Good day, sir. Come è organizzata la polizia turistica

Fonte RIA Novosti, 03/07/2017. Traduzione di Alessandro Lazzari.

Nel 2016, stando solamente ai dati ufficiali, diciassette milioni di turisti hanno visitato Mosca, dei quali cinque milioni e mezzo di stranieri. Probabilmente queste cifre cresceranno quest’anno e il prossimo grazie alla Confederations Cup e al Campionato mondiale di calcio. Alla vigilia di questi grandi tornei nella capitale si è intensificato il lavoro della cosiddetta polizia turistica, un intero battaglione con speciali funzioni del corpo della polizia cittadina di Mosca. Il reportage di RIA Novosti su come è organizzata.

“Salve, sir”

Ore otto di mattina. Nell’edificio di mattoni rossi del primo reggimento operativo della polizia cittadina di Mosca, in un’aula di addestramento, dietro i banchi, su tre file, siedono i poliziotti del terzo battaglione. In tutto 35 persone, tra di loro quattro ragazze. Giornalmente, prima di pattugliare le vie centrali della città, fanno pratica obbligatoria di lingua straniera.

Su ogni banco ci sono un dizionario russo-inglese ed esercizi su come “prestare aiuto ad un ospite straniero”. In una lista tutte le possibili situazioni in cui si può trovare un turista “in difficoltà”: rottura della macchina, perdita dei documenti, furto di proprietà, disorientamento in metropolitana.

“Ammettiamo che un turista abbia problemi di salute. Come possiamo aiutarlo in questa situazione? Dmitrij, prego”, invita ad un dialogo improvvisato il tenente dai capelli chiari Oksana Ivanova, insegnante di lingua. Tutta la lezione si svolge in inglese.

“Salve, sir. Scusi, mi fa male la testa”, il poliziotto, nella parte di un turista inglese, si rivolge al collega. “Magari potremmo chiamarle un dottore?”, si interessa il collega. “No, il dolore non è così forte. Mi dica, per favore, dove si trova una farmacia?”, continua Dmitrij. “Non distante. Vada dritto e a destra, dietro l’angolo di questo edificio, vedrà un’insegna con una croce verde”, risponde con scioltezza il collega.

“Perfetto. E come tradurreste la parola “antifebbrile” in inglese?”, precisa l’insegnante.

Le situazioni nella lista si svolgono in dialoghi non solo in lingua inglese. Su uno dei banchi siede una coppia che parla il francese, su un altro studenti di spagnolo e su un altro ancora studenti che hanno padronanza di cinese. Parlano tra di loro su come risolvere possibili problemi, ma anche, tra una cosa e l’altra, del perché è famosa la Cattedrale di San Basilio, a quali episodi è dedicato il monumento a Minin e Požarskij, cosa si può vedere agli Stagni del Patriarca (Patriarshije Prudi) e alla Casa Centrale degli Artisti (Tsentralnij Dom Khudozhnika), oppure cosa si può comprare nei famosi negozi.

“Il GUM (centro commerciale situato in Piazza Rossa, di fronte al Cremlino, ndt) è un posto glamour, abbastanza popolare tra i turisti, nei bar sulla terrazza si può gustare un buon gelato. Ma per far spese io non ci sono mai andata”, dice in inglese una ragazza in forma e con le trecce chiare. Il suo collega, rispondendo ad una domanda del compagno sulla Cattedrale del Cristo Redentore (Chram Christa Spasitelja), ammette subito che non è molto religioso, ma elenca le informazioni principali sulla cattedrale.

La lezione finisce, i poliziotti lasciano la classe. Stando all’orario, più tardi ci sarà lo schieramento e l’addestramento, ovvero ricevere il bollettino operativo dei giorni scorsi sulla città.

A volte fino a venti fermi

Si incentiva la conoscenza di una lingua attraverso l’aumento in busta paga di ventimila rubli. Ma l’abilità a trovare una lingua comune con gli ospiti stranieri non è l’unico compito dei poliziotti turistici. Come anche le altre forze dell’ordine, garantiscono la sicurezza sulle strade cittadine.

Si può trovare la polizia turistica in Piazza Tverskaja, nelle vie Bolshaja Dmitrovka, Kuznetskij Most, Nikolskaja, sulla via Vecchia e Nuova Arbat, nei vicoli Kamergenskij e Lavrushinskij, agli Stagni del Patriarca. Segeij Molokoedov e Aleksej Kuznetsov vanno a pattugliare Piazza della Rivoluzione (Ploščad’ Revoljucii), Piazza Borovitskaja e i Giardini di Alessandro (Aleksandrovskij Sad), uno degli itinerari più popolari tra i turisti in città.

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Prima si recano alla sezione di polizia locale dove avviene lo scambio di numeri di telefono e di nominativi e si danno istruzioni e informazioni su ciò che è successo nel quartiere in quei giorni, quanti crimini sono stati scoperti, quali sezioni hanno lavorato meglio e chi è ricercato.

Kuznetsov lavora nella polizia turistica dal momento della sua fondazione: “Quando ho iniziato, la concentrazione di pattuglie nella zona non era molto grande, per le sezioni locali era dura, c’erano molti crimini. Da quando è stata creata la polizia turistica il loro numero è diminuito di molto”. A suo dire, “nella mappa dei reati amministrativi, via Vecchia Arbat è sicuramente la più attiva” a causa di coloro che si divertono bevendo alcolici vicino al muro Tsoi (muro colorato di citazioni del musicista rock Viktor Tsoi, a cui è dedicato, ndt).

Qui la pattuglia nota il picchetto per dimostrazioni di una donna accanto al monumento del maresciallo Žukov in Piazza del Maneggio (Piazza Manežnaja). Lì vicino è seduto un gruppo di turisti cinesi, il loro entusiasmo cessa: osservano avvicinarsi i poliziotti e sembra che si aspettino un conflitto.

“Salve. Conosce le regole per il picchettaggio?”, si rivolge Kuznetsov, presentandosi, alla donna. Questa risponde affermativamente. I poliziotti si congedano gentilmente.

“Questo è un posto dove si radunano costantemente singoli manifestanti. E’ la prima volta che vedo questa donna, e non sta violando la legge. Noi avvertiamo soltanto della possibile violazione dell’articolo 54 affinché non ci siano trasgressioni alla legge. Non tutti sanno come fare correttamente il picchettaggio. Per esempio, sul territorio delle residenze, e la Piazza Rossa e i Giardini di Alessandro ne fanno parte, è vietato”, spiega Kuznetsov.

I due colleghi continuano il proprio percorso. Nel campo visivo compaiono tutti gli oggetti strani, borse senza un proprietario, scatole grandi e persone sospette vestite in modo sciatto o non di stagione, ubriachi o sotto l’effetto di droghe, persone che assomigliano a coloro che sono ricercati. “Per ricordarci tutti alleniamo la memoria. Possono esserci fino a dieci identikit. Alcune indicazioni, poi gli identikit vengono stampati e li portiamo con noi. Oggi, per esempio, ci hanno dato alcune indicazioni su un criminale dalla regione di Tver”, racconta il tutore dell’ordine.

Al McDonald’s c’è una carrozzina vuota con un sacchetto sul sedile. Nel raggio di una decina di metri camminano un papà con la figlia piccola. La pattuglia capisce che la carrozzina non è abbandonata e proprio in quel momento una mamma con il proprio bambino si rivolge ai poliziotti per sapere dove si può trovare un deposito bagagli. Dopo un minuto una giovane coppia cinese chiede come arrivare al Cremlino e se nelle vicinanze c’è un bagno.

“Ci sono giorni in cui i cittadini si comportano correttamente e noi lavoriamo solo per prevenzione. Talvolta ci sono fino a venti fermi. Man mano che ci sia allontana dal centro ci sono sempre meno pattuglie e, di conseguenza, più reati”, dice Kuznetsov.

La pattuglia nota un gruppo di turisti, uno di loro ha una cartina in mano. Il compagno di Kuznetsov si avvicina a loro e dopo un minuto torna sorridente: “Ho saputo che si sentono al sicuro. Pare siano turisti dalla Spagna. Hanno detto che qui è piuttosto pulito e bello”.

Per far pratica di inglese Kuznetsov e Molokoedov non solo frequentano ogni giorno le lezioni, ma leggono anche giornali e libri in lingua straniera.

“E’ interessante sapere come le persone vivono in altri paesi, come vedono la Russia, cosa gli piace e cosa no a Mosca. Per esempio, i turisti cinesi affermano che qui l’aria è molto pulita, che è piacevole respirare. Per noi è sorprendente perché a Mosca ci sono tantissime auto, c’è inquinamento. Pare che la loro situazione sia peggio. Tutti notano che i russi sono un popolo disponibile ad aiutare. Per quanto riguarda il fatto di sorridere, probabilmente la nostra mentalità ci differenzia ma non penso che nella metropolitana di New York tutti quanti sorridano continuamente, dopotutto le persone possono essere stanche dopo il lavoro”, riflette Kuznetsov. A volte gli stranieri hanno domande riguardanti la metropolitana: “Non capiscono come possano esserci due linee blu, per loro questo è illogico”.

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Nei Giardini di Alessandro, sul prato, dove c’è un segnale che avverte che è vietato camminarci sopra, delle ragazze hanno sistemato le proprie cose, il cibo e hanno preparato un picnic. La pattuglia osserva la dinamica per alcuni minuti per capire se i trasgressori hanno intenzione di andarsene da soli, poi Molokoedov si avvicina e chiede di non calpestare l’erba dato che questa è il risultato del lavoro giornaliero dei giardinieri. Queste si scusano e raccolgono le proprie cose.

Non ho mai notato qualcuno che avesse paura di venire da noi. Noi proteggiamo e difendiamo, perché dovrebbero aver paura? Magari solo coloro che hanno violato la legge. Al contrario, bisogna rivolgersi a noi appena possibile. In parte questo è un problema di educazione: spesso le mamme spaventano i bambini dicendo che se si comportano male la polizia li arresta. La città è grande, è facile perdersi. E se un bambino si perde può essere che abbia paura di venire da noi.

La pattuglia arriva un po’ alla volta fino alla statua del principe Vladimir. Il collega di Kuznetsov va dietro la stele: vari servizi di sicurezza, tra i quali FSB (Federal’naja služba bezopasnosti Rossijskoj Federacii, ovvero Servizi federali per la sicurezza della Federazione russa, ndt) controllano continuamente la polizia, perciò la pattuglia non può ammettere la presenza di oggetti abbandonati senza un proprietario.

Una coppia di uomini abbronzati in jeans a vita bassa che scoprono la pancia si rivolge alla pattuglia in un inglese storpiato: gli interessa sapere a chi è dedicato il monumento e come arrivare al fiume Moscova. “Difficilmente si tratta di una coppia gay”, dubita Kuznetsov. Ma anche se così fosse, finché il loro comportamento non viene dimostrato, la polizia non giudicherà i loro baci come violazione della legge: “Non vale la pena vedere provocazioni ovunque. Dopotutto ci sono culture per le quali i baci tra uomini o donne sono un saluto tradizionale”.

In via Vecchia Arbat, dove i reati amministrativi sono più frequenti, oggi è in servizio Alekseij Ivanov. Ha avuto una formazione universitaria in Economia, ora ne sta conseguendo una seconda, giuridica. Lavora nella polizia turistica da qualche anno. Stando alle sue parole, è un reparto particolare: sono venuti dal Brasile e dal Giappone per assimilare questa esperienza di lavoro.

In due ore di lavoro Ivanov e il collega riescono a controllare i documenti dei venditori di bigiotteria all’uscita della fermata della metropolitana “Smolenskaja” (i commercianti non hanno documenti, quindi sospendono velocemente il loro mercatino spontaneo), suggerire la strada a degli spagnoli e condurre degli uomini che stanno bevendo alcolici nella sezione della polizia che si trova proprio in mezzo ad Arbat.  

Uno shock culturale

L’idea di creare la polizia turistica in Russia appartiene al ministro degli affari interni Vladimir Kolokoltsev. Nel 2014 il dipartimento per il turismo della capitale si rivolse alla polizia per fronteggiare il problema del numero crescente di flussi turistici. Per garantire la sicurezza sulle strade della città non bastavano le pattuglie ordinarie. Per di più, nella maggior parte dei casi le forze dell’ordine non sapevano le lingue straniere per comunicare con gli ospiti provenienti da altri paesi.

Dopo una visita in Israele, dove da tempo esiste questo reparto, il capo del ministero degli interni parlò della necessità di assimilare l’esperienza dei colleghi. Al ministero analizzarono questa pratica anche in Spagna, Lettonia, Turchia, Emirati Arabi Uniti, Grecia, Egitto e Thailandia. Fu deciso di iniziare l’esperimento usando come base il terzo battaglione del primo reggimento operativo (i primi due sono reggimenti di cavalleria), il quale si occupava di garantire l’ordine durante manifestazioni di massa come partite di calcio e meeting.

I poliziotti con il distintivo Tourist Police sono comparsi per la prima volta sugli itinerari più popolari tra i turisti nell’estate del 2015. Oggi ci sono undici itinerari, ogni giorno vi operano più di quaranta pattuglie. Lavorano dodici ore al giorno (con due pause di 45 minuti). Per ora tutta la polizia turistica è un solo battaglione a Mosca, ma in futuro potrebbe comparire anche in altre città della Russia.

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Questo reparto si distingue dagli altri poiché l’80% di coloro che ci lavorano possiede un’istruzione universitaria (e a volte più di una). Ci sono filologi, economisti, linguisti, insegnanti e persino dottori, ha raccontato a RIA Novosti il comandante del terzo battaglione del primo reggimento operativo per il servizio nelle zone pedonali urbane, il tenente colonnello Ilja Egorchenko, praticamente il direttore della polizia turistica.

La maggior parte sono giuristi che conoscono la legislazione e possono spiegare facilmente ai cittadini stranieri le leggi del nostro paese. Ma la cosa più importante è l’alto livello di istruzione: ciò significa prima di tutto un’alta qualità nel comunicare, una cultura del dialogo. L’opinione comune sulla Russia è che qui sia tutto grigio e cupo, e che i poliziotti siano uomini in uniforme scuri in volto. Noi cambiamo questo rapporto.

“Gli stranieri ci guardano, vengono da noi ogni giorno. Dai contatti con i poliziotti si crea la loro impressione generale su tutto il paese. Vorremmo far capire che in Russia non è tutto così male come mostrano nei film americani. Noi cambiamo l’immagine del poliziotto russo severo. Quando vedono che parliamo in inglese hanno uno shock culturale. Raccontano che da mezz’ora non riescono a trovare qualcuno che parli inglese e, all’improvviso, un poliziotto. E’ una cosa che fa piacere”, ammette il tenente Pavel Fetisov.

La suo collega, ispettore del servizio, il tenente della polizia Daria Chekadanova è entrata nel reggimento con una doppia istruzione universitaria: linguista e pedagoga, parla inglese, tedesco e spagnolo. Per lei il lavoro nella polizia turistica significa soprattutto mettere in pratica le conoscenze linguistiche e aiutare le persone: “Non c’è stress, siamo preparati dal punto di vista emotivo. Poco tempo fa si è perso un bambino dal Regno Unito. Abbiamo saputo da lui che aspetto hanno i genitori, l’abbiamo comunicato attraverso il ricetrasmettitore portatile e li abbiamo trovati velocemente. Se non si fosse rivolto a poliziotti del nostro reparto, senza la conoscenza dell’inglese per loro sarebbe stato più difficile”.

Stando ai dati del municipio di Mosca, in media ogni mese circa mezzo milione di cinesi visita la capitale. Proprio per questo in città sono necessari specialisti che conoscano il cinese. Il sergente della polizia Anna Mirošnichenko è una dei due esperti di cinese nel reggimento. “In genere i cinesi o si perdono, o chiedono come andare al mausoleo di Lenin. Molti non parlano né russo, né inglese, perciò sono molto felici quando qualcuno li capisce. In un giorno si avvicinano fino a dieci volte. Più spesso accade nei Giardini di Alessandro, in Piazza della Rivoluzione, in via Vecchia Arbat, in Piazza Rossa. Nella Galleria Tretjakov ci sono già più turisti da paesi occidentali, in particolare Stati Uniti e Gran Bretagna”.

“Nello scorso anno le nostre pattuglie hanno fermato diciotto cittadini russi che erano ricercati. Questo è il risultato di un lavoro di prevenzione. Nelle nostre aree non ci sono stati né reati, né violazioni amministrative della legge da parte di stranieri, né nei loro confronti. La parte centrale della città si sente proprio tranquilla, quando noi siamo al nostro posto”, afferma con sicurezza Egorchenko.

Sono nato nel 1993 in provincia di Treviso. Nel 2015 mi sono laureato in Lingue, civiltà e scienze del linguaggio presso l’università Ca’ Foscari di Venezia con una tesi sulla crisi dei missili di Cuba analizzata dal punto di vista sovietico dell’epoca. Nei tre anni a Venezia ho studiato tedesco e russo. Dopo l’esperienza di un semestre all’Università Pedagogica di Tula, ho deciso di tornare in Russia a proseguire i miei studi. Attualmente sono studente magistrale presso l’Università Statale di Mosca per le Relazioni Internazionali (MGIMO). Nel tempo libero insegno italiano a ragazzi russi. Sono appassionato di storia sovietica e traduco volentieri articoli di politica ed economia.

Alessandro Lazzari

Sono nato nel 1993 in provincia di Treviso. Nel 2015 mi sono laureato in Lingue, civiltà e scienze del linguaggio presso l’università Ca’ Foscari di Venezia con una tesi sulla crisi dei missili di Cuba analizzata dal punto di vista sovietico dell’epoca. Nei tre anni a Venezia ho studiato tedesco e russo. Dopo l’esperienza di un semestre all’Università Pedagogica di Tula, ho deciso di tornare in Russia a proseguire i miei studi. Attualmente sono studente magistrale presso l’Università Statale di Mosca per le Relazioni Internazionali (MGIMO). Nel tempo libero insegno italiano a ragazzi russi. Sono appassionato di storia sovietica e traduco volentieri articoli di politica ed economia.