Come i marinai russi salvarono gli italiani

A cento anni dal terremoto di Messina che si portò via 80 mila vite

Fonte Stoletie.ru 14/01/2009 Irina Baranceeva, Mario Tornello, Traduzione di Antonino Santoro

In Italia vi è una mostra chiamata “1908 Russia – Messina” che racconta il coraggio e l’abnegazione dei marinai russi. Alla vigilia nel 1909 Messina e Reggio Calabria vissero tre devastanti scosse seguite poi da altre di minor forza.

“Nelle piazze si stringono piccoli gruppi di persone, mutilate, stremate dalla paura, tremanti dal freddo. La maggior parte sono nudi, alcuni avvolti da coperte o lenzuola – così scriveva Maksim Gor’kij testimone di quegli eventi. – Tutti scalzi. A tutti è morto qualcuno, a molti sono morte tutte le persone care. Riconoscendosi tra loro si dicono sbalorditi: “Siete vivi?”.

E, abbracciandosi forte, piangono come bambini. Dappertutto risuona l’appello: “Aiuto”. Chi è in forze, in silenzio si getta verso le grida e stringendo i denti strappa pietre e sporcizia a mani nude rischiando ogni momento di restare schiacciato da nuove frane delle mura deformate”.

A Messina al terremoto si aggiunse poi un nuovo disastro. Dopo la terza scossa, la più forte, il mare si ritirò dalla costa asciugando diversi chilometri di spiaggia. L’acqua però tornò poi verso la terra portando conseguenze catastrofiche. Onde da sei a dieci metri si riversarono con violenza sulle coste travolgendo tutto ciò che si trovavano davanti e trascinandosi dietro tutti quelli che tentavano di trovare superstiti al porto considerandolo in quel momento il posto più sicuro della città. A Messina e Reggio Calabria iniziarono a scoppiare incendi a causa del gas fuoriuscito dalle tubature sotterranee.

Messina, dove furono distrutti quasi il 90% degli edifici, fu praticamente cancellata dalla faccia della terra. Nel suo porto era stanziata la 1° squadriglia torpediniere della flotta reale. Alle 8 del mattino del 28 dicembre la nave “Safo” riuscì a farsi largo attraverso le navi distrutte nel porto per sbarcare i propri marinai sulle scialuppe. Nelle coste sbarcarono anche i marinai dell’incrociatore “Piemonte” i quali furono i primi ad arrivare in aiuto dei feriti. Contemporaneamente il luogotenente A. Bellini nel torpediniere “Spika” lasciò Messina e malgrado una forte tempesta raggiunse la città di Marina di Nicotera in Calabria da dove fu in grado di inviare un messaggio telefonico sulla catastrofe. Fu così che il mondo seppe della tragedia avvenuta in Italia.

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Non appena si diffuse la notizia della tragedia nelle coste siciliane e in quelle calabresi accorsero delle navi stanziate sulla rada circostante.

Tra i primi ad arrivare in aiuto delle vittime furono i marinai della nave russa della squadriglia della guardia marina comandata dal contro ammiraglio V.I. Litvinov

Il gruppo della squadriglia comprendeva le navi di linea “Slava”, “Tsarevic” e gli incrociatori “Bogatyr”” e “Admiral Marakov” che si trovavano nel porto di Augusta nella costa meridionale siciliana.

In tutto si riuscì a salvare duemila messinesi e circa 1800 furono portati a Napoli e Siracusa.

“Divisi in piccole file, i nostri marinai, non facendo attenzione ai costanti crolli degli edifici ancora pericolanti e alle nuove, seppur deboli scosse della terra, si arrampicavano sui cumuli di macerie e gridavano: “Ehi Signore, signore!” E se come risposta ricevevano un gemito o un grido, si mettevano a lavorare gridando alcune parole che avevamo imparato: “Subito! Coraggio” – ricorda Maksim Gor’kij. Tra i marinai vidi molti contusi e feriti che continuavano a lavorare rischiando la propria vita durante ogni salvataggio. Si inerpicavano proprio in quei posti dove più sembrava che la morte li minacciasse, ma loro vinsero e riuscirono a salvare le persone”.

Ed ecco un frammento del racconto del capitano di primo rango V. F. Kasatonov il cui nonno materno Aleksej Ivanovic Igol’nikov aveva preso parte agli eventi di Messina: “.. Quando si fece sera le navi a tutta velocità si riversarono sulla rada della città di Messina. Era stato ricevuto un messaggio riguardo il distruttivo terremoto in Calabria e Sicilia quella stessa notte. L’ammiraglio trasmise a Pietroburgo l’informazione ricevuta e senza attendere la risposta del comando, ordinò di dirigersi a Messina distante alcune decina di miglia. Durante l’avvicinamento alla città dal quartier generale della marina ricevemmo l’autorizzazione a prestare aiuto ai feriti.

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Il disastro fece rabbrividire i marinai quando dal mare sul luogo della bellissima città del sud videro solo rovine strazianti e coperte dalle fiamme. In 42 secondi le scosse di assestamento divisero la terra e la costa con gli approdi e il lungo mare sprofondò in mare per diversi metri. I primi minuti sulla costa furono spaventosi: urla e lamenti da sotto le macerie, il fumo degli incendi e il puzzo dei corpi bruciati, suppliche di aiuto provenienti dal secondo o terzo piano di edifici il cui scheletro era miracolosamente rimasto in piedi, disperate figure umane coperte di cenci che apparivano dal fumo per poi scomparire nel nulla. La terra era in fermento e tremava ancora. Le scosse di assestamento continuavano.

Sulla costa vennero messe delle tende dentro le quali i medici delle navi avevano stabilito dei centri di aiuto sanitario. Tutti i feriti raccolti in città venivano portati in questi centri. Una parte dei marinai, dandosi il cambio l’un l’altro, tiravano fuori dalle macerie i cittadini feriti e sul posto gli prestavano il primo soccorso. Particolare importanza aveva l’acqua potabile che veniva trasportata sulle navi da squadre speciali di soccorso dato che in città non vi era una sola goccia d’acqua. Verso mezzogiorno sulla costa i marinai accesero dei fuochi e iniziarono a preparare pasti caldi per i cittadini, apparve il pane consegnato dalle corazzate “Tsarevic” e “Slava”.

I marinai russi a Messina compirono un’impresa.

Nel 1910 il governo italiano premiò senza alcuna esclusione tutti coloro che avevano partecipato al salvataggio. Tra questi circa 3 mila marinai russi con una “Medaglia di benemerenza per il terremoto calabro-siculo”

Il contrammiraglio V. I. Litvinov avendo brillantemente organizzato le operazioni di salvataggio ricevette la maggior onorificenza italiana ovvero la “Grande Croce dell’Ordine della Corona Italiana”, mentre i comandanti delle navi e i medici di bordo ricevettero le “Croci di comando”.

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Neanche la parte facoltosa della società russa rimase in disparte. Maksim Gor’kij, che si trovava a Capri, andò in Sicilia per scrivere il libro “Il terremoto in Calabria e in Sicilia” il quale venne pubblicato a Pietroburgo all’inizio del 1909 e il cui intero ricavato andò in aiuto delle vittime del terremoto. Anche il grande cantante russo Fedor Shaljapin, sposato con la ballerina italiana Jole Torgani, fece delle opere di beneficienza: donò alle vittime 5000 franchi.

Monumento ai marinai russi – Messina

Il ricordo della dedizione dei marinai russi vive ancora oggi nei grati cuori degli italiani. A Messina molte strade e viali sono nominati in loro onore. Nel 1966 la posta sovietica  emise una busta postale col disegno del monumento agli eroici marinai russi sito a Messina mentre nel 1978 apparve un francobollo con l’immagine dello stesso monumento. Questo evento tragico lasciò un segno indelebile non solo nella memoria umana ma anche nella storia delle relazioni russo-italiane.

Traduttore, Collaboratore. Mi sono unito al progetto di RIT per la mia passione verso la traduzione e la lingua russa.
antosha87sr@gmail.com

Antonino Santoro

Traduttore, Collaboratore. Mi sono unito al progetto di RIT per la mia passione verso la traduzione e la lingua russa. antosha87sr@gmail.com