I 20 anni di Brat: la storia di un eroe post-sovietico

Fonte: Meduza.io 17/06/2016

20 anni fa al cinema veniva proiettato “Brat'” di Aleksej Balabanov, un film che è diventato immediatamente un evento del cinema moderno. Molti critici e spettatori hanno visto nel personaggio di Danila Bagrov un eroe che ha incarnato un’epoca. Anton Dolin racconta perché Danila Bagrov è risultato così vicino ad un’intera generazione.

Danila Bagrov con il suo sorriso impacciato, indossando un maglione a maglia di seconda mano, con la pistola nella cintura è nostro fratello. È un personaggio unico e principale. Vale la pena scrutare nel film e semplicemente ascoltare quello che dice Danila. Come mettere in dubbio che questa identità ci sia familiare. In ogni caso, è improbabile che fosse fratello di Sergej Bodrov, che ha interpretato il ruolo (il migliore della sua carriera), o di Aleksej Balabanov. Il suo unico parente è un assassino, un mostro cinico e brutale anche se certamente colorato e glamour, perfettamente interpretato da Viktor Suchorukov. Dunque Danila è nostro fratello o meno? E poi, c’è da esserne orgogliosi?
Questo personaggio così vicino allo spettatore vive nel mondo del pricipale, se non unico film, di tutti gli anni ’90, che ha descritto a fondo e riassunto un decennio che è stato uno spartiacque. Di certo è il principale film di Balabanov. Non è ancora il film di stampo popolare “Brat 2” o il guignolesco “Gruza 200” e non ha il sentore di riflessione esoterica di “Happy Days” e “Zamka”. In esso c’è quella cosa che Balabanov ha poi definito con il termine “realismo fantastico”, dove il disadorno documentario confina con l’estrema convenzionalità. Difficile, affilato, malvagio, franco, ingenuo, poetico, musicale, senza contenere una singola inquadratura o parola in più. Il lavoro dell’attore è stupefacente, la sua energia va ben al di la del concetto di “lavoro attoriale”, è come De Niro in “Taxi Driver” o Huppert in “La pianista”. Corrisponde perfettamente alla definizione di capolavoro.
Io stesso ho ascoltato i Nautilus Pompilius, come li ascolta Danila. Per me è stato il primo gruppo rock, con la loro musica i miei amici e coetanei hanno osservato il crollo dell’URSS. Non a caso quando il protagonista va al concerto dei Nautilus, ascolta “Clap-Clap” (la loro sola canzone del periodo sovietico viene suonata live): “Siamo cresciuti in continuazione, siamo germi di pisello…”. Danila è il pisello caduto dal normale corso delle cose e rimasto solo. Così si sentiva chiunque in quel momento storico.
Danila si è congedato e non vuole tornare nell’esercito e in guerra. Non si può sapere cosa ha fatto laggiù in Cecenia. “Ho fatto lo scrivano alla base” – scherza. Chiaramente sta scherzando: altrimenti non sarebbe in grado di sparare con tale precisione e di uccidere a sangue freddo. Non vuole ritornare nel sistema, ereditato dall’Impero arrugginito. Rifiuta di entrare nella polizia dalla sua città natale, dove ancora ricordano il suo padre detenuto, e decide di partire. Si ritrova a San Pietroburgo. Non è la città natale di Balabanov, ma è di sicuro la più importante tra quelle che ha descritto.
Abbiamo potuto ascoltare o non ascoltare i Nautilus, entrare nell’esercito o meno, spendere la nostra giovinezza a San Pietroburgo o in un’altra città. In ogni caso riconosciamo immediatamente questo mondo, che unisce il crollo di uno stato che va in pezzi e le fiorenti erbacce che crescono sulle sue rovine, la bellezza estetica e la più profonda bruttezza, la provincia e la capitale, i teppisti e i rocker, quelli vestiti di stracci e le giacche cremisi. Chi è questo Brat venuto qui dal nulla? La sua apparizione all’inizio del film coincide con la clip della canzone “Kryl’ja” (Le ali ndr.) dei Nautilus: una canzone che parla di angeli caduti sulla terra. Danila è un nome che, non a caso, significa “Dio è il mio giudice”. Sia per punire i malvagi che proteggere le vite di coloro che stanno sotto la sua ala. Si tratta chiaramente di un messaggero della volontà suprema, che lui stesso non riesce a capire.
Danila Bagrov è un nostro parente. La sua confusione, l’innocenza, la crudeltà sono le nostre. È un uomo fuoriuscito in un momento di grande cambiamento che cessa di sentire la storia. Spara per uccidere, perché non vuole essere colpito nei propri diritti. Ma in cosa consistano i suoi diritti è incerto. Ha bisogno di amici, ma non ne trova. È alla ricerca di parenti, ma non riesce a trovarli. O non trova in essi ciò che cercava.

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Il protagonista del film di debutto di Balabanov “Happy Days” era un senzatetto perdente. L’agrimensore ne “Il Castello” era alla ricerca di una nuova casa; Balabanov e Sergei Selyanov non hanno paura di completare la scrittura di Kafka. Danila va oltre: non si perde, cerca di andare fino in fondo ma non può. Dalla guerra alla nativa Priozersk, poi a San Pietroburgo, e da lì a Mosca, poi in America da dove tornerà a casa. I suoi spostamenti compiono cerchio. È come un eroe della poesia di Gumilevskij, “forte, arrabbiato e divertente”. È come Ivanuška della fiaba russa: sciocco ma più intelligente di chiunque altro.
Ivan lo sciocco aveva sempre dei fratelli maggiori cattivi. Ecco la risposta al perché Danila sia così attaccato al fratello-traditore. Non ha un’altra casa al di fuori di quella del fratello. Balabanov prende in esame il pericoloso tema dell’essere “russo”. “È il tuo sangue” – dice la madrea a Danila mostrando le immagini del fratello maggioreVitenka e spedendo da lui a Pietroburgo il giovane veterano. Ma lì non c’è sangue a cui aggrapparsi, tutto è straniero. Risuonano frasi sferzanti: “Io non sono molto ebreo” (anche se di ebrei nel film non ce ne sono) e “non sei mio fratello, carogna di un culonero”. È una risposta allo stress: in giro si parla francese, ci sono musica americana, banditi ceceni, l’unico alleato è un tedesco e suo fratello viene soprannominato il Tataro.
Danila è pronto ad ergersi in difesa dei suoi e a respinge gli altri, grazie a questo morire o ammazzare non gli risulta difficile. I suoi sforzi non porteranno a nulla. I datori di lavoro e i concorrenti cercheranno di ucciderlo, la sua amata lo manderà via, e il fratello lo denuncerà. “Brat” è un po’ una tragedia, un po’ una commedia di un eroe solitario che sognava di propri cari e si è ritrovato con la sua pistola nel cimitero luterano in compagnia di un tedesco, che ha paura di lui a morte. (Mi chiedo se Balabanov abbia paura del proprio eroe)
Una nota struggente trasforma un buon film di genere in un film sensazionale. Il primo “Brat” si differenzia molto dal vivace e patriottico “Brat 2” dove il personaggio è più così confuso e toccante dato che sa esattamente ciò che è vero e in cosa consiste la forza. Danila questo non lo sapeva. Sente in qualche modo che sta per arrivare una nuova era in cui non ci sarà spazio né per l’autore né per l’attore. In fondo Danila Bagrov non aveva fratelli. Era solo.

Nel giugno 2015 ho creato Russia in Translation con lo scopo di fornire traduzioni in lingua italiana di articoli dalla stampa russa.

Marcello De Giorgi

Nel giugno 2015 ho creato Russia in Translation con lo scopo di fornire traduzioni in lingua italiana di articoli dalla stampa russa.

  • Alex Velykykh

    Ottimo