Cosa ci racconta della società russa la cancellazione del balletto “Nureev”

Fonte: buro247.ru  11.07.2017, traduzione di Beatrice Zadro, articolo di Viktor Vilisov. 

L’opinione del critico di teatro Vladimir Vilisov sul principale scandalo degli ultimi giorni.

Il famoso scatto del fotografo britannico Richard Avedon in cui il ballerino Rudolf Nureev, completamente nudo, mostra certe parti di dono divino a lui conferite può essere trovata su Google solo in bassa risoluzione 400×600. Si riporta che il teatro Bol’šoj in occasione del balletto Nureyev abbia espressamente comprato i diritti su questa fotografia tra tutte le altre immagini presenti. Si segnala inoltre che la foto sarebbe dovuta essere parte integrante della scenografia ed essere proiettata durante una scena sul fondale del teatro. Provate a immaginare: vengono esposto al Bol’šoj le parti intime del talento coreografico Nureev in tutta la loro interezza e in tale scala. Solo per questo varrebbe la pena comprare il biglietto. Ora però tutto è perduto: il balletto è stato ufficialmente rinviato tre giorni prima della première, anche se in modo informale saranno in pochi a sorprendersi se nel maggio del 2018 si verrà a sapere che nessuno aveva intenzione di riprendere il lavoro. Nureev potrebbe diventare senza alcun dubbio la première più attesa della stagione del teatro musicale russo e una delle più importanti al mondo- questo era il potenziale dello spettacolo grazie alla squadra dinamica e al materiale eccellente. Ora possiamo solo aspettare e chiedere agli amici del teatro le riprese dell’ultima prova del balletto: dicono che gli artisti arrabbiati in seguito alla sospensione dello spettacolo abbiano ballato al 146%.

Cosa è successo 

Ancora non c’è alcuna certezza su ciò che è accaduto. C’è una versione ufficiale del rinvio riferita dal direttore generale del teatro Vladimir Urin il 10 luglio: lui e i colleghi hanno assistito alla prova generale e subito hanno capito che lo spettacolo non era maturo dal punto di visto coreografico. La rappresentazione è pronta ma la coreografia no. Oltre a ciò, secondo l’opinione di Urin, tutti gli elementi del difficile progetto non saranno assemblati: qui sono coinvolti sia i solisti che gli attori drammatici. Per tale motivo il balletto non è pronto per il rilascio al pubblico.

Alcuni artisti dello spettacolo hanno smentito questa versione sui profili social e nei commenti rilasciati ai mass media. Si aggiunge al mistero la riluttanza a commentare la situazione del coreografo dello spettacolo Yury Possokhov, che secondo le parole di Urin, è d’accordo sulla necessità di maggiore tempo e per ciò ha chiesto un altro mese per la scadenza. 

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Esiste un’altra versione molto dubbia secondo cui lo spettacolo sarebbe stato annullato in seguito a scandali criminali coinvolgenti Kirill Serebrennikov , “Gogol’ Centre” e “Settimo studio”. La versione è incerta perché è troppo difficile immaginare Vladimir Urin in un eccesso di cautela: bisogna ricordare che la messa in scena dell’apparentemente fallito Timofey Kulyabin dopo “Tannhäuser” non fu cancellata da Urin nel 2016.

La terza versione è stata annunciata a sorpresa dall’agenzia di informazione di stato TASS. Il balletto è stato presumibilmente annullato su ordine diretto del ministro Medinsky che durante lo spettacolo, al posto di un’elegante coreografia, avrebbe trovato la propaganda di “relazioni sessuali non tradizionali” e per evitare “provocazioni gay” ha staccato tutti i telefoni del Bol’šoj.

In tutto questo spicca una situazione di grande meschinità. Le spiegazioni di Urin insieme al silenzio degli altri partecipanti al processo sembrano poco convincenti, ma il regime sanguinario impersonato dal segretario stampa di Medinsky nega l’accusa di censura diretta. La versione formale è questa: la motivazione della soppressione è puramente tecnica e non c’è alcun motivo di manifestare. Stessa situazione di Tannhäuser a Novosibirsk.

Il pubblico ha perso un’opera artistica espressiva e si è infuriato per la cancellazione e la restituzione dei biglietti. È lampante come si senta adesso il team creativo ed è ancora più chiaro come si sentano gli artisti coinvolti nel balletto. E non si trova il colpevole, almeno per il momento. In questo scenario, ancora più disastroso è il post di oggi di Aleksey Venediktov su Telegram: durante le prove di Nureev sono penetrati rappresentanti della Chiesa Ortodossa russa. In seguito all’orrore visto si sono precipitati dal vescovo Tikhon Schevkunov che ha telefonato a Medinsky, a cui serve il sostegno di Tikhon per la riassegnazione dell’anno prossimo. Il ministro infuriato ha presumibilmente chiamato Urin e dopo essersi calmato avrebbe chiesto il rinvio dello spettacolo. Non si tratta di cospirazioni o frodi finanziarie: è il classico caso del “se solo succede qualcosa”.

Cosa significa tutto ciò

Alla conferenza stampa è stato chiesto a Vladimir Urin se verrà preservata la scelta artistica originale dello spettacolo comprese le fotografie di Nureev. Urin ha risposto di sì incorniciando contemporaneamente la vita col braccio- cosa significa? Che la versione rimarrà fedele ma nel limite del permissibile? Scherziamoci su: dopo tutto si dice che la parte davvero importante del ballerino sia appena più sotto. Ma in realtà non c’è nulla da scherzare.

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Si scopre che l’unica ragione per cui il balletto è stato girato è la dimostrazione stravagante del tema dell’omosessualità. Cos’altro si può dire quando tutto è già stato detto? Disquisire delle banalità sul fatto che la Federazione Russa è uno stato consolidato, tra le altre cose, dall’omofobia? Non mi è nuovo.

Lo stesso modello del linguaggio con cui Urin ha commentato lo spettacolo desta sorpresa: “Questa figura [Nureev] è ambigua, e raccontarla non è facile. Ho capito che si tratterà un tema che potrebbe suscitare disgusto in alcune persone”. Ma che cos’è una “figura ambigua”? Solo un idiota mediocre o abitanti delle zone rurali possono essere figure esplicite. E qual è il tema corrispondente che può causare disgusto? La rappresentazione nelle notizie di una squadra di calcio vincente su un’altra non provoca disgusto nei fans dell’ultima squadra? O il calcio non divide così tanto la società come gli omosessuali? Adesso è estremamente chiaro perché Urin ha scelto queste parole ma tale aspetto in generale non dovrebbe essere argomento di discussione quando si fa arte a livello mondiale.

Sul suolo russo la manifestazione del fenomeno è percepita come sua propaganda. Gli orientamenti sessuali non convenzionali sono elementi di diversità sociale che non si adattano allo stato attuale. Proprio perché è difficile gestire questa diversità i funzionari inizialmente liquidano l’omosessualità dalla sfera delle relazioni sociali e adesso fanno così anche con l’arte. Di conseguenza gli artisti del Bol’šoj tra cui, come in ogni compagnia di danza, ci sono adoratori dell’amore, per nascondere il vero nome, devono interpretare all’infinito “Romeo e Giulietta”.

Tra tutte le altre cose questa è una goccia nel mare di storie della rapida provincializzazione dell’arte russa. E’ stato proposto agli spettatori che hanno acquistato i biglietti per “Nureev”, dopo il suo annullamento, di cambiare il biglietto per lo spettacolo “Don Chisciotte”. Perché? Perché nel balletto tutto deve essere “bello e elegante” e la farsa in gonnella e un bell’uomo con un “bullone” gigante sullo sfondo è “ripugnante” – le donne sovietiche cinquantenni non capiranno.

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Bisogna ricordare l’ultimo scandalo del genere al teatro Bol’šoj: nel 2005 l’isteria collettiva scatenatasi attorno alla scenografia di Eimuntas Nekrošius, celebre regista della non meno meravigliosa opera “I bambini di Rosenthal” di Leonid Desiatnikov, per la quale ha realizzato il libretto lo scrittore Sorokin (che non necessita epiteti). Questa fu la prima grande opera cancellata dal Bol’šoj per lungo tempo e solo secondo le registrazioni trapelate grazie al miracolo tecnologico, lo spettacolo fu semplicemente sbalorditivo. Grazie alla politica dello stato russo tutto ciò che a causa sua è rimasto sulla superficie della memoria pubblica è un grande gabinetto del teatro in cui i giovani del fronte patriottico hanno gettato parti delle opere di Vladimir Georgievich.

 

Ora la situazione si ripete, anche se non in modo così sincero, che è anche peggio: la censura dei gruppi sociali (se tutto fosse esattamente come descritto da Venediktov) uniti con la forza si è fatta più accanita e chiusa. La gloria del balletto russo da tempo aleggia nell’aria con un velo di nostalgia: solo gli stupidi patriottici ripetono come di routine che “il nostro balletto è il migliore al mondo” e a nessuno di loro si dice che dopo Bausch e Neumeier i movimenti aggraziati delle gambe nella variante convenzionale sono necessari (esagerando, ovviamente) solo ai pazzi ballettomani che dal fango della vita si innalzano a toccare l’arte suprema (con lettere maiuscole). 

Il balletto di Serebrennikov/Possokhov sulla musica di Demutsky è un prodotto complesso, sintetico- dentro lo spirito del teatro moderno. È chiaro il ruolo che giocherebbe nell’attualizzazione dell’arte russa. Anche se verrà rilasciato nel maggio del 2018 rimarrà il grande rischio che alcuni elementi e scene dello spettacolo vengano corretti- semplicemente per evitare scandali. Inutile dire che il teatro è una costruzione di tal genere da crollare immediatamente, basta rimuovere un mattone che apparentemente sembra superfluo.

La cosa peggiore di tutte sembra essere il fatto che sicuramente nelle menti e nei conti personali di molti artisti di teatro è vivo un pensiero: capisco perché Nureev se ne è andato.

 

 

Nata nel 1995 a Reggio Emilia, sono laureanda al corso di Lingue,Civiltà e Scienze del Linguaggio dell’università Ca’ Foscari di Venezia. Da sempre appassionata di lingue, ho intrapreso lo studio del russo per curiosità verso una realtà così vicina ma contemporaneamente così lontana. Ho concluso un semestre presso l’università HSE-Higher School of Economics a Mosca, dove ho potuto approfondire la conoscenza della lingua e Relazioni Internazionali oltre che poter vivere nella capitale russa di cui mi sono innamorata. Amo la Russia perché mi sorprende e regala nuovi punti di vista sul mondo. Amo leggere e viaggiare. Parlo inglese e tedesco.

Beatrice Zadro

Nata nel 1995 a Reggio Emilia, sono laureanda al corso di Lingue,Civiltà e Scienze del Linguaggio dell’università Ca’ Foscari di Venezia. Da sempre appassionata di lingue, ho intrapreso lo studio del russo per curiosità verso una realtà così vicina ma contemporaneamente così lontana. Ho concluso un semestre presso l’università HSE-Higher School of Economics a Mosca, dove ho potuto approfondire la conoscenza della lingua e Relazioni Internazionali oltre che poter vivere nella capitale russa di cui mi sono innamorata. Amo la Russia perché mi sorprende e regala nuovi punti di vista sul mondo. Amo leggere e viaggiare. Parlo inglese e tedesco.