Il tramonto dell’Unione Sovietica: la vita con le tessere di razionamento

Fonte: strana-sssr.net – Traduzione di Francesca Loche

 

Per coloro che sono nati in Unione Sovietica i ricordi legati alla vita in questo paese non si limitano affatto a una dolce nostalgia. C’erano anche dei lati negativi, diventati particolarmente evidenti alla fine dell’epoca socialista. Uno di questi erano le umilianti tessere di razionamento per l’acquisto di prodotti alimentari e merci di uso quotidiano. I cittadini dell’ex Unione Sovietica ricordano perfettamente questi piccoli ma importantissimi pezzetti di carta sui quali erano stampati il nome del prodotto, la quantità a cui dava diritto ogni tessera e il timbro dell’organizzazione da cui era rilasciata.

D’altra parte, per i cittadini sovietici il sistema delle tessere, introdotto a metà degli anni ‘80, non rappresentava la prima esperienza di distribuzione limitata di beni di prima necessità. Prima di allora, tale sistema era già stato utilizzato in Urss almeno tre volte.

Un po’ di storia

In Unione Sovietica le tessere di razionamento apparvero per la prima volta nel 1917, come conseguenza della politica del “Comunismo di guerra”. La giovane nazione sovietica al periodo si trovava anche coinvolta nel primo conflitto mondiale e non era in grado di fornire ai suoi cittadini la quantità di prodotti di cui questi necessitavano. Le tessere (che allora si chiamavano carte-prodotto) per l’acquisto di pane, grano, zucchero e olio di semi di girasole furono abolite solo nel 1921 quando nel paese venne introdotta la NEP (новая политическая экономика, traslitterato novaja političeskaja ekonomika, la nuova economia politica, riforma temporanea introdotta da Lenin per riparare ai danni dell’economia di guerra – NdT) .

 

 

Il sistema delle tessere fu reintrodotto nel 1929: allora solo per il pane. Ma due anni più tardi, nel 1931, il NARKOMAT (Il “commissariato del popolo”, l’odierno ministero – NdT) per gli approvvigionamenti dell’Unione Sovietica, su decisione del POLITBURO (principale organo dirigente del partito comunista in Unione Sovietica – NdT) introdusse il sistema delle tessere per la ripartizione di prodotti alimentari e merci di prima necessità tra coloro che lavoravano nel settore statale e le persone a loro carico. Le tessere furono abolite il 1 gennaio 1935. È vero che il giorno dopo tale revoca il prezzo del pane e della farina era già raddoppiato.

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La successiva introduzione delle tessere per l’acquisto di prodotti alimentari di base coincise con l’inizio della Seconda Guerra Mondiale e durò fino al 1947. Si iniziarono ad eliminare gradualmente le tessere a partire dal 1945. L’ultima a sparire fu la tessera per lo zucchero.

Il sistema delle tessere nel socialismo “avanzato”

Molte impopolari decisioni del partito e del governo vennero prese in risposta alle richieste del popolo lavoratore sovietico. Ed ecco che a metà degli anni ‘80 le tessere per i prodotti alimentari vennero introdotte in massa in tutto il paese “a nome del popolo” e “su richiesta dei lavoratori” come conseguenza del deficit di prodotti alimentari di base e merci di prima necessità. Tali formule rendevano felici alcuni ma irritavano molti. Infatti, chi vorrebbe per sua iniziativa consumare meno rispetto a quanto è abituato a fare? Ma protestare o discutere apertamente con i “dirigenti e capofila” non era un affare piacevole, non ne valeva la pena.

 

 

Bisogna dire che in alcune regioni le tessere per la carne, l’olio e lo zucchero vennero introdotte prima, alla fine degli anni ‘70. Mentre negli anni ‘80 furono diffuse nel resto del paese. Inoltre, non sempre questi pezzetti di carta venivano chiamati tessere: spesso vi si trovava scritto “carta del consumatore”, “ordine”, “invito al ritiro” dell’uno o l’altro prodotto con l’indicazione della quantità dovuta (in grammi, litri o unità a seconda del tipo di merce). Tali diciture puzzavano un po’ di ipocrisia, dato che nessuno ordinava nulla, nessuno invitava nessuno a comprare carne, zucchero o grano e sopratutto le quantità erano ben limitate. Non era comunque possibile chiedere di più. Evidentemente lo stato cercava in questo modo di nascondere le sue mancanze di fronte ai cittadini e cercava di dare a queste tessere una parvenza dignitosa.

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All’inizio le tessere servivano per carne, salumi e burro. In seguito si aggiunsero zucchero e grano saraceno e negli anni ‘90 olio vegetale, uova, tè, sale e tutti gli altri tipi di grano. Con l’approvazione della cosidetta “legge secca” (in russo сухой закон, traslitterato sukhoij zakon, legge atta a limitare la vendita e l’utilizzo di bevande alcoliche – NdT) alle tessere per i prodotti alimentari vennero aggiunte anche quelle per l’acol: ad un adulto spettavano una bottiglia di vodka e due di vino al mese. In realtà a comprare vino e vodka non erano solo gli alcolizzati, questi ultimi anzi non si affliggevano particolarmente per tali restrizioni, avendo riportato con piacere alla memoria la vecchia arte del “samogon”, ovvero la vodka fatta in casa. Compravano bevande alcoliche anche quelli che non le bevevano, non si sa mai che arrivassero degli ospiti inattesi o fosse necessario chiamare l’idraulico. C’erano anche quegli astemi che agendo da piccoli speculatori ogni mese si assicuravano la loro razione di vodka per poi rivenderla più avanti al triplo del suo prezzo. In soli due casi si aveva un trattamento speciale: quando si acquistava alcol per un matrimonio o per un funerale. Ma anche in questi casi il limite massimo erano due casse di vodka. In altre parole, per poter comprare la quantità di alcol desiderata era necessario o sposarsi o morire.

 

 

Il picco del sistema delle tessere si raggiunse negli ultimi anni di esistenza dell’Unione Sovietica, quando l’inflazione si manifestò in tutto il suo essere negli scaffali vuoti dei negozi. In quel periodo, nella nazione agonizzante furono erogate tessere per generi non alimentari di uso quotidiano quali saponi di vario genere, detersivo in polvere, fiammiferi. Per alcuni anni anche la vendita di tabacco fu regolata con lo stesso sistema.

 

 

Le tessere venivano rilasciate dall’amministrazione di condominio all’inizio di ogni mese, di solito era un membro della famiglia a ritirarle per tutti. Gli studenti provenienti da altre città ricevevano le tessere per i generi alimentari dall’amministratore della casa dello studente. Inoltre, verso la fine degli anni ‘80, quando in assenza di denaro le aziende cominciarono a praticare tra loro il baratto (detto altresì “scambio naturale”) i sindacati distribuirono a industrie e fabbriche delle tessere che davano diritto alle merci in deficit come compenso per i beni prodotti. In alcune aziende queste tessere venivano date ai migliori lavoratori come incentivo mentre in altre venivano messe in palio alla lotteria.

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Le tessere e l’economia “spontanea”

Siccome l’assortimento di prodotti fornito dallo stato non sempre e non a tutti era necessario ma era un peccato sprecare le tessere, il fantasioso popolo sovietico comprese facilmente che da questa situazione poteva trarre un vantaggio. La vodka e il vino, per esempio, li compravano tutti, compresi giovani astemi e vecchiette. Li compravano per poi rivenderli a prezzo maggiorato. Allo stesso modo venivano vendute nei mercati non regolamentati anche altre merci acquistate con le tessere. Spesso qualcuno, non avendo voglia di incomodarsi a fare compere nei negozi, vendeva le tessere stesse.

 

 

L’economia “spontanea” precedente quella “di mercato”, apparsa naturalmente tra la fine degli anni ‘80 e l’inizio di quelli ‘90, fu un fenomeno unico. Nonostante il deficit totale, in questi mercatini delle pulci diffusi ormai ovunque era possibile comprare di tutto, a partire da carne in scatola di produzione locale e intimo di importazione fino a tute sportive, cappotti di montone e tappeti.

Dopo la dissoluzione dell’Unione Sovietica, a cominciare dal 1992, il sistema di tessere per il razionamento delle merci è andato via via sparendo. La spontanea “liberalizzazione” dei prezzi, che sono letteralmente impazziti non appena percepita la libertà, il drastico calo del reddito della popolazione e la diffusione del libero mercato hanno fatto il loro: le persone non avevano nemmeno di che comprare le cose strettamente necessarie. A che servivano più le tessere…

Nata a Cagliari, dove il sole splende 300 giorni l’anno, ha scelto Mosca con i suoi freddi e lunghi inverni come città adottiva. Attualmente insegna italiano presso l’università Higher School of Economics di Mosca, è interprete freelance e coltiva senza sosta le sue passioni per la Russia, i viaggi e la traduzione.

francesca.loche@gmail.com

Francesca Loche

Nata a Cagliari, dove il sole splende 300 giorni l’anno, ha scelto Mosca con i suoi freddi e lunghi inverni come città adottiva. Attualmente insegna italiano presso l’università Higher School of Economics di Mosca, è interprete freelance e coltiva senza sosta le sue passioni per la Russia, i viaggi e la traduzione.

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