Vjačeslav Romanovič Rasner: storia di un senzatetto

Fonte: Bumaga 13 Luglio 2017 Autore: Aleksandra Šargorodskaja Tradotto da: Paolo Zirulia

 «I barboni in città non si contano, ma io ricevo l’amore della gente»: come vive il senzatetto pietroburghese che guida le escursioni sulla Prospettiva Nevskij.

Sette anni fa l’ex insegnante di geografia Vjačeslav Romanovič Rasner è diventato un senzatetto. Ritrovatosi per strada il pensionato ha cominciato a guidare escursioni lungo la Prospettiva Nevskij. Oggi ha migliaia di ammiratori che si offrono di ricaricargli l’abbonamento dei mezzi o di registrarlo come residente a casa loro. Nei cafè gli offrono una colazione calda.

Vjačeslav Romanovič ha raccontato a «Bumaga» perché ha dovuto separarsi dai suoi dodici cani, come reagisce alla maleducazione e alla villania, come mai si sveglia alle quattro del mattino ed il motivo per cui ha deciso di fare dei regali agli escursionisti.

 

«IU AR UELCOM! Che tradotto significa “Su, andiamo”»

Al mattino intorno alla stazione “Admiraltejskaja” c’è molta gente. Nel vicolo si affollano i turisti, dalla metro escono correndo i pietroburghesi e scendono frettolosi i gradini del vestibolo. Tutti corrono a occuparsi delle proprie faccende.

In mezzo alla confusione del mattino è facile non notare un vecchietto barbuto e poco alto. Sul petto gli pende un cartello spiegazzato: «Prospettiva Nevskij. Casa per casa.» Si tratta di Vjačeslav Rasner, il famoso senzatetto pietroburghese che guida le escursioni per il centro cittadino.

– Aspettiamo altri dieci minuti – comunica Vjačeslav Romanovič mentre controlla l’ora su un vecchio cellulare.

Dalle 9.00 del mattino aspetta gli escursionisti ma oggi il tempo a Pietroburgo non è dei migliori, si prevede pioggia, e di persone desiderose di partecipare a un’escursione a piedi lungo la Prospettiva Nevskij non se ne trovano. Qualcuno guarda con curiosità l’insolito vecchietto, lo riconosce ma tira dritto.

Alle 9.15 in punto Vjačeslav Romanovič allarga le braccia e mi invita a spostarci nel suo «ufficio».

– iu ar uelcom! Che tradotto significa «su, andiamo»…

L’«ufficio» si trova a cinque minuti a piedi. Se non ci sono escursioni Vjačeslav Romanovič si reca in un fast food, dove è possibile leggere un po’ il giornale e mettere il telefono in carica. Qui tutti lo conoscono.

– Sono venuto con la mia fidanzata, mi voglio sposare! – comunica all’ingresso a una donna che lavora nel locale. – Adesso vedremo se riuscirò a conquistarla prendendola per la gola. –

La donna, arrivata qualche mese fa dal Tagikistan, accompagna Vjačeslav Romanovič ad un tavolo in fondo alla sala e gli offre un tè caldo e dei nuggets. Lei non parla molto bene in russo, ma tra di loro riescono a capirsi e si scambiano un paio di frasi.

Allontanandosi la donna fa cenno con compassione verso Vjačeslav Romanovič e mi dice «No casa». E va avanti a lavorare.

«Sono finito in strada e sono diventato Gavroche»

Vjačeslav Rasner è nato nel 1951 a Leningrado. La sua famiglia viveva in una kommunal’ka all’angolo tra la Prospettiva Lermontovskij e Via Sojuz Pečatnikov.

– Nella casa di Nikita Arsen’ev, il fratello del nonno di Michail Jur’evič Lermontov – mi suggerisce la guida a proposito della storia della casa.

Finita la scuola Vjačeslav Romanovič si è iscritto all’Istituto di Pedagogia, poi ha lavorato come insegnante di geografia e biologia nella scuola numero 243, al posto della quale in seguito hanno costruito il secondo palco del Teatro Mariinskij. Era appassionato di etnografia, membro del club dei conoscitori di Pietroburgo e per qualche tempo ha guidato delle escursioni alla Fortezza di Pietro e Paolo.

A metà degli anni ‘70 Vjačeslav Romanovič si trasferì in Via 8-ya Krasnoarmejskaja. Assieme a lui nella kommunal’ka vivevano dodici cani e sei gatti raccolti per strada. Tra i vicini, racconta Vjačeslav Romanovič, c’era solamente una donna anziana che, come lui, dava da mangiare agli animali. Qualcuno però si lamentò del vecchietto con le autorità, per cui lo obbligarono a portar via i cani dall’appartamento.

Una conoscente gli venne in aiuto: lo mise in contatto con un certo «faccendiere» il quale, in cambio delle due stanze nella kommunal’ka, promise di comprargli un appartamento indipendente, dove avrebbe potuto tenere i cani ed i gatti. Quell’uomo propose a Vjačeslav Romanovič di diventare comproprietario dell’alloggio, e lui acconsentì allo scambio.

Qualche tempo dopo il trasferimento nell’appartamento sulla Prospettiva Rižskij però iniziarono ad arrivare le bollette intestate ad un’altra persona.

– Di conseguenza – racconta il pensionato – il 13 giugno 2010 sono finito in strada e sono diventato un Gavroche (Personaggio di Les Misérables di Victor Hugo, sinonimo di ragazzo di strada furbo e smaliziato. NdT.)

«Vai al diavolo, bastardo!» – «Il piacere è mio, mi chiamo Vjačeslav»

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– In sette anni nemmeno una malattia respiratoria, vuol dire che Dio è con me – racconta Vjačeslav Romanovič – Sono sano come un pesce.

Da qualche anno, al mattino, è possibile incontrare Vjačeslav Romanovič nella stazione «Gor’kovskaja». Lo conoscono persino i poliziotti.

– I poliziotti del quartiere Petrogradskij mi dicono «Buongiorno signore» a differenza di quelli che lavorano nel quartiere Admiraltejskij. Scendendo le scale sento la voce di un poliziotto di quartiere: «Ehi tu, ascoltami!». Io gli rispondo: «E “buongiorno” non si dice? E poi perché mi dà del “tu”?». E lui: «Vai al diavolo saputello. Bastardo». E io gli dico: «Il piacere è mio, mi chiamo Vjačeslav». Oppure un’altra volta un tizio mi sbarra la strada in macchina, esce sul marciapiede e mi dice: «Tu sei uno stronzo». Inizio a ridere e gli rispondo: «Un cognato può vederlo da lontano un altro cognato (Proverbio russo, NdT). Uno stronzo lo può vedere solo un altro stronzo».

La prima notte da senzatetto il vecchietto la passò alla stazione «Gor’kovskaja».

– Non aveva paura?

– E di cosa avrei dovuto avere paura? Ho detto le preghiere, mi sono steso a dormire e stop.

A Vjačeslav Romanovič in seguito è toccato dormire in una soffita, in un cantiere nei pressi dell’ «Istituto Tecnologico» e per strada in mezzo ai cespugli. I cani ha però dovuto lasciarli a un canile.

– Se tu stesso congeli, perché far soffrire anche gli animali – dice. – Ancora mi ricordo il modo in cui mi guardavano quando me ne sono andato dal canile.

Nell’inverno del 2016, mentre chiedeva l’elemosina vicino alla metropolitana, attirò l’attenzione di Svetlana, una volontaria dell’organizzazione benefica «Nočležka». Appreso che Vjačeslav Romanovič voleva guidare escursioni, creò su VKontakte (diffusissimo social network russo. NdT.) il gruppo «Passeggiate con Rasner». Nel giro di un anno e mezzo il gruppo ha raccolto più di 11.000 iscritti e del senzatetto di Pietroburgo si è saputo in molte città del paese.

«Né Alain Delon, né Philipp Kirkorov, né Maksim Galkin»

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Da un anno Vjačeslav Romanovič viene ospitato da Svetlana Pavlovna, una conoscente in pensione che vive in Via Jakornaja. L’appartamento è un monolocale, quindi Vjačeslav Romanovič dorme in cucina.

Ogni giorno si sveglia alle 4.00. Oltrepassata la stazione della metro «Novočerkasskaja» prosegue a piedi fino a Piazza Aleksandr Nevskij dove si siede sul primo tram del mattino che passa intorno alle 6.00. Verso le 9.00 va alla stazione «Admiraltejskaja» dove aspetta gli escursionisti fino alle 9.15. Dopo di che ha ancora due escursioni, alle 12.00 e alle 15.00, e così ogni giorno eccetto la domenica. Di domenica c’è un’escursione sola, in quanto al mattino Vjačeslav Romanovič va in chiesa.

Negli ultimi tempi il senzatetto pietroburghese ha dato decine di interviste a TV e giornali, ha partecipato al documentario di Michail Patlasov «Gli intoccabili» e la cantante Anita Tsoy gli ha dedicato una canzone.

Vjačeslav Romanovič ammette che la popolarità lo stanca.

– Una brava signora mi si avvicina in metropolitana e dice: «Mi dia il suo abbonamento, glielo ricarico». Ed io: «Ma per carità, non deve». Lei mi risponde: «Quando una donna le chiede di fare qualcosa, non può rifiutare». Mi ha caricato 500 rubli sull’abbonamento. Gli escursionisti mi comprano cose da mangiare, e io gli dico «Mi volete sgozzare per caso? Mi rimpinzate come un animale da macello». Questo mi lascia sbalordito: i barboni in città non si contano, ma io ricevo l’amore della gente. In amore ricevuto ho superato nonno Lenin. Sapete, io non sono né Alain Delon, né Philipp Kirkorov, né Maksim Galkin!

«Papà scusami, ho avuto una crisi di nervi»

Vjačeslav Romanovič conversa per qualche minuto al telefono e poi mi racconta: ha chiamato mio figlio, mi ha chiesto di mandargli dei soldi.

Vjačeslav Romanovič di «figli» ne ha due, sebbene nessuno dei due sia veramente suo figlio. All’inizio è compraso Ženja, che era un vicino nella kommunal’ka, e poi Paša. (Diminutivi rispettivamente di Evgenij e Pavel. NdT.)

– Ženja mi raccontò di non conoscere i propri genitori. Quando compì ventitré anni gli dissi «Tanti auguri». E lui: «Ed il regalo?». Io risposi: «Se vuoi, sarò io tuo padre». Da quel giorno siamo padre e figlio. Poi ne è arrivato un altro.

Vjačeslav Romanovič mi racconta che uno di questi due figli gli ha anche fatto saltare i denti: «papà scusami, ho avuto una crisi di nervi».

Nonostante tutto questo, lui rimane un ottimista: «Bisogna pensare positivo, in questo modo le cose andranno bene veramente».

«Quello che desidero è percorrere tutta la Prospettiva Nevskij fino al lungofiume Mojka»

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– Questo è per lei, faccia un salto alla mostra – e mi consegna un volantino. – Se ancora non è sposata ci vada con un qualche scapolo, per esempio Vladimir Vladimirovič Putin!

Vjačeslav Romanovič prende la pensione, ma per sé stesso non spende praticamente nulla. Le uniche cose che possiede sono i vestiti, uno zaino, degli stivali e dei libri. «Ho uno stile di vita ascetico» – dice. Ha deciso di spendere quello che guadagna con le escursioni per fare dei regali agli escursionisti.

– Mi danno da mangiare, scarpe e vestiti. Spendono del denaro. In cambio devono pur avere qualcosa: che altro significa essere dei clienti sennò? Una volta sono venute due escursioniste dalla città di Elektrostal’: a una ho dato una lozione intensiva lisciante e a quell’altra un apparecchio per i massaggi. Io adesso ne ho un altro di questi apparecchi, un modello nuovo. Tengo una lista degli escursionisti, quando arrivo a ventiquattro persone l’ultimo riceve un premio. Per comprare i regali uso i loro stessi soldi, non ce ne metto dei miei.

Alla domanda su cosa desidererebbe dalla vita, Vjačeslav Romanovič risponde conciso: «Quello che desidero è percorrere tutta la Prospettiva Nevskij fino al Lungofiume Mojka, raccontando prima di tutte le case col numero dispari sul lato destro, e poi di quelle col numero pari».

Vjačeslav Romanovič ammette anche che vorrebbe tornare nella sua casa, quella da cui lo hanno fatto andar via, ed avere un tetto sulla testa.

– Amo Pietroburgo. Ai miei tempi ho viaggiato molto per il paese, sono riuscito a visitare dodici capitali delle nostre repubbliche.

Vjačeslav Romanovič non ha mai voluto andarsene da Pietroburgo. Mi racconta che una volta, nella stazione «Gor’kovskaja», un tale della regione di Pskov gli propose di vivere per un po’ da lui, e di prendere la residenza a casa sua. Lui gli rispose: «Grazie ma non serve. Sono abituato qui.»

– Non le piacerebbe fare un viaggio?

Vjačeslav Romanovič risponde meravigliato:

– Ma che dice! Se me ne vado, chi resterà con gli escursionisti?