Ma in Russia è giunta l’opera, nonostante tutto. Trascorsero più di 10 anni e nel 1988 la prima versione del quadro fu esposta alla Casa della Gioventù a Mosca. La mostra riscosse un enorme successo: la gente aspettò in piedi in code di migliaia di persone per ammirare l’opera leggendaria.

La seconda versione de “Mistero del XX secolo” fu realizzata da Glazunov all’inizio del 1999. Le dimensioni del nuovo quadro erano in totale 8×3 metri -l’artista completò gli eventi epocali del post-perestrojka e i protagonisti principali del tempo.

SENSO VELATO E ERESIA

Il mistero (dal latino “cerimonia”) è un genere di rappresentazione teatrale medioevale basato su motivi religiosi. I soggetti del mistero erano scelti dagli attori medioevali e riempivano scene comiche tratte dalla vita. Anche Glazunov ha dipinto sulla propria tela l’intera rappresentazione teatrale con tutti gli eventi e i personaggi familiari che hanno spezzato il destino di popoli e nazioni e hanno trascinato gli uomini nell’apocalisse degli ultimi cento anni.

I fautori degli eventi storici, leader e governanti dei paesi, appaiono nei ruoli principali di questa tragedia congelata. Il pubblico sembra accedere nel mondo sotterraneo di morti risorti. Il quadro comprende 2342 immagini e simboli che hanno un ruolo nel mistero storico.

Nel centro sopra tutto il caos c’è Cristo con la mano alzata in segno di benedizione. La parte inferiore sinistra del quadro è illuminata dall’alone brillante del sangue rosso versato mentre la parte destra è rischiarata da un’esplosione nucleare.

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I fatti storici cominciano a svilupparsi linearmente dall’angolo sinistro del quadro: lo zar che tiene il figlio ucciso fra le braccia, il suo arrivo, la distruzione delle chiese, lo stemma deposto -tutti i simboli della caduta del grande impero. Sopra di loro si erge il leader in bronzo che indica la strada per il futuro “luminoso”.

Più vicino al centro giace su un letto insanguinato “il padre di tutti i popoli”,simbolo dell’Unione Sovietica annegata nel sangue. Vicino a lui gli alleati che non sono in lutto. Sopra al corteo funebre si innalza il nazismo trionfante. Un paradosso? Sì! Ma riassumendo i risultati del XX secolo capiamo il significato di ciò che l’autore voleva dire alla fine degli anni 70’. Glazunov già allora predisse il crollo dell’Unione Sovietica e il trionfo dell’ideologia occidentale.

Nella parte bassa centrale del quadro: scrittori, poeti, scienziati, artisti che con il loro lavoro e la loro creatività prendono parte diretta alla lotta fra le due fazioni in guerra.

Tutti i segretari generali del Comitato Centrale, i loro alleati nel campo socialista, e ovviamente il primo presidente della Russia accolto dal popolo festante e così anche sovrani e autorità politiche dei paesi nemici (fino a un certo punto)…tutti questi eroi sono i protagonisti principali del tragico mistero che mettono mano alla caduta di un grande impero, alla religione dimenticata, alla distruzione di milioni di vite umane, al crollo di un grande paese, alla promozione del nazismo. Hanno fatto capitolare il pianeta Terra, rappresentato da una palla, nella povertà, nella dissolutezza sessuale, nell’assenza di spiritualità, nella minaccia di una guerra nucleare e di attacchi terroristici. E non è difficile immaginare quale ideologia abbia prevalso in questo crudele scontro.

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L’artista ha rappresentato nella propria opera il mistero non come dramma ma come tragedia che minaccia tutta l’umanità. Sul palco sui due lati della scena teatrale l’autore ha dipinto due autoritratti che rappresentato il proprio coinvolgimento e responsabilità nell’apocalisse che si dispiega sulla Terra. Lo specchio che sostiene in mano è il riflesso di tutti noi: anche noi siamo responsabili di fronte alla storia.

Il genio Il’ya Glazunov come creatore

Tutta la forza di Glazunov sta nell’aver toccato i nervi del pubblico, nell’aver reagito ai suoi problemi ed esigenze donando quell’arte che tutti aspettavano da lungo tempo.

 

“Nessun altro artista russo aveva una reputazione così fantastica. E certamente non ce l’aveva nessun autore sovietico. Negli anni 60-70-80 tutti i colleghi professionisti, gli artisti e gli storici dell’arte odiavano Glazunov. Solo il pubblico sia da destra che da sinistra, o meglio il pubblico di massa, lo idolatrava. Ricordo ancora la coda che si estendeva in anelli intorno al Manege per una sua esposizione. “Vista incantevole…” furono queste le parole del pubblicista Dmitrij Chmelnizki che danno una chiara definizione dell’artista e della sua opera.

 

E mai né a Mosca né a Leningrado si radunarono migliaia di persone in fila in occasione di esposizioni artistiche. Anche quando sono giunti in Russia Van Gogh o la Gioconda non si sono radunate folle così ansiose come quelle per le esposizioni di Glazunov.

La vita privata dell’autore non è meno scandalosa di quella artistica; ha sempre suscitato grande interesse fra gli appassionati e i critici. L’artista ha rappresentato la propria esistenza nel dipinto “Mia vita” (1994), traboccante di tragica risonanza in cui si riflettono le tappe principali della vita dell’artista e della sua famiglia sullo sfondo dell’esistenza di tutta la Russia.

A proposito dei fatti interessanti sulla vita privata dell’arista si può guardare la seguente recensione: http://www.kulturologia.ru/blogs/050617/34799/

Nata nel 1995 a Reggio Emilia, sono laureanda al corso di Lingue,Civiltà e Scienze del Linguaggio dell’università Ca’ Foscari di Venezia. Da sempre appassionata di lingue, ho intrapreso lo studio del russo per curiosità verso una realtà così vicina ma contemporaneamente così lontana. Ho concluso un semestre presso l’università HSE-Higher School of Economics a Mosca, dove ho potuto approfondire la conoscenza della lingua e Relazioni Internazionali oltre che poter vivere nella capitale russa di cui mi sono innamorata. Amo la Russia perché mi sorprende e regala nuovi punti di vista sul mondo. Amo leggere e viaggiare. Parlo inglese e tedesco.

Beatrice Zadro

Nata nel 1995 a Reggio Emilia, sono laureanda al corso di Lingue,Civiltà e Scienze del Linguaggio dell’università Ca’ Foscari di Venezia. Da sempre appassionata di lingue, ho intrapreso lo studio del russo per curiosità verso una realtà così vicina ma contemporaneamente così lontana. Ho concluso un semestre presso l’università HSE-Higher School of Economics a Mosca, dove ho potuto approfondire la conoscenza della lingua e Relazioni Internazionali oltre che poter vivere nella capitale russa di cui mi sono innamorata. Amo la Russia perché mi sorprende e regala nuovi punti di vista sul mondo. Amo leggere e viaggiare. Parlo inglese e tedesco.

  • Lucio

    Bellissima focalizzazione, essenziale, precisa, diretta e profonda su Glazunov. Ha saputo cogliere tutti i tratti salienti e fondamentali della poetica pittorica del “sommo” in meno di 12mila caratteri, meglio di ogni critico d’arte. Complimenti, il suo articolo mi è molto piaciuto, grazie!