Il nostro Madagascar: la spedizione segreta di Pietro I in Africa

Fonte Bigpicture.ru 12/07/17 Traduzione di Giulia Romanelli

Sin dall’inizio dell’epoca delle grandi scoperte geografiche la Spagna e il Portogallo si affrettarono a spartirsi il mondo, stabilendo la propria autorità sui territori d’oltremare. In seguito si unirono a loro anche la Gran Bretagna, la Francia e l’Olanda. La Russia invece, priva di una flotta ben organizzata, poteva solamente sperare di annettere territori vicini. Questo fino a quando non salì al trono Pietro I.

Grande riformatore, tra le altre cose, acquisì dall’Europa le tecniche di costruzione navali. A seguito della comparsa di navi affidabili, era inevitabile che l’imperatore sviluppasse delle ambizioni coloniali. Ma a quell’epoca già la gran parte dei territori era stata divisa e quindi toccava accontentarsi di tutto ciò che era più semplice da conquistare. Ad esempio un’isola sulla costa est dell’Africa, chiamata Madagascar, dove i pirati avevano creato qualcosa di simile a uno stato.

In precedenza in Madagascar avevano spadroneggiato i francesi, ma nel 1670 nell’isola scoppiò una rivolta e i colonizzatori scapparono. Le basi che rimasero furono prese dai corsari: da lì era facile attaccare le navi mercantili che andavano e tornavano dall’India. Di tanto in tanto gli europei organizzavano spedizioni punitive, ma non troppo severe, e di conseguenza non riuscivano a sradicare la pirateria. Quindi nell’isola si formò gradualmente il cosiddetto regno del Madagascar, governato dai più autorevoli briganti del mare.

Nel 1721 gli svedesi pensarono di mettere le mani sul Madagascar, in quanto dopo aver perso la Grande guerra del Nord il regno necessitava di nuovi fonti di profitto. A capo della spedizione africana fu posto il vice-ammiraglio Daniel Vil’ster, ma presto fu chiaro che il tesoro reale era così scarso che non bastava il denaro per equipaggiare le navi e quindi l’iniziativa si arenò.

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Ma Vil’ster si rivelò essere un uomo molto furbo: recatosi subito a San Pietroburgo, annunciò di non essere nemico della Russia e di avere un importante affare statale da proporre allo zar (tuttavia sembra davvero sorprendente la semplicità dei suoi modi!). Pietro, dopo essere stato messo al corrente del progetto riguardante il Madagascar, ne rimase entusiasta.

La preparazione fu organizzata a Revel (ovvero l’attuale Tallin) in condizioni di massima segretezza. Tutta la corrispondenza era gestita nell’ufficio da campo del comandante della flotta russa, il generale-ammiraglio Apraksin, senza il coinvolgimento del personale dell’Ammiragliato e del Consiglio per gli affari esteri: infatti questi organi erano stati riempiti di rappresentanti delle corti occidentali. Nei documenti non era neanche indicato il luogo a cui i rappresentanti venivano inviati, c’era scritto solamente: “Seguite il posto a cui siete stati destinati”.

Fatto sta che Vil’ster fu inviato a Rogervik (Estonia) e, fino a che non salparono, visse nella casa del comandante in totale isolamento, praticamente come un prigioniero. Decisero di partire evitando di sventolare bandiere di guerra tuttavia, poiché le fregate sotto bandiera mercantile erano viste con diffidenza, fu ordinato di evitare le rotte marine più frequentate. Per questo la navigazione non sarebbe stata fatta attraverso la Manica, ma girando intorno alla Gran Bretagna.

Con 3000 rubli del tesoro furono equipaggiate due fregate di costruzione olandese: l’“Amsterdam Galej” e la “Dekron de Livde”. Al capo della spedizione Vil’ster fu affidato il compito di distruggere le principali basi dei pirati, quindi di consegnare una lettera da parte di Pietro I al capo del Madagascar e stabilire rapporti diplomatici e commerciali col paese.

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Le navi salparono da Revel il 21 dicembre 1723. Tuttavia non riuscirono a raggiungere neanche le terre danesi, che durante una tempesta una delle fregate iniziò a perdere acqua e l’altra ebbe problemi di stabilità. Dovettero tornare a bocca asciutta al porto. Nonostante ciò Pietro non volle desistere, iniziò infatti delle nuove e ancor più intense preparazioni. Tuttavia dopo la morte del primo imperatore russo si decise di mettere una croce sopra il progetto della campagna africana. Così la Russia non arrivò mai al continente nero.

L’Est Europa, con la sua cultura e la sua mescolanza di lingue e popolazioni, è il mio interesse principale. Tutto è iniziato con una lezione sulla rivoluzione russa in quinto superiore, da lì ho deciso di studiare questa magnifica e tremenda lingua prima all’università di Urbino, poi a Bologna. Ho migliorato le mie competenze con un soggiorno a Mosca, ho svolto un volontariato in Lituania e da lì mi sono lanciata in un viaggio alla scoperta dei paesi slavi, ho vissuto 5 mesi a Varsavia dove ho avuto il piacere di studiare il polacco, a breve mi trasferirò a Praga per uno stage. Spero di sfruttare le mie conoscenze per darvi uno sguardo più approfondito sull’est Europa.

Giulia Romanelli

L'Est Europa, con la sua cultura e la sua mescolanza di lingue e popolazioni, è il mio interesse principale. Tutto è iniziato con una lezione sulla rivoluzione russa in quinto superiore, da lì ho deciso di studiare questa magnifica e tremenda lingua prima all'università di Urbino, poi a Bologna. Ho migliorato le mie competenze con un soggiorno a Mosca, ho svolto un volontariato in Lituania e da lì mi sono lanciata in un viaggio alla scoperta dei paesi slavi, ho vissuto 5 mesi a Varsavia dove ho avuto il piacere di studiare il polacco, a breve mi trasferirò a Praga per uno stage. Spero di sfruttare le mie conoscenze per darvi uno sguardo più approfondito sull'est Europa.