Di cosa parla un genio: gli 85 anni del regista Tarkovskij

Fonte: RIA Novosti

Il regista di fama mondiale e sceneggiatore, uno dei più grandi artisti del cinema del Novecento, Andrej Tarkovskij, il 4 aprile avrebbe compiuto 85 anni. Durante la sua breve vita è riuscito a creare film come “L’infanzia di Ivan”, “Andrej Rublev“, “Lo specchio”, “Solaris”, “Stalker”, che sono un tesoro per il cinema mondiale e hanno influenzato molti registi russi e stranieri.

L’amore per il cinema

Come ha detto in un’intervista a RIA Novosti il figlio Tarkovskij, nonostante la versatilità e il talento di suo padre, il cinema non è stata una scelta casuale per lui. “Ha fatto il massimo possibile nel cinema e ne ha alzato il livello ad una altezza eccezionale. I film di Tarkovskij non sono solo film. Certamente quando si è iscritto all’Istituto per il cinema, era interessato alla cinematografia, ma ancora non sapeva di cosa si trattasse esattamente. Per sua stessa ammissione, ha cominciato a scoprire veramente il cinema solo dopo ” L’infanzia di Ivan” – ha detto.

Come si nota nel libro “Zapečatlennoe Vremija” Tarkovskij è un uomo che nel tentativo di diventare un regista mette a rischio la propria vita e lo fa in maniera cosciente. Secondo lui, con l’aiuto del cinema è possibile mettere le più complesse questioni del giorno al livello di quei problemi che per secoli sono stati oggetto di letteratura, musica, pittura.

“Amo molto il cinema. Io stesso non so se il mio lavoro, per esempio, corrisponda esattamente alla concezione che ho in mente, al sistema di ipotesi che sto ora avanzando. Attorno ci sono troppe tentazioni: sono tentato dai francobolli, dai pregiudizi, dai luoghi comuni, dalle idee artistiche di altri. In effetti è facile girare una scena in modo bello, spettacolare, da applausi… ma se giri solamente in questo senso sei già morto”- ha confessato il regista.

La ricerca di una risposta

Secondo la una fonte vicina all’artista, Tarkovskij nelle sue pellicole era alla ricerca di una risposta a una domanda semplice in sostanza: “Perché siamo qui?”. E il modo di trovare una risposta a questa domanda per lui era l’arte. L’arte era la sua occasione di conoscenza. “Cercava delle risposte a domande controverse e non aveva paura di porre domande. Anche se le persone sono in imbarazzo anche solo a parlarne Si ritiene che queste siano domande alle quali nessuno può dare una risposta, ma per lui il senso della vita stava nella ricerca” – ha sottolineato.
A qusto proposito lo stesso Tarkovskij ha insistito sul fatto che non ci sia nulla di più insignificante della parola “ricerca” in relazione ad un’opera d’arte. “L’hanno ricoperta di impotenza, di un vuoto interiore, di una mancanza di coscienza creativa, di una piccola vanità. Nelle parole “artista alla ricerca” c’è tutto lo squallore di un’amnistia piccolo-borghese. L’arte non una scienza che permette la creazione di un esperimento… Fu divertente quando chiesero a Picasso della sua “ricerca ” ed egli, chiaramente irritato, rispose argutamente e con precisione alla domanda: “Io non cerco, trovo” – ha scritto il regista.

Tarkovskij si è sempre definito un sostenitore di un’arte che porta al desiderio di un ideale o che esprime il desiderio di un ideale.

Sono per un’arte che speranza e fede dà all’uomo. E soprattutto quanto più il mondo raccontato dall’artista è senza speranza, tanto più dovrebbe sentirsi il suo contrasto nei confronti degli ideali – altrimenti è semplicemente impossibile vivere!” – ha detto Tarkovskij.

Tarkovskij è sempre stato interessato al mondo interiore dell’uomo, per lui era molto naturale compiere un viaggio nella psicologia umana che alimenta la sua filosofia di quelle tradizioni letterarie e culturali su cui poggia il proprio fondamento spirituale.

Il figlio di Tarkovskij fa notare che ha incontrato con molte persone, che hanno subito una grande influenza da parte dell’opera di suo padre. “Quando, per esempio, ho incontrato Papa Giovanni Paolo II, mi ha parlato molto bene di Tarkovskij. L’attuale presidente del Consiglio Pontificio della Cultura, il cardinale Gianfranco Ravazi, è un grande fan di Tarkovskij. Conosco personalmente alcuni sacerdoti cattolici che hanno preso gli ordini, perché hanno visto i film di mio padre, in particolare “Andrej Rublev” e “Stalker”. Questo è uno dei casi in cui l’arte è in grado di cambiare la vita di una persona”- ha detto.

Il rapporto con la Russia

Nel 1984, Tarkovskij tenne una conferenza stampa a Milano nella quale disse che non intendeva tornare in Unione Sovietica. Come ha detto da suo figlio, inizialmente Tarkovskij non aveva alcuna intenzione di rimanere all’estero, stava preparando il film “Nostalghia” per il Festival di Cannes del 1983. Tuttavia la situazione cambiò drasticamente quando Sergej Bondarčuk divenne membro della giuria a Cannes e iniziò a fare pressione affinché Tarkovskij non ricevesse nessun premio. Il regista fu colpito da questo tradimento. In seguito chiese di poter lavorare per tre anni all’estero per girare tre film, tra cui “Amleto”, rendendosi conto che non gli avrebbero permesso di girarli in patria. Gli fu detto di tornare, che tutto si sarebbe risolto. Da queste parole percepì che c’era una reale possibilità che gli avrebbero limitato i viaggi all’estero.

Sembra che a Mosca semplicemente non riuscissero a capire che lui non aveva intenzione di rimanere in Occidente per sempre e che in realtà volesse solamente andarci per lavoro, a fare ciò che in patria non poteva fare. Ma alla fine questo equivoco e l’allontanamento da casa gli è costato caro. Tuttavia, mi ha detto, che fu l’unica soluzione possibile, perché la cosa più importante nella vita per lui è sempre stata il lavoro”.
Nonostante la tragica rottura con la madrepatria, Tarkovskij ha sottolineato che in tutti i suoi film per lui è sempre stato importante l’argomento delle radici, del collegamento alla casa ancestrale, all’infanzia, alla madrepatria, alla Terra. “Per me è sempre stato molto importante stabilire una appartenenza alla tradizione, ad una cultura, ad un gruppo di persone o di idee. Per me sono estremamente importanti le tradizioni culturali russe che, a partire da Dostoevskij, per me non hanno uno sviluppo nella propria interezza nella Russia moderna” – ha sottolineato.

Nel giugno 2015 ho creato Russia in Translation con lo scopo di fornire traduzioni in lingua italiana di articoli dalla stampa russa.

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Nel giugno 2015 ho creato Russia in Translation con lo scopo di fornire traduzioni in lingua italiana di articoli dalla stampa russa.