Tre anni dall’annientamento del Boeing nel Donbass: cosa è accaduto finora?

Fonte: Pravda.ru 17/07/2017

Esattamente 3 anni fa, il 17 luglio 2014, si schiantò in Ucraina orientale un Boing-777, aereo di linea di una compagnia malese che stava effettuando il volo MN17 da Amsterdam a Kuala Lumpur. A bordo del velivolo al momento dell’incidente si trovavano ben 283 passeggeri e 15 persone dell’equipaggio, di cui nessun superstite.

L’aereo precipitò in una parte di territorio al momento controllata da milizie dell’autoproclamata Repubblica Popolare di Donetsk. Il presidente ucraino Petro Poroshenko accusò immediatamente come diretti responsabili “i ribelli e gli insorti del Donbass”. Più tardi, quello stesso giorno, il capo dell’Assemblea Parlamentare dell’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa Ilkka Kanerva dichiarò che l’abbattimento del Boing era avvenuto per mezzo di un missile proveniente da quartieri controllati dai rivoltosi del Donbass. Con questa stessa dichiarazione si pronunciò anche il presidente degli Stati Uniti Barack Obama.

Due giorni più tardi, al Dipartimento di Stato degli USA, si affermò il possesso di prove concrete che attestavano la responsabilità dei rivoltosi nella catastrofe. Sono trascorsi tre anni, ma nessuna prova è stata ancora mostrata.

Il 7 agosto 2014 venne istituita una squadra investigativa internazionale congiunta, ai cui membri il lavoro si presentò subito difficoltoso. Il gruppo si trovò di fronte ad un’ardua scelta: procedere nella ricerca di prove sulla base di accuse già espresse, oppure condurre un’indagine oggettiva indipendente. Avendo scelto la prima opzione, gli investigatori furono sviati dal rispondere alla domanda più importante: come è possibile che voli civili operanti su una zona in cui erano attive operazioni militari non siano stati vietati a chiunque? – “Tale aspetto venne perso di vista perché gli investigatori coinvolti nel caso del volo MN17 indagano sui fatti conformandosi all’accusa dell’Occidente” – ha dichiarato pochi giorni fa in un’intervista al nostro giornale l’esperto militare russo e il principale redattore della rivista “Difesa Nazionale” Igor’ Korotenko.

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Soltanto più di due anni dopo la tragedia, il 28 settembre 2016, è stato presentato nei Paesi Bassi un primo rapporto sui risultati dell’indagine. Nel testo di tale documento si legge che una delle possibili cause della disgrazia sia rappresentata dal fatto che le autorità ucraine non abbiano chiuso tempestivamente lo spazio aereo sovrastante i territori che a quel tempo combattevano servendosi dell’aviazione militare e di mezzi di difesa antiaerea. Soltanto poco dopo il disastro le autorità ucraine avevano parzialmente bloccato le tratte aere sopra la regione del Donbass. Il problema consiste nel capire in che modo questo è stato fatto e se da Kiev siano state adottate misure sufficienti a garantire la sicurezza.

Secondo i risultati della squadra investigativa internazionale, composta da circa 200 ricercatori (provenienti da Malesia, Belgio, Paesi Bassi, Australia e Ucraina), l’aereo è stato colpito da un missile “terra-aria” lanciato da un campo vicino al centro abitato di Pervomayskoye. Più tardi comparvero in rete anche video-registrazioni filmate sul luogo dell’incidente aereo, realizzate da alcuni soldati delle milizie irregolari. Gli investigatori affermano inoltre che questi erano in grado di fabbricare un particolare tipo di armamento con cui avrebbero colpito il Boeing: il missile di serie 9M38, realizzato dal Sistema Missilistico di Difesa Antiaerea “Buk-M1-2”. L’inchiesta delineò anche le dinamiche: gli inquirenti sostengono che il missile giunse in territorio ucraino dalla Russia e che già il giorno seguente alla tragedia sia stato riportato indietro attraverso Debaltsevo, Snezhnoye e Lugansk. I membri della squadra investigativa congiunta avrebbero identificato più di 100 persone coinvolte nel trasferimento del missile antiaereo. Il Ministero della Difesa russo e altri funzionari ufficiali hanno invece ripetutamente smentito tali accuse.

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Tuttavia, nel materiale relativo al terzo anniversario del disastro aereo del Boeing -777 della compagnia malese nel Donbass, la rivista Forbes aveva comunicato che proprio il giorno della catastrofe (il 17 luglio) la Russia aveva vietato agli aerei civili di volare nei pressi delle zone soggette a scontri armati.

Secondo la rivista, la Russia avrebbe infatti circoscritto il proprio spazio aereo sulla regione contigua al territorio ucraino a partire dalla mezzanotte del 17 luglio attraverso l’emissione del documento NOTAM UUUUV6158/14, il quale impediva agli aerei civili di volare fino ad un’altitudine di 16 mila 150 metri. Nelle proprie dichiarazioni Forbes sottolinea anche un punto piuttosto rilevante del report del Consiglio di Sicurezza olandese riguardo all’indagine sulla catastrofe: in accordo con quei dati, il volo MN17 venne abbattuto 17 ore e 20 minuti dopo l’ordine di restrizione aerea da parte delle autorità russe. La rivista fa notare che l’altezza protetta dalla restrizione russa era equivalente all’altezza massima in cui il missile Buk avrebbe potuto rappresentare un pericolo, ovvero fino a 18 chilometri. La Russia dichiarò che la restrizione era stata imposta per via di “azioni militari sul territorio ucraino nelle vicinanze del confine con la Russia ed esplosioni in direzione del territorio della Federazione Russa”.

In precedenza, tra le informazioni divulgate dal giornale “Top Secret”, erano anche comparse copie di alcuni documenti segreti propri del Servizio di Sicurezza ucraino concernenti un’operazione speciale volta a distruggere le prove del massacro nel cielo sul Donbass. Più tardi uscirono poi su Internet copie di documenti di alcuni informatori interni all’amministrazione dell’Ufficio di Sicurezza della regione di Odessa. Fece poi particolarmente scalpore la pubblicazione da parte del giornale “Top Secret” delle copie di tali documenti e, quindi, di materiale segreto del Servizio di Sicurezza e del Ministero della Difesa dell’Ucraina.

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Assolutamente tutti i fatti e documenti indicherebbero l’Ucraina colpevole di questa tragedia, sebbene i media e le autorità occidentali continuino ad accusare ingiustificatamente la Federazione Russa.

Va notato inoltre che, proprio all’inizio di luglio, è stato comunicato che il processo per la tragedia del Boeing-777 nel Donbas si svolgerà nei Paesi Bassi.

Classe 1993, ho conseguito la laurea in Scienze della Mediazione Linguistica all’Università di Torino con una tesi intitolata ‘Da Cigno bianco ad oca grigia: il matrimonio contadino russo’, inserendomi tra le pochissime fonti italiane sul tema. Attualmente porto avanti lo studio del russo e del tedesco in magistrale. Dopo numerosissimi viaggi in Russia, tra città e campagne, a contatto con quel popolo meraviglioso, ci ho lasciato il cuore. Quel Paese è diventato aria indispensabile per i miei polmoni, ne sono inebriata.

Giulia Pinta

Classe 1993, ho conseguito la laurea in Scienze della Mediazione Linguistica all'Università di Torino con una tesi intitolata 'Da Cigno bianco ad oca grigia: il matrimonio contadino russo', inserendomi tra le pochissime fonti italiane sul tema. Attualmente porto avanti lo studio del russo e del tedesco in magistrale. Dopo numerosissimi viaggi in Russia, tra città e campagne, a contatto con quel popolo meraviglioso, ci ho lasciato il cuore. Quel Paese è diventato aria indispensabile per i miei polmoni, ne sono inebriata.