Gli inutili e spietati centri sovietici per alcolisti

Fonte Bigpicture.ru 11/07/17  Traduzione di Giulia Romanelli

All’epoca dell’Unione sovietica era obbligo di ogni cittadino trascorrere la vita all’insegna della moralità, ma non tutti seguivano questa regola. Tutti coloro che consumavano bevande alcoliche in luoghi pubblici non solo non contribuivano alla costruzione della società comunista, ma impedivano anche agli altri di concentrarsi su compiti più importanti.

Per effettuare una rapida pulizia delle strade dagli ubriachi, all’inizio degli anni ’30 fu organizzato un servizio di ambulanze collegate a diversi centri riabilitativi in tutto il paese. Alcuni di questi sono tuttora attivi.
I bevitori più incalliti non avevano niente in contrario a passare una notte nei “centri di assistenza”, ma per il cittadino medio un breve soggiorno in quei posti poteva trasformarsi in una serie di gravi problemi sul lavoro.

Inizialmente era il Commissariato del Popolo per la Salute a sovrintendere ai centri di riabilitazione. In essi potevano lavorare solo medici qualificati, che spesso non sapevano come comportarsi, il che a volte dava luogo a delle situazioni particolarmente comiche. Ad esempio non era molto chiaro che fine dovesse fare l’alcool che veniva confiscato. Spesso, soprattutto al mattino, i dottori restituivano l’alcool agli ubriaconi violatori della quiete pubblica, che andavano così a finire il lavoro che avevano iniziato la sera precedente.

La faccenda divenne più seria quando nel 1940 Lavrentij Berija, grazie a un decreto personale, spostò il servizio di disintossicazione dall’alcool sotto il controllo dell’NKVD (il Commissariato del Popolo per gli Affari Interni, erede della Čeka, ovvero la polizia politica sovietica, N.d.T) e i turni di lavoro nelle apposite ambulanze iniziarono ad essere svolti non solo da paramedici, ma anche da poliziotti.

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Yerevan (capitale dell’Armenia, N.d.T.), una delle più grandi città sovietiche, fu l’unica in cui questi centri non vennero aperti. In generale in Armenia i centri riabilitativi non esistevano. Invece nel resto del paese erano gestiti da un organismo specializzato e ognuno poteva ospitare 150-200 persone.

Come tutte le altre organizzazioni, i centri di recupero seguivano un programma: ogni trimestre gli agenti in divisa sorvegliavano quasi tutte le sale da ballo e i ristoranti in voga. Due o tre bicchieri di troppo bastavano a ritrovarsi nelle ambulanze dell’organizzazione. Chi aiutava gli agenti a catturare gli ubriaconi era premiato…con dei buoni per ricevere alcool di bassa qualità! Durante la campagna contro l’alcolismo lanciata da Gorbacëv, nella sola città di Mosca in un anno furono catturati più di 300 000 alcolisti. Nonostante tutto non vennero fatti grandi passi avanti nella battaglia contro l’alcolismo.

All’entrata nel centro di riabilitazione, i prigionieri venivano privati del denaro e dei documenti, fotografati e obbligati a fornire i loro dati personali, in seguito veniva stabilito il loro livello di ubriachezza. Dovevano poi svestirsi senza tante cerimonie e fare una doccia gelata. Se non stavano calmi venivano legati alle brande. Al mattino dopo la sveglia, gli agenti di turno accertavano l’identità dei cittadini che il giorno precedente non erano stati in grado di fornire i propri dati e i paramedici li ispezionavano di nuovo. Dopo questa procedura, agli ospiti del centro veniva rilasciata una ricevuta per il rimborso dei servizi forniti (all’epoca di Brežnev si trattava di una somma tra i 10 e i 25 rubli) ed erano poi mandati via.

In seguito veniva immediatamente inviata una comunicazione al posto di lavoro o di studio di tutti coloro che avevano passato la notte nel centro. Le conseguenze erano un’ “inchiesta” del Partito e una severa ammonizione. Gli studenti erano minacciati di espulsione, i lavoratori potevano perdere i loro incentivi o il loro posto nella lista per ottenere un appartamento, oppure dire addio per sempre alle licenze premio per le vacanze al mare.

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Le ambulanze dei centri non caricavano i minorenni, gli invalidi e le donne incinte. I militari ubriachi erano invece inviati agli uffici dei loro comandanti.
Gli unici cittadini che, se trovati in stato di ubriachezza molesta, venivano riaccompagnati a casa e affidati alle cure delle loro famiglie erano i cavalieri dei più alti ordini dello Stato e gli Eroi dell’Unione sovietica. Si riteneva infatti che i cittadini insigniti di medaglia d’onore dovessero essere curati dai propri familiari.

L’Est Europa, con la sua cultura e la sua mescolanza di lingue e popolazioni, è il mio interesse principale. Tutto è iniziato con una lezione sulla rivoluzione russa in quinto superiore, da lì ho deciso di studiare questa magnifica e tremenda lingua prima all’università di Urbino, poi a Bologna. Ho migliorato le mie competenze con un soggiorno a Mosca, ho svolto un volontariato in Lituania e da lì mi sono lanciata in un viaggio alla scoperta dei paesi slavi, ho vissuto 5 mesi a Varsavia dove ho avuto il piacere di studiare il polacco, a breve mi trasferirò a Praga per uno stage. Spero di sfruttare le mie conoscenze per darvi uno sguardo più approfondito sull’est Europa.

Giulia Romanelli

L’Est Europa, con la sua cultura e la sua mescolanza di lingue e popolazioni, è il mio interesse principale. Tutto è iniziato con una lezione sulla rivoluzione russa in quinto superiore, da lì ho deciso di studiare questa magnifica e tremenda lingua prima all’università di Urbino, poi a Bologna. Ho migliorato le mie competenze con un soggiorno a Mosca, ho svolto un volontariato in Lituania e da lì mi sono lanciata in un viaggio alla scoperta dei paesi slavi, ho vissuto 5 mesi a Varsavia dove ho avuto il piacere di studiare il polacco, a breve mi trasferirò a Praga per uno stage. Spero di sfruttare le mie conoscenze per darvi uno sguardo più approfondito sull’est Europa.