Qual era lo stipendio di Stalin, Brežnev e degli altri capi del popolo sovietico?

Fonte: vesdengy.ru traduzione di Francesca Loche.

 

Cominciamo dalla nascita dell’Unione Sovietica, quindi da Lenin. Salito al potere dopo la rivoluzione d’ Ottobre, Lenin si era assegnato un compenso dell’ammontare di 500 rubli. Per intenderci, tale era lo stipendio medio di uno scaricatore o di un operaio non qualificato.

Con la parola “compenso” si intendeva l’intera somma percepita dal capo del proletariato mondiale. Non era infatti contemplato nessun tipo di premio, integrazione, indennità o altre fonti di guagagno.

Succeduto a Lenin alla guida del paese, il compagno Stalin dimostrò un atteggiamento abbastanza modesto rispetto alle questioni finanziarie. Con il suo stipendio arrivava a guadagnare quasi tre volte meno quello che guadagnava mensilmente la maggior parte della popolazione. A metà degli anni ’30 la sua paga fu raddoppiata divenendo equiparabile a una paga media. Verso la fine dello stesso decennio la retribuzione mensile del padre di tutti i popoli crebbe ancora di quasi una volta e mezzo arrivando a 1200 rubli. Era lo stipendio più alto di tutto il paese.

Nikita Sergeevič Khruščev, che con le sue minacce agli americani (l’allora segretario generale, durante più incontri con gli americani aveva minacciato di mostrare loro “Kuz’kina Mat’”, la madre di Kuz’ka, minaccia pressoché innocua in russo, ma che aveva creato non pochi problemi di interpretazione ai suoi traduttori ufficiali e agli americani stessi – NdT) e i suoi campi di mais si era reso famoso, arrivato all’apice del potere stabilì per sé, nei primi giorni del suo mandato, un congruo compenso di 1000 rubli. Negli anni ’60 uno stipendio medio in Unione Sovietica raramente superava i 100 rubli. Risulta dunque che il lavoro del segretario generale subì un aumento di dieci volte.

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Subentrato alla carica di segretario al posto di Nikita Sergeevič, Leonid Il’ič Brežnev dimostrò di avere poche pretese sul piano economico. E probabilmente stufo di questa situazione un bel giorno, nel 1973, si auto assegnò il premio Lenin. La somma, 25.000 rubli, per quei tempi non era certo modesta. Un ingegnere medio doveva lavorare quasi 20 anni per arrivare a guadagnarla.

Un’altra fonte di guadagno per Leonid Il’ič erano i regolari versamenti che questi riceveva come onorario per una trilogia di cui era l’autore (si tratta dei seguenti titoli in russo “Celina” – “Malaja zemlja” e “Vozroždenije” – NdT).

Queste opere venivano ristampate annualmente e portavano a Brežnev qualche decina di migliaia di rubli all’anno.

Dopo la morte di Brežnev il paese venne guidato dall’ex capo del KGB, Andropov. Lo stile di vita semplice era la tesi principale del suo programma. Non solo era molto severo verso se stesso sul piano degli sprechi, ma pretendeva lo stesso anche dai suoi sottoposti. Tuttavia questo non gli impedì di aumentare di diverse volte il proprio salario ufficiale fino ad arrivare a 800 rubli. Inoltre Andropov, seguendo le orme Brežnev, guadagnava regolarmente, con dei diritti d’autore relativi ad alcune sue opere, dagli otto ai dodicimila rubli all’anno.

Černenko valutò le proprie prestazioni 1500 rubli al mese. Tuttavia questi trasgredì le regole impossessandosi dei soldi del partito. Nessuno sa con precisione di che somma si parli. Nel suo fascicolo figuravano cifre che variavano da alcune centinaia ad alcune decine di migliaia di rubli, che Černenko utilizzò per scopi personali.

L’ultimo segretario generale nonché primo presidente dell’Unione Sovietica, Mikhail Gorbačev, si distinse per il suo modico compenso di 500 rubli, di poco più alto dello stipendio medio del paese. Ma appena prima della caduta dell’Unione Sovietica tale cifra ebbe un’impennata repentina crescendo fino a qualche migliaio di rubli. Non ebbe il tempo di mettere da parte grandi capitali e dopo la fine della sua carriera politica cominciò a partecipare a varie conferenze, forum ed eventi in tutto il mondo. Gli introiti annuali dell’ex presidente partivano da 200 mila dollari.

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Anche El’tcin aveva un atteggiamento ascetico riguardo al proprio salario. A metà degli anni ’90 si ritrovò a non avere più nessun controllo sul potere. Il paese era comandato da un gruppo scelto di oligarchi con a capo Berezovskij.

L’attuale capo di stato, V.V. Putin percepiva, all’inizio della sua attività politica in qualità di presidente, intorno ai 5.000 dollari al mese. Al giorno d’oggi questa cifra corrisponde a circa 80.000 dollari. Aggiungete anche lo speciale articolo di legge riguardante le spese sul mantenimento delle attività presidenziali che prevede 1 milione circa (di dollari, ovviamente).

Ancora un fatto interessante. Per la legge attualmente vigente la pensione dell’ex capo di stato corrisponde a non meno del 75% del compenso da questi riscosso durante la presidenza. E comincia ad essere elargita subito dopo la fine del mandato.

 

Nata a Cagliari, dove il sole splende 300 giorni l’anno, ha scelto Mosca con i suoi freddi e lunghi inverni come città adottiva. Attualmente insegna italiano presso l’università Higher School of Economics di Mosca, è interprete freelance e coltiva senza sosta le sue passioni per la Russia, i viaggi e la traduzione.

francesca.loche@gmail.com

Francesca Loche

Nata a Cagliari, dove il sole splende 300 giorni l’anno, ha scelto Mosca con i suoi freddi e lunghi inverni come città adottiva. Attualmente insegna italiano presso l’università Higher School of Economics di Mosca, è interprete freelance e coltiva senza sosta le sue passioni per la Russia, i viaggi e la traduzione.

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