10 fatti interessanti sulla leggendaria Lada NIVA – 1° Parte

Fonte: fishki.net –  Tradotto da Massimiliano Macrì 

10 fatti interessanti sulla LADA-2121* NIVA

 

Nel 1977, il 5 aprile per la precisione, dalla catena di montaggio dello stabilimento della VAZ uscì la prima Lada NIVA 4×4, il pianale delle Niva derivava da quello di una mietitrebbiatrice semovente semicingolata. In effetti, questo modello può audacemente essere considerato il primo fuoristrada di classe compatta al mondo.

*Il nome nella versione russa è VAZ-2121 NIVA, ma abbiamo preferito usare “LADA”, cioè il nome con cui venivano commercializzate le VAZ all’estero.

 

 

I lavori per la progettazione della vettura iniziarono nel 1970. Il promotore di questa iniziativa fu il primo ministro dell’Unione Sovietica Aleksej Nikolaevič Kosygin che voleva realizzare “una macchina adatta al villaggio di campagna”. Lui si augurava di creare una versione della Lada con quattro ruote motrici, che sarebbe dovuta essere all’altezza anche sulle strade più impraticabili. Inizialmente i progettisti pensarono di sollevare un po’ l’assetto della Žiguli e dotarla della trazione integrale, ma successivamente fu deciso di creare un’auto radicalmente nuova.

Vi raccontiamo dieci fatti interessanti su questa popolarissima vettura. CLICCA QUI se vuoi leggere la seconda parte dell’articolo.

 

 

 

1- In onore del XXV Congresso del PCUS si decise di assemblare in via del tutto eccezionale 50 vetture nello stabilimento (l’articolo non è chiarissimo in questo frangente, ma probabilmente s’intende prima dell’uscita ufficiale N.d.T.). Il montaggio delle vetture venne effettuato nel febbraio 1976. Le vetture di questo lotto pilota non vennero distribuite sul mercato, ma vennero assegnate a diverse organizzazioni in varie regioni del paese. È logico concludere che la leggenda per cui qualcuno ancora oggi possegga la Niva del primo lotto è solo un mito nato posteriormente. La sperimentazione della Niva andò avanti sotto il controllo degli sviluppatori del modello che si recavano in queste regioni a raccogliere informazioni sulla macchina ed esaminarne i difetti. La prima Niva apparve il 5 aprile del 1977.

Leggi anche
Kursk 17 anni dopo: un esperto mostra delle foto finora inedite del sottomarino

 

 

2- Il costo della prima Niva era pari a 9000 rubli, era cioè un po’ meno cara della Volga di rappresentanza. Nel 1979, il prezzo di tutte le autovetture sovietiche aumentava, la Niva costava 10300 rubli, che drasticamente riduceva l’interesse nel suo acquisto. Come risultato, venne ripristinato il prezzo iniziale. Bisogna dire che il problema principale in quel momento per il popolo sovietico non erano tanto i soldi, ma il fatto che acquistare la Niva era quasi impossibile dato che l’80% delle vetture prodotte venivano esportate e il restante 20% non era abbastanza per soddisfare il mercato interno. All’elenco dei miti sulla Niva bisogna aggiungere quello per cui si credeva che all’estero fosse venduta a un prezzo minore, in realtà il costo della Niva all’estero si aggirava sempre su un prezzo maggiore rispetto a quello praticato in URSS. Agli inizi degli anni 80 la Niva a benzina costava in Germania circa 22000 marchi tedeschi, la versione diesel invece 26 mila. In Inghilterra nel 1996 il suo prezzo era pari a 7999 sterline (oppure 12.078 dollari USA al tasso di cambio di quel momento).

 

 

3- La Niva non mai è stata venduta all’estero con la stessa configurazione di quella del mercato interno. La versione “occidentale” era equipaggiata con un tettuccio più alto, specchietti retrovisori panoramici, cerchioni più larghi, pneumatici speciali e tergicristalli posteriori. Il modello veniva ridipinto, gli veniva incollata la modanatura esterna, e gli interni ricuciti. Inoltre, i sedili posteriori divennero reclinabili e quelli anteriori anatomici. Il modello venne ulteriormente arricchito con un tettuccio apribile, dei parafanghi più ampi, diversi tipi di calandra e addirittura un argano. Grazie al design unico e all’incredibile resistenza la Niva è diventata una leggenda in paesi stranieri come il Belgio, l’Olanda, il Regno Unito e la Germania.

Leggi anche
Le armi sovietiche che ancora oggi terrorizzano i nemici

 

 

4- In Germania chi desiderava acquistare la leggendaria Niva doveva iscriversi a una lista espettare il proprio turno. In Europa orientale iscriversi ad una lista d’attesa per acquistare una Niva era assolutamente normale negli anni ‘80. La Niva ebbe un’influenza molto significativa sull’industria globale delle auto fuoristrada, questo è testimoniato dal fatto che nel 1986 i giapponesi della Suzuki regalarono al capo progettista della Niva Pjotr Prusov un volantino della Suzuki Vitara con la dedica “Al Padrino di Questa Auto”.

 

 

5- La Niva detiene parecchi record alpini. Nel 1998, la Niva raggiunse il campo base dell’Everest, che si trova ad un’altitudine di 5200 metri. Nel 1999, arrivò sino all’altopiano tibetano dell’Himalaya a un’altezza di 5726 m sul livello del mare. Qualcun altro ci aveva provato nel 1997 sul monte Elbrus con una Land Rover, ma non raggiunse il record perché la macchina venne sollevata fino all’altezza di circa 5642 metri per mezzo di cavi e verricelli.

 

 

Nato tra due mari, nel punto più ad est d’Italia, dalle parti di Lecce, in un sole troppo forte da sopportare. Ho studiato prima letteratura russa e inglese poi traduzione presso l’Università del Salento. Nel mezzo ho viaggiato per mezza Europa e vissuto e lavorato a Vilnius, Mosca, Kiev e Berlino, ho fatto il volontario per ESN e parecchi scambi interculturali. Eclettico e poliedrico, sono appassionato di fotografia, viaggi, arte, letteratura e opera, gioco a rugby da amatore. Se amo tutto ciò che riguarda la Russia lo devo anche a mio nonno che quando aveva 80 anni (ora ne ha 93) ha cominciato a studiare il russo dopo aver passato la sua vita in mare. Il mio sogno è di spingermi a est: a Vladivostok!

Massimiliano Macrì

Nato tra due mari, nel punto più ad est d’Italia, dalle parti di Lecce, in un sole troppo forte da sopportare. Ho studiato prima letteratura russa e inglese poi traduzione presso l’Università del Salento. Nel mezzo ho viaggiato per mezza Europa e vissuto e lavorato a Vilnius, Mosca, Kiev e Berlino, ho fatto il volontario per ESN e parecchi scambi interculturali. Eclettico e poliedrico, sono appassionato di fotografia, viaggi, arte, letteratura e opera, gioco a rugby da amatore. Se amo tutto ciò che riguarda la Russia lo devo anche a mio nonno che quando aveva 80 anni (ora ne ha 93) ha cominciato a studiare il russo dopo aver passato la sua vita in mare. Il mio sogno è di spingermi a est: a Vladivostok!